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sabato 22 ottobre 2016

XTC - Skylarking - (1986) 2016

... quanta rabbia ancora traspare dalle note copertina ... quanta "lesa maestà" manifestata da Andy Partridge nei confronti di "Mr.Producer" ... comprensibile' forse, ma non certo giustificabile completamente (soprattutto alla luce dei "risultati ottenuti") ... SKYLARKING è uno di quei dischi della cui genesi è meglio non sapere nulla (o tutto ... ma proprio tutto) perché la musica prodotta e confezionata in quell'oggetto sonoro parla da sola ... raccontando la favola di una straordinaria stagione creativa diventata improvvisamente "non interessante" per la platea di un pubblico "drogato" di prodotti sempre più senza spessore. C'era bisogno di "ottimizzare" quella vena creativa che non dava più i frutti sperati (dalla casa discografica, ovviamente) ... bisognava trovare qualcuno in grado di "reinventare l'inventiva" estatica ... di riportare la luce dove non c'era sole (per dirla alla Branspardurich di Paolo Esco).
La scelta di chiamare Todd Rundgren a svolgere questo ingrato compito è stata geniale e poco importa (per la casa discografica) se i suoi metodi di lavoro fossero collidenti con le aspettative e le abitudini del trio di Swindon ... nessun interesse per le eventuali (puntualmente occorse) collisioni di personalità ed ego tra gli artisti coinvolti nell'operazione.
A leggere quanto scritto nelle note di copertina (le ennesime, peraltro) di questa edizione davvero Partridge non ha mai risolto il suo conflitto con Mr.Producer ... non ha mai sopportato l'idea di essere lui stesso un "prodotto" di quell'industria discografica che lo aveva lanciato come uno dei nuovi geni della decade(nza) di quegli anni salvo poi accorgersi che la sua intelligenza musicale non era più adatta all'atrofia cerebrale indotta nel pubblico proprio dall'attività delle stesse grandi major discografiche del tempo. Ma il mondo dell'industria dell'intrattenimento musicale funziona così ... se non sei in grado di inventarti qualcosa che ti permetta di rimanere in prima persona al culmine delle classifiche o delle vendite, c'è bisogno di "cambiare allenatore" ... in questo caso specifico c'è bisogno di trovare un "produttore" che sistemi con parametri differenti (generati da una visione esterna all'egomaniacale compositore/band) le caratteristiche di un suono, di una vena creativa portando il tutto alla realizzazione di un PRODOTTO (da VENDERE!!!).
"(Todd) ci ha fatto essere più "inglesi" di quanto non lo fossimo noi stessi in realtà" è una frase con cui Colin Moulding (più equilibrato nei giudizi anche dopo trent'anni) affida forse ai posteri la sintesi della collisione, degli impatti personali tra XTC e Mr. Producer.
Comunque la si voglia vedere ... aver prodotto gli XTC non ha cambiato più di tanto la carriera di Mr.Producer ... ma essere stati prodotti da TODD RUNDGREN ha significato per la band di Partidge & Moulding la certezza di qualche anno ancora di sopravvivenza e visibilità pubblica.
Per quello che vale la mia piccolissima opinione (ed esperienza di produttore musicale) sono e sarò sempre dalla parte di TODD ... con buona pace di uno dei miei musicisti preferiti qual'è ancora oggi il vulcanico Andy Partidge ...

ps: siamo davvero sicuri che l'ubiquo eccellente Steve Wilson sia adatto a mettere le mani su "questi suoni" ?

lunedì 9 novembre 2009

CA QUI PARLE' ! - Ca qui parlé (1986)



Splendido progetto di "cult-ambient"!

mercoledì 4 novembre 2009

ROBERT HOLLIS & CHRISTOPHER SWARTZ - Iso (1986)



Inquietante new wave concettuale mid '8o's made in USA.

Consigliato l'ascolto soprattutto per l'incredibile tentativo di portare nella new wave chimica dell'epoca un qualche spessore di ricerca attraverso l'uso della lingua parlata, di strutture musicali accademiche classiche (o pseudo-tali) e visioni rumoristiche coniugate a bizzare tessiture elettroniche sostenute da forte impatto ritmico.

Merita l'attenzione dell'intenditore (ma troppo concettuoso per poter aspirare ad ottenere l'entusiasmo dell'appassionato).

venerdì 16 ottobre 2009

GENETIC FACTOR - Rough mixes (1986)



Buia testimonianza dell'indipendenza musicale della seconda metà degli anni ottanta europei.

Non è affatto un giudizio negativo, anzi, è solamente la constatazione che, se svincolati da obblighi di posizionamente sul mercato, la grande maggioranza degli artisti che hanno prodotto materiale indipendente in quegli anni ha scelto di descrivere quel particolare momento esistenziale con composizioni decisamente tetre e claustrofobiche, rabbiose concettualmente, ma spesso con un profondo senso di solitudine ed incomunicabilità.

Richard Zijlstra è il musicista che sta dietro al progetto GENETIC FACTOR e la sua proposta musicale si colloca perfettamente al centro di questa dimensione "post-romantica trasandata" di una new wave che sembra non avere abbastanza energia per gridare la propria "differenza" dal resto dello scenario musicale.

Abbandono e solitudine sono gli ingredienti principali di questo lavoro principalmente elettronico.