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lunedì 29 settembre 2025

DAVID SANCIOUS - Dance of the age of enlightenment (1976 - 2023)

 


DANCE OF THE AGE OF ENLIGHTEMENT

è stato per anni uno dei "the best known secret" della musica internazionale prodotta nella seconda metà degli anni settanta del secolo scorso. La sua controversa storia ha lasciato spesso spazio a narrazioni imprecise e discordanti, ma a prescindere da essa, il problema vero era che quella musica sapientemente concepita e prodotta dal virtuoso polistrumentista statunitense DAVID SANCIOUS era di fatto rimasta archiviata nel buio di qualche polveroso scaffale di un magazzino qualsiasi, deposito di novelle opere celibi, ritenute inutili e/o non meritevoli di rappresentare qualcosa di commercialmente interessante.

Adesso, grazie alla nuova inaspettata ristampa dell'etichetta ICONOCLASTIC RECORDS, è arrivato il momento di riscrivere la storia di quello sfortunato capitolo della discografia americana di fine secolo scorso.

DAVID SANCIOUS
polistrumentista allora ventiquatrenne del New Jersey, nel 1975 organizza un suo progetto solista accompagnato da una band allestita appositamente per l'occasione.

DAVID SANCIOUS pubblica per la Epic Records in quell'anno "Forest of feelings",  un eccellente album di fusion/progressiva che interpreta molto bene la sotterranea influenza che il progressivo europeo stava finalmente avendo nelle nuove generazioni di artisti americani.

Il fenomeno progressive americano non è neanche minimamente paragonabile a quello europeo, ma più per colpa nostra che non della qualità delle proposte d'oltreoceano, dato che sono molti gli esempi di creatività "prog" che nella fine degli anni settanta producono interessanti risultati musicali.

Ad ogni modo questo primo album di Sancious sembra aprire la strada ad un nuovo talento in grado di portare un'aria fresca anche nel mercato statunitense.


L'etichetta ARISTA (sussidiaria della Columbia Records) da due anni appena attiva sul mercato americano, nel tentativo di ritagliarsi un'identità produttiva, recluta alcune band esordienti più o meno attive sul territorio nazionale, con lo scopo di attirare l'attenzione delle nuove generazioni alla ricerca di musiche "differenti" dagli standard solitamente in voga in quegli anni.
O almeno il tentativo era quello di affiancare a produzioni più "sicure" in termini di reddito qualche nuovo talento da esibire con orgoglio e dimostrazione di pre-veggenza creativa.

Inizia l'era (breve) di DAVID SANCIOUS AND THE TONE

A questo punto, quando David Sancious firma per la Arista la storia si fa molto più opaca e contraddittoria, di certo si sa solo che l'etichetta si rende disponibile a pubblicare almeno due album in successione iniziando allo scopo una promozione molto attiva fin dalle prime notizie della suggellata collaborazione con l'artista.

Sancious and Tone registrano "Dance Of The Age Of Enlightenment" in Colorado con la preziosissima collaborazione del fonico e produttore Bruce Botnick. E? inizialmente concepito come un balletto in quattro tableaux (benchè non verrà mai proposto come tale).
Nelle nuove note di copertina Sancious precisa che la tecnologia del momento non permetteva alle tastiere di utilizzare la polifonia e quindi per ottenere le parti orchestrali complesse era stato costretto a registrare e sovraincidere nota per nota ogni singola componete dell'orchestrazione.
Fu un progetto particolamente complesso e faticoso, ma decisamente soddisfacente per Sancious, Botnick ed i musicisti coinvolti.
Una volta completato il lavoro e dopo aver compiuto il missaggio definitivo, Sancious affidò ad un produttore interno della Arista Records il master finale del disco, da masterizzare ed ottimizzare per la stampa in vinile.

Da questo momento della storia di questo album si erano perse le tracce, se non per un comunicato stampa che riguardava l'avvenuta cancellazione dello stesso dal programma di pubblicazioni della stessa Arista (peraltro senza ulteriori indicazioni o giustificazioni specifiche).

Ins eguito l'etichetta ancd ò incontro a crisi di liquidità e l'attività in generale venne ridotta al minimo fino a quando nel 1979 venne assorbita dalla RCA (attraverso un ulteriore assorbimento tramite la BMG Ariola tedesca) che decise di non provvedere a ristampare (o anche solo semplicemente stampare per la prima volta il materiale contenuto nell'archivio dell'etichetta fallita.

Ora, ancora una volta grazie alle nuove note di copertina dell'edizione da poco pubblicata dalla Iconoclastic Records, sappiamo davvero come sono andate le cose ... e ad essere sinceri, era meglio non saperle ...

David Sancious infatti racconta di come avesse consegnato il master dell'album all'executive della Arista in attesa della masterizzazione ed ottimizzazione finale che venne quindi effettuata non in presenza dell'artista (impegnato contrattualmente a fare promozione e/o esibirsi in pubblico per preparare il terreno alla pubblicazione del disco stesso).
Una volta completato il processo, venne consegnato a Sancious la lacca definitiva del disco, ma con grandissimo stupore il compositore notò come ogni singolo brano del disco fosse stato riprodotto e masterizzato ad una velocità almeno del 20% maggior a quella reale, con il risultato che tutto suonava "velocizzato" e completamente non coerente con l'esecuzione originale consegnata dal compositore).
Evidentemente l'executive a cui era stato affidato il compito di chiudere la pratica aveva ritenuto più eccitante attribuire maggiore grinta quella velocità ... chissà se non fosse stato "alterato" lui stesso nel prendere quella nefasta decisione).
Legittimamente infuriato Sanciopous diffidò la Arista dal pubblicare l'album in quelle condizioni, sperando che l'etichetta fornisse finanziamenti necessari per rielaborare un nuovo master per ottemperare al contratto stipulato.
Purtropo le cose andarono diversamente e - essendosi trattato di un rifiuto espresso dall'artista - l'etichetta chiese all'artista stesso di ottemperare al contratto fornendo un album da pubblicare al posto di quello "rifiutato" ... il risultato fu che il progetto "Sancious and The Tone" venne momentaneamente "congelato" ed il solo Sancious fornì un nuovo album a suo nome intitolato semplicemente "David Sancious".
In questo modo l'originale master di "Dance Of The Age Of Enlightenment" fu definitivamente archiviato da quache parte destinato all'oblio.

Dopo tanti anni finalmente la storia è stata chiarita e l'ascolto della LEGITTIMA versione (alla corretta velocità) non toglie nulla al valore dell'operazione che però - per come sono andate le cose - non ha avuto la possibiiltà di vivere nel "suo momento" diventando solo un'affermazione a posteriori del talento profuso all'epoca, sprecato e quasi dimenticato "solo" per una maldestra decisione di terzi.
(qualcuno sostiene anche che si sia trattato di un problema tecnico di "riallineamento" dei registratori analogici all'atto del mastering, ma sono tutte giustificazioni che comunque non tolgono la scelta crininale della Arista di non tutelare il proprio artista.

Per me che ho ascoltato fino allo sfinimento il disco alla "velocità sbagliata" naturalmente ascoltarlo in questa nuova veste risulta "meno adrenalinico" ma allo stesso tempo risulta anche "umano".

Buona riscoperta a tutti quelli che proveranno a recuperarne una copia "tardiva".

Il primo bootleg non autorizzato (reperito non ricordo dove)

il "più credibile" bootleg ad opera della Tachika Records


mercoledì 5 marzo 2025

2025 - THE RESIDENTS - Doctor Dark

 



Qualche ulteriore riflessione in relazione all'ultimo (straordinario, a mio modesto avviso) album della band americana che in realtà è guidata artisticamente e concettualmente ormai dal solo Homer Flynn dopo la scomparsa del suo compagno di avventura Hardy Fox avvenuta  diciassette anni fa.
Ma mai come in questo caso le due personalità artistiche (così probabilmente differenti nella loro traiettoria di praxis) si ritrovano curiosamente (casualmente?) molto vicine concettualmente.


DOCTOR DARK, è un'opera ispirata da un tragico fatto di cronaca datato 1985 e da un docu-film ad esso ispirato girato da David Van Taylor ed intitolato "Dream deceivers".

Il fatto - essenziale per comprendere uno dei punti cardinali della storia raccontata in Doctor Dark - risale al 1985 ed è ambientato a Reno (Nevada). Due giovani adolescenti (
appassionati di musica metal e con rapporti familiari che definire disfunzionali sarebbe un patetico eufemismo) meditano e mettono in pratica un duplice suicidio, incoraggiati anche dal loro comune amore per la musica metal ed in particolare per il gruppo dei Judas Priest.
Il loro intento però riesce solo in parte dal momento che uno dei due sopravvive al colpo di fucile al volto autoinfertosi, rimanendo per questo orribilmente deformato nei tratti somatici ed evidentemente ulteriormente vittima di un destino fatto di interminabili ed infinite operazioni chirurgiche, indicibile sofferenza ed emarginazione dal mondo circostante.

A questo disastroso effetto collaterale si aggiunge la decisione dei familiari del sopravvissuto di portare in tribunale il gruppo dei Judas Priest in qualità di ipotetico virtuale mandante del suicidio del giovane data l'importanza che l'adolescente aveva dimostrato di dare ai testi (spesso crudi ed autodistruttivi) della band di Rob Halford & soci.

A tutto ciò, Homer Flynn affianca nella narrazione la presenza di una sempre più crescente  ed inquietante disfunzionalità nella società civile americana che si manifesta molto spesso (come  conseguenza di relazioni borderline tra adolescenti fragili ed incapaci di essere sostenuti nelle loro difficoltà) nella perversa abitudine di immaginare una qualche forma di rivalsa ed affermazione della propria esistenza da parte di questi giovani attraverso le stragi pubbliche (scuole, malls o manifestazioni).

Ma in questo scenario narrativo, si aggiunge un ulteriore elemento di profonda riflessione quale il necessario percorso per comprendere ed accettare la necessità di tutelare ed aiutare - con leggi adeguate al "fine vita" -  quelle esistenze che rappresentano più una inutile sofferenza e che necessiterebbero di un misericordioso atto di nobile morbida conclusione.

In questo senso Dr.Dark (personaggio di per sè piuttosto complicato nella descrizione della propria vita ampiamente disfunzionale) rappresenta la figura di quello che davvero fu Dr. Kevorkian (soprannominato "Dottor morte") che in America praticava eutanasie su richiesta (contro ogni legge in materia, ovviamente).

Quindi il libretto di quest'opera nel primo atto racconta la storia di una ragazza (Maggot) e di un ragazzo (Mark) che in preda ad una sconfortante crisi esistenziale, una buona dose di alcool e vari altri "intrattenitori di coscienza" decidono una scorribanda armata per compiere una strage in un cortile. In realtà è Maggot che è la più convinta a perpetrare questa orribile missione, ma mentre raggiungono il cortile armati di un fucile Mark vede che Maggot in realtà rivolge l'arma contro di sé e si spara in faccia. Sconvolto, decide di fare lo stesso e mentre sente le voci di alcune persone che stavano arrivando per capire di cosa si fosse trattato, riarma il fucile e si spara sotto al mento.

Il secondo atto invece racconta la storia di Doctor Dark (anche lui figlio di una famiglia devastata da lutti e problemi) che nella sua cella in prigione riflette su tutte le persone che - grazie alla idea di quello che lui chiama IL REGALO - ha già "liberato" dalle tristezze e dalle sofferenze (nel corpo e nello spirito) delle malattie e del profondo disagio individuale 
con l'eutanasia.
E' un infinito elenco di tragedie che hanno trovato la soluzione attraverso il suo "metodo" assistito, ma che allo stesso tempo lo hanno portato in carcere.

Ma improvvisamente due notizie scuotono il mondo circostante ... Mark è sopravvissuto al colpo di fucile che si è sparato ed i suoi familiari hanno deciso di intentare causa alla casa discografica del gruppo dei "Greasy Weasels" indicandoli come virtuali mandanti (attraverso la tossica lettura dei testi delle loro canzoni) del suo tentato suicidio.
Contemporaneamente Doctor Dark (a sua volta) viene invece scarcerato per scadenza dei termini di detenzione e perchè i suoi legali erano riusciti a dimostrare che il processo subito non era stato conforme alle regole ... in sostanza veniva rimesso in libertà in attesa del nuovo processo ancora da organizzare.

Il terzo atto fa convergere le due storie.
Mentre Mark è ancora in ospedale convalescente delle ferite riportate, sente dal telegiornale che Doctor Dark ha fatto perdere le proprie tracce e che ora ricercato dalla polizia.
Nei giorni successivi, una volta completato il percorso di guarigione clinica, a Mark vengono tolte le bende che coprono il suo volto, ma l'inevitabile conseguenza del suo gesto è quello di avere un viso completamente sfigurato.
Nonostante la madre (adottiva) lo inviti alla preghiera e ad avvicinarsi al Dio misericordioso della sua fede, Mark in realtà sente risuonare nella sua testo la voce di Maggot che lo invita e recuperare nuovamente alcune armi che insieme avevano nascosto da qualche parte per armarsi ed andare a compiere una strage nella chiesa dove era costretto ad andare con la madre.
Mentre organizza i fucili e le pistole recuperate dal nascondiglio della sua camera, Mark sente bussare alla porta e con grande stupore vede entrare nella sua stanza proprio Doctor Dark.
L'uomo si presenta con un pettirosso sulla spalla ed uno strano apparecchio autocostruito.
E mentre l'uccello continua a cinguettare, Doctor Dark introduce la sua soluzione finale ... il suo "REGALO" a Mark dimostrandosi particolarmente empatico nell'affrontare tutte le sue disperate istanze. Il ragazzo comprende l'importanza e l'efficacia di quanto propostogli da Doctor Dark e percepisce uno straordinario senso di liberazione dai suoi demoni.
Purtroppo però Doctor Dark gli comunica che per ottenere definitivamente quella liberazione dai suoi problemi è necessario intraprendere un passo "successivo" e "definitivo" ... ma è un qualcosa che Mark deve assolutamente scegliere con coscienza e consapevolezza.
Per Mark questa è una profonda delusione e mentre senza farsi vedere Doctor Dark collega se stesso alla sua apparecchiatura autocostruita, imbraccia uno dei fucili custoditi nella sua camera e si avventa contro di lui per punirlo con la morte (anche istigato nuovamente dalla voce di Maggot che lo invita a farsi giustizia da solo).
In realtà questa situazione di violenta tensione improvvisamente si placa quando il pettirosso sulla spalla di Doctor Dark vola sulla spalla proprio dello stesso Mark che a quel punto posa le armi e realizza che Doctor Dark aveva dato inizio alla sua transizione definitiva con la sua macchina.
Una volta ultimata la procedura definitiva di Doctor Dark, un Mark quasi completamente rassicurato da quanto aveva appena visto, si collega anche lui alla macchina ed inizia il suo ultimo consapevole percorso mentre un arcobaleno si diffonde nella sua camera.

E così termina l'ultimo atto di questo bizzarro lavoro.

Musicalmente parlando, questo album ha una fortissima componente "classica" fornita dall'uso esteso dell'orchestra del conservatorio di San Francisco diretta da Edwin Outwater mentre il suono più propriamente "Residents" è riconducibile all'ultima esperienza del gruppo che fa riferimento a sonorità più prettamente rock (quasi addirittura "heavy"). La componente rumoristica ed elettronica è anche presente, ma in misura decisamente più limitata del solito (almeno rispetto all'ultima decade di loro produzione). Più voci raccontano la storia dei vari personaggi e affiancano quella di Homer Flynn debitamente trattata e camuffata (come consuetudine, ma con un registro completamente inedito per il suo stile).
Il momento conclusivo dell'intera opera è probabilmente uno degli esercizi di stile più riusciti dell'intera carriera del gruppo ... una chiusura definitiva che in realtà musicalmente diventa una inaspettata apertura verso un infinito incognito, ma non per questo preoccupante o pericoloso a prescindere ... e rendere musicalmente questo "pensiero" con tale efficacia è cosa da pochi.

"Doctor Dark" è un affresco tragico che merita di essere ascoltato più e più volte per comprenderne l'effettiva portata narrativa e per affrontare con attenzione le tematiche e le  istanze culturali in esso contenute.
Temi complessi, delicati, per nulla piacevoli e sicuramente disturbanti ... ma a ben guardare questi aggettivi da sempre definiscono l'arte dei RESIDENTS ... quindi ... perchè stupirsi?

domenica 11 agosto 2024

2024 - Disfunzioni ... Frank, Gail, Moon, Dweezil, Ahmet & Diva ...

Come i vecchi tempi del DebraKadabra propingo qui a seguire la traduzione (adattata) di un interessante articolo ad opera di Geoff Edgers e recentemente pubblicato sul The Washington Post.
E' un amaro affresco disfunzionale che lascia interdetti e per certi versi perfino stupiti, ma "tutto il mondo è paese"e non fanno la differenza le ascendenze e le discendeze se gestite male o superficialmente.

Per fortuna rimane la musica, la SUA MUSICA !!!

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Negli ultimi anni, Gail Zappa ha mostrato segni di accumulazione incontrollata, aggrappandosi a ogni frammento e ricordo di una vita straordinaria. I suoi quattro figli adulti hanno valutato il caos che stava travolgendo la casa di famiglia sulle colline di Hollywood e hanno deciso che dovevano confrontarsi con lei sul problema.

Così hanno realizzato una specie di "diario".

Un decennio dopo, Moon Unit Zappa estrae quel diario fatto a mano da una cartella al tavolo del ristorante dove tre dei quattro hanno concordato di incontrarsi e condividere uno spuntino in un tardo pomeriggio, una circostanza non di poco conto visti i tempi.

Il loro diario era una organizzato come una parodia di una rivista di arredamento, costruita con tutta la creatività burlona e l'arguzia aggressiva che ci si aspetterebbe dalla progenie di Frank Zappa, l'innovatore e provocatore del rock difficile da categorizzare.

Diva, ora 45enne, fotografava il disordine della madre con un obiettivo fisheye.
Moon, 56 anni, e Dweezil, 54 anni, scrivevano le didascalie con blocchi di testo ironici ritagliati da riviste di moda tipo: "Non esiste una taglia unica" oppure con didascalie scritte da loro stessi.
Il loro fratello Ahmet, 50 anni, dice oggi di non ricordare il progetto, e ne sfoglia le oltre 50 pagine al tavolo.
Diva, che ha vissuto con la madre fino alla sua scomparsa) afferma: "Ho appena capito quanto questo diario fosse cattivo"
Moon, al contrario afferma:"Non è cattivo!".
"Lo odiava", dice Diva.
"Oh, si certo ... lo odiava", dice ancora Moon. "Ma non è cattivo!".

C'è una sostanziale differenza tra l'essere nervosi e l'essere cattivi, tra prendersi cura di qualcuno il meglio che puoi e quanto invece quella persona ne ha veramente bisogno.

Ma il modo in cui misuri queste cose dipende da come sei stato cresciuto (standard e aspettative impressi su di te fin da piccolo, anche se passi il resto dei tuoi anni a dargli un senso) e quella consapevolezza così maturata condiziona il modo in cui tratti le altre persone nella tua vita.

Per i figli di Zappa, cresciuti con un piede nella controcultura e uno nello show business, è un calcolo emotivo che è diventato ancora più complesso dopo la morte della madre nel 2015, custode della difficile eredità del suo defunto marito.

Con una manovra amministrativa decisa in totale autonomia che i figli scoprirono soltanto dopo la sua morte, Gail modificò il trust di famiglia che lei e Frank avevano firmato nel 1990.

Invece di dividere equamente il patrimonio in quattro parti, diede il 30 percento ad Ahmet e Diva ciascuno, rendendoli "gli unici ed esclusivi gestori di tutti gli affari" e solo il 20 percento a testa a Dweezil e Moon.

Quel colpo di penna aprì delle ferite per la prima famiglia di geni strani del rock.

Da quel momento Dweezil, un idolo dell'era MTV, non parlò più con i suoi fratelli.

Moon, che ha sopportato un'ascesa musicale ancora più vertiginosa come l'adolescente che personificava la mania delle Valley Girl dei primi anni '80, ha trascorso decenni a rivalutare le dinamiche familiari, un lavoro emotivo che adesso si riverbera pesantemente tra le pagine della sua nuova autobiografia.
"Quale genitore fa questo?" scrive Moon in "Earth to Moon", che uscirà il 20 agosto. "Quale madre fa questo? Che cazzo ha fatto? Quale madre sceglie alcuni figli rispetto ad altri? Quale madre che desidera amore infinito, pace, fede, risorse, creatività e totale emancipazione poi di fatto divide una famiglia in un loro e un noi, in un prima odioso e un dopo ancora peggiore? E chi sono i fratelli che lo permettono? Chi sono queste persone?" Ahmet e Diva, nel frattempo, sembrano ancora storditi dalla forza della rabbia dei loro fratelli, con cui peraltro condividono non solo una partnership commerciale così complicata, ma anche un'infanzia unica nel suo genere.

"Sono solo amareggiata per loro perché potrebbero essere amici", dice Pamela Des Barres, che è stata babysitter per gli Zappa nei primi anni '70 prima di trovare fama come groupie rock che ha definito un'epoca, diventata scrittrice di memorie. "Potrebbero organizzare riunioni di famiglia con i bambini e cose del genere. Per me è semplicemente straziante. Ma loro hanno avuto realtà diverse crescendo in quella casa. E non credo che si capiscano."

Tutto inizia con Frank Vincent Zappa.

L'artista di culto per eccellenza esplose a metà degli anni '60 con la sua band, i Mothers of Invention, con l'aspetto del tipico chitarrista alimentato da sostanze psichedeliche, con quel suo sguardo cupo che sbircia da una foresta di peli sul viso.

Ma non faceva uso di droghe, solo caffè e le sue sigarette Winston sempre accese, mentre la sua bizzarra musica non lo collocava in nessuna scena particolare.

Originario di Baltimora, Zappa si innamorò del doo-wop alla radio e della musica classica d'avanguardia nel negozio di dischi, durante un'infanzia trascorsa a spostarsi per il lavoro del padre nell'industria della difesa sui gas velenosi.

Ben presto, trascorreva 14 ore al giorno a costruire complesse partiture strumentali, jam blues, brillanti parodie politiche e birichine scatologiche sulla neve gialla.

I suoi album, con titoli come "Burnt Weeny Sandwich" e "Weasels Ripped My Flesh", hanno affascinato gli studenti universitari esperti, ma sono riusciti a malapena a raggiungere le onde radiofoniche e solo occasionalmente hanno raggiunto le classifiche Top 100.

Ciononostante è diventato un nome familiare, in gran parte grazie alla sua ascesa, negli anni successivi, come attivista caustico e testa parlante telegenica e sfacciata, che ha esortato i giovani a votare e ha testimoniato davanti al Congresso a favore della libertà di parola e contro la censura della musica rock.

Il superfan Vaclav Havel, con i poteri conferitigli come allora presidente della Cecoslovacchia, nominò all'epoca Zappa come ambasciatore  culturale speciale.

"Un artista brillante e geniale", dice Tipper Gore, tra tutte le persone, che inaspettatamente è diventata amica di Frank e della sua famiglia dopo aver discusso con lui su "Nightline" durante la sua campagna degli anni '80 per aggiungere etichette di avvertimento agli album con testi osceni. "Ascoltava il ritmo del suo creare, e il suo creare era incredibile".

Ma come era Zappa come marito e padre? Era complicato.

Aveva 26 anni nel 1967 quando sposò Adelaide Gail Sloatman, una segretaria al Whisky a Go Go sul Sunset Strip.
Lei era più giovane di lui di quattro anni ed era già incinta di Moon.
Dopo Moon, Dweezil arrivò nel 1969, Ahmet nel 1974 e Diva nel 1979.
E per oltre 26 anni di matrimonio, Gail ha fatto la casalinga.
Ma nei primi anni era per una casa piena di groupie."Una vasta gamma di sognatori eccitati, stravaganti, disadattati e adulatori approfittatori in continua e costante rotazione", descrive Moon nelle sue memorie. (Tra loro c'era il bassista di lunga data di Zappa Roy Estrada, che in seguito fu condannato due volte per accuse di molestie su minori.) "Indosso ancora il ciuccio al collo per sicurezza, non sapendo mai chi è al sicuro e chi non lo è, chi sta scopando mio padre e chi no".

In un documentario del 1971, a Frank venne chiesto delle sue relazioni extraconiugali."Mi piace scopare", disse.
"E tua moglie?" chiese l'intervistatore
"Si è abituata nel corso degli anni", rispose Zappa.
"Devi essere realista su queste cose" continua Zappa "vai in tournee, vai a letto con un sacco di ragazze e poi scopri di avere lo scolo. Cosa farai, lo terrai nascosto a tua moglie? Io allora torno a cas e dico: "Guarda, ho lo scolo, esco e mi faccio fare una ricetta medica per le medicine necessarie".

In effetti, Gail era profondamente infelice per le sue relazioni extraconiugali e poteva esplodere in furia. Moon racconta di quando suo padre le chiese di trovare la pistola in modo che sua madre non potesse metterci le mani sopra.
"Gail è su tutte le furie", ha detto. "Non sapevo nemmeno che avessimo una pistola", scrive.

"Frank era mio amico", afferma Co de Kloet, musicista e conduttore radiofonico olandese che ha intervistato Zappa per la prima volta nel 1977. (forse un bel po' prima N.d.R) "Era il mio eroe. Una cosa, però: sono contento che non fosse mio padre. Perché non vorrei che mio padre trattasse mia madre come ha trattato Gail".

Anche dopo che le groupie se ne erano andate, non è cambiato molto. Non c'era un legame familiare, niente vacanze e niente riunioni di famiglia.

Nessuno dei quattro figli di Zappa si è diplomato al liceo.
Se Frank non era in tournée per il mondo, dormiva o si rintanava nel suo studio in cantina.
Ahmet e Moon ricordano entrambi di aver pianto per attirare la sua attenzione.
Sono scappati di casa solo per scoprire che nessuno sembrava accorgersene.
Il ricordo più caro di Diva di Frank è guardare "I Simpson" con lui, vedere la sua pancia gonfiarsi mentre rideva. Aveva solo 14 anni quando morì nel 1993 all'età di 52 anni.

Al ristorante, si gira tristemente verso Moon e Ahmet.
"Sono gelosa che voi ragazzi abbiate potuto conoscerlo", dice.
Moon e Ahmet ridono "Se solo sapessi ...."

La musica era la preoccupazione principale di Frank. Forse è per questo motivo che Dweezil, l'unico figlio di Zappa che sa suonare uno strumento, ha la visione più benigna della casa di famiglia.
Dweezil è quello con i capelli ricci e gli occhi penetranti, quello che usciva con Molly Ringwald, Demi Moore, Jennifer Connelly.
Prese le sue prime lezioni di chitarra con i virtuosi Eddie Van Halen e Steve Vai, pubblicò il suo primo album da solista a 16 anni e si unì al padre sul palco."Considerato il modo in cui era organizzato lo studio, potevo andarci se lui stava lavorando nella sala di controllo e fare pratica con la chitarra", racconta, intervistato indipendentemente dai suoi fratelli nel suo studio di Los Angeles. "Oppure entravo e ascoltavo cosa stava facendo e gli parlavo. Probabilmente ero lì 250 giorni all'anno, sempre in giro".

Moon ebbe più difficoltà a entrare. Ma quando ci riuscì, cambiò tutto."Ho 13 anni. Mi chiamo Moon", scarabocchiò su un biglietto che infilò sotto la porta del suo studio in una presentazione finta e punitiva. "Finora ho cercato di non intralciarti mentre registri".
Zappa allora la invitò a entrare.
Le chiese di improvvisare nel linguaggio stereotipato di un adolescente di San Fernando Valley ossessionato dallo shopping ("Tipo, oh mio Dio!" "strozzarmi con un cucchiaio!" "Certo"), una traccia che sovrappose al riff di chitarra trascinante che aveva già composto.
Pubblicato nel 1982, con il titolo di"Valley Girl" fece un enorme botto nella cultura pop dell'epoca, vincendo una nomination ai Grammy e addestrando un'intera nazione nel dialetto di una tribù di nicchia della California del Sud.
L'esperienza fu terribile per Moon, spinta a fare talk show e ad esibirsi nel programma televisivo di culto "Solid Gold" mentre lottava con le solite insicurezze adolescenziali.
Fu sicuramente una questione complicata anche per Frank, il fatto che il suo unico successo nella Top 40 negli Stati Uniti fosse un brano in cui la feroce satira di costume si perse per la gran parte del pubblico.
Le sue ambizioni erano nuovamente state disilluse, mai completamente soddisfatte.
Nella sua autobiografia del 1989, si lamentò dei soldi persi nel tentativo di registrare con orchestre o di fare tournée con una band di 12 elementi.
Nel 1993, apparve nel programma "Today" della NBC, stanco e con la barba grigia.
Mentre stava morendo di cancro alla prostata, gli fu chiesto come avrebbe voluto essere ricordato."Non mi interessa", disse. "Non è nemmeno importante essere ricordati."E tuttavia, Zappa aveva conservato tutto. Tutto. Un caveau pieno di film, disegni e centinaia di bobine di musica, dai primi nastri che aveva registrato alla fine degli anni '50 a praticamente ogni concerto che aveva mai tenuto.

"Probabilmente non sarebbe stato un tale accumulatore di materiale audio se non si fosse aspettato che un giorno si sarebbe dovuto o si sarebbe fatto qualcosa con esso", dice Vai, che andò in tour con Zappa negli anni '80.

Aveva consigliato alla moglie di venderlo.
Invece, lei prese in mano l'attività e si presentò come custode della fiamma di Zappa.
Depositò o rinnovò i marchi per tutto, dal suo nome all'immagine dei suoi baffi.
Fece causa a chiunque ritenesse stesse usando materiale di Zappa senza permesso.

Spese milioni di dollari per combattere per riavere indietro i master di Frank da Rykodisc e dalla sua società madre, Warner Bros.

"Per decenni, lui ha avuto il controllo", dice Des Barres. "E alla fine lei ha avuto il controllo della situazione e ha voluto gestirla".

"Diceva, 'Il passato di Frank è il mio futuro'" - ricorda un'altra confidente e amica di famiglia, l'attrice Beverly D'Angelo - "in questo modo le ha dato un'identità ... e Gail così è diventata totalmente indipendente".

Ha investito in immobili ed è diventata una donatrice così generosa del Partito Democratico (oltre $ 450.000) che si è sentita a suo agio nell'inviare una nota ad Al Gore consigliandogli di comprarsi un vestito nuovo. Tipper, batterista ai tempi della scuola, rimaneva a casa e suonava con Dweezil e Diva, con sua figlia Kristin che cantava come corista in una registrazione.

"Pensavo che Gail fosse meravigliosa" - dice ancora la moglie dell'ex-vicepresidente americano - "Era una persona con cui potevo parlare e di cui potevo fidarmi, e in quel periodo, dovevi stare attento a questo aspetto".

Il controllo di Gail sull'eredità di Frank si estese a tal punto che nel 2006, quando Dweezil iniziò a suonare la musica di suo padre come Zappa Plays Zappa, una tribute band che in seguito vinse un Grammy, madre e figlio litigarono aspramente su quanto le dovesse in royalties per il diritto di usare il nome e le canzoni.

Secondo Dweezil, i suoi tour e le sue registrazioni con il nome Zappa hanno fatto più di qualsiasi altro membro della famiglia per aumentare il valore del marchio."Guarda le cattive mosse commerciali che Gail ha fatto", dice. "Allora puoi vedere come tutto è semplicemente crollato".In effetti, quando Gail morì di cancro ai polmoni nel 2015, il fondo fiduciario di famiglia era in debito di 5 milioni di dollari.
Ancora oggi, i suoi figli non sanno come sia successo.
Ma sono arrivati a credere che i suoi problemi economici abbiano spinto Gail a modificare il fondo fiduciario.

Verso la fine della vita di Gail, Moon racconta nelle sue memorie, radunò i figli e spiegò che aveva bisogno di soldi per effettuare i suoi ultimi pagamenti alla Warner per il catalogo di Frank. Chiese loro di cedere i loro diritti su una polizza assicurativa che aveva stipulato.Ahmet e Diva erano d'accordo. Ma gli altri due si tirarono indietro.
Dweezil era ancora irritato per la loro disputa sui soldi e Moon si aspettava di avere più voce in capitolo nelle decisioni aziendali.

Moon crede che la madre abbia deciso di punirli riducendo le loro eredità.

Ma Ahmet, che in precedenza era stato chiamato ad aiutare a gestire l'azienda di famiglia e anche a pagare alcune bollette della madre, vede il ragionamento di Gail in questo modo: "aveva già speso milioni per rafforzare il patrimonio reclamando i diritti sulla musica di Frank, e sperava disperatamente che fosse importante per i figli quanto lo era per lei." "Io pensavo cose tipo 'Mamma, fai tutto quello che devi fare'. Non li ho mai considerati soldi miei comunque", dice Ahmet. "Quando si capì che Moon e Dweezil avevano un'opinione diversa al riguardo Gail ne rimase affranta".

Al funerale di Gail, Moon si avvicinò ad Ahmet e gli disse che avrebbe dovuto sistemare le cose con il trust.
"Te l'ho già detto ..."lui disse "... ho le mani legate.".

"Tecnicamente, non era vero" dice Jeffrey Forer, l'avvocato che lo stesso Ahmet e Diva avevano assunto dopo la morte di Gail.
"Ahmet e Diva avrebbero potuto prendere provvedimenti per ripristinare il controllo paritario del trust da parte di Moon e Dweezil, con il consenso di un giudice.".

Nel frattempo, Moon afferma che i fratelli avevano scoperto che suo padre aveva lasciato un testamento, che indicava la volontà che il suo patrimonio fosse diviso equamente tra loro.

Eppure Ahmet e Diva stavano seguendo i desideri di Gail mantenendo il trust come lo aveva lasciato.

"Questa è la voce di Gail", dice Forer. "Sono le intenzioni di Gail e di Frank prima di allora. Frank è morto da tempo. Le ha dato la possibilità di farlo".

Ancora oggi, Dweezil ipotizza ironicamente che sua madre fosse spinta da un impulso edipico a "prendere i figli preferiti del padre e ucciderli". La sua revisione della fiducia creò nuove fratture e fece rivivere vecchi risentimenti, in particolare tra i fratelli.
E pensare che i due maschi insiemeavevano fatto tournée e registrato come band nei primi anni '90 e avevano condotto insieme un breve programma televisivo.

Oggi, però, Ahmet ricorda Dweezil come "il mio più grande bullo", e Dweezil liquida Ahmet per aver fatto il pagliaccio, aver rovinato i testi e non essersi mai impegnato nell'atto.

Ma i soldi hanno innegabilmente peggiorato le cose, dato che Ahmet è entrato nel ruolo di amministratore fiduciario della tenuta e di uomo d'affari di famiglia.
Il team di Dweezil ha affermato che il trust sotto Ahmet poneva richieste e restrizioni ancora più onerose alla sua capacità di esibirsi come Zappa Plays Zappa rispetto a quelle della madre.

È stata una disputa che si è sviluppata sui media e negli studi legali.

Alla fine, nel 2018, Dweezil, Ahmet e Diva hanno raggiunto un accordo legale (Moon si è rifiutato di firmare) con una sana clausola di non denigrazione reciproca. E tutti e quattro hanno iniziato a stabilirsi in carriere e vocazioni che, sebbene attingano alla vita creativa, non richiedono di essere figli di Frank Zappa.

Moon, oltre alle sue memorie, vende prodotti fatti a mano, tra cui cappelli ricamati ("Moonuknits") e la sua linea di thè.

Dweezil sta ancora suonando la musica di suo padre, attualmente in un tour di 30 città; ma sta anche lavorando in studio per altri artisti, tra cui un remix per una riedizione dell'album del 1972 dei Deep Purple "Machine Head".

Ahmet, che ha scritto libri per bambini, prodotto film e fondato una società pubblicitaria, ora gestisce le proprietà e la proprietà intellettuale di altre star dello spettacolo.

Diva, la meno nota tra i fratelli, è un'artista che legge i tarocchi su Instagram e sta lavorando a maglia una sciarpa lunga un miglio che ha chiamato Emilio.

Forse la cosa più importante, però, è che nel 2022 il trust Zappa ha venduto il catalogo musicale, il caveau e la somiglianza di Frank alla Universal, consentendo ad Ahmet di liberarsi dall'onere di gestirlo da solo.Il prezzo era di 30 milioni di dollari, il che ha sicuramente aiutato tutti ad andare più d'accordo.

O almeno, è stato un inizio.

Più recentemente, Ahmet ha chiamato Moon chiedendole di andare a una festa.
Era in onore del loro papà, una festa organizzata dalla Universal per l'uscita di un cofanetto che cattura un epico concerto dei Mothers of Invention del 1968 al Whisky a Go Go, un altro gioiello dall'archivio di Zappa.
Ma Moon non aveva nessuna intenzione di partecipare.
E non aveva nemmeno pianificato di essere in città, dato che si divide tra le coste, e in più non si sarebbe sentita a proprio agio in quella situazione
Ma Ahmet aveva il covid e non avrebbe potuto accompagnare a Diva all'evento.
Ed era importante che almeno un paio di Zappa fossero in presenza come rappresentanza della famiglia.

Questa è la famiglia Zappa di questi tempi. Un delicato mix di legami personali e obblighi professionali che stanno ancora cercando di risolvere.

Ancora, al tavolo di un ristorante vicino al suo ufficio, Moon, Ahmet e Diva ripercorrono il loro passato.
Diva racconta di come desiderasse disperatamente andare al college. Ma non riuscì a trovare nessuno che la aiutasse con le domande o a capire come sostenere gli esami di ammissione.
Ahmet ha una confessionein proposito:"L'ho detto a Gail, ho detto, 'Ti prego, per il bene di Diva, mandala al college'", ricorda.
"L'abbiamo implorata tutti", aggiunge Moon.
"Di cosa state parlando?" chiede Diva, iniziando a piangere.
"Sapevamo che saresti stata brava", dice Ahmet.
E Moon aggiunge le parole di Gail "Non lo farò, non la manderò al college perché lì sarebbe sola"
Decisamente un momento emozionante e rivelatorio per Diva.

Ma quando l'argomento si sposta nuovamente sul trust familiare, il gruppo di fratelli si irrigidisce di nuovo. Moon si lamenta di nuovo del fatto che Ahmet e Diva abbiano agito in segreto, non dando mai a lei o a Dweezil la possibilità di esprimere la propria opinione sulle decisioni, come quando Lady Gaga ha fatto un'offerta vincente di 5,25 milioni di dollari per la casa di famiglia nel 2016.

Ahmet dice a Moon che ha sempre avuto la possibilità di ottenere la maggior parte delle informazioni che desiderava, se le avesse chieste.

La vendita della casa, tuttavia, richiedeva determinati livelli di riservatezza."Abbiamo dovuto vendere la casa. ... era [previsto] nel trust", dice. "E poi quando Lady Gaga decide di acquistare la casa e dice, 'nessuno può sapere di queste informazioni', abbiamo dovuto firmare un accordo di non divulgazione'" "Ma avresti potuto chiedere a Lady Gaga e dire, 'Posso almeno includere Moon e Dweezil?'" ribatte Moon. "Non le ho nemmeno parlato!" dice Ahmet, sempre più frustrato. "Ho parlato con il responsabile commerciale e mi hanno fornito i termini".

Moon non è soddisfatta."Sto imparando un sacco di cose in tempo reale", dice, ora piangendo al tavolo. "È fottutamente frustrante".

Inutile dire che il quarto fratello Zappa ha rifiutato di partecipare a questo incontro.

Sua moglie invia un messaggio di testo per suo conto: "Dweezil non è interessato a trascorrere del tempo in presenza di suo fratello. Mai più".

In un'intervista separata, Dweezil mette ancora in dubbio l'acume commerciale di suo fratello: "Cosa è stato fatto per creare una nuova base di fan, oltre a quello che stavo già facendo con i tour, durante tutto il periodo in cui Ahmet era al comando?" E si chiede perché coloro che controllano il trust e il catalogo non abbiano arruolato lui, il musicista professionista, per lavorare alle ristampe di suo padre."Probabilmente avrebbe senso per molte persone, se suggerissi loro, 'Ehi, chi sarebbe adatto a mixare la musica di Frank Zappa o a curare nuove cose?'"

Il giorno dopo che il suo incontro con le sorelle finisce in lacrime, Ahmet ripensa a tutto e sospira.

"Tutto quello che faccio è farmi martellare dalla mia famiglia", dice "Non hanno davvero idea di cosa sia stato !!!".

Rimane sollevato dal fatto che non sia più il suo fardello quotidiano lottare con le esigenze della tenuta.

Ha già perso 50 dei 70 chili di stress accumulati in quegli anni.

Il prossimo capitolo per la famiglia Zappa, però, sarà il libro di Moon.
Nessuno dei suoi fratelli l'ha ancora letto.
Dicono che non ha offerto loro la possibilità di vedere una copia in anteprima.
Lei dice che non gliel'hanno chiesto.

Sarà un'altra occasione per sentimenti feriti e incomprensioni all'interno di una famiglia fragile?
Moon è più ottimista."Il mio libro è un invito", dice, "a esplorare insieme le dinamiche complicate".
Con un po' di fortuna, dice, i suoi fratelli apprezzeranno la possibilità di vedere il mondo che hanno condiviso attraverso i suoi occhi. Forse gli altri sono contenti della distanza tra loro, ipotizza.
Lei, tuttavia, desidera ardentemente colmare quelle lacune."Se riescono a vivere senza parlarsi per molti anni e riescono a vivere senza ricucire i legami, allora immagino che sia quello che possono fare ... Io non posso certo farlo".

Geoff Edgers, The Washington Post 2024

lunedì 1 luglio 2024

FRANK ZAPPA / M.O.I - Whisky A Go Go 1968 - 2024

... ogni volta che viene pubblicata una nuova testimonianza della musica di Frank Zappa potrei pormi il dilemma se vale ancora la pena di ascoltare questo materiale d'archivio, qualcosa che lui non avrebbe mai pubblicato perchè probabilmente non rappresentava il suo "standard" professionale ... quindi se lui per primo non era interessato a divulgarlo, perchè mai bisognerebbe farlo? la risposta che ormai ho deciso di darmi quando mi si pone questo dubbio è molto semplice ... perchè Zappa è - e rimane oggi - un fenomeno da STUDIARE adesso ... ovvero ... se prima ci si poteva divertire ed apprezzare la sua visionarietà proiettandola (anche e soprattutto arbitrariamente) verso un possibile futuro, da quando ci ha prematuramente lasciato soli nel 1993, la sua musica è diventata un motivo di approfondimento in "tempo reale differito" (per chi lo ha sempre seguito come il sottoscritto) ... il tempo differito della non contemporaneità in realtà rappresenta proprio un motivo IN PIU' per ascoltarlo attentamente ed analizzarne il percorso "in divenire", concentrandosi sugli sviluppi poi accaduti davvero e non ipotizzarne le più svariate declinazioni possibili.

Questa registrazione "all in" del Whysky A Go Go del 23 luglio del 1968 non rappresenta una vera e propria "novità" della dimensione M.O.I ... certo, è possibile ascoltare integralmente il divenire di un concerto di quella bella banda di (apparentemente) "sbandati", attorniati da figure ampiamente "borderline" per il comportamento tradizionale dell'epoca ... un concerto gestito in più fasi con elementi di evidente "riempimento" ad allungare il brodo (aspetti questi che abilmente Zappa evitava accuratamente nelle sue selezioni sonore fin qui proposte tratte dalle sue serate folli facendo immaginare all'ascoltatore una band compattissima e scarsamente incline a "perdere tempo" con noodlin' around vari.

In realtà in quei giorni i concerti di Zappa oltre che avere una fondamentale parte di coinvolgimento verbale e gestuale avevano un giusto mix di spericolata "proiezione altrove" e confortevole "mantenimento quota terra" ... in questo modo sia i musicisti che il pubblico potevano trovare spazi di alleggerimento da altri momenti di forte tensione propositiva culturale nel linguaggio musicale proposto ... a ben pensarci, anche se ADESSO può sembrare "poca cosa" è invece interessante collocarlo nel tempo esatto e verificare quanto quel concetto di performance fosse straordinariamente interessante e visionario ... e come inquesto modo si dimostra facilmente l'unicità del fenomeno Frank Zappa.

Ai tempi leggendari del DK avrei dedicato un articolo di parecchie pagine per questo episodio 128 del catalogo zappiano ... ora non ce n'è più bisogno, ma sottolineare l'essenzialità di questo reperto digitale sonante è davvero doveroso.

lunedì 20 settembre 2021

MANNA/MIRAGE - "Man out of time" (2021)

 













 

... nuovo eccellente capitolo della discografia a nome Manna/Mirage, voluto, concepito e prodotto da Dave Newhouse. E più prosegue l'esperimento "solista" di Manna/Mirage dell'ex-Muffins e più le cose si fanno interessanti e ricche di motivi di puro entusiasmo ... disco dopo disco una sempre più solida creatività conferma e fa progredire la qualità del materiale proposto. 

Ora, posso anche ammettere che sia più che probabile che la mia naturale affinità con "certe" atmosfere - a me particolarmente "familiari" - mi facilitino nell'indugiare in sinceri complimenti per l'operato di Newhouse (e dei suoi collaboratori), ma qualunque fosse invece l'approccio all'ascolto di questa musica è inevitabile riconoscere in  Newhouse la capacità di mantenere sempre vivo ed in movimento progressivo un determinato linguaggio musicale già ben identificato nelle mille nuances di un jazz elettrico coniugato con un rock di ricerca e difficilmente imprigionabile nei suoi stessi confini.

"Man out of time" probabilmente è una condizione comune ad una generazione di artisti di fine '900 che oggi non trovano più interesse nelle nuove generazioni orientate verso musiche "senza impegno" e "senza una storia importante" ... ed è per questo che la testimonianza di questo eccellente lavoro diventa secondo me prezioso momento identitario per i sopravvissuti alla rivoluzione digitale della omologazione della musica d'ascolto ... identitario per chi crede ancora nel potere rivoluzionario del suono e dell'approccio ai suoni stessi ... 

per me, insomma ... 

GRAZIE DAVE!

martedì 5 novembre 2019

1979-2019 - The men who make the music (e non solo quella)

... a distanza di 40 anni è ancora complicato ricostruire il clamoroso debutto multimediale della band di Akron, quel mini-film concepito, scritto e fortemente voluto da Gerry Casale e Mark Mothersbaugh nel 1979 ed affidato alla regia di Chuck Statler.
Il "film" in realtà non vide mai la luce nella sua forma integrale e la copia che girò nei primi anni ottanta come "definitiva" in realtà tralasciava alcuni episodi girati ma mai definitivamente inclusi.

In effetti, non esiste una vera e propria versione definitiva e completa di questo magistrale guazzabuglio di idee rivoluzionarie, ma solamente una serie di edizioni che tra loro contengono spezzoni ed elementi omessi da tutte le altre ... la mia quarantennale DEVOzione mi ha spinto a cercare di rimettere in ordine quanto prodotto in quel 1979 per quel mini-film originariamente intitolato "DEVO Vision" ma poi ribattezzato "THE MEN WHO MAKE THE MUSIC" ma conosciuto anche come "THE TRUTH ABOUT THE DE-EVOLUTION".

E' interessante notare come il primissimo progetto originale fosse stato concepito PRIMA del grande successo internazionale ed in effetti nella versione iniziale non esistevano i personaggi collaterali quali Daddy Knowitall, Rod Rooter e Penny non erano stati nemmeno concepiti nella trama. Al loro posto erano state usate delle riprese amatoriali di alcuni concerti della band prodotti da Marina Yakubic (fidanzata con Mark all'epoca).





Sequenze presenti nella versione pubblicata nel 1981:

* Opening (late Booji Boy & General Boy)
"Have you got the papers that Chinamen gave you?"
* General Boy speech
* MECHANICAL MAN (solo intro)
* JOKO HOMO (videoclip)
* General Boy speech
* WIGGLY WORLD (live)
* General Boy speech
* THE DAY MY BABY GAVE ME A SURPRISE (videoclip)
* Roll out the barrell (aka Rod Rooter Big Reamer)
including
- Daddy Knowitall calls Rod Rooter
(background music: "SMOZART" by Mark Mothersbaugh)
- Rod Rooter calls Devo
- Big Entertainment: Penny's job
- Devo (no Alan) meet Rod Rooter
- Devo with Alan spyed at Club Devo
* PRAYING HANDS (live)
* General Boy speech
* UNCONTROLLABLE URGE (live)
* SATISFACTION (videoclip)
* General Boy speech
* JOCKO HOMO (live)
* SECRET AGENT MAN (demo)
* Devo speech
* SMART PATROL (live)
* MR DNA (Live)
* Devo speech
* General Boy speech
* COME BACK JONEE (videoclip)
* General Boy final speech
* (THE WORDS GET) STRUCK IN MY THROAT (finale) feat. Booji Boy
* RED EYE feat. Booji Boy
* Devo final credits
* DEVO CORPORATE ANTHEM

regia di Chuck Statler
con
Mark Mothersbaugh
Gerald V. Casale
Robert "Bob1" Mothersbaugh
Robert "Bob2" Casale
Alan Myers
Michael Swartz (Rod Rooter)
Robert Mothersbaugh Sr. (General Boy)

Nel 2000 la Rhino Records scrittura il gruppo e annuncia la pubblicazione di un DVD intitolato "THE COMPLETE TRUTH ABOUT THE DE-EVOLUTION (Unexpurgated)" che vedrà la luce solo tre anni dopo.
Il titolo ed il contenuto di questa edizione risulta però onestamente fuorviante per chi avesse sperato di trovare finalmente in un unico supporto l'integrale girato dell'epoca. Infatti,  il materiale del film originale, pur beneficiando della qualità della elaborazione digitale (ma attenzione ... molto "relativa" comunque già in partenza), in realtà è un non-generoso estratto dal film completo.
Nonostante questo aspetto negativo, l'appassionato DEVOto può sicuramente perdonare questa mutilazione del film originale perchè a "compensazione" vengono per la prima volta pubblicati alcuni gustosi spezzoni inediti che documentano l'incontro tra Rod Rooter e la sorella (Daughter Donut che probabilmente faceva parte di una ulteriore estensione della trama e della sceneggiatura) e soprattutto il finale originariamente previsto" con l'emblematico "smascheramente e sacrificio" di Booji-Boy commentato da una incredibile "Because" beatlesiana letteralmente demolita e sonicamente calpestata da suoni elettronici scarsamente codificabili ad un primo ascolto.
Nella stessa edizione del 2003 sono presenti diversi bonus tra cui il più significativo (per la relazione con il progetto originale) è quello che documenta un ulteriore "sacrificio" di Booji Boy (decisamente molto più cruento) che ricordavo di aver visto proiettato sul palco in conclusione del concerto nel tour del 1980 di "Freedom of choice", ma di interesse è anche lo spin-off del 1982 con un'introduzione al video di "Through Being Cool" (mai davvero utilizzata nei tempi contigentati dei canali di video-musica) che vede protagonista nuovamente Rod Rooter e la partecipazione stupefacente - e straordinaria - di Timothy Leary nei panni di Doctor Bruthfood)

Nel 2014 la MVD ha nuovamente pubblicato questo progetto, integrandone il contenuto con un intero concerto del 1996 al Sundance Film Festival. Nel tentativo di migliorare la "scarsa" qualità del video originale, la postproduzione di questa edizione risulta sicuramente più nitida, ma un po' meno convincente nei contrasti colore.Ma soprattutto questa ultima edizione è priva di tutti i bonus presenti in quella della Rhino.

Comunque sia andata ... uno di documenti che (per me) hanno segnato profondamente un'epoca di presa di coscienza e consapevolezza della molteplicità dell'arte pop contemporanea ... e ancora oggi, quando lo guardo ne apprezzo la carica creativa e rivoluzionariamente de-evoluta.


martedì 27 novembre 2018

MANNA / MIRAGE "Rest of the world" (2018)

Eccoci finalmente al nuovo capitolo sonico realizzato dalla compagnia di musicisti che hanno gravitato (e fortunamente gravitano ancora) intorno all'orbita del progetto MUFFINS ... una band che negli USA di fine settanta ha raccolto l'impegnativa sfida del linguaggio musicale che era stato della confraternita del Rock In Opposition europeo, contribuendo con notevolissime prove discografiche rimaste però purtroppo troppo spesso tra le pieghe di un'indipendenza estremamente intraprendente e visionaria musicalmente parlando, ma in evidente difficoltà nel raggiungere un livello di distribuzione planetaria consona agli sforzi creativi realizzati.

"Rest of the world" sembra poter riaprire vie d'espressione multiple e multiformi grazie alla moderna nuova tecnologia che permette a musicisti lontani geograficamente di interagire concentrandosi in un unico progetto comune sebbene realizzato autonomamente a distanza.
In questo senso sembra particolarmente significativo il fatto che nelle (scarne) prime note di copertina visibili non vengano indicati i musicisti ed i loro strumenti quanto piuttosto i loro studi di registrazione di riferimento ... un interessante ed immediato messaggio sottotraccia per raccontare con essenziale efficacia la principale caratteristica del lavoro così realizzato.

Ad ogni buon conto, deus ex machina di questo complesso ed articolato progetto musicale è evidentemente Dave Newhouse (tastiere, sax e percussioni), membro dei The Muffins fin dalle origini e ancora capace di rinnovare il suo proprio repertorio con eccellenti proposte a cavallo tra la rigorosa composizione orchestrale e l'abbandono sonico fatto di improvvisazione e curiosa sperimentazione. Personalmente è sempre una grande gioia ascoltare ciò che Newhouse propone anche in questi anni proprio perchè ogni suo singolo album ha sempre il potere di evocare e stimolare quella "curiosità" per i suoni che è sempre stata fattore essenziale per dare valore aggiunto alla disciplina dell'ascolto.

Coadiuvato da altrettanto eccellenti musicisti, Newhouse esplora con sempre maggior cura tutte le possibili sfaccettature del suo spigoloso suono elettrico portando con sé in dote la cultura musicale europea di quella stagione di fine decennio settanta rielaborandola brillantemente con orecchio d'oltreoceano per restituire poi un pregevole ibrido musicale che - pur "ricordando" quei giorni leggendari - risulta particolarmente stimolante e invitante per una prospettiva futura, per un linguaggio colto purtroppo andato parzialmente in disuso popolare almeno nelle ultime tre decadi.

Tutti i brani qui presenti sono notevoli davvero, ma in particolare uno mi ha colpito profondamente (data forse la mia passione da sempre per la musica di Hugh Hopper) al punto da farmi pensare per un momento che con "Mini Hugh", Dave Newhouse avesse deciso di spedirmi un commovente "regalo personale" dedicato alla leggendaria figura di Hopper (che per me è stato fondamentale negli ascolti post-adolescenziali alla ricerca di nuovi elementi da aggiungere alle mie visionarie prospettive di ricerca sonora).

Disponibile qui:
http://www.mannamirage.com/store

mercoledì 16 novembre 2016

BEN SIDRAN - The doctor is in (1977 - 2016)

Era il 1977 ed ero un giovane deejay radiofonico di una importante emittente locale di Venezia, tanto importante da riuscita ad avere in anteprima dischi di prossima pubblicazione anche da parte di grosse major discografiche internazionali.
Nella primavera di quell'anno vennero recapitati alla redazione musicale della radio diversi pacchi omaggio con lacche e white labels di musicisti e gruppi ... alcuni famosi ed altri decisamente meno conosciuti da queste parti (comprendendo l'Europa in ... "queste parti").
Uno di questi pacchi proveniva direttamente dagli Stati Uniti, dall'ufficio promozione dell'etichetta ARISTA, fondata solo due anni prima da Clive Davis, con il nome Bell Records, e forse grazie alla relativamente recente attività, molto attenta alla promozione internazionale (in tempi in cui era davvero improbabile pensare di promuovere tutte le produzioni in catalogo senza una adeguata e capillare pressione sulle radio indipendenti mondiali).
Qualunque fossero state all'epoca le strategie commerciali dell'Arista, rimane il fatto che in quella primavera, aprendo quel pacco di dischi mi trovai di fronte a una serie di dischi che sarebbero rimasti nel mio mondo sonoro per sempre.
Il primo album ad uscire dal cartone fu una white label di un disco dello sconosciuto tastierista di colore tale DAVID SANCIOUS.
Il secondo fu un eccellente album di southern rock dei già noti OUTLAWS.
A seguire un disco di una neonata band progressive americana chiamata HAPPY THE MAN.
L'ultimo era un album di tale BEN SIDRAN intitolato "The Doctor is In".
No discosettanta, no soul, no straight jazz ... quindi il contenuto del pacco venne archiviato dalla segretaria di produzione nel settore "pop & rock" ... fantastico ... perché avrei potuto iniziare a trasmetterli immediatamente ... e così fu infatti per i rimanenti mesi in cui rimasi a collaborare con l'emittente.

Cambio scena I

I tempi delle radio private indipendenti erano ormai tramontati e nel 1996 eravamo solo agli albori di internet (consumer) e grazie al web il mio collezionismo musicale poteva dare risposte alla mia incontrollabile curiosità con infinite possibilità di ricevere informazioni in merito a cose passate, presenti e future.
Grazie ad una email rintracciata non so come, ebbi la possibilità di contattare direttamente un grande pianista di jazz contemporaneo quale era sempre stato in tutti gli anni passati proprio mr. Ben Sidran.
Fui straordinariamente felice di scambiare diversi messaggi con l'autore di quel disco che mi aveva "stregato" nel lontano 1977 e che non ero più riuscito a trovare in commercio in nessun formato possibile (erano ancora lontani i tempi dei pirati blogspottiani). Ricordo che mi sprecai in lodi convinte sull'intero album (ancora non sapevo che alla batteria sedeva il batterista di HOT RATS di Zappa) ed in particolare sull'arrangiamento finale di un brano intitolato "See you on the other side", un blues di straordinaria potenza espressiva orchestrale. La risposta di mr. Sidran a questa mia esternazione fu per me molto lusinghiera perché con molta semplicità mi scrisse che quel finale era una delle cose per cui andava più orgoglioso della sua luminosa carriera.
Quando poi scrissi che purtroppo mi era rimasta una sola registrazione su audio cassetta (di pessima qualità, peraltro) di quel disco meraviglioso lui mi rispose con altrettanta semplicità che il disco in realtà era stato praticamente ritirato dal commercio pochi giorni prima della pubblicazione ufficiale (stesso identico destino capitato all'album di David Sancious, peraltro) e quindi era diventato un vero e proprio oggetto di culto (quindi la copia recapitata in radio mi auguro sia nel salotto o nella cameretta di un qualsiasi mio collega di allora adesso ex-giovane di quei giorni movimentati della radio "in rampa").
Sconsolato chiesi a Sidran se esisteva un modo per recuperare comunque una copia usata o altro del prezioso manufatto industriale e lui mi scrisse che forse entro un paio di anni sarebbe stato possibile che un'etichetta giapponese riuscisse a recuperare i diritti di riproduzione e riproporre il disco nel moderno standard industriale.
Ci salutammo con questa notizia e non ci fu più nessuna ulteriore comunicazione (e mi rimane il rammarico che se quella conversazione si fosse svolta con i tradizionali sistemi di comunicazione con carta-e-penna mi sarebbe rimaste tracce anziché essere consapevoli che un semplice annullamento di un'account di posta antico ha come effetto collaterale la cancellazione delle conversazioni digitali ... sigh!).

Cambio scena II

Ad inizio 2016 scopro per caso che la Sonymusic Giapponese ha da poco annunciato di ristampare parte di un catalogo degli anni settanta ... e tra i titoli riesco a vedere BEN SIDRAN - THE DOCTOR IS IN. Alleluja !!!!!
Ho preordinato quindi il disco in febbraio contento di colmare finalmente quella lacuna nella mia audioteca più vicina al mio cuore.
Ho atteso per mesi senza avere notizie di nessun tipo fino a questa mattina quando mi è stato recapitato un pacchetto postale contenente il prezioso oggetto che sto ascoltando ... ed il finale di "See you on the other side" risuona bello, vigoroso ed intelligente come è sempre stato nel mio ricordo e nel mio cuore.

Bingo!

martedì 1 dicembre 2015

Manna/Mirage - Blue Dogs (2015)




















Sono sempre stato un estimatore della musica dei Muffins e benchè la loro collocazione nel mondo della musica degli ultimi trent’anni sia stata ingiustamente considerata dai più “marginale” rispetto alla contemporanea o di poco antecedente scena “in opposizione” europea io trovo il sound di questa band particolarmente interessante ed innovativo nei suoi pur evidenti echi di  “derivazione” ispirativa.

Le sorti professionali di un gruppo che non riesce ad imporre completamente, o almeno con continuità, la propria identità artistica all’attenzione del pubblico sono destinate a mantenere marginale il contributo alla scena culturale del proprio tempo e così è infatti capitato ai Muffins.

Per fortuna nei tempi recenti qualcosa, soprattutto grazie alla altrove perniciosa “rete di connessione”, si è mosso tra gli affezionati conoscitori della band e parte della nuova generazione di giovani appassionati di musiche “altre” e così Dave Newhouse, Billy Swann e Paul Sears (tre dei quattro Muffins originali) hanno deciso di riproporre la loro traiettoria musicale con un nuovissimo lavoro autoprodotto ed autodistribuito (almeno per il momento).BLUE DOGS è l’eccellente risultato di questa rinata collaborazione dei tre (a nome MANNA/MIRAGE, come il primo album degli allora "The Muffins") supportata con competenza anche dalla presenza di altri musicisti in grado di ben adattarsi alle poliedriche composizioni (del solo Newhouse) qui proposte.

Ironia e rigore trovano equilibrio nelle atmosfere cangianti e sempre molto calibrate, caratterizzate da eccellenti orchestrazioni dei fiati e solismi sempre molto contenuti e mai banali.

Forse una certa dose di spigolosità e “cattiveria” è andata via via perdendosi negli anni, ma in compenso una attenta elaborazione armonica delle composizioni offre una riuscitissima alternativa ad uno sterile aprioristico sentirsi “contro” tipico di una “certa” epoca di coerente riferimento ed ispirazione artistica.

Ovviamente il carattere esclusivamente “strumentale” del disco non concede divagazioni “melodiche” di facile presa, ma del resto è sempre stato così anche in passato e non c’era certo alcun motivo di provare a cambiarne l’essenza oggi.

In ultima analisi un gran bel lavoro che merita di essere presente nelle audioteche di un pubblico desideroso di qualità e onesta creatività contemporanea.

sabato 25 aprile 2015

James Taylor - 24 aprile 2015 - Padova, PalaGeox
















I segni del tempo si vedono tutti nel fisico e nelle modalità di adattamento soprattutto di alcune canzoni del buon vecchio JT, ma è altrettanto vero che il profondo segno lasciato da tempo nel cuore di un appassionato non è andato scemando, anzi …
... si rafforza ogni volta che viene esposto alla presenza dell’origine prima, ogni volta che è possibile restare a pochi metri da quell’uomo che - lo si voglia o no - ha raccontato se stesso con una sincerità ed una generosità di rara intensità.
Un concerto di JT non è uno spettacolo, ma è un invito a trascorrere una serata in compagnia di amici … con un anziano buontempone che dopo cena ci suona qualche sua canzone, note che conosciamo dal profondo perché ormai incastonate NEL profondo delle nostre emozioni individuali.
Lui suona, scherza, ride, balla, si emoziona e si diverte e non fa nulla per nascondere il tempo che trascorre inesorabile anche per lui.
Tra una canzone e l’altra racconta degli aneddoti (alcuni arcinoti per i frequentatori delle sue serate … che lo rende ancora più uguale ad un qualsiasi nostro parente in età e apparentemente leggermente “rincoglionito”), storie sono sempre ricche di un fascino speciale per chi non ha mai avuto la possibilità di sentirle raccontate proprio dalla voce di quell’uomo allampanato e dallo sguardo dolce e allucinato allo stesso tempo.
Serate come queste sono preziose perché permettono davvero uno scambio di emozioni così intenso da far capire come sia vero il potere della musica e come sia ancora possibile comunicare davvero tra umani con sistemi non solo verbali … è un segno (senza sembrare troppo “spirituale”) di rara fratellanza.
Il concerto? un piacevolissimo e rilassato ripasso delle ben note canzoni ma con qualche momento di inaspettato vigore muscolare sonoro che ha dato l’ennesima dimostrazione di come gli attempati signori sul palco siano ancora in grado di far esplodere i loro singoli strumenti con la giusta cattiveria e maleducazione (in particolare non ho mai visto Michael Landau così in forma alla chitarra … almeno due dei suoi soli sono stati davvero qualcosa di “devastante”).
La rilettura più grezza e potente di un brano blues leggendario come “Steamroller” è stata forse la sorpresa più grande e “l’unica” vera deviazione dalla consolidata dimensione concertistica di JT. La sua magica voce mostra i segni del tempo e alcuni adattamenti delle linee vocali lo dimostrano, ma va bene così perché la qualità della storia che ti racconta prescinde dalla reale perfezione della voce che la racconta … e stranamente è proprio nelle tonalità più confidenziali che la fatica del cantare si manifesta verso la fine del concerto … e quando con più evidenza si manifesta nelle strofe confidenziali dell’ultimo brano (l’intramontato ed intramontabile capolavoro di Miss. Carole King “You’ve got a friend”) in fondo rappresenta un “valore aggiunto” alla performance, un segnale di ancor più onesta intimità tra l’artista ed il suo pubblico.
I brani dell’ormai imminente prossimo nuovo disco raccontano invece un JT rilassato ed “escatologico”, più che mai proiettato verso i grandi temi dell’esistenza, quasi un bilancio di saggezza acquisita da una vita non altrettanto saggia e lineare (con “You and I again”, in fondo, regala un commovente messaggio “universale” … a prescindere dalla dedica particolare alla attuale moglie Caroline “Kim” Smedvig)
Naturalmente c’è anche molto “mestiere” nell’incedere sul palco, nell’intervallare a volte tra brano e brano piccoli bizzarri siparietti proposti con grande naturalità e con una mimica facciale che contraddistingue da sempre l’arte del comunicare di JT (e non solo da quando è persona “ripulita” da qualsiasi passato “bad behaviour”).
fa parte di questa unicità comportamentale anche la scelta di accettare la pausa tra i due set musicali (a mio parere voluta più dall’organizzazione per motivi “commerciali” che da reali esigenze della band) caratterizzandola in modo personalissimo rimanendo ostinatamente sul palco, seduto e disponibile a firmare qualsiasi oggetto gli venga proposto dai numerosi entusiasti fans.
In questo modo di fatto JT non è mai uscito dalla scena fino ala fine del secondo set, dopo l’ennesima solare e contagiosa performance di “Your smiling face”.
E probabilmente, a conti fatti, anche questo particolare è un piccolo “segnale” che metaforicamente dimostra come JT praticamente non uscirà mai dall’immaginario dei suoi estimatori sinceri.

Something in the Way She Moves 

Today Today Today 

Lo and Behold 

Wandering 

Everyday (Buddy Holly cover)
Country Road

Millworker 

Carolina in My Mind 

One More Go Round 

Sweet Baby James 

Shower the People

Stretch of the Highway
You and I Again 

Hour That the Morning Comes 

Handy Man (Jimmy Jones cover)
Steamroller 

Fire and Rain 

Walking Man 

Mexico 

Your Smiling Face

Shed a Little Light 

How Sweet It Is (To Be Loved by You) (Marvin Gaye cover)
You've Got a Friend (Carole King cover)

James Taylor - chitarre voce
Michael Landau - chitarra
Jimmy Johnson - basso
Steve Gadd - batteria
Larry Goldings - tastiere
Andrea Zonn - voce, violino
Kate Markowitz - voce
Arnold McCuller - voce

mercoledì 11 febbraio 2015

Robert Rich - Sunyata (1981)

Riavvolgiamo il nastro immaginario e ritorniamo al 1981, agli albori di una “certa” nuova elettronica, alle prime audio estensioni della filosofia del “suono d’ambiente” sviluppatesi dalla teorizzazione Budd/Eniana e declinate con uno spirito “sidereo” fatto di echi lontani di tempi dilatati e tanto, tanto, tanto spazio evocato intorno.

Ascoltando questo primo esperimento sonoro di Robert Rich, questi due lunghi “drones” elettronici sospinti in uno spazio virtuale dell’immaginazione più dilatato e vicino alla percezione di un qualche misterioso “vuoto”, 

mi torna in mente il principio primo della “musique d’ameublement” elaborato dal leggendario Eric Satie e realizzo - una volta di più e con molta soddisfazione - che questa "musica che non ha bisogno di essere ascoltata” in effetti riempie lo spazio circostante e diventa “compagna di viaggio” nella sua dimensione "discreta", trasformandosi in etereo profumo sonoro che pervade lo spazio delle nostre azioni (o della nostra immobile concentrazione).

Qui, il suono non racconta nient’altro che se stesso, condizionando l’ascoltatore ad ascoltare nient’altro che se stesso … una perfetta dimensione sospesa in un equilibrio che ricorda molto la vasca di deprivazione sensoriale che Ken Russell racconta in un suo film di inizio 1980 (Altered States - Stati di Allucinazione).

Certo, questi suoni algidi non inducono le allucinazioni ancestrali del protagonista del claustrofobico film del geniale Russell ma proprio per questa dimensione apparentemente neutrale offrono alla coscienza la possibilità di proiettare e proiettarsi in tutte le direzioni possibili.

In caso di mancanza di auto-suggestioni in partenza è comunque possibile cercare di farsi coinvolgere dalle tanto evocative quanto volubili possibili interpretazioni di titoli di brani quali “Dervish dreamtime” o “Oak spirits” … che - volendo - già da soli indicano il punto di partenza, il luogo immaginario da dove iniziare eventualmente il … viaggio.

Robert Rich - Filaments (2015)

Musica da "respirare". L'esperienza sonica di Robert Rich lo ha portato sempre di più verso una prospettiva più "europea", certamente più in debito con l'elettronica minimale tedesca della metà degli anni settanta qui semplicemente rivisitata ed arricchita con quella tipica spazialità che proviene da suggestioni più propriamente legate al primissimo movimento "new age" USA (di cui Rich è stato sicuramente uno degli esponenti maggiori). Sequencers in pulsazione ipnotica e lunghe note pseudo orchestrali abitano la quasi totalità del contenuto (9 tracce) di questo lavoro che non aggiunge nulla di nuovo alla poetica musicale di Rich, ma si inserisce perfettamente nel suo eccellente percorso artistico.

martedì 18 dicembre 2012

FRAGMENTED - The Structure of (clear) Wine (1997)

Anx.Scan è figura dell'underground metropolitano americano (e non è assolutamente importante definire o stabilire di QUALE ambito metropolitano si tratti, dato che questo audio-behaviour indipendente di fine anni novanta era presente e simile sia che fosse generato a New York, a Boston, a Los Angeles o in una qualsiasi lontana periferia o sobborgo di un qualsiasi territorio urbanizzato nella "terra d'opportunità").
Il linguaggio musicale di questo album è colto, evoluto e raffinato. Vaga alla ricerca di risposte sonore a domande umorali che si sovrappongono e si intrecciano amalgamandosi tra loro in sciamanici rituali sonori fatti di primitive pulsazioni, contemporanei rumori rosa e sommessi sussurri poetici.
Al primo ascolto, la sensazione immediata è quella di essere avvolti da un ambiente sonoro ostile, abitato da spettri acustici inquieti, vendicativi e minacciosi ...  ed in questo sta sicuramente il fascino di questo materiale (e di moltissimo materiale propositivo e sperimentale multimediato di fine millennio scorso).
Agli ascolti successivi invece diventa interessante analizzare il "lessico" multi-stratificato utilizzato dall'autore, in sostanza una forma multipla di linguaggi sovrapposti nel tentativo di raccontare più storie allo stesso tempo, portare l'ascoltatore (o semplicemente il compositore) a sentirsi trascinato in più "luoghi" differenti contemporaneamente creando una forte sensazione di straneamento razionale.
Probabilmente è la forma musicale più vicina alla psichedelia (nel senso stupefacente) ottenuta dopo gli esperimenti musicali magmatici e comunitari  delle fratellanze hippie ai tempi dei più oscuri meandri della consapevole rivoluzione freak di fine anni sessanta.
Alla fine, dopo molti ascolti, ci si rende conto che questo behaviour artistico  è semplicemente (ma attenzione un avverbio da non intendersi in senso "riduttivo" o squalificante) puro "noisexploitation" di fine millennio, prodotto di autoriferimento compiaciuto dell'artista che ha il grande merito di consegnare al pianeta la sua testimonianza con un supporto fisico digitale in grado di mantenere l'eco di quel "pensiero sonoro" per qualche decennio a beneficio delle curiose generazioni successive. Qualcuno prima o poi si chiederà il PERCHE' di questa "necessità" e modalità di comunicazione di questi anni e forse verrà guidato a ri-analizare questi tempi con suggestioni e - appunto - testimonianze dirette più in grado di raccontare l'intimo sentire di un compositore/interprete dell'epoca (certo, un frammento fortemente individuale, ma pur sempre "lanciato" in un una potenziale dimensione collettiva).

File under "TESTIMONIANZE".



giovedì 6 dicembre 2012

2012 - Understanding America (Frank Zappa)


















 
... discussa ... discutibile raccolta (ma non) a capocchia di materiale vario dal catalogo (vecchio e nuovo) di Zappa ... concepita e voluta dal Maestro in persona e realizzata (già nel 2008) dagli "eredi" ma pubblicata solamente adesso ... ed è il "concept" che merita ... il resto è già noto e stranoto (e anche stravolto in parte dalla presenza di alcuni famosi velenosi re-missaggi delle prime riedizioni ...). Fa comunque preziosa eccezione la (inedita) versione di 25 minuti del manifesto "Porn Wars deluxe" ... esclusivamente per zappiani concettuosi ed amanti del "progettoggetto", per tutti gli altri (anche quelli potenziali) una rischiosa affascinante traiettoria verso uno zappa spesso tecnologicamente e sonicamente "audio-riletto" e quindi non figlio del suo tempo e degli originali crudi suoni di fine sessanta.