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mercoledì 10 febbraio 2010

DAVID AXELROD - Earth rot (1970)



Una breve, moderna cantata per la terra con suggestioni evocative a cavallo tra il biblico Isaia e le leggende Navajo.

DAVID AXELROD arriva a questo terzo capitolo della produzione solista con una lucidità straordinaria che lo porta automaticamente a scegliere una forma musicale decisamente particolare, ovvero far raccontare la storia del mondo ad un coro misto e ad una orchestra moderna completa, con l'ausilio di straordinari musicisti solisti (Ernie Watts al sax, ad esempio).

Il risultato è questo EARTH ROT, diviso in due principali momenti (ognuno di essi suddiviso in quattro movimenti) che forniscono all'ascoltatore una grande prova di capacità organizzativa del suono e del linguaggio musicale da parte del compositore ed arrangiatore Axelrod.

Una specie di sinfonia a doppia suite per certi versi più vicina alle allora contemporanee "opere pop", venate da una sottile presenza inevitabile di obliqui aromi psichedelici di un'america che cerca di svegliarsi dal torpore del solito abituale "entertainment" per provare qualche possibile nuova strada espressiva.

Un disco bellissimo che merita ascolti e riascolti.

giovedì 12 novembre 2009

DAVID AXELROD - Songs of Innocence (1968)



Un disco straordinario per un autore/produttore altrettanto leggendario che ancora troppo pochi conoscono.

Dalle eccellenti produzioni jazz con JULIAN 'Cannonball' ADDERLEY alle produzioni psichedelche di ELECTRIC PRUNES il lavoro di Axelrod non è stato solamente quello di mentore o guida, ma il suo metodo di orchestrare ed arrangiare alcune parti e produzioni lo hanno reso di fatto fondamentale per la cifra stilistica delle sue stesse supervisioni artistiche.

Se poi - come in questo caso - si prendono in esame i lavori a suo nome diventa incredibilmente evidente la forza creativa di questo ex pugile dal gusto musicale innovativo e visionario. L'uso ampio e quasi-commerciale dell'orchestra a pieno regime, in un contesto caratterizzato allo stesso tempo da batterie "groovy" e fortemente "riverberate" (... e del resto David era nato musicalmente come batterista) e da chitarre elettriche piuttosto "acide" è stato uno degli elementi distintivi del suo suono rapsodico e multiforme.

Axelrod crea con questi ingredienti sonori i presupposti per una musica unica e difficilmente riproponibile ad un pubblico o troppo "concettuoso" o troppo "devastato" socialmente, ed infatti per almeno 15 anni (tra il 1975 ed il 1990) quella stessa musica viene colpevolmente dimenticata e lasciata ad un apparentemente inesorabile oblio.

Ma fortunatamente a resuscitare questo stile unico arrivano in soccorso le nuove generazioni di musicisti/DJ che negli anni 90 iniziano a rovistare nel passato in formato pvc per scovare interessanti eventuali possibili vecchie combinazioni ritmico-acustiche per creare un nuovo "hip sound". Ed infatti sono soprattutto le ritmiche a colpire alcuni nuovi "talenti" della produzione e della musica emergente (DJ Shadow o Lauryn Hill tra i tanti) che in questo modo vengono ampiamente campionate/saccheggiate creando un notevole impatto su un pubblico (soprattutto quello degli Hip-hoppers) totalmente ignaro di quelle particolari colte combinazioni sonore.