lunedì 16 novembre 2009

DAEVID ALLEN - Studio Folies (bootleg)



A partire da alcune uscite esclusive su musicassetta disponibili qualche anno fa sul mercato indipendente (alimentato proprio dagli stessi musicisti facenti parte dell'entourage) questo bootleg raccoglie differente materiale che compila insieme alcuni momenti della carriera professionale di Daevid Allen.

Dedicata principalmente all'avventura con i GONG - ovviamente - questa carrellata (non)-autorizzata permette di scoprire alcune ulteriori sfumature del già tanto caleidoscopico universo sonoro (esempio significativo l'improvvisazione live dove la band suona molto più vicina ai MOTHERS OF INVENTION di una qualsiasi versione late 60's di "King Kong" che non alla solita banda di freakoids).

Quando poi il materiale si sposta "altrove" è possibile scoprire una divertente e divertita di-versione del classico Andersoniano per antonomasia ovvero "Thick as a brick" (e chi l'avrebbe mai detto?) ed una splendida "Euterpe song" davvero incredibile per la sua originale rilettura vocale in chiave quasi-floydiana (ma ... sarà poi davvero Daevid Allen?)

In conclusione un bootleg divertente ed imperdibile per gli amanti non solo della dimensione "ironiconirica" della band.

DAEVID ALLEN & EUTERPE - Studio Rehearsal tapes (1977)



In tempi recenti, Daevid Allen ha cominciato a rovistare nel suo magicko archivio ed ha iniziato a pubblicare di conseguenza documenti relativi alle sue differenti fasi creative in una collana parallela alle pubblicazioni ufficiali chiamata OBSCURA /in curiosa similitudine con la leggendaria OBSCURE di Eniana memoria).

Non sarà forse un caso che l'archivo si è aperto con una testimonianza della residenza creativa al cosiddetto Bananamoon Observatory di Maiorca ... una breve fase creativa che però è servita a dare ad Allen una ulteriore credibilità nel panorama musicale, anche se quanto riporta la copertina del disco fa riferimento a delle non bene identificate prove per la reunion dei Gong prevista per il 1977.

All'ascolto questa scelta risulta però doppiamente indovinata e particolarmente appetitosa per l'appassionato della produzione "acustica" del visionario australiano dato che si possono ascoltare subito alcune versioni "rivedute e corrette" di brani presenti nel primo album della coppia Allen/Smyth che rappresenta comunque un punto di partenza fondamentale. E a ben vedere poi, di brani alla fine realizzati con Euterpe nell'album ufficiale ce n'è solo uno in questa raccolta ("have you seen my friend"), segno che il laboratorio di ricerca musicale di Deya è partito da lontano.

Esiste altro materiale comunque delle sessioni di prova più riferito alla dimensione sonore proprio di Allen/Euterpe ... e vale la pena di ascoltarlo.

DAEVID ALLEN & EUTERPE - Good morning (1976)



E questo disco invece è proprio un capolavoro di fascino creativo, registrato in 4 tracce a casa, nella sua residenza di Maiorca nelle Baleari (chiamata suggestivamente per l'occasione "Bananamoon Observatory"), senza batteria e solo con strumenti acustici forniti da e suonati con impagabile obliqua maestria dal gruppo locale EUTERPE.

Una specie di folk psichedelico che offre ad Allen una perfetta occasione per raccontare le sue "canzoni storte" in una dimensione quasi fossero racconti tradizionali rendendo il tutto ancor più surreale del solito.

E' indubbiamente un disco rilassato e sereno, e proprio la serenità è l'ingrediente (forse straordinariamente al pari delle canne) che pervade tutto l'album, in evidente distanza dalle atmosfere e dallo stress creativo dei GONG (che aveva lasciato qualche tempo prima), anche se proprio un lungo brano di chiara tradizione elettrica Gong ("Wise man in your heart") viene inserito come per fornire un eco non troppo lontana della brillante stagione appena (momentaneamente) conclusa.

Un disco realizzato con il cuore di un hippie saldamente collegato alla mente di un artista.

DAEVID ALLEN/GILLI SMYTH/GONG - Magick Brother / Mystic Sister (1969)



Questo è uno dei dischi davvero importanti per la stagione musicale psichedelica europea.

Tra ballate allucinate e frammenti caotici l'album porta l'ascoltatore a raggiungere una specie di consapevolezza che permette di apprezzare quanto VIVA possa essere una musica libera da schemi e condizionamenti commerciali, e benchè lucidamente guidata della spregiudicata e sfrontata dichiarata "alterazione" offre comunque spunti di legittima riflessione sulla "percezione altra" di cui tutto l'impianto sonoro del disco è letteralmente pervaso.

E' una prova d'autore rara per intensità e naturalezza, che rappresenta un fortissimo segnale di vitalità per una personalità creativa che è solo all'inizio del suo percorso propositivo, ma che è già fortemente significativa sia musicalmente che culturalmente.

Sono state molte altre le uscite discografiche di Allen che negli anni si sono succedute (con innumerevoli collaborazioni) ma - a parte forse l'altro incredibile capitolo solista rappresentato da GOOD MORNING (realizzato con il gruppo spagnolo Euterpe) - nessuna ha più ripetuto l'equilibrio tra nuovo e "ancor-più-nuovo" presente in "Magick Brother/Mystic Sister".

DAEVID ALLEN - Bananamoon (1971)



Primo capitolo della carriera di Daevid Allen post Soft Machine, ma non necessariamente da considerare coerente con il percorso GONG ... già iniziato brillantemente nel 1969 con l'album "Magick Brother/Mystic Sister".

La bizzarria contenuta in questo album infatti è ancora lontana dalla dimensione ironico-visionaria che caratterizzerà tutti gli episodi della saga GONG. Qui si tratta di considerare BANANAMOON come l'album che i SOFT MACHINE avrebbero prodotto se Allen ne fosse stato il leader incontrastato, una circostanza evidentemente impossibile dati i suoi compagni di "viaggio" e ... come la storia poi ha ampiamente dimostrato.

Eppure alcune trovate contenute in questo disco (in realtà sottovalutato dai più) non sono da considerarsi meno sperimentali ed avanguardiste come alcune delle pagine memorabili dei primi Softs (il finale allucinante e de-stabilizzante di "White neck blooze" è probabilmente una esempio straordinario). Forse il problema è che la "seriosità" della Macchina Morbida andava in direzione della nuova musica giovanile più "formalmente impegnata" ad evitare la forma canzone come via di comunicazione, aspirando a qualcosa di più "impegnato" in grado di coniugare rock, jazz, psichedelia, classica a letteratura e mitologia in un unica forma compositiva più complessa ed articolata.

A ben ascoltare in BANANAMOON (emblematica in questo senso l'eccellente "Stoned Innocent Frankestein") tutti gli elementi di questo percorso in divenire sono in realtà effettivamente presenti e questo aspetto rende l'album ancora straordinariamente attuale da un punto di vista musicologico.