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mercoledì 5 marzo 2025

2025 - THE RESIDENTS - Doctor Dark

 



Qualche ulteriore riflessione in relazione all'ultimo (straordinario, a mio modesto avviso) album della band americana che in realtà è guidata artisticamente e concettualmente ormai dal solo Homer Flynn dopo la scomparsa del suo compagno di avventura Hardy Fox avvenuta  diciassette anni fa.
Ma mai come in questo caso le due personalità artistiche (così probabilmente differenti nella loro traiettoria di praxis) si ritrovano curiosamente (casualmente?) molto vicine concettualmente.


DOCTOR DARK, è un'opera ispirata da un tragico fatto di cronaca datato 1985 e da un docu-film ad esso ispirato girato da David Van Taylor ed intitolato "Dream deceivers".

Il fatto - essenziale per comprendere uno dei punti cardinali della storia raccontata in Doctor Dark - risale al 1985 ed è ambientato a Reno (Nevada). Due giovani adolescenti (
appassionati di musica metal e con rapporti familiari che definire disfunzionali sarebbe un patetico eufemismo) meditano e mettono in pratica un duplice suicidio, incoraggiati anche dal loro comune amore per la musica metal ed in particolare per il gruppo dei Judas Priest.
Il loro intento però riesce solo in parte dal momento che uno dei due sopravvive al colpo di fucile al volto autoinfertosi, rimanendo per questo orribilmente deformato nei tratti somatici ed evidentemente ulteriormente vittima di un destino fatto di interminabili ed infinite operazioni chirurgiche, indicibile sofferenza ed emarginazione dal mondo circostante.

A questo disastroso effetto collaterale si aggiunge la decisione dei familiari del sopravvissuto di portare in tribunale il gruppo dei Judas Priest in qualità di ipotetico virtuale mandante del suicidio del giovane data l'importanza che l'adolescente aveva dimostrato di dare ai testi (spesso crudi ed autodistruttivi) della band di Rob Halford & soci.

A tutto ciò, Homer Flynn affianca nella narrazione la presenza di una sempre più crescente  ed inquietante disfunzionalità nella società civile americana che si manifesta molto spesso (come  conseguenza di relazioni borderline tra adolescenti fragili ed incapaci di essere sostenuti nelle loro difficoltà) nella perversa abitudine di immaginare una qualche forma di rivalsa ed affermazione della propria esistenza da parte di questi giovani attraverso le stragi pubbliche (scuole, malls o manifestazioni).

Ma in questo scenario narrativo, si aggiunge un ulteriore elemento di profonda riflessione quale il necessario percorso per comprendere ed accettare la necessità di tutelare ed aiutare - con leggi adeguate al "fine vita" -  quelle esistenze che rappresentano più una inutile sofferenza e che necessiterebbero di un misericordioso atto di nobile morbida conclusione.

In questo senso Dr.Dark (personaggio di per sè piuttosto complicato nella descrizione della propria vita ampiamente disfunzionale) rappresenta la figura di quello che davvero fu Dr. Kevorkian (soprannominato "Dottor morte") che in America praticava eutanasie su richiesta (contro ogni legge in materia, ovviamente).

Quindi il libretto di quest'opera nel primo atto racconta la storia di una ragazza (Maggot) e di un ragazzo (Mark) che in preda ad una sconfortante crisi esistenziale, una buona dose di alcool e vari altri "intrattenitori di coscienza" decidono una scorribanda armata per compiere una strage in un cortile. In realtà è Maggot che è la più convinta a perpetrare questa orribile missione, ma mentre raggiungono il cortile armati di un fucile Mark vede che Maggot in realtà rivolge l'arma contro di sé e si spara in faccia. Sconvolto, decide di fare lo stesso e mentre sente le voci di alcune persone che stavano arrivando per capire di cosa si fosse trattato, riarma il fucile e si spara sotto al mento.

Il secondo atto invece racconta la storia di Doctor Dark (anche lui figlio di una famiglia devastata da lutti e problemi) che nella sua cella in prigione riflette su tutte le persone che - grazie alla idea di quello che lui chiama IL REGALO - ha già "liberato" dalle tristezze e dalle sofferenze (nel corpo e nello spirito) delle malattie e del profondo disagio individuale 
con l'eutanasia.
E' un infinito elenco di tragedie che hanno trovato la soluzione attraverso il suo "metodo" assistito, ma che allo stesso tempo lo hanno portato in carcere.

Ma improvvisamente due notizie scuotono il mondo circostante ... Mark è sopravvissuto al colpo di fucile che si è sparato ed i suoi familiari hanno deciso di intentare causa alla casa discografica del gruppo dei "Greasy Weasels" indicandoli come virtuali mandanti (attraverso la tossica lettura dei testi delle loro canzoni) del suo tentato suicidio.
Contemporaneamente Doctor Dark (a sua volta) viene invece scarcerato per scadenza dei termini di detenzione e perchè i suoi legali erano riusciti a dimostrare che il processo subito non era stato conforme alle regole ... in sostanza veniva rimesso in libertà in attesa del nuovo processo ancora da organizzare.

Il terzo atto fa convergere le due storie.
Mentre Mark è ancora in ospedale convalescente delle ferite riportate, sente dal telegiornale che Doctor Dark ha fatto perdere le proprie tracce e che ora ricercato dalla polizia.
Nei giorni successivi, una volta completato il percorso di guarigione clinica, a Mark vengono tolte le bende che coprono il suo volto, ma l'inevitabile conseguenza del suo gesto è quello di avere un viso completamente sfigurato.
Nonostante la madre (adottiva) lo inviti alla preghiera e ad avvicinarsi al Dio misericordioso della sua fede, Mark in realtà sente risuonare nella sua testo la voce di Maggot che lo invita e recuperare nuovamente alcune armi che insieme avevano nascosto da qualche parte per armarsi ed andare a compiere una strage nella chiesa dove era costretto ad andare con la madre.
Mentre organizza i fucili e le pistole recuperate dal nascondiglio della sua camera, Mark sente bussare alla porta e con grande stupore vede entrare nella sua stanza proprio Doctor Dark.
L'uomo si presenta con un pettirosso sulla spalla ed uno strano apparecchio autocostruito.
E mentre l'uccello continua a cinguettare, Doctor Dark introduce la sua soluzione finale ... il suo "REGALO" a Mark dimostrandosi particolarmente empatico nell'affrontare tutte le sue disperate istanze. Il ragazzo comprende l'importanza e l'efficacia di quanto propostogli da Doctor Dark e percepisce uno straordinario senso di liberazione dai suoi demoni.
Purtroppo però Doctor Dark gli comunica che per ottenere definitivamente quella liberazione dai suoi problemi è necessario intraprendere un passo "successivo" e "definitivo" ... ma è un qualcosa che Mark deve assolutamente scegliere con coscienza e consapevolezza.
Per Mark questa è una profonda delusione e mentre senza farsi vedere Doctor Dark collega se stesso alla sua apparecchiatura autocostruita, imbraccia uno dei fucili custoditi nella sua camera e si avventa contro di lui per punirlo con la morte (anche istigato nuovamente dalla voce di Maggot che lo invita a farsi giustizia da solo).
In realtà questa situazione di violenta tensione improvvisamente si placa quando il pettirosso sulla spalla di Doctor Dark vola sulla spalla proprio dello stesso Mark che a quel punto posa le armi e realizza che Doctor Dark aveva dato inizio alla sua transizione definitiva con la sua macchina.
Una volta ultimata la procedura definitiva di Doctor Dark, un Mark quasi completamente rassicurato da quanto aveva appena visto, si collega anche lui alla macchina ed inizia il suo ultimo consapevole percorso mentre un arcobaleno si diffonde nella sua camera.

E così termina l'ultimo atto di questo bizzarro lavoro.

Musicalmente parlando, questo album ha una fortissima componente "classica" fornita dall'uso esteso dell'orchestra del conservatorio di San Francisco diretta da Edwin Outwater mentre il suono più propriamente "Residents" è riconducibile all'ultima esperienza del gruppo che fa riferimento a sonorità più prettamente rock (quasi addirittura "heavy"). La componente rumoristica ed elettronica è anche presente, ma in misura decisamente più limitata del solito (almeno rispetto all'ultima decade di loro produzione). Più voci raccontano la storia dei vari personaggi e affiancano quella di Homer Flynn debitamente trattata e camuffata (come consuetudine, ma con un registro completamente inedito per il suo stile).
Il momento conclusivo dell'intera opera è probabilmente uno degli esercizi di stile più riusciti dell'intera carriera del gruppo ... una chiusura definitiva che in realtà musicalmente diventa una inaspettata apertura verso un infinito incognito, ma non per questo preoccupante o pericoloso a prescindere ... e rendere musicalmente questo "pensiero" con tale efficacia è cosa da pochi.

"Doctor Dark" è un affresco tragico che merita di essere ascoltato più e più volte per comprenderne l'effettiva portata narrativa e per affrontare con attenzione le tematiche e le  istanze culturali in esso contenute.
Temi complessi, delicati, per nulla piacevoli e sicuramente disturbanti ... ma a ben guardare questi aggettivi da sempre definiscono l'arte dei RESIDENTS ... quindi ... perchè stupirsi?

giovedì 19 febbraio 2015

Residents - Bologna 12 giugno 1983 - Area Parco Nord

12 giugno 1983
Una Fiat Panda si avvicina all’area parcheggio del Parco Nord di Bologna. Tutto intorno non è poi così affollato, anzi, non si direbbe proprio che poco lontano è stato allestito un tendone pronto ad ospitare un “concerto” o forse meglio definirlo un “rito multimediale collettivo”.
Dalla celebre italica utilitaria scendiamo in quattro, entusiasti e quasi increduli di essere ormai a pochi minuti dal coronare un sogno, vedere dal vivo i leggendari RESIDENTS.
E’ ancora molto viva in noi la gioia di aver scoperto tra i dischi oscuri d’importazione del negozietto di campo San Barnaba (in Venezia) titoli come “Duck stab”, “Not Available”, “The Third Reich and Roll” e lo straordinario “Eskimo” o l’incredibile “Commercial album”. Certo, sappiamo che questo appuntamento è dedicato alla presentazione di un unico lavoro, la trilogia oscura “The Mole Trilogy” di cui conosciamo già la prima e la seconda parte, ma per mille motivi non siamo davvero in grado di immaginare cosa davvero vedremo tra qualche minuto.
Ci siamo però premuniti di attrezzatura per registrare e fotografare il possibile, ma l’entusiasmo di questa potenziale impresa documentaristica viene immediatamente frustrato dalla presenza di alcuni carabinieri all’ingresso del grande tendone. Veniamo fatti oggetto di perquisizione e la macchina fotografica viene trattenuta momentaneamente … per fortuna però il registratore portatile (una specie di walkman smontabile … ed appositamente smontato alla bisogna) non viene individuate e requisito e grazie ad un microfono a forma di penna da taschino ci siamo garantiti la possibilità di immortalare l’audio dell’evento (ed infatti mentre scrivo adesso, quasi 32 anni dopo, sto ascoltando quella registrazione preziosa accuratamente conservata in memoria digitale). Entrati nel tendone vediamo immediatamente un frenetico andirivieni di personaggi vestiti con delle tute nere e che indossano naso, baffi ed occhiali di plastica finti … è davvero tutto molto surreale eppure il fonico ha in effetti naso-baffi-occhiali come anche i tecnici sotto al palco.
La scenografia è stranissima, con questi due giganteschi teloni ai lati del palco (le due città oggetto del concept delle talpe) e delle gabbie (o qualcosa di simile) al centro del palco, sembrano postazioni desertiche mimetizzate dei DAK (Deutsches Afrikakorps) e all’interno di esse si intuisce la presenza delle allora immaginifiche macchine sonore chiamate E-Mu.
Le luci si spengono ed incredibilmente viene diffusa ad altissimo volume una musica a noi completamente sconosciuta (non era stato ancora pubblicato infatti l’EP “Intermission”) ma assolutamente coinvolgente.
Ci siamo davvero !!!
Inizia da quel momento un viaggio a doppio binario tra le note della musica sotterranea e quella “di superficie”, melodie mutanti e mutate capaci di descrivere due vite possibili (in un contesto irreale), e le multicolori coreografie dei ballerini contribuiscono con grande forza all’impatto della performance. Penn Jillette si aggira sul palcoscenico blaterando in modo esagitato qualcosa riferito alla storia dei due mondi, difficile capre tutte le sue parole, ma l’atmosfera che si respira sembra davvero averci catapultato “altrove” … esattamente dove i quattro “non-bulbi” volevano portarci con questo rito quasi sciamanico di cui siamo protagonisti passivi.
Tutto fila via liscio senza pause e senza intoppi, con una naturalezza seconda solo ad uno spettacolo teatrale di terza o quarta replica … a parte forse qualche tipica vibrata lamentela sonora del pubblica generata dal comportamento maleducato delle prime file (ovviamente ed italianamente abusivamente) in piedi ad oscurare la visuale alle file successive.
Ad un certo punto, quando la storia delle “talpe” sta per concludersi la scena si anima e Jillette appare sul proscenio visibilmente esagitato ed inizia ad urlare qualcosa di non ben comprensibile, relativo ad un compenso troppo basso, ad un trattamento professionale poco adeguato. Tutto sembra molto “vero” e “credibile”, tanto che dalpalco Penn scende addirittura immediatamente davanti alle prime file e continua ad inveire contro il palco fino a quando non viene afferrato da tre energumeni (rigorosamente con naso-baffi-occhiali) che lo trascinano sul palco e lo legano ad una sedia dopo averlo imbavagliato.
Qualche minuto di suspance, poi un bizzarro balletto cattura l’attenzione mentre Jillette viene portato via legato ed imbavagliato alla sedia.
E’ la fine dello spettacolo con tanto di sipario che viene calato senza fretta.
Ci guardiamo ancora increduli, nella speranza che davvero non si sia trattato della conclusione dell’intero concerto … e dopo qualche minuto si illumina nuovamente il palcoscenico ed ecco arrivare sul palco i quattro “eyeballs” in tuxedo d’ordinanza … è il momento del bis “Satisfaction” che finalmente ci mostra più in luce i quattro misteriosi cavalieri dell’apocalisse sonora (mantenendone comunque rigorosamente celate le sembianze all’interno dei quattro giganteschi bulbi oculari). E’ davvero spassoso vedere letteralmente fatta-a-pezzi una canzone simbolo della musica giovanile di qualche decade addietro (che di fatto completa l’opera di santificazione della stessa iniziata qualche anno prima con la versione De-evoluta da Akron).
Ma è solo il preludio ad un fantastico finale collettivo.
Infatti dal fondo del palcoscenico iniziano ad avvicinarsi molte persone (naso-baffo-occhiale munite) che portano con loro ognuno una bandiera. Sono davvero tanti … sicuramente molti di più di tutti i vari protagonisti della serata (tra tecnici, ballerini e security) visti all’opera … e tra loro c’è anche il narratore Penn Jillette, evidentemente liberato dalla messa in scena della sua costrizione coatta.
Sulle note maestose di “Happy Home” tutte queste bandiere lentamente si raggruppano al centro della scena mentre altre bandiere compaiono ai lati del palco e la luce dall’alto diventa ancora più abbagliante in un crescendo che termina improvvisamente facendo piombare nel buio tutta la scena.
Un momento davvero indimenticabile.


venerdì 30 ottobre 2009

THE RESIDENTS - The river of crime! (2006)



Di nuovo alle prese con gli oscuri sconosciuti.

Nato nel 2006 come progetto multimediale da proporre via internet, THE RIVER OF CRIME è strutturato come una specie di radiodramma in cui vengono raccontati 5 differenti episodi con evidenti riferimenti "gialli".

Dopo la realizzazione del progetto completo, la band americana aha deciso di pubblicare in edizione limitata anche la versione solo strumentale della musica contenuta negli episodi prodotti.

Ovviamente dato il ben noto stile sonoro narrativo del progetto RESIDENTS, questa opportuna edizione permette di apprezzare la consueta cifra stilistica fatta di dissonanze oscure (in realtà MOLTO MOLTO MENO OSCURE DI UNA VOLTA) e la notevole dimestichezza con il "racconto" fatto di suoni che da soli provocano sincere emozioni.

Il risultato è decisamente bello ed evocativo.

Del resto, pensandoci bene, è nel SUONO che alberga il fascino principale e l'essenza stessa del mistero che circonda gli artefici di questo bizzarro combo che si presume provenga dal nord della Louisiana, ed è nella costruzione dei suoni che l'enigma prosegue a far restare inalterato l'intrigante sesnsazione della presenza di una qualche "energia vitale" volutamente e gelosamente nascosta al mondo reale, per mantenerla incontaminata e preservarne il dono creativo.

giovedì 22 ottobre 2009

mercoledì 21 ottobre 2009

THE RESIDENTS - The Beatles play the Residents/The Residents play the Beatles (1977)



Formidabile esempio di irriverenza musicale nei confronti dei Fab4 messa in atto dalla band del North Luisiana in un periodo storico caratterizzato (in realtà) da un interesse davvero ai minimi termini per la gloriosa carriera dei Baronetti Liverpooliani.

Nel loro progetto di sfregio sonoro dell'educata "pulizia" formale della musica dei Beatles, in realtà i Residents dimostrano la sostanziale e concreta affermazione dell'esistenza del mito Beatlesiano, contribuendo di fatto a mantenerlo vivo ed "aggiornato" in un lessico sonoro più propriamente a loro contemporaneo.

Uno dei 45 giri più sorprendenti dell'epoca ed una delle ultime grandi opere d'arte su supporto in PVC con dimensioni a 7 pollici.

THE RESIDENTS - Stranger than supper (1990)



Rara antologia dell'oscura band americana che spazia dalle prime incursioni live (definite "terroristiche" nelle note di copertina) alle più educate sequenze midi del 1990 (compresa una versione digi-orchestrale di "Oh Susanna"!).

Una pubblicazione essenziale per chi conosce il gruppo, imperdibile per un collezionista, ma allo stesso tempo assolutamente trascurabile per chi ha solo una vaga idea della magmatica produzione trentennale di questa realtà multimediale e multidisciplinare che ha comunque dato una svolta di "costume" alla musica creativa americana.

Se poi un neofita dovesse risultare affascinato dall'ermetico messaggio sonoro di Hardy Fox e compagni contenuto un questo breve audio compendio ... allora potrebbe considerarsi già ampiamente pronto per attraversare la buia residenza dei Bulbi Oculari e del Signor Teschio.

mercoledì 18 febbraio 2009

THE RESIDENTS - BEST LEFT UNSPOKEN volume 1 (2006)



Prima di una serie di tre raccolte che contengono molto materiale inedito intrecciato ad altre produzioni più oscure che - sebbene ufficialmente effettivamente pubblicate - sono diventate nel tempo rarità contese dai collezionisti internazionali.

01 - 05
POLLEX CHRISTI
Una delle composizioni che hanno destato maggiore curiosità nel repertorio ascrivibile alla banda dell'occhio è stata in passato sicuramente questa pseudo-composizione di tale presunto musicologo dall'oscuro nome di N.Senada (nota figura di sostanzaile ispirazione per la band nelle sue composizioni più oscure e criptiche del primo periodo).
Poco si sa di N.Senada (sebbene leggendo quel nome "correttamente" risulta più che sospetta assonanza con "En se nada" ... il che probabilmente nasconderebbe forse una differente verità sulla sua identità!).
Invece di questo brano - diviso in cinque diversi movimenti - si sa che per esplicita volontà del compositore rappresenta una forma di "apologia del plagio" a danno della musica classica ed i suoi compositori. Questi ultimi accusati da Senada di aver a loro volta per primi plagiato vergognosamente le musiche popolari tradizionali per comporre ognuno il suo proprio repertorio, vengono qui "derubati" di frammenti della loro "ri-elaborazione" che vengono ri-assemblati e de-contestualizzati in nuove "unità composte", in nuovi puzzle di frasi musicali provenienti dalla "tradizione classica".
I Residents fecere loro questa teorizzazione anche in occasione della "composizione" dell'album THE THIRD REICH'N'ROLL utilizzando per il collage brano tratti dalla musica degli anni '50 e '60. In Pollex Cristi (il cui titolo significa, nella personale accezione di N.Senada IL GRANDE POLLICE DI CRISTO) si aggiunge una ulteriore fondamentale componente concettuale: la necessità dell'ERRORE. Nella "partitura" originale infatti si racconta che N.Senada abbia voluto a tutti i costi dare delle indicazione sulla necessità di "eseguire degli errori" in modo da rendere "umano" il contenuto musicale prodotto. A sua detta "... se un pubblico volesse ascoltare solo musica perfetta, allora dovrebbe imparare ad ascoltare gli ANGELI ... la musica dell'uomo deve miseramente crollare sotto la pressione delle naturali incapacità".
Un importante pezzo di storia musicale dei Residents torna quindi alla luce dopo la sua pubblicazione nel 1997 che fu caratterizzata da due differenti tirature limitate di 400 copie.

06
HAECKEL'S TALE MAIN THEME
Intenso strumentale pensato come tema introduttivo di uno degli episodi radiofonici di "Masters of Horror", rifiutato dalla produzione e mai pubblicato prima. Da notare le vocalità smaganti di Carla Fabrizio.

07
THE MAD GASSER
Nolan Cook alla chitarra e Carla Fabrizio partecipano a questo inquietante brano, caratterizzato da un brillante riff di chitarre (a-la-oldfield) intervallato da un
momento di pericolosa instabilità musicale. Registrato durante le sessioni di ANIMAL LOVER (2004) è rimasto inedito fino a questa pubblicazione.

08
TIRED OLD MAN
Passo indietro nel tempo fino alla MOLE TRILOGY (inizio/metà anni ottanta) per questo breve strumentale teoricamente previsto nella terza parte delle trilogia (ma mai effettivamente pubblicata).

09
HIDDEN HAND
Già pubblicato nelle versione speciale di DEMONS DANCE ALONE

10
PICKLE
Registrato in occasione delle DEMONS DANCE ALONE sessions e pubblicato nel singolo dvd GOLDEN GOAT. A mio avviso questo brano è una delle migliori realizzazioni musicali dei Residents "attuali" che non meritava di rimanere confinato in un singolo a tiratura comunque limitata ed è stata una buona idea inserirlo in questa raccolta. In PICKLE sono presenti pressochè tutte le caratteristiche tipiche della scrittura (anche passata) della band, ma vengono proposte con l'ausilio vincente di una notevole varietà timbrica che di fatto rende più attuale il loro linguaggio.

11
DEAD MEN
Eccellente inedito tratto dalle sedute di registrazione di ANIMAL LOVER (2004). E' un tipico esempio della versione "elettrica" del gruppo, con la chitarra di Nolan Cook in evidenza. Chi ha visto il tour di WORMWOOD o ICKY FLICKS ha chiaro il riferimento.

12
MR SKULL'S NEW YEAR'S EVE SONG
Già pubblicato sul raro album STRANGER THAN SUPPER questa reintepretazione "senadiana" del VALZER DELLE CANDELE (AULD LANG SYNE) è perfettamente in linea con quanto già detto per Pollex Christi. La teoria dell'applicazione dell'imperfezione formale è più che evidente e stimolante.
Lo sviluppo vagamente ossessivo e cupo che ricorda echi dei Dark Day di Robin Crutchfield prelude ad una serie di improbabili evoluzioni "natalizie". Davvero notevole (anche se già conosciuto agli hardcore fanatics della band).

13
DAYDREAMS IN SPACE
Pubblicato in precedenza nel 1985 nell'ormai rarissimo compact disc DAYDREAM B-LIVER potrebbe essere considerata come una versione inquieta e de-evoluta degli europei Kraftwerk di Man Machine. Imperdibile il finale che riporta alle mai dimenticate atmosfere dei residents del MOLE SHOW.

14
DREAM WHEEL
Presente nella versione limitata di I MURDERED MOMMY. Improbabile modern-disco dal pianeta Residents con una chitarre che ricorda da vicino le incursioni ritmiche del grande Philip Lithman.

15
THE RUBBER ROBBER
Outtake recente ed inedito dalla sessioni del controverso album TWEEDLES (2006)

16
IN THROUGH THE OUT HOLE
Versione audio di uno dei brani contenuti nel dvd incluso in KETTLES OF FISH (2002).
Orchestrale e gigantesca rielaborazione quasi Hollywoodiana della musica dei Residents, ancora con influenze di "praxis Senadiana".

17
IN AN UGLY MOOD
Anche questo è un outtake recente ed inedito dalla sessioni del controverso album TWEEDLES (2006). E' una sorta di "normal song" (cercando ovviamente di capire l'accezione "normale" nel contesto di questo combo).

18
JACK'S LAMENT
Registrato durante le sessioni di ANIMAL LOVER (2004) è rimasto inedito fino a questa pubblicazione. Ancora sezioni d'archi quasi tradizionali "minacciate" da una specie di cupo drone elettronico ed una chitarra schizo-frippiana. Breve sicuramente, ma intenso ed interessante.