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lunedì 4 aprile 2011

FAITHLESS - "To all new arrivals" (2006)



La musica elettronica europea ha da tempo trovato una sua via commerciale grazie allo straordinario movimento elettro-pop che – a partire dagli anni ottanta – ha saputo attirare intorno ad una suono tecnologico, semplice ed accattivante una sempre più ampia fascia di appassionati ascoltatori ed entusiasti.
Il panorama della proposta commerciale si è visto poi nel tempo ulteriormente declinato in mille e mille differenti correnti più o meno creative e propositive (e a queste pseudo sotto categorie appartiene anche la tanto famigerata e spesso vituperata “italo-disco”) che hanno dato vita a loro volta a veri e propri fenomeni musicali sicuramente destinati a bruciarsi sul mercato in pochi mesi, ma che in alcuni casi hanno anche saputo consolidare la propria notorietà ed elaborare un interessante percorso creativo duraturo ed in continua evoluzione.
Faithless nasce nel 1995 in Gran Bretagna grazie all’incontro tra “operatori” del settore – non necessariamente dei veri e propri musicisti quindi – quali i Djs Maxi Jazz e Rollo e la cantante Sister Bliss (ex bambina prodigio capace di suonare violino e pianoforte già all’eta di cinque anni … ma diventata nel frattempo Dj) nella tipica situazione trendy underground della sempre cangiante scena musicale dell’entertainment d’oltremanica. Assumendo suggestioni provenienti da miriadi di produzioni musicali (dal soul al rock al progressive al rhythm’n’blues) da tempo metabolizzate e sapientemente utilizzate professionalmente, il trio rimescola le carte per proporre un melange sonoro che raccoglie in sé stesso easy listening, avanguardia, effettistica straniante e tessuti umoristici conditi da ritmiche accattivanti e – particolare non di poco conto - non sempre eccessivamente (e spesso ottusamente) aggressive. La cura e la raffinatezza con cui Faithless quindi crea il proprio “sound” diventa un personalissimo marchio di fabbrica che, considerata la quantità di ingredienti altrui utilizzati, rappresenta un eccellente punto d’arrivo per il genere. Dopo diversi album di discreto successo, iniziano anche le collaborazioni a più alto livello, che prevedono la partecipazione di alcuni ospiti illustri (più o meno trendy nel mercato commerciale) in alcune nuove canzoni.
E’ il caso di Dido, Robert Smith, Cat Power, Harry Collier ed altri che proprio in quello che risulta l’album più riuscito del progetto, ovvero il quinto “To all new arrival” – pubblicato nel 2006 – propongono la loro partecipazione aggiungendo le loro caratteristiche voci alle elaborate e sempre più intelligenti tessiture elettroniche del gruppo. Collocati spesso nella categoria del Trip-Hop britannico nell’evolversi della loro carriera, Faithless ha però saputo distinguersi dalle figure storiche (Tricky, Massive Attack, Portishead) che qualche anno prima avevano di fatto inventato ex-novo quel suono. Con una straordinaria tournèe durante il 2007 il gruppo ha consolidato il successo di pubblico ottenuto in patria nonostante il dato di vendita dell’ultimo album li abbia invece visti “fermarsi” al terzo posto della classifica britannica (ma si sa che in questi ultimi anni, a seguito della tecnologia e della svolta della diffusione della musica online, la vendita del supporto prodotto di fatto non rappresenta più una credibile fonte di verifica del successo o dell’insuccesso di un progetto musicale).
La straordinaria capacità evocativa della musica di Faithless ha anche generato una serie di produzioni video non ufficiali e paralelle in cui sconosciuti fans da tutto il mondo si sono cimentati nell’editing creativo di immagini al suono travolgente di alcuni tra i brani più famosi del gruppo. Anche altre realtà che operano nel campo del video marketing promozionale hanno “approfittato” della vivace brillantezza della musica di Faithless per realizzare a loro volta piccoli capolavori di moderna video-arte.
La inevitabile successiva capillare indipendente diffusione online di tutto questo materiale ha poi portato alla band inglese un ulteriore elemento di popolarità che ha attirato l’attenzione sempre maggiore di nuovi appassionati.


martedì 1 dicembre 2009

TUXEDOMOON - Bardo Hotel soundtrack (2006)



Anche se in maniera indiretta, i Tuxedomoon tornano a collaborare con quella San Francisco che avevano momentaneamente lasciato nella seconda metà degli anni ottanta per rifugiarsi nell'europa dalla cultura molto più affine alla loro espressione musicale (ma era poi vero?).

La collaborazione con il regista George Kakanakis (amico incontrato ai tempi del collettivo di San Francisco appunto) si concretizza con questa colonna sonora strumentale molto malinconica e decadente del film THE BARDO HOTEL ispirato dal romanzo omonimo di Brion Gysin.

Anche dopo tanti anni comunque la musica dei Tuxedomoon continua ad avere un suo proprio fascino particolare e merita sempre un grande rispetto.


venerdì 30 ottobre 2009

PSAPP - The only thing i ever wanted (2006)



Coniugare sperimentazione e gradevolezza non è operazione semplice da realizzare, ed è altrettanto difficile da far capire ad un qualsiasi pubblico - potenzialmente interessato ai due generi - che è invece possibile riunirli in un terzo e più stimolante prodotto finale.

Il duo anglo-tedesco PSAPP si inserisce in quelle formazioni borderline che grazie a qualche idea accattivante assume un aspetto quasi commerciale, lasciando però intendere una discreta competenza e conoscenza di linguaggi sperimentali che provengono (e si dirigono) altrove.

Naturalmente con le moderne tecnologie a disposizione oggigiorno è abbastanza normale trovare delle audio-stravaganze anche nei dischi più commerciali in assoluto (Bjork in questo senso ha asfaltato un'autostrada!), ma è proprio per questo diventa determinante ascoltare con attenzione le produzioni recenti cercando i particolari rivelatori di scelte artistiche che devono apparire evidentemente più "di principio" che di astuta operazione - falsamente - bizzarra.

Dal mio modesto punto di vista, ascoltando e riascoltando il materiale di Carim Clasmann e Galia Durant propendo evidentemente per una attribuzione di valore musicale non riconducibile a scelte opportunistiche quanto invece alla chiara volontà di mettere in atto proprio quella sinergia espressiva che può far funzionare suono, melodia e rumore.

Essere "sperimentali" qualche volta prevede il confronto e l'intreccio con il "mainstream" ... esserlo tout-court a volte rischia di essere perfino più facile e comodo.

Ascolto (modestamente) consigliato!

THE RESIDENTS - The river of crime! (2006)



Di nuovo alle prese con gli oscuri sconosciuti.

Nato nel 2006 come progetto multimediale da proporre via internet, THE RIVER OF CRIME è strutturato come una specie di radiodramma in cui vengono raccontati 5 differenti episodi con evidenti riferimenti "gialli".

Dopo la realizzazione del progetto completo, la band americana aha deciso di pubblicare in edizione limitata anche la versione solo strumentale della musica contenuta negli episodi prodotti.

Ovviamente dato il ben noto stile sonoro narrativo del progetto RESIDENTS, questa opportuna edizione permette di apprezzare la consueta cifra stilistica fatta di dissonanze oscure (in realtà MOLTO MOLTO MENO OSCURE DI UNA VOLTA) e la notevole dimestichezza con il "racconto" fatto di suoni che da soli provocano sincere emozioni.

Il risultato è decisamente bello ed evocativo.

Del resto, pensandoci bene, è nel SUONO che alberga il fascino principale e l'essenza stessa del mistero che circonda gli artefici di questo bizzarro combo che si presume provenga dal nord della Louisiana, ed è nella costruzione dei suoni che l'enigma prosegue a far restare inalterato l'intrigante sesnsazione della presenza di una qualche "energia vitale" volutamente e gelosamente nascosta al mondo reale, per mantenerla incontaminata e preservarne il dono creativo.

mercoledì 18 febbraio 2009

THE RESIDENTS - BEST LEFT UNSPOKEN volume 1 (2006)



Prima di una serie di tre raccolte che contengono molto materiale inedito intrecciato ad altre produzioni più oscure che - sebbene ufficialmente effettivamente pubblicate - sono diventate nel tempo rarità contese dai collezionisti internazionali.

01 - 05
POLLEX CHRISTI
Una delle composizioni che hanno destato maggiore curiosità nel repertorio ascrivibile alla banda dell'occhio è stata in passato sicuramente questa pseudo-composizione di tale presunto musicologo dall'oscuro nome di N.Senada (nota figura di sostanzaile ispirazione per la band nelle sue composizioni più oscure e criptiche del primo periodo).
Poco si sa di N.Senada (sebbene leggendo quel nome "correttamente" risulta più che sospetta assonanza con "En se nada" ... il che probabilmente nasconderebbe forse una differente verità sulla sua identità!).
Invece di questo brano - diviso in cinque diversi movimenti - si sa che per esplicita volontà del compositore rappresenta una forma di "apologia del plagio" a danno della musica classica ed i suoi compositori. Questi ultimi accusati da Senada di aver a loro volta per primi plagiato vergognosamente le musiche popolari tradizionali per comporre ognuno il suo proprio repertorio, vengono qui "derubati" di frammenti della loro "ri-elaborazione" che vengono ri-assemblati e de-contestualizzati in nuove "unità composte", in nuovi puzzle di frasi musicali provenienti dalla "tradizione classica".
I Residents fecere loro questa teorizzazione anche in occasione della "composizione" dell'album THE THIRD REICH'N'ROLL utilizzando per il collage brano tratti dalla musica degli anni '50 e '60. In Pollex Cristi (il cui titolo significa, nella personale accezione di N.Senada IL GRANDE POLLICE DI CRISTO) si aggiunge una ulteriore fondamentale componente concettuale: la necessità dell'ERRORE. Nella "partitura" originale infatti si racconta che N.Senada abbia voluto a tutti i costi dare delle indicazione sulla necessità di "eseguire degli errori" in modo da rendere "umano" il contenuto musicale prodotto. A sua detta "... se un pubblico volesse ascoltare solo musica perfetta, allora dovrebbe imparare ad ascoltare gli ANGELI ... la musica dell'uomo deve miseramente crollare sotto la pressione delle naturali incapacità".
Un importante pezzo di storia musicale dei Residents torna quindi alla luce dopo la sua pubblicazione nel 1997 che fu caratterizzata da due differenti tirature limitate di 400 copie.

06
HAECKEL'S TALE MAIN THEME
Intenso strumentale pensato come tema introduttivo di uno degli episodi radiofonici di "Masters of Horror", rifiutato dalla produzione e mai pubblicato prima. Da notare le vocalità smaganti di Carla Fabrizio.

07
THE MAD GASSER
Nolan Cook alla chitarra e Carla Fabrizio partecipano a questo inquietante brano, caratterizzato da un brillante riff di chitarre (a-la-oldfield) intervallato da un
momento di pericolosa instabilità musicale. Registrato durante le sessioni di ANIMAL LOVER (2004) è rimasto inedito fino a questa pubblicazione.

08
TIRED OLD MAN
Passo indietro nel tempo fino alla MOLE TRILOGY (inizio/metà anni ottanta) per questo breve strumentale teoricamente previsto nella terza parte delle trilogia (ma mai effettivamente pubblicata).

09
HIDDEN HAND
Già pubblicato nelle versione speciale di DEMONS DANCE ALONE

10
PICKLE
Registrato in occasione delle DEMONS DANCE ALONE sessions e pubblicato nel singolo dvd GOLDEN GOAT. A mio avviso questo brano è una delle migliori realizzazioni musicali dei Residents "attuali" che non meritava di rimanere confinato in un singolo a tiratura comunque limitata ed è stata una buona idea inserirlo in questa raccolta. In PICKLE sono presenti pressochè tutte le caratteristiche tipiche della scrittura (anche passata) della band, ma vengono proposte con l'ausilio vincente di una notevole varietà timbrica che di fatto rende più attuale il loro linguaggio.

11
DEAD MEN
Eccellente inedito tratto dalle sedute di registrazione di ANIMAL LOVER (2004). E' un tipico esempio della versione "elettrica" del gruppo, con la chitarra di Nolan Cook in evidenza. Chi ha visto il tour di WORMWOOD o ICKY FLICKS ha chiaro il riferimento.

12
MR SKULL'S NEW YEAR'S EVE SONG
Già pubblicato sul raro album STRANGER THAN SUPPER questa reintepretazione "senadiana" del VALZER DELLE CANDELE (AULD LANG SYNE) è perfettamente in linea con quanto già detto per Pollex Christi. La teoria dell'applicazione dell'imperfezione formale è più che evidente e stimolante.
Lo sviluppo vagamente ossessivo e cupo che ricorda echi dei Dark Day di Robin Crutchfield prelude ad una serie di improbabili evoluzioni "natalizie". Davvero notevole (anche se già conosciuto agli hardcore fanatics della band).

13
DAYDREAMS IN SPACE
Pubblicato in precedenza nel 1985 nell'ormai rarissimo compact disc DAYDREAM B-LIVER potrebbe essere considerata come una versione inquieta e de-evoluta degli europei Kraftwerk di Man Machine. Imperdibile il finale che riporta alle mai dimenticate atmosfere dei residents del MOLE SHOW.

14
DREAM WHEEL
Presente nella versione limitata di I MURDERED MOMMY. Improbabile modern-disco dal pianeta Residents con una chitarre che ricorda da vicino le incursioni ritmiche del grande Philip Lithman.

15
THE RUBBER ROBBER
Outtake recente ed inedito dalla sessioni del controverso album TWEEDLES (2006)

16
IN THROUGH THE OUT HOLE
Versione audio di uno dei brani contenuti nel dvd incluso in KETTLES OF FISH (2002).
Orchestrale e gigantesca rielaborazione quasi Hollywoodiana della musica dei Residents, ancora con influenze di "praxis Senadiana".

17
IN AN UGLY MOOD
Anche questo è un outtake recente ed inedito dalla sessioni del controverso album TWEEDLES (2006). E' una sorta di "normal song" (cercando ovviamente di capire l'accezione "normale" nel contesto di questo combo).

18
JACK'S LAMENT
Registrato durante le sessioni di ANIMAL LOVER (2004) è rimasto inedito fino a questa pubblicazione. Ancora sezioni d'archi quasi tradizionali "minacciate" da una specie di cupo drone elettronico ed una chitarra schizo-frippiana. Breve sicuramente, ma intenso ed interessante.