mercoledì 26 gennaio 2022

SNAKES ALIVE - "Snakes alive" (1975)


























... il "mondo musicale downunder" è per me da sempre motivo di misteriosa ricerca, ed è così dai tempi degli allora sconosciutissimi Split Enz, da quando le prime "produzioni aussie" riuscivano ad avere mercato nella vecchia Europa (una sempre presente aspirazione per quella generazioni di artisti nati e cresciuti nella lontana Oceania) ... ovviamente non tutti i sonici figli australi sono riusciti ad intraprendere un qualsiasi percorso di fama e fortuna qui in Europa nonostante anche la qualità eccellente di alcune proposte.

E' sicuramente il caso di SNAKES ALIVE, un sestetto di Sydney interessato - tra il 1974 ed il 1975 - ad intraprendere un percorso creativo ambizioso, in grado di modellare e plasmare suggestioni progressive integrandole con l'uso creativo della tromba, uno strumento "sonicamente" in apparenza molto lontano dalla epica retorica del suono "progressivo tradizionale" (un ossimoro, quest'ultimo, che meriterebbe da solo una digressione che mi riservo di portare in caverna - o magari anche a MusicaContinua - in un prossimo futuro). Il mio primo ascolto di questo materiale l'ho potuto fare grazie ad una audiocassetta generosamente regalatami ai primi degli anni 80 da un cultore di musiche sconosciute che forse aveva avuto l'opportunità di avere tra le mani o di conoscere qualche privilegiato possessore di una delle 50 copie autoprodotte del vinile originale nel 1975. Mi ricordo benissimo però che la prima impressione avuta era stata quella di una band coraggiosa ed ingenua allo stesso tempo, ambiziosa (storicizzando e contestualizzando) nel cercare un linguaggio proprio ed originale ma allo stesso tempo spesso un po' naif nelle scelte musicali ottenute.

Negli anni poi ho continuato ad ascoltare saltuariamente questo album imprigionato nella ormai decrepita audiocassetta BASF, scoprendo ogni volta dei "possibili" riferimenti e suggestioni musicali ai quali i sei giovani ragazzi del Nuovo Galles del Sud possano essersi ispirati.

In effetti però, in questo saltuario ritorno all'ascolto (dopo una adeguata digitalizzazione), ho via via aumentato la mia considerazione per questo combo soprattutto confrontando il loro lavoro prodotto alla lontana "periferia dell'impero" mid 70's con quanto veniva invece considerato meritevole nel vecchio continente ... e come sempre, ascoltando con la dovuta attenzione, si scoprono dettagli che "in periferia" fanno la differenza rispetto al "centro città", soprattutto quando sono evidentemente inseriti con spericolata attitudine "fuori contesto".

Un esempio di questa prassi è l'uso spericolato della tromba di Colin Campbell e del flauto del cantante Jonas Thomas, spesso impegnati a sottolineare alcune armonie generando un "effetto" vagamente rockjazz che ricorda da vicino alcune pagine degli altrettanto sottostimati IF (pur se attivi in terra d'albione) ma in particolare il flauto risulta molto interessante perchè in brani come "Theme for Myra" (dopo un inizio dall'andamento ritmico vagamente afro-rock) non si prende solo la responsabilità di assumere un ruolo "solista" a tutti gli effetti, ma rimane presente anche nel passaggio strumentali "full band" rimanendo apparentemente "fuori ruolo", ovvero accompagnando il suono generale con soffi, respiri e "andersoniani gesti" liberamente prodotti e senza logici riferimenti ... e - a proposito di riferimenti vari - c'è da sottolineare anche come nella versione originale e completa di "Snakes Alive" (presente nelle ultime ristampe prodotte) compaiano indiscutibili "andersoniane vocalità" (benchè già ormai un po' lontani nello stesso progetto dedicato all'agronomo britannico in Europa) che si affiancano alle cantate molto vicine alle migliori pagine di John Hodkinson),

L'Hammond saturato e gravido di leslie di Alex (Oleg) Ditrich è una forza continua e costante del groove in costante cambiamento del sound del gruppo, a volte ricordando il Gregg Rolie più obliquo dei primi Santana o il Dave Greenslade del suo gruppo autonomo post-Colosseum, riuscendo anche ad essere particolarmente convincente con il suo piano elettrico spesso volutamente "sapientemente colorato" elettronicamente.

Altra menzione particolare merita la chitarra di Boris Peric che invece ha un ruolo decisamente interessante nel suo accompagnamento spesso spigoloso e nei suoi solo che riportano frequentemente (ancora una volta) ai migliori exploit solistici dell'eccellente Terry Smith ed i suoi IF.


























Grazie alle più recenti ristampe a disposizione ho potuto apprezzare con maggiore completezza sonora il lavoro di SNAKES ALIVE e l'ultima (credo) edizione di questa eccellente testimonianza comprende anche la suite "Charred Ducks" attribuita alla prima fase creativa di questo gruppo, quando ancora si chiamava Bedtime Story, una opportuna integrazione d'archivio per dimostrare quanto chiara (ed interessante) fosse la prospettiva sonora della band fin dalle sue stesse prime intenzioni.

mercoledì 19 gennaio 2022

GONG (?) - "Piazza Navona, Roma 27.06.1975" (1975)

























... che fatica riuscire a mantenere "in linea" la coerenza della poetica musicale dei GONG senza la presenza del loro leader e fondatore Daevid Allen ... Steve Hillage che se n'era preso carico all'indomani della uscita dal combo del visionario fondatore ha retto per poco tempo questo ruolo ... una comprensibile situazione di inadeguatezza non certo dovuta alle capacità musicali del brillante chitarrista di Chingford (East London, giusto ai confini con la foresta di Epping altrimenti nota nel mondo del progressivo) quanto piuttosto alla insostituibile personalità di Allen (sul palco e fuori)

... ed infatti nel repertorio proposto in Piazza Navona a farla da padrona sono i brani che di fatto rappresentano la quasi totalità di "Fish Rising" primo disco "solo" di Hillage (di fatto pubblicato solo due mesi prima del concerto romano) ... quindi, se si escludono alcune bizzarrie condita dall'aroma "oppiopsichedelico" dello spirito originale dei Gong, questo in realtà è stato un concerto "venduto" come una performance dei Gong, ma che in realtà altro non era se non un tour promozionale del repertorio del solo chitarrista ... d'altronde è utile ricordare che quando Allen decise di abbandonare l'astronave che lui stesso aveva creato, molti contratti per concerti erano già stati concordati e stipulati e sarebbe stato davvero uno spreco farli saltare (dato che già qualche tempo prima la band era stata costretta a ritardare un tour per problemi di varia natura amministrativa e legale) ...

una delle ulteriori sorprese di questo insolito concerto comunque è la presenza di Brian Davison (ex Nice e ex Refugees) alla batteria ...il concerto romano in realtà sarebbe stato il suo penultimo suo con questa formazione "Gong-non-Gong" (la definizione "Paragong" non può essere usata qui dato che era stata già utilizzata per una ulteriore formazione momentanea del combo all'indomani della prima defezione di Allen dal gruppo per motivi personali avvenuta nel tra il febraio ed il maggio del 1973) ... Davison infatti se ne sarebbe andato dal gruppo per delle evidenti "buone ragioni ("irreconcilable musical and personal differences")

Ma la seppur "eccellente stanchezza" di questo concerto è facilmente percepibile ad un ascolto attento e soprattutto da chi è abituato a conoscere la "vera sostanza" del suono Gong e non basta la presenza di Didier Malherbe o gli innumerevoli "glissando" per replicare lo spirito vitale del visionario Allen

Posso però comprendere che il pubblico (accorso peraltro numeroso anche per vedere all'opera Robert Wyatt e gli Henry Cow quella stessa sera) sia rimasto comunque affascinato dalle "sballo-sonorità" proposte, ma a distanza di tempo e a mente lucida è indiscutibile l'improponibile paragone con l'astronave madre, fermo restando comunque il rispetto per l'indubbia (necessaria) professionalità di Hillage & C. nel cercare di non snaturare troppo il tutto per non deludere le aspettative degli appassionati presenti ...

sabato 15 gennaio 2022

VV.AA - "Would you like a snack?" (2021)


























... questo è il classico "tributo a Zappa" che proviene dalla "base", da musicisti pressochè sconosciuti a livello internazionale, ma che con spavalderia ed incoscienza si cimentano nella difficile opera di elaborare qualsiasi cosa di originale sulla musica del Maestro.

Ma in QUESTO caso l'incoscienza è davvero ai limiti della "psicopatologia zappiana" perchè scegliere di fare delle cover della musica di 200 Motels è operazione ai limiti della ragionevolezza, ma dimostra sul campo che l'amore per Zappa spinge alcuni musicisti suoi affezionati cultori a gesti musicalmente inconsulti ... solo per questo coraggio di partenza questo progetto (curato comunque da Andy Greenaway che nel mondo della Zappianèrie internazionale è garanzia di competenza) merita una ammirata recensione.

La mia passione per l'originale zapposo è notoriamente smodata per cui mi sono divertito ad ascoltare la straordinaria quantità di riferimenti coerenti con gli originali e soprattutto di notare come alcune "sfumature" (tipiche dell'ascolto "experienced") siano state messe in evidenza nelle tante performances contenute in questo album.

Il fatto che siano state selezionate ed elaborate anche delle composizioni prettamente orchestrali non fa altro che aumentare l'ammirazione per questa avventura indipendente ospitata nel bizzarro catalogo della Cordelia Records).

Non è infatti semplice orchestrare i brani editi, figuriamoci quelli inediti e sconosciuti ai meno avvezzi all'ascolto del guazzabuglio filmico di FZ ("What's the name of your group?").E anche se a volte le scelte armoniche attuate qui per ricostruire i brani non sono del tutto "coerenti" con la partitura originale quello che conta è che lo "spirito visionario" rimane inalterato e per questo ancor più celebrato.

Un disco davvero SPLENDIDO che dimostra una volta di più che Zappa aveva ragione quando recitava:
"If you're out there and you're cute, maybe you're beautiful. I just want to tell you somethin' — there's more of us UGLY MOTHERFUCKERS than you are, hey-y, so watch out."

venerdì 14 gennaio 2022

KING CRIMSON - "Music is our friend - Tapers are not (but ...)" - 2021























... meno 7 alla fine ... e si sente.

Non che la corte sonora sia particolarmente appesantita o dismessa, ma l'impressione all'ascolto è quella della consapevolezza definitiva (soprattutto dei musicisti coinvolti) che ... "è stato bello, ma ora anche basta!".

E così concerti di quest'ultima stagione cremisi (quella "pandemica", per intenderci) non sono più come quelli dei tour precedenti ... e questo traspare sia nel bene che nel male ... ovvero ... al repertorio proposto sono state aggiunte delle interessanti sfumature interpretative non sempre presenti nelle performances degli anni precedenti, ma allo stesso tempo la scelta dei brani da suonare è decisamente meno avventurosa e concede molto poco alle inaspettate potenziali nostalgie del pubblico di anni orsono (per capirci la "Lizard Suite" è sparita completamente dalle setlist e con essa alcune delle proposte più propriamente "di omaggio" alla grandissima carriera cinquantennale del combo).

Sono praticamente tornate nell'oblio live anche pagine straordinarie early '70s come "Cirkus", "The Letter", "Sailor's tale" e "Easy Money" ma rimangono alcuni "grandi classici", ormai ineludibili emozioni da rinnovare a beneficio delle platee planetarie ("Red", "Schizoid man" (ma NON sempre!), "In the court", "Epitaph", "Larks' tongues in aspic", "Pictures of a city", "Islands" e "Starless"), ed alcuni brani che via via si sono meglio adattati al "pensiero sonoro" di questa formazione (tipo "Moonchild", "One more red nightmare", "Level five" e la sempre spettacolare "Indiscipline"). Sorprendentemente viene riservato molto meno spazio alle evoluzioni dei tre batteristi in prima linea (ma questo può anche essere giustificato dalla necessità di ridurre al minimo il tempo di permanenza sul palco del gruppo su specifica richiesta dei promoter e delle organizzazioni locali).

L'unica VERA novità ascoltabile qui in "full glory" (ed eseguita ben "due volte e mezzo") è la nuova versione di "Peace - An End" riarrangiata con l'ausilio di nuove parti di pianoforte e tastiere ad integrare le precedenti versioni "essenziali ed asciutte" per sola chitarra e voce di Jakko.

Alla resa dei conti, dopo poco più di due ore di concerto, l'unica riflessione possibile rimane sempre la stessa ... non importa di quanto "generosa" sia stata la singola performance, ma importa invece essere riusciti a testimoniare con la propria presenza quell'evento straordinario che nei passati cinquant'anni è sempre stato un concerto dei King Crimson (quando possibile) ... e dato che probabilmente non ce ne saranno più, sarà meglio ricordarselo sempre!

Peccato per chi non c'era.

venerdì 7 gennaio 2022

GONG - "Live à Longlaville 27/10/1974" (1974 - 2021)













 

 

 

 

 

 

... Ottobre 1974 è un mese cruciale per la "comune cosmica" ... ma, considerati anche i mesi precedenti appena trascorsi, sicuramente l'equilibrio all'interno del circo Alleniano è ormai saltato inesorabilmente (già in luglio Gilli Smyth - dopo una complicata irruzione della polizia antidroga nella residenza della "comune" a Witney - abbandona la ciurma sostituita dalla fidanzata di Hillage Miquette Giraudy, poco dopo anche Pierre Moerlen abbandona definitivamente la band per essere sostituito solo qualche settimana dopo da Laurie Allan e perfino lo stesso Daevid Allen si ritira momentaneamente alle Baleari abbandonando di fatto la guida del gruppo, affidandola ad un riluttante Hillage - egli stesso nel frattempo super impegnato a registrare il suo primo disco solista "Fish Rising" e a collaborare alla realizzazione live di "Tubular Bells" di Mike Oldfield)

... ma tornando al mese in questione, il 4 ottobre 1974 infatti viene pubblicato con grandissima aspettativa mondiale il terzo capitolo della trilogia Gong ovvero "You", ma solo qualche giorno dopo tutti i dischi del catalogo della band vengono ritirati dal mercato a causa di un contenzioso in atto tra la Virgin Records e la Byg Records ... problemi contrattuali sicuramente dovuti dalla "relativa" attenzione legale alle procedure d'affari ... solo quattro giorni dopo la Virgin sblocca l'ingiunzione legale e rimette in distribuzione gli album, ma deve attendere ancora qualche giorno prima di poter procedere alla effettiva vendita del catalogo perchè è prevista la discussione in tribunale della causa il giorno 11 ottobre ... in questa caotica atmosfera professionale, dopo il ritorno "contrattualmente forzato" di Allen, il gruppo riparte per un tour in terra francese, ma l'atmosfera non è più quella di un tempo e la band sembra un po' l'ombra di sè stessa ... la lunga concessione ad Hillage di presentare l'intera sua "Lunar Musick Suite" (poi contenuta in "Fish Rising") dimostra che gli equilibri creativi all'interno della situazione sono ormai davvero precari ... la performance di Longlaville del 27 ottobre qui documentata offre proprio questo sguardo malinconico (per gli appassionati ascoltatori delle bizzarrie dei PhP e Co) con una esibizione fortunatamente registrata decentemente ma non destinata a celebrare adeguatamente l'importanza dei GONG nell'universo musicale di metà anni settanta (ed oltre)

... certo, si ascolta sempre volentieri, ma la giostra qui "gira a vuoto" ...

IO MONADE STANCA - "The impossible story of Bubu" (2009)


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

... a volte ci sono stagioni in cui, come fuochi sulla cima delle montagne degli Ered Nimrais (o sulle colline a nord di questi, a seconda della individuale prospettiva narrativa), in Italia nascono fenomeni musicali quasi fossero a difesa della creatività nazionale ... Canale (nel Cuneese in Piemonte) in questo senso ha "acceso" il suo fuoco già qualche tempo fa (grazie anche all'esempio dei "vicini di casa" Marlene Kuntz) e questo trio di musicisti spigolosi, senza una particolare propensione ai compromessi e "alla luce", e dal 2008 hanno dato prova di un solido talento sonico che, benchè derivativo da suggestioni math, ha raggiunto una considerevole maturità negli anni.


Ma già nel 2009 con "The impossible story of Bubu" hanno prodotto un lavoro davvero meritevole di menzione anche internazionale (se solo la "scena italiana" avesse avuto il potere di proporre un proprio repertorio al di fuori dei partrii confini ... annoso problema). ma anche sul nostro stesso territorio nazionale - spesso - le proposte valide (quasi sempre prodotte in provincia o nella "provincia della provincia") rimangono confinate ed isolate perdendo via via il proprio potere creativo esplosivo che - se adeguatamente alimentato - potrebbe fare da detonatore ad una più ampia e valida scena artistica musicale ... peccato che in Italia non esista un Gandalf capace di indurre l'accensione di tutti i fuochi contemporaneamente per una vera ed efficace difesa dell'italica Minas Tirith creativa ...