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martedì 24 novembre 2009

PROPAGANDA - A secret wish (1985)



Ennesimo vademecum della produzione musicale scritto da TREVOR HORN ed intepretato dai tedeschi PROPAGANDA, veicolo consapevole della fertile creatività sonora dell'ex BUGGLES e YES che indubbiamente ha rappresentato un vero e proprio punto di riferimento per il suono commerciale della decade multiforme per eccellenza.

A differenza di altri dischi però "A secret wish" - benchè genericamente "accattivante" e ben riuscito - nella sua globalità non sembra avere delle qualità tali da renderlo immortale od imperdibile in una ipotetica audio libreria di quel preciso momento.

In realtà il disco contiene sicuramente dei momenti anche ispirati, ma la eccessiva somiglianza con altre soluzioni sonore dettate dallo stesso produttore ad altre band da lui prodotte (FRANKIE GOES TO HOLLYWOOD o ART OF NOISE ... ad esempio) tende fatalmente a togliere valore al lavoro originale della band di Dusseldorf.

Altro discorso invece va fatto per i tre singoli tratti da questo stesso album (ovvero la straconosciuta "Duel", il primo "Dr.Mabuse" e la successiva "P-Machinery") che indubbiamente hanno scalato e mantenuto saldamente le prime posizioni delle classifiche di vendita continentali.



martedì 10 novembre 2009

TEARS FOR FEARS - Songs from the big chair (1985)



Disco chiave per capire le potenzialità straordinarie di una generazione di musicisti non solo attratta dai scintillanti e modaioli anni ottanta e disco altrettanto fondamentale per capire quanto fosse difficile pensare ad "evolvere" il lunguaggio pop in un momento in cui, ottenuta una maggiore diffusione delle possibilità creative, si è iniziato a non tenere nella giusta considerazione il VALORE artistico di una qualsiasi operazione, ma tutto si è concentrato nelle forza di penetrazione dei sistemi di vendita A PRESCINDERE dalla qualità del prodotto.

SONGS FOR THE BIG CHAIR è stato l'ultimo treno del possibile transfer evolutivo tra moda e cultura per quella generazione ... un viaggio andato evidentemente praticamente pressochè deserto.

Ci sono almeno una trentina di buoni motivi (alcuni addirittura rivoluzionari ... come il crash "sul 2 o sul levare del 4" per un genio assoluto della batteria pop quale Manny Elias) per considerare questo duo di "fighetti" più all'avanguardia di qualsiasi altro fenomeno musicale dell'epoca e, benchè possa capire l'imbarazzo di una certa "intellighenzia musicologa", rimane innegabile il loro prezioso apporto di "cervello" nella musica di intrattenimento.

Ma parlando di "cervello", per capire la grandezza di questa musica, è (purtroppo?) indispensabile la sua presenza in entrambi i capi della linea ... trasmettitore e ricevente devono lasciare la materia pensante a presidiare (non annullare!) le emozioni, solo così alcune sfumature diventano la SOSTANZA della qualità creativa di questi due ragazzotti adolescenti affascinati dalle teorie della prima terapia di Janov.

Sempre a proposito di "cervello" ... perchè non considerarne l'applicazione nei testi a partire dal manifesto (ingenuo, forse, ma sincero) all'inizio di una delle canzoni più famose

"In violent times you shouldn't have to sell your soul"

già, appare chiaro che il "dinamico duo" aveva smesso di cantare canzoncine per turbe adolescenziali e primi evanescenti amori per rivolgere la propria attenzione al sociale fino a riuscire a vendere milioni di copie di una canzone politica DI PROTESTA (SHOUT) che veniva cantata e ballata in tutto il mondo e che chiedeva di ripensare alla filosofia "nucleare" in una chiave politica umanistico-ecologica.

Avevano poi proseguito a vendere milioni di copie con la più criptica (ma non per questo meno centrata) contestazione dell'individualismo sfrenato nella spensierata (?) EVERYBODY WANTS TO RULE THE WORLD.

E come se non bastasse i due "fighetti" avevano pure messo in discussione l'emergente ed alienante filosofia produttiva della new economy in THE WORKING HOUR ...

These things that I've been told can rearrange my world, my doubt, in time ... but inside out

This is the working hour,
we are paid by those who learn by our mistake

This day and age for all and not for one
All lies and secrets put on put on and on

This is the working hour
we are paid by those who learn by our mistake

And fear is such a vicious thing, it wraps me up in chains
Find out ... Find out ... What this fear is about
Find out ... Find out ... What this fear is about

Insomma ... il fenomeno TFF - se ben analizzato - forse va ben oltre il semplice ascolto superficiale.

Questo loro atteggiamento (anche presuntuoso, dati i tempi) è costato loro molto caro, la coerenza ed una ritrovata "purezza" di intenti fin troppo intransigente tenuto nei confronti del music business (unita ad un inevitabile flessione delle vendite provocata da un pubblico diventato - grazie ai nuovi media - in breve tempo insensibile ai contenuti e all'evoluzione della forma, ma solo stimolabile dall'elemento "estetico" e presenzialista) li ha resi vulnerabili e facili prede dello "squalismo" imperante nel mondo del music-biz.
L'episodio del LIVE AID e la conseguente feroce polemica con il "furbone" Geldof è stata solo la punta di un iceberg che ha incrociato la strada dei TFF (diventati inesorabilmente fragili proprio come il Titanic).

Il bello è che i dischi successivi ... le polemiche dopo lo scioglimento ... le paranoiche dichiarazioni reciproche ... il silenzio di anni ... la malata reunion ed il vergognoso boicottaggio subito necessiterebbero di altre considerazioni ... ma, per il momento mi fermo qui (in fondo l'archivista ... archivia).

lunedì 9 novembre 2009

VO - Musiques pour un film imaginaire (1985)



Produzione molto indipendente francese dal forte connotato ritmico elettronico e caratterizzato dalla totale assenza di chitarre nell'arco dell'intero lavoro che risulta così molto minimale e - a volte - vagamente "crepuscolare" assimilabili a più note produzioni della Sky tedesca (come "Tyndall" ad esempio).

Molto interessante invece l'uso dei fiati (sassofoni principalmente) che riporta alla ribalta una scrittura semplice e senza fronzoli che ricorda spesso alcune delle produzioni elementari a nome "Long Hello" di e con l'ex VdGG David Jackson.

Benchè a volte siano anche originali e caratteristici, i VO risultano A tratti perfino troppo "infantili e naive" (come molta parte dei minimali dell'epoca), nella ricerca dell'interazione tra suoni elettroacustici differenti.

Rimane comunque un puntuale documento parallelo dell'epoca!

mercoledì 14 ottobre 2009

GAS CHAMBER - Gas Chamber (1985)



Un'apocalisse sonora che ha nella suite "Bodyshock" l'apice più efficace.

Non so se all'origine delle nostre percezioni esiste il caos ... e non so se è proprio a questa dimensione acustica che gli "ominidi" dietro alla sigla THE GAS CHAMBER intendono effettivamente riportarci, ma una cosa risulta straordinariamente preziosa una volta completato l'ascolto di questi quasi sessanta minuti di tetro "total-noise" ... il silenzio.

Notevole!