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mercoledì 19 gennaio 2022

GONG (?) - "Piazza Navona, Roma 27.06.1975" (1975)


























... che fatica riuscire a mantenere "in linea" la coerenza della poetica musicale dei GONG senza la presenza del loro leader e fondatore Daevid Allen ... Steve Hillage che se n'era preso carico all'indomani della uscita dal combo del visionario fondatore ha retto per poco tempo questo ruolo ... una comprensibile situazione di inadeguatezza non certo dovuta alle capacità musicali del brillante chitarrista di Chingford (East London, giusto ai confini con la foresta di Epping altrimenti nota nel mondo del progressivo) quanto piuttosto alla insostituibile personalità di Allen (sul palco e fuori)

... ed infatti nel repertorio proposto in Piazza Navona a farla da padrona sono i brani che di fatto rappresentano la quasi totalità di "Fish Rising" primo disco "solo" di Hillage (di fatto pubblicato solo due mesi prima del concerto romano) ... quindi, se si escludono alcune bizzarrie condita dall'aroma "oppiopsichedelico" dello spirito originale dei Gong, questo in realtà è stato un concerto "venduto" come una performance dei Gong, ma che in realtà altro non era se non un tour promozionale del repertorio del solo chitarrista ... d'altronde è utile ricordare che quando Allen decise di abbandonare l'astronave che lui stesso aveva creato, molti contratti per concerti erano già stati concordati e stipulati e sarebbe stato davvero uno spreco farli saltare (dato che già qualche tempo prima la band era stata costretta a ritardare un tour per problemi di varia natura amministrativa e legale) ...

una delle ulteriori sorprese di questo insolito concerto comunque è la presenza di Brian Davison (ex Nice e ex Refugees) alla batteria ...il concerto romano in realtà sarebbe stato il suo penultimo suo con questa formazione "Gong-non-Gong" (la definizione "Paragong" non può essere usata qui dato che era stata già utilizzata per una ulteriore formazione momentanea del combo all'indomani della prima defezione di Allen dal gruppo per motivi personali avvenuta nel tra il febraio ed il maggio del 1973) ... Davison infatti se ne sarebbe andato dal gruppo per delle evidenti "buone ragioni ("irreconcilable musical and personal differences")

Ma la seppur "eccellente stanchezza" di questo concerto è facilmente percepibile ad un ascolto attento e soprattutto da chi è abituato a conoscere la "vera sostanza" del suono Gong e non basta la presenza di Didier Malherbe o gli innumerevoli "glissando" per replicare lo spirito vitale del visionario Allen

Posso però comprendere che il pubblico (accorso peraltro numeroso anche per vedere all'opera Robert Wyatt e gli Henry Cow quella stessa sera) sia rimasto comunque affascinato dalle "sballo-sonorità" proposte, ma a distanza di tempo e a mente lucida è indiscutibile l'improponibile paragone con l'astronave madre, fermo restando comunque il rispetto per l'indubbia (necessaria) professionalità di Hillage & C. nel cercare di non snaturare troppo il tutto per non deludere le aspettative degli appassionati presenti ...

venerdì 7 gennaio 2022

GONG - "Live à Longlaville 27/10/1974" (1974 - 2021)













 

 

 

 

 

 

... Ottobre 1974 è un mese cruciale per la "comune cosmica" ... ma, considerati anche i mesi precedenti appena trascorsi, sicuramente l'equilibrio all'interno del circo Alleniano è ormai saltato inesorabilmente (già in luglio Gilli Smyth - dopo una complicata irruzione della polizia antidroga nella residenza della "comune" a Witney - abbandona la ciurma sostituita dalla fidanzata di Hillage Miquette Giraudy, poco dopo anche Pierre Moerlen abbandona definitivamente la band per essere sostituito solo qualche settimana dopo da Laurie Allan e perfino lo stesso Daevid Allen si ritira momentaneamente alle Baleari abbandonando di fatto la guida del gruppo, affidandola ad un riluttante Hillage - egli stesso nel frattempo super impegnato a registrare il suo primo disco solista "Fish Rising" e a collaborare alla realizzazione live di "Tubular Bells" di Mike Oldfield)

... ma tornando al mese in questione, il 4 ottobre 1974 infatti viene pubblicato con grandissima aspettativa mondiale il terzo capitolo della trilogia Gong ovvero "You", ma solo qualche giorno dopo tutti i dischi del catalogo della band vengono ritirati dal mercato a causa di un contenzioso in atto tra la Virgin Records e la Byg Records ... problemi contrattuali sicuramente dovuti dalla "relativa" attenzione legale alle procedure d'affari ... solo quattro giorni dopo la Virgin sblocca l'ingiunzione legale e rimette in distribuzione gli album, ma deve attendere ancora qualche giorno prima di poter procedere alla effettiva vendita del catalogo perchè è prevista la discussione in tribunale della causa il giorno 11 ottobre ... in questa caotica atmosfera professionale, dopo il ritorno "contrattualmente forzato" di Allen, il gruppo riparte per un tour in terra francese, ma l'atmosfera non è più quella di un tempo e la band sembra un po' l'ombra di sè stessa ... la lunga concessione ad Hillage di presentare l'intera sua "Lunar Musick Suite" (poi contenuta in "Fish Rising") dimostra che gli equilibri creativi all'interno della situazione sono ormai davvero precari ... la performance di Longlaville del 27 ottobre qui documentata offre proprio questo sguardo malinconico (per gli appassionati ascoltatori delle bizzarrie dei PhP e Co) con una esibizione fortunatamente registrata decentemente ma non destinata a celebrare adeguatamente l'importanza dei GONG nell'universo musicale di metà anni settanta (ed oltre)

... certo, si ascolta sempre volentieri, ma la giostra qui "gira a vuoto" ...

martedì 17 novembre 2009

GONG - 1975.09.10 Marquee (1975)



Orfani del fondatore Allen, i GONG mantengono necessariamente fede agli impegni professionali contratti con la Virgin Records promuovendo diligentemente la loro uscita discografica del momento (SHAMAL) con una serie di concerti in formazione "ibrida" ovvero: Didier Malherbe, Steve Hillage, Pierre Moerlen, Mike Howlett, Mireille Bauer, Patrice Lemoine, Miquette Giraudy.

Il repertorio proposto qui è sostanzialmente quello che poi comparirà qualche mese dopo in "Fish rising" del solo Hillage, solo quattro brani del vecchio set GONG storico ("Oily way", "6/8", "The Isle of everywhere" e "Get it inner") e - curiosamente - solo due brani dall'album in promozione ("Bambooji" e "Wingful of eyes").

Inutile sottolineare che l'assenza di Allen lascia al solo Hillage la direzione dell'intero gioco e anche se il buon Steve fa del suo meglio, è evidente la mancanza della "genialità" tipica dell'imprevedibilità del vecchio Daevid. La band risulta così una buona formazione di prog-jazz-rock, eccellente nelle individualità ma molto meno coesa nella sua globalità ... tanto da sembrare più la prima vera band di Steve Hillage che non ciò che rimane della comune di freakoids a cui eravamo abituati dal 1971.



lunedì 16 novembre 2009

DAEVID ALLEN - Studio Folies (bootleg)



A partire da alcune uscite esclusive su musicassetta disponibili qualche anno fa sul mercato indipendente (alimentato proprio dagli stessi musicisti facenti parte dell'entourage) questo bootleg raccoglie differente materiale che compila insieme alcuni momenti della carriera professionale di Daevid Allen.

Dedicata principalmente all'avventura con i GONG - ovviamente - questa carrellata (non)-autorizzata permette di scoprire alcune ulteriori sfumature del già tanto caleidoscopico universo sonoro (esempio significativo l'improvvisazione live dove la band suona molto più vicina ai MOTHERS OF INVENTION di una qualsiasi versione late 60's di "King Kong" che non alla solita banda di freakoids).

Quando poi il materiale si sposta "altrove" è possibile scoprire una divertente e divertita di-versione del classico Andersoniano per antonomasia ovvero "Thick as a brick" (e chi l'avrebbe mai detto?) ed una splendida "Euterpe song" davvero incredibile per la sua originale rilettura vocale in chiave quasi-floydiana (ma ... sarà poi davvero Daevid Allen?)

In conclusione un bootleg divertente ed imperdibile per gli amanti non solo della dimensione "ironiconirica" della band.

venerdì 30 ottobre 2009

GONG - You (1974)



Già che ci sono, finisco la storia della trilogia ...

L'Eroe Zero ritorna finalmente sulla terra e arricchito dal suo viaggio mistico spazio-temporale, consulta Hiram il Master Builder su come organizzare la propria nuova consapevolezza al fine di costruire il suo proprio Tempio Invisibile (come quello esistente sul pianeta Gong). Una volta costruito il tempio, Zero si ripromette di organizzare lui stesso il grande incontro di Freeks nell'isola di Ognidove, a Bali.
Tutto avviene e tutto si realizza, compresa la imposizione del terzo occhio a tutti i partecipanti da parte dello Switch Doctor, solo che purtroppo per Zero, questa imposizione mistica viene impartita agli astanti mentre da solo rimane a mangiare una torta di frutta dietro alle quinte del grande palco - dove si svolge la festa ed il concerto del gruppo Gong.
Il suo isolamento dall'ambiente circostante gli impedisce di ricevere il suo terzo occhio e per questo motivo il suo spirito sarà condannato a vagare nell'universo di reincarnazione in reincarnazione cercando una nuova occasione per ottenere l'illuminazione".

YOU è il terzo capitolo della trilogia (che poi nel 1992 verrà aumentata di un quarto episodio con l'album Shapeshifter) e condensa nelle sue tracce tutto il progetto musicale e verbale partorito dalla fantasia (aiutata?) del solito Allen. Grazie al successo ottenuto nel frattempo si nota una maggiore possibilità di mezzi per creare nuove bizzarre combinazioni sonore ed è proprio per questo aspetto che YOU si distingue dai due precedenti.

Maturità e consapevolezza sono ormai parte integrante dell'espressione musicale della band ed è inutile stare a descrivere le singole eccellenze musicali presenti in questo disco.
Forse creativamente non è il disco MIGLIORE (probabilmente il più geniale è THE FLYING TEAPOT) ma la naturalezza della creatività di questo disco è talmente evidente da farlo sembrare più compatto e solido dei precedenti.

Inutile ricordare che proprio alla fine del tour dedicato alla promozione di questo album Allen e la compagna Smyth abbandoneranno il gruppo per ritirarsi a vita creativa e meditabonda alle isole Baleari (una vacanza che ci farà regalo di un disco BELLISSIMO come "Good Morning" realizzato con la banda isolana locale di EUTERPE)

GONG - Angels egg (1973)



La storia continua, così come le avventure dell'eroe Zero.

Dal momento che in questo secondo capitolo della trilogia a trama si fa un po' più intricata e mistica, di conseguenza anche la dimensione sonora acquisisce una ulteriore sfumatura di colori, grazie anche all'apporto del nuovo batterista Perre de Strasbourg (al secolo Pierre Moerlen) a ad una maggiore libertà espressiva del talento di Steve Hillage.

Aumenta anche la "verbosità" del contenuto ma, a conti fatti, l'operina rimane comunque piuttosto equilibrata ed intrigante nel suo incedere lungo le due facciate del vinile (perchè questo riascolto è effettuato con quella vetusta tecnologia).

"Hare Hare supermarket - Hare hare London Bus" è l'invocazione iniziale dell'eroe Zero che introduce il suo racconto della sua stessa perdita di riferimenti e del suo viaggiare senza rotta nel suo universo (forse) parallelo.

Forse la storia merita un riepilogo:

"Nel capitolo precedente (the flying teapot) Mista T Being, allevatore di maiali ma egittologo di passione, acquista un'orecchino magico dal bizzarro antiquario Fred The Fish.
L'anello di fatto è un apparecchio ricevente collegato all'emittente pirata Radio Gnome Invisible che trasmette dal pianeta Gong. Sconvolto da questa scoperta, Mista T Being viene accompagnato da Fred The Fish in Tibet per incontrare l'entità in grado di svelare i misteri di questo fenomeno ovvero il "gurubirra" Banana Ananda che vive in una grotta tra le montagne. Durante l'incontro Banana Ananda intona il suo mantra "Banana Nirvana Mañana" e finisce per ubriacarsi di birra Foster's.
Cambio scena e l'ineffabile Eroe Zero, del tutto estraneo a qualsiasi vicenda, improvvisamente incontra a Charing Cross Road una delle teiere volanti che provengono dal pianeta Gong .... dove tutto intorno volteggiano questi piccoli personaggi verdi dal copricapo a punta sorretti da una piccola elica che li mantiene sospesi (Pot Head Pixies).
Zero decide di seguire Cock Pot Pixie, uno degli omini verdi, alla ricerca di ... non si sa bene cosa, ma viene distratto molto presto da una micia che gli offre benevolmente e generosamente il suo cibo fatto di pesce e patatine. La verità è che la micia altri non è che la benevola strega Yoni che con il cibo sommisistra a Zero una sua pozione magica."

In questo secondo capitolo invece

Zero si addormenta per l'effetto della pozione e si ritrova lui stesso a volteggiare nello spazio senza meta. Dopo aver impaurito Capitan Capricorn, pilota spaziale incontrato per caso, riesce a localizzare finalmente il pianeta Gong e dopo esservi giunto, si intrattiene a lungo con una locale prostituta che a sua volta lo presenta a Selene, la dea della luna.
Zero continua ad essere sotto l'influenza della pozione magica di Yoni e per questo motivo viene introdotto ai misteri della tecnologia dei Pot Head Pixies (chiamata "Glidding") che permette alle Teiere Volanti di vagare nello spazio.
Grazie a questa familiarità, Zero viene addirittura accompagnato nel Tempio Invisibile del Pianeta Gong, luogo sacro e misterioso. Nel tempio, a Zero viene mostrato l' Uovo Dell'Angelo ovvero l'incarnazione dei Dottori Delle 32 Ottave (diretti discendenti della Grande Cellula Divina). Al cospetto dell'Uovo Zero viene informato di una grande rivelazione: presto sulla terra si riunirà una grande comunità di Freeks organizzata proprio dai Pot Head Pixies. Ed uno dei momenti fondamentali di questa riunione sarà una grande festa contraddistinta da un grande evento concertistico, durante il quale lo Switch Doctor (ovvero l'incarnazione terrestre di uno dei Dottori delle 32 Ottave, che vive proprio vicino a Banana Ananda in un rifugio segreto chiamato Invisible Opera Company Of Tibet) impartirà speciali istruzioni ai componenti della band GONG in modo da far apparire l'occhio della consapevolezza in tutti gli astanti, iniziando sulla terra l'era della New Age."


Flip!

GONG - Flying teapot (1973)



Ed ecco - inevitabile ri-ascolto - il primo capitolo della saga avventurosa di Zero the Hero e le teiere volanti pilotate dai Pot Head Pixies.

Per capire appieno l'impatto di questo album bisognerebbe utilizzare una macchina del tempo e portare tutte le nuove generazioni al lontanissimo 1973 perchè in quel modo diventerebbe chiarissima e limpida la luce nuova portata nel mercato della musica (cosiddetta) impegnata ed intelligente da questo consesso di freaks.

Il disco in sè è certamente più serio e concettuoso del precedente "Camemebert Electrique" pur nel suo ridicolo raccontare la visionaria storia degli omini verdi e delle loro teiere provenienti dal pianeta Gong e guidati nelle rotte da seguire dalla voce madre della Radio Gnome Invisible.

La tavolozza di audio-colori che contraddistinge questo primo capitolo della saga risulta arricchita principalmente dalle chitarre di Steve Hillage e Christian Tritsch e dalle sonorità "fumose" elettroniche di Tim Blake, anche se a recitare la parte del leone qui è ancora il suono di Good Count Bloomdido Bad De Grass (Didier Malherbe) in grado di marchiare in modo indelebile ed inequivocabile l'intero paesaggio sonoro presente.

Memorabili ed indimenticati momenti di questo disco sono "Flying teapot", "The Pot Head Pixies" e la evocativa e definitiva (per comprendere il "suono GONG") "Zero The Hero & The Witch's Spell".

Altro disco che riascoltato dopo tanti anni non perde il suo fascino e contribuisce ad alimentare una certa qualche nostalgia per un'epoca trascorsa troppo velocemente ed altrettanto tropppo velocemente cancellata dalla vendetta dell'industria discografica late 70's.

GONG - Camembert Electrique (1971)



Epifania psichedelica della comune musicale più bizzarra e famosa vissuta all'epoca della pura freakness post sessantottina.

Difficile non riconoscere, anche a distanza di tutti questi anni, la clamorosa e grande visione prospettica che questo ensemble di apparenti freakoids hanno concretizzato nelle loro pubblicazioni discografiche.

E tutto questo nonostante Camembert Electrique avesse avuto (per gli attenti musicomani dell'epoca) una specie di straordinario precedente in quel "MAGICK BROTHER MYSTIC SISTER" accreditato al solo Allen, ma chiaramente una sorta di "numero zero" della letteratura sonora della band a venire, un certo quale primo colpo ... ehm ... di GONG.

La musica di questa combriccola di svitati si è subito contraddistinta per una sostanziale imprevedibilità ritmico melodica generale e per le bizzarre interpretazioni vocali del leader Daevid Allen e della poetessa Gilli Smyth in grado di mantenere quasi sullo stesso piano e nello stesso contesto stile cabarettistico e stile mistico evocativo, permettendo al suono complessivo di rimescolare ulteriormente le emozioni.

La cosa che mi ha sempre impressionato di Allen è che nel suo "cantare" non c'è mai traccia di serietà, ma sempre una forma di ironia beffarda ed irriverente, nonostante qualche volta il contenuto dei testi non sia affatto divertente.
Scegliere di cantare IN QUEL MODO in quel periodo ha comunque reso i GONG completamente a sè stanti nel panorama invece serioso ed impegnato della scena progressive europea, ulteriore fattore questo di originalità e ... perchè no? ... genialità.

Ad una attenta analisi "musicale" poi emerge in tutta chiarezza la potente forza creativa di musicisti quali Didier Malherbe ai fiati e Pip Pyle alla batteria (oltre alla sorprendente chitarra dello stesso Allen).
Malherbe in particolare con questo disco aggiunge nuova vita e nuove prospettive ad uno strumento - il sax - già abbondantemente presente nello scenario progressive dell'epoca, rendendolo "divertente" e meno oscuro che non in altri contesti (per esempio le inquietanti massificazioni di David Jackson dei Van Der Graaf Generator), attingendo anche a delle suggestioni interpretative più propriamente jazzistiche.

Per fortuna eravamo solo all'inizio dell'avventura GONG e - questa la scrivo a titolo personale - Steve Hillage doveva ancora arrivare ad aggiungere la sua inconfondibile eccellente "super-echoed-freak-guitar" ... !!!!.