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venerdì 14 gennaio 2022

KING CRIMSON - "Music is our friend - Tapers are not (but ...)" - 2021























... meno 7 alla fine ... e si sente.

Non che la corte sonora sia particolarmente appesantita o dismessa, ma l'impressione all'ascolto è quella della consapevolezza definitiva (soprattutto dei musicisti coinvolti) che ... "è stato bello, ma ora anche basta!".

E così concerti di quest'ultima stagione cremisi (quella "pandemica", per intenderci) non sono più come quelli dei tour precedenti ... e questo traspare sia nel bene che nel male ... ovvero ... al repertorio proposto sono state aggiunte delle interessanti sfumature interpretative non sempre presenti nelle performances degli anni precedenti, ma allo stesso tempo la scelta dei brani da suonare è decisamente meno avventurosa e concede molto poco alle inaspettate potenziali nostalgie del pubblico di anni orsono (per capirci la "Lizard Suite" è sparita completamente dalle setlist e con essa alcune delle proposte più propriamente "di omaggio" alla grandissima carriera cinquantennale del combo).

Sono praticamente tornate nell'oblio live anche pagine straordinarie early '70s come "Cirkus", "The Letter", "Sailor's tale" e "Easy Money" ma rimangono alcuni "grandi classici", ormai ineludibili emozioni da rinnovare a beneficio delle platee planetarie ("Red", "Schizoid man" (ma NON sempre!), "In the court", "Epitaph", "Larks' tongues in aspic", "Pictures of a city", "Islands" e "Starless"), ed alcuni brani che via via si sono meglio adattati al "pensiero sonoro" di questa formazione (tipo "Moonchild", "One more red nightmare", "Level five" e la sempre spettacolare "Indiscipline"). Sorprendentemente viene riservato molto meno spazio alle evoluzioni dei tre batteristi in prima linea (ma questo può anche essere giustificato dalla necessità di ridurre al minimo il tempo di permanenza sul palco del gruppo su specifica richiesta dei promoter e delle organizzazioni locali).

L'unica VERA novità ascoltabile qui in "full glory" (ed eseguita ben "due volte e mezzo") è la nuova versione di "Peace - An End" riarrangiata con l'ausilio di nuove parti di pianoforte e tastiere ad integrare le precedenti versioni "essenziali ed asciutte" per sola chitarra e voce di Jakko.

Alla resa dei conti, dopo poco più di due ore di concerto, l'unica riflessione possibile rimane sempre la stessa ... non importa di quanto "generosa" sia stata la singola performance, ma importa invece essere riusciti a testimoniare con la propria presenza quell'evento straordinario che nei passati cinquant'anni è sempre stato un concerto dei King Crimson (quando possibile) ... e dato che probabilmente non ce ne saranno più, sarà meglio ricordarselo sempre!

Peccato per chi non c'era.

giovedì 23 dicembre 2021

KING CRIMSON "Music is our friend" - 2021

... apparentemente doveva essere l'ennesimo "live" della bestia a sette teste ... il solito filler da discografia bulimica senza un reale senso artistico o creativo ... ed invece (per l'ennesima volta) King Crimson accende una luce nell'anima del vecchio appassionato e forse raggiunge anche il cuore di qualche novello ascoltatore vergine delle soniche antiche incursioni di corte (qualsiasi corte). L'energia che si sprigiona da queste registrazioni è terribilmente potente e - nonostante un missaggio (a mio modestissimo parere) anche rivedibile - pervade la stanza d'ascolto quasi come l'uragano Ida che ha accompagnato la band in terra d'america in quei giorni del 2021.

E' davvero impressionante sentire le nuove sfumature offerte dal combo (il pianoforte Tippettiano di Jeremy Stacey merita il primo premio per il nuovo carattere ed il valore aggiunto ai brani interessati) ... tutti i musicisti sembrano in uno stato di grazia che contrasta palesemente con le condizioni paranoiche in termini di sicurezza Covid-19 in cui il tour nordamericano è stato portato avanti ... sulla qualità delle performances avevamo già avuto qualche assaggio dagli immancabili trasgressori delle regole etiche imposte dal monarca cremisi, ma con queste registrazioni adeguatamente riprodotte, questa condizione interpretativa "eccezionale" emerge in tutta la sua potenza (Tony Levin in particolare appare finalmente il gigante che è sempre stato) ... l'aspetto che mi colpisce maggiormente di queste registrazioni è che negli spazi concessi al "caos organizzato" i musicisti proprio non si risparmiano sonicamente e sembra sia stato stabilito che questa libertà d'espressione sia davvero la cifra di "fine mandato" di questa bestia sonora ... il che offre ancora più chiaramente la visione di una prospettiva collettiva finale concessa da sua maestà per una completa e definitiva espansione del suono generale ... in realtà è anche la continua attività di questi musicisti (che sono insieme dal 2014 ... particolare da NON dimenticare questo) ha permesso loro di metabolizzare perfettamente il materiale suonato e perfino di aggiungerci le proprie peculiari sfumature individuali a consolidamento della massa sonora così prodotta.

Non sono sicurissimo che il pubblico presente a questi concerti qui documentati abbia potuto apprezzare appieno tutte queste sfumature (non dimentico mai che la gioia di vedere questi musicisti suonare queste pagine epiche di una preziosa stagione creativa perduta è talmente intensa che "costringe" a comprimere il giudizio in tempo reale sulla musica, è un'esperienza che travolge e lascia perfino intimoriti a volte) e quindi mai una pubblicazione ufficiale come questa, con questo materiale fu più indispensabile storicamente per un'analisi prettamente musicale della dimensione finale di corte. Un epilogo straordinario di un viaggio straordinario proveniente da una dimensione creativa musicale straordinaria e rinnovata negli anni con straordinaria intelligenza e capacità di evoluzione culturale.

MUSIC IS OUR FRIEND è un disco INDISPENSABILE (al pari dei molti altri dei King Crimson, peraltro)

venerdì 14 dicembre 2012

giovedì 19 novembre 2009

KING CRIMSON - 2001.08.15 San Diego (California)



Ovviamente dopo oltre un centinaio di uscite discografiche (perchè di TANTE stiamo parlando) è difficile pensare che sia ancora possibile trovare qualcosa di significativamente "nuovo" in una qualsiasi documentazione audio dei King Crimson. Eppure questa ennesima meritoria operazione di divulgazione del "verbo/suono" reale ad opera della dgmlive.com è perfettamente riuscita nell'intento.

Nelle note di presentazione si legge l'aggettivo ESSENZIALE ed è pur vero che con una encomiabile sobrietà ed onestà intellettuale tutte le proposte del catalogo dgmlive vengono descritte senza enfasi commerciale o senza accattivanti promesse di mirabilia ... le registrazioni vengono infatti presentate esattamente per quello che sono (e questo è un altro motivo di mio profondo apprezzamento per il lavoro che SID SMITH e tutto lo staff della dgmlive stanno facendo in questi anni).

Tornando all'aggettivo ESSENZIALE, un crimsomaniaco rischia anche di rimanere perplesso e diffidente ... eppure anche questa volta il giudizio non solo era discreto e understated ... ma il materiale ascoltabile in questa registrazione è semplicemente STRAORDINARIO!

Scenario: i KING CRIMSON sono usciti dalla prima fase creativa del nuovo quartetto (risultato dei vari Projekcts) e stanno lavorando a quello che diventerà (due anni dopo) l'album THE POWER TO BELIEVE. Evidenti segni di questa evoluzione sono l'uso della batteria acustica in un set ibridato con elementi elettronici (nel 2000 il set era COMPLETAMENTE elettronico) ed una evidente sferzata verso un suono più aggressivo e violento ... "intellettualmente animale".

Per testare questo step il gruppo accetta di fare una mini tournee promozionale con il ruolo di SPALLA (spalla ???) alla più famosa (PIU' FAMOSA??) band metal dei TOOL (eccellente paraltro ... e benchè all'epoca rimasi stupefatto da questa per me blasfema "inversione" di ruoli, è abbastanza evidente che per le nuove generazioni i King Crimson rappresentavano qualcosa di potenzialmente "vecchio" sic!).

Eppure mai scelta promozionale è stata più indovinata, visto che le crude sonorità in divenire del quasi sessantenne RF e dell'acrobatico Belew hanno sicuramente lasciato un segno indelebile proprio nell'animo dei più giovani astanti ... viste le vendite dell'album successivo e il nuovo interesse che si è riacceso sulle vicissitudini artistiche della corte cremisi in generale.

"Level five" e "Dangerous curves" sono due dei brani in elaborazione e benchè ancora evidentemente in fieri sono eseguiti con una potenza ed una determinazione che ... alla fin fine ... quasi non è completamente riproposta nella versione finale. I brani aggrediscono il pubblico con una cattiveria ed una solidità davvero incredibile ed appare del tutto gustificata l'idea di denominare "nuovo metal" la nuova veste sonora del Re.

"Deception of the thrush" induce alle lacrime perchè in nessuna registrazione al momento disponibile di questa band esiste una esecuzione così SUBLIME e PERFETTA nella sua duplicità sostanziale del bene/male ... come dice Sid Smith "tra il terrificante ed il trascendente". Davvero!

"Lark's tongues in aspic pt IV" (benchè venga proposta mutilata del contenuto deprimente - a detta di Fripp - del cantato finale) raggiunge livelli di compattezza difficili da immaginare in una band evidentemente ancora in grande dinamismo espressivo,

Paradosso significativo: "Thela Hun Ginjeet", manifesto dell'innovazione crimsoniana degli anni '80 qui appare addirittura obsoleta ed "inutile" nel nuovo contesto ... e non tanti artisti possono permettersi di considerare creativamente superati episodi come quelli contenuti in album come DISCIPLINE!!!

Finale con sorpresa poi per l'immortale "Red" dove a metà del brano, sfruttando la ben nota pausa della parte di batteria, Danny Carey - all'insaputa di Fripp - prende il posto di Pat Mastelotto e conclude la performance coronando probabilmente un suo personalissimo sogno: suonare l'inno cremisi con il Re in persona.

Le cronache raccontano che alla fine un divertito Fripp annuisce sorridente dimostrando di aver comunque gradito l'imprevista corsara incursione.


giovedì 22 ottobre 2009

KING CRIMSON - ContaKcts (1988-2000)



Bizzarro bootleg dedicato ai Crimsoniani "pigri" ... quelli amanti delle rarità disponibili "in giro per la rete" ma senza la voglia di cercarle con attenzione tra le tante possibili sorgenti a disposizione.

In questa "raccolta" non ufficiale vi sono alcune cose davvero interessanti come:

(1) la versione originale della controversa "I Have A Dream" (proposta dal solo Belew con chitarra acustica e synth) che i più attenti sapranno costituire la parte finale di "The Construkction of light", una sezione che nei tempi più recenti Fripp ha IMPOSTO diventare solo ed esclusivamente strumentale dal momento che a suo dire il deprimente testo di Belew non rappresentava un "bene" per lo spirito.

Tragedys of Kennedys,
refugees,
AIDS disease
photos of Hiroshima,
the Holocaust,
and Kosovo
Tim McVeigh,
Saddam Hussein,
the bombing of the World Trade
hostages in Bosnia,
atrocities,
South Africa,
abortion and Kevorkian,
Vietnam,
napalm,
Lady Di, and Lennon died a violent crime,
Columbine,
"I have a dream that one day...."
Rodney King, O.J.,
symbols of our life and times,
"One giant leap for mankind"

(2) il commovente soundscape originale della performance del solo Fripp al World Trade Center nel 1998

(3) l'intera documentazione audio del concerto di Roma nel 2000 tratta evidentemente dal video presente in "Heavy ConstruKction" (compresa la disastrosa versione di "Vroom"!!!)

(4) il soundscape "nascosto" contenuto nel DVD "Deja Vroom" del 1995

Le numerose uscite discografiche ufficiali (con DGMLive e KC Collector's Club) hanno ridotto parecchio la pubblicazione di bootleg nel mondo, ma ne hanno aumentato la specificità, tanto da indurre i compilatori clandestini sempre a provare a confrontarsi con casa madre per la scelta "collezionistica" del materiale da pubblicare.

Quanto presente in questo disco, comunque, in passato era già stato reso ampiamente disponibile in varie occasioni ... ovviamente online.

giovedì 15 ottobre 2009

NUCLEUS & LEON THOMAS - Live in Montreaux (1970)



Documento di grande curiosità questa performance datata 20 giugno 1970 del "black yodler" Thomas e la appena nata band di brit-jazz capitanata dall'eccellente e compianto IAN "Redhead" CARR.

Frutto dell'estemporanea collaborazione preparata appositamente per il più famoso jazz festival elvetico, questo improbabile connubio si spinge in territori concessi probabilmente proprio solo in quella fase sperimentale di intreccio tra la musica jazz ed altre possibili derive ritenute - fino a quel momento - aliene.

Ad aprire le danze l'intramontabile eterno concept di "The creator has a master plan" (Pharoah Sanders) dove le qualità canore di Leon Thomas danno pieno sfoggio delle loro possibilità (Thomas verrà poi successivamente proiettato nel mondo variopinto e cangiante del rock quando nel 1973 collaborerà con Carlos Santana, ma sarà una parentesi relativamente breve).

A seguire il blues stravolto di "Damn Nam (i'm not going to Viet Nam)" dove l'intensità dell'interpretazione della band è oltremodo notevole considerati i protagonisti presenti sul palco ... KARL JENKINS, JON MARSHALL, l'immancabile BRIAN SMITH e JEFF CLYNE (che personalmente faccio fatica ad immaginare in un contesto blues). A questi va aggiunto l'estroso CHRIS SPEDDING alla chitarra che in effetti è l'unico che si avventura in efficaci improvvisazioni di bottleneck-blues guitar.
"One" è un vero e proprio showcase per la tecnica solistica vocale di Thomas ... e se qualcuno non dovesse conoscere il suo bizzarro modo di cantare la sorpresa è senza dubbio garantita. A seguire i soli di una band - a mio avviso - in piena rotta di collisione con il jazz tradizionale (nonostante le strutture di base sembrino appoggiarsi sulle classiche modalità della musica afro-americana). Brian Smith e Ian Carr la fanno da padroni negli assoli mentre un rigoroso Jenkis contrappunta qua e là il tutto al Fender Rhodes ed un "nevrotico" Spedding mette in atto curiose incursioni a clusters ritmico-atonali con la sua chitarra.

Un altro inaspettato blues ("Chains of love") e la conclusiva "Journey" permettono una ulteriore riflessione sul delicato equilibrio che questo progetto (benchè estemporaneo) stava cercando di proporre. Anche in questo caso Spedding è semplicemente inafferrabile nel suo sempre imprevedibile bottle-neck style (a volte sembra più il chitarrista di ... Capt. Beefheart che non di una brit-jazz-band).

Data la straripante notorietà (nell'ambito jazz tradizionale) di Thomas è fin troppo evidente notare il fatto che NUCLEUS è nient'altro che la band di supporto al cantante ben lontana dalle sue traiettorie innovative nell'ambito dell'emergente rock-jazz (la band infatti pubblicherà il suo primo album ELASTIC ROCK proprio nel 1970 e gran parte dell'interesse inziale ottenuto dagli addetti ai lavoro sarà determinato proprio dalla serata al Montreux Jazz Festival).

giovedì 8 ottobre 2009

KENNY WHEELER QUINTET - The widow in the window (1990)



Ennesima eccellente prova discografica per un gruppo di telenti che - presi da soli - meriterebbero ampio spazio nell'audioteca di qualsiasi appassionato di musica.
Kenny Wheeler (tromba, flicorno) qui si accompagna a quattro altri "mostri" quali Dave Holland (contrabbasso), John Taylor (pianoforte), Peter Erskine (batteria) e John Abercrombie (chitarra).
Inutile dire che il gusto con cui viene proposta questa musica è sorprendentemente in perfetto equilibrio tra tradizione e ricerca, dimostrando una lucidità di intenti forse inevitabile per una combo composto da musicisti che hanno suonato spessissimo tra loro.
Delle qualità di Wheeler e del suo modo originale di intepretare armonie e melodie, già si legge dappertutto ... io mi permetto solo di sottolineare l'impeccabile presenza chitarristica di Abercrombie che qui percorre sentieri musicali di indiscutibile magia.

martedì 6 ottobre 2009

KING CRIMSON - Birchmere - Alexandria, VA (2003.03.04)



A farla da padrone in questa registrazione del 2003 è l'influenza del povero Belew che davvero con encomiabile professionalità porta a compimento il suo obbligo contrattuale. E lo fa con grande umorismo ed autoironia senza abbassare di granchè il suo (alto) standard abituale.
In effetti, il giorno prima era stato costretto dal medico a rimanere a letto in albergo, e quindi il previsto concerto dei King Crimson di fatto si era trasformato in un estemporanea performance del Projekct Three (come documentato nel KCcc 34).
Per quello che riguarda questa registrazione resa disponibile da pochissimo nell'archivio pubblico della DGMLive! sono da notare soprattutto le interpretazioni al fulmicotone di brani come "Prozakc blues", "Level five" e "Facts of life" nonostante qualche indecisione addirittura di sua Maestà "in-persona".
RF si rifà alla grande alla volta di "The World's My Oyster Soup Kitchen Floor Wax Museum" (mentre qui è Belew che per la prima volta ha una leggera indecisone) e "Dangerous curve", ma in sostanza è l'ennesima dimostrazione della solida dimensione live dell'ultimo quartetto della (per fortuna fin qui non ancora conclusa) storia della corte Reale.
E che questa formazione fosse "muscolare" risulta evidente nonostante le sbavature del sovrano questa volta grazie soprattutto alla potenza esplosiva del drumming "ibrido" del miglior Mastelotto.

Reperibile qui.

venerdì 23 gennaio 2009

BRUFORD - Old grey whistle test (1976)



E' proprio vero che non tutte le ciambelle riescono con il buco, e nonostante i nomi coinvolti, qualche volta la performance sembra davvero non decollare.
E' il caso della esibizione della BRUFORD BAND avvenuta negli studi della BBC durante la registrazione dello storico programma musicale televisivo OLD GREY WHISTLE TEST.
Vale la pena sottolineare il fatto che la formazione sul palco non è esattamente quella che poi avrebbe registrato l'eccellente album d'esordio FEELS GOOD TO ME. Quattro quinti dei musicisti coinvolti sono in effetti gli stessi (Bill Bruford, Allan Holdsworth, Dave Stewart e Annette Peacock) mentre il basso è suonato da Neil Murray. Ma non è certo a quest'ultimo che deve attribuirsi la responsabilità della deludente esibizione.



Il gruppo infatti sembra davvero impreparato all'occasione (ed io onestamente non ho fatto ricerche per sapere se partecipare all'OGWT fosse stata una scelta in qualche modo "forzata" o "improvvisa") però sicuramente non è da musicisti come quelli citati rischiare di fare delle figure non all'altezza della loro fama.

Il gruppo ha il compito di chiudere con la propria esibizione la puntata della trasmissione e lo fa eseguendo due brani del primo album: l'omonimo FEELS GOOD TO ME e BACK TO THE BEGINNING.
Nel primo, a parte un (apparentemente, almeno) svogliatissimo Holdsworth seduto su un amplificatore che si limita a ritmare la sua chitarra senza alcuna determinazione e senza addirittura un qualche suono (magari questo è imputabile alla fonia palco ... però l'atteggiamento del chitarrista non lascia intendere un grande entusiasmo),



un grossolano errore dell'altrove eccellente Dave Stewart compromette di fatto l'utilizzo della registrazione per una diffusione televisiva (o almeno la sconsiglierebbe). Soprattutto perchè lo stesso Stewart si manda eloquentemente a quel paese da solo in modo decisamente plateale (che proprio non sarebbe suggerito dalla consuetudine professionistica dell'ambiente) che semmai rende simpatica giustizia alla apprezzabile spontaneità della situazione.



Non va meglio nel secondo brano, con una buona interpretazione vocale (anche se incerta a volte) della Peacock (forse troppo "esuberante" nelle mossette "accattivanti")



che non riesce a nascondere le incertezze continue della band, manifeste durante il lungo solo centrale di Holdsworth. I musicisti si guardano, si cercano continuamente nella necessità di segni d'intesa. Ovvio che ad una visione appassionata quelli citati sono particolari che non diventato determinanti per escludere il documento dalla propria collezione, ed è altrettanto evidente che una brutta performance non inficia minimamente il valore dell'operazione in corso, però resta significativo il fatto che di questa registrazione mal riuscita esistono in giro solamente delle copie non ufficiali perchè censurata probabilmente dallo stesso management degli artisti.
A volte capita anche questo.

A parziale "risarcimento" suggerisco la visione del DVD ufficiale dedicato a Bruford e pubblicato recentemente nella serie ROCK GOES TO COLLEGE (con Jeff Berlin al basso) che almeno dal punto di vista generale non vede condizionata da evidenti errori l'intera performance.