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lunedì 23 novembre 2009

MAGMA - Kobaia (1970)



Disco complesso, complicato, umorale, sconvolto e sconnesso, ma assolutamente imperdibile perchè fondante nelle storia della musica "giovanile" della fine del secolo scorso, di una realtà musicale tra le più interessanti del periodo in questione.



ALBERT MARCOEUR - Album a colorir (2002)



Difficilissimo rinchiudere la musica di Marcoeur in un qualche genere pre-definito, però vale davvero la pena ascoltarla!

Sgorga infatti da una potente vena creativa e - per certi aspetti - innovativa e per questo merita di essere apprezzata e fatta uscire dalla nicchia di appassionati che - per fortuna in aumento - contribuiscono a farla sopravvivere.

Questo album conferma la sostanzaiale caleidoscopica dimensione compositiva di Marcoeur, 11 brani frutto di un salutare frullato di QUALSIASI suggestione musicale possibile (o qualunque derivato immaginabile).

Il risultato finale è un impegnativo "ascolto ad ostacoli" che però alla fine lascia soddisfatti per la fatica fatta ed arricchiti di esperienza acustiche sicuramente inusuali.

Molto bello!



lunedì 9 novembre 2009

VO - Musiques pour un film imaginaire (1985)



Produzione molto indipendente francese dal forte connotato ritmico elettronico e caratterizzato dalla totale assenza di chitarre nell'arco dell'intero lavoro che risulta così molto minimale e - a volte - vagamente "crepuscolare" assimilabili a più note produzioni della Sky tedesca (come "Tyndall" ad esempio).

Molto interessante invece l'uso dei fiati (sassofoni principalmente) che riporta alla ribalta una scrittura semplice e senza fronzoli che ricorda spesso alcune delle produzioni elementari a nome "Long Hello" di e con l'ex VdGG David Jackson.

Benchè a volte siano anche originali e caratteristici, i VO risultano A tratti perfino troppo "infantili e naive" (come molta parte dei minimali dell'epoca), nella ricerca dell'interazione tra suoni elettroacustici differenti.

Rimane comunque un puntuale documento parallelo dell'epoca!

lunedì 26 ottobre 2009

IGOR WAKHEWITCH - Logos (1970)



Musicista francese di culto (nato nel 1948 in Provenza), artefice di straordinarie combinazioni musicali a cavallo tra musica concreta, progressiva d'avanguardia, elettronica, kraut, psichedelia, rock e dodecafonia. Una moltitudine di suggestioni che si concretizzano interagendo tra loro nella maggior parte delle sue incredibili (ed imperdibili) testimonianze discografiche.

Per lui (che nel 1974 ha composto la musica per l'opera di Salvador Dalì intitolata "Etre Dieu") è stato spesso usato il termine "mentalscapes" che da solo definisce efficacemente l'aspetto altamente evocativo della sua musica, dotata di una forza espressiva che trasporta l'ascoltatore in dimensioni interessanti e suggestive.

Chi ascoltava una certa musica creativa europea negli anni settanta si deve per forza essere imbattuto in questa forte personalità artistica (per gli appassionati di un certo rock di culto, era nota la sua amicizia con Mike Ratledge e Robert Wyatt ai quali il musicsta francese dedicò il suo secondo lavoro ititolato "Doctor Faust").

Per fortuna, solo ultimamente è stato sconfitto - in gran parte grazie alla rete - l'ostracismo commerciale che per anni ha reso praticamente impossibile reperire sul mercato discografico italiano anche una minima parte della sua straordinaria produzione.

LOGOS (datato 1970) è un lavoro dove a dominare lo scenario è una siderea oscurità rotta spesso dal pulsare dinamico di una tribalità che racconta di un'energia vitale presente evidentemente ovunque ... in qualsiasi spazio ipotizzabile.

Un disco BELLISSIMO per un autore che merita di essere riascoltato con grande attenzione.

giovedì 8 gennaio 2009

ARIEL KALMA - Moissons (1975)




Francese di nascita, australiano di adozione, ma cosmico per prassi, ARIEL KALMA è un moltistrumentista che fin da giovane si è appassionato all'interazione musicale con gli ambienti e con le discipline e la meditazione orientale.

Dopo un periodo di grandi viaggi in tutto il mondo, dove ha imparato ad ascoltare ed apprezzare una quantità enorme di stili musicali e/o semplicemente "suoni d'ambiente", ha iniziato il suo percorso personale di ricerca con alcune interessanti pubblicazioni di grande suggestione che offrono un'efficace dimostrazione della qualità del lavoro di ricerca nella metà degli anni settanta.

Echi Ryleyani - ovviamente - ma anche una originale sensibilità nell'uso dei loops e delle brevi frasi musicali che si incontrano e si intrecciano con grande misura e senso del gusto sonoro.