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martedì 22 dicembre 2009

THE MUTTON BIRDS - Envy of angels (1996)

Un esempio perfetto di musica commerciale intelligente e meritevole di essere ascoltata senza pregiudizi.

mercoledì 18 novembre 2009

FRANK ZAPPA - Lather (1996)



La vera difficoltà nell'approccio a questo "non-album" della lunga lista che contraddistingue la discografia zappiana è proprio questo status di "mai nato".

E il vero problema è capire cosa ne sarebbe stato del percorso creativo di Zappa se solo fosse riuscito in quel lontanissimo 1976 a far uscire un album di questa fattura, con queste molteplici caratteristiche.


venerdì 13 febbraio 2009

JOHN OSWALD - Plunderphonics 69/96



Non so ve vi sia mai capitato di sentire parlare di un progetto chiamato PLUNDERPHONICS, ma se non avete mai avuto l'opportunità di confrontarvi con il paradosso musicale opera di JOHN OSWALD, vi consiglio una ricerca in rete o - meglio - un regalo da farvi nel nome della possibile deriva moderna creatività.
All'apparenza, è abbastanza semplice individuare l'origine del progetto Plunderphonics, ovvero la de-strutturazione di precedenti oggetti creativi completi, smembrati, de-composti e ri-composti con una mentalità da moderno musicista contemporaneo, dove l'unità di base della stesura musicale non è LA SINGOLA NOTA, quanto piuttosto un EVENTO MUSICALE (facilmente gestibile grazie alla tecnica del "campionamento").

In questo modo elementi UNICI di un determinato brano musicale vengono assemblati e riproposti insieme ad altri elementi UNICI di altri brani in un procedimento che si pone a metà strada tra la "concréte musique" ed il "cut-up" sonoro dei primi sperimentatori magnetici.
Il risultato è un DISTILLATO UNICO (ma non IL SOLO POSSIBILE) dell'interazione/collisione di unità sonore differenti per anni, stili e filosofie.

Non che questa idea sia frutto di assoluta originalità, dal momento che altri prima di Oswald hanno percorsa la strada dello "sfregamento da pietra focaia" di differenti musiche tra loro (Charles Ives, Ferruccio Busoni, The Residents, Frank Zappa per citarne alcuni) ma nel progetto PLUNDERPHONICS il nuovo contesto generale del mercato in cui questa operazione si va a compiere (siamo spesso nella metà dei rutilanti anni 80) offre implicazioni che vanno dal "rispetto" del diritto d'autore alla dignità del nuovo manufatto come "elaborazione e prodotto" della pura realtà sonica contemporanea.

Una filosofia che ha creato nuove interessanti prospettiva della potenziale funzione della comunicazione artistica (non ovviamente dell'intrattenimento audio) e che promette ulteriori sviluppi nel prossimo futuro sperimentale.

Limitandomi solo all'aspetto della "prassi" artistica mi viene spontaneo segnalare come l'ascolto di queste NUOVE COMPOSIZIONI talvolta si presenta davvero complesso e molto esigente in termini di concentrazione, soprattutto perchè si ci si ritrova costretti a seguire (INEVITABILMENTE inconsciamente) un dato frammento sonoro magari a noi ben noto e ritrovarlo nel suo nuovo contesto compositivo ... pur rimanendo legati contemporaneamente al ricordo della sua originaria collocazione nel NOSTRO passato d'ascolto e nel nostro relato immaginario musicale.

Con questa fatica l'ascolto pluri-elaborato in tempo reale diventa davvero un'impresa, foriera di potenziale mal di testa, ma anche di nuove e suggestive dinamiche creative.

Consigliato quasi esclusivamente ad ascoltatori ardimentosi e curiosi.

sabato 17 gennaio 2009

KEN FIELD - Subterranea (1996)



KEN FIELD, sassofonista e tastierista part-time dei BIRDSONGS OF THE MESOZOIC, ha assunto un ruolo di importante perno sonoro all'interno della formazione di Boston a partire dal 1988. Il suono di Field nei BOM è sempre stato caratterizzato - ed in qualche modo anche "condizionato" - dalle strutture compositive del principale (pressochè unico) autore della formazione, il "matematico" musicista Eric Lindgren.
Questo suo primo lavoro solista Field lo ha prodotto allontanandosi dalla frenesia tecnica e dalla freddezza matematica della razionalità schematica delle composizioni registrate con i BOM, ritrovando una dimensione assolutamente personale e ricca di fascino.
Già solamente la volontà di registrare SUBTERRANEA all'interno di alcune stanze poste sotto terra e facenti parte di una serie di strutture architettoniche pseudo-neolitiche (in realtà frutto modernissimo dell'inventiva architettonica del geniale uomo d'affari D.B.Anderson) costruite a Roswell nel New Mexico, induce a confermare la scelta di un percorso creativo di riscoperta (e non di autocelebrazione) personale.
E' lo stesso Field che nelle note di copertina sostiene "le composizioni sono fondamentalmente delle improvvisazioni che prendono via via forma nel loro evolversi, prodotte cioè senza la preventiva consapevolezza del risultato finale".
E questa caratteristica in continuo divenire è facilmente apprezzabile nei lavori di sax solo, come l'ordinata e sospesa "Five saxophones in search of meaning" o la solitaria "The missing soul", o ancora nelle brevi stratificazioni multiple di improvvisazioni, estemporanee esecuzioni che trovano un brillante risultato nel loro dinamico avvicinarsi ("Sanity").
Elemento invece più colorito e sorprendente è la presenza di percussioni (a volte decisamente improbabili come le custodie degli strumenti stessi o delle lattine di succo di frutta) che caratterizzano il suono complessivo con un simpatico alene divertito ("Om on the range" o "Perpetual motion").
SUBTERRANEA ci ricorda come Ken Field non sia affatto un musicista esclusivamente ponderoso e concettuale (come forse la sua presenza nei BOM lascerebbe intuire), ma sappia anche efficacemente sorprendere l'ascoltatore con composizioni allegre e spiritose ... ed è per questa sua attitudine che fa anche stabilmente parte di una colorita band di musicisti "di strada" chiamata REVOLUTIONARY SNAKE ENSEMBLE.