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lunedì 4 aprile 2011

JULIAN BERNTZEN





“Waffy town” (2002)
“Pictures in the house where she lives” (2003)
“Rocket Ship Love” (2008)

Dalla fredda Norvegia, una perfetta re-interpretazione del concetto originale e primigenio di musica pop che nelle decadi pre-ottanta ha contraddistinto la musica di intrattenimento ed ascolto (quella, per capirci, che in italia con un singolare aggettivo veniva definita “leggera”).
Il Julian ventiseienne di Bergen (costa occidentale della Norvegia) inizia fin da giovanissimo a frequentare i club musicali della natia città, usufruendo addirittura di uno speciale permesso fornito dalle locali autorità per concedergli (nonostante la sua minore età ) di suonare con il gruppo musicale del padre. Ma questa precoce esperienza sul palcoscenico non lo porta ad una esasperazione del suo stesso essere “pubblico” dal momento che inizialmente Berntzen si riconosce maggiormente nella figura di musicista compositore da studio più che non un vero e proprio animale da palcoscenico.
Ed infatti a conferma di questo aspetto più “riservato” tra il 2001 ed il 2002 compone il suo album d’esordio intitolato “Waffy Town” che altro non è se non un’operina concettuale dedicata alla vita in una piccola cittadina immaginaria (ma evidentemente suggerita da quel natio nord che ben conosce ed ama). Il disco in sé però non ha l’intento di raccontare chissà quali straordinarie fantasie con retoriche immagini musicali, tutt’altro … ed infatti tra le tredici canzoni che compongono la raccolta emerge la voglia di cantare i piccoli dettagli di una città ispirata prevalentemente da alcuni disegni di bimbi da lui stesso raccolti durante una sua estemporanea esperienza come educatore in un campo estivo.
A questi disegni Julian aggiunge poi le avventure di alcuni personaggi inventati e di fantasia con un risultato sicuramente calibrato ed efficace. Il suo talento innato gli permette di “confezionare” il prodotto suonando tutti gli strumenti (ad eccezione delle percussioni) con un’atteggiamento per certi versi riconducibile ad alcuni “one-man-band” tipici della decade dell’impegno per eccellenza (ovvero gli anni settanta). Eppure la leggerezza e la semplicità con cui viene proposto questa specie di giro turistico della “Waffy town” è piacevolissimo e regala oltre quaranta minuti di algida spensieratezza. Un anno dopo è la volta di “Pictures in the house where she lives”, vero e proprio sequel del precedente che mantiene inalterata la freschezza e la spontaneità della scrittura del suo autore. Dopo numerosi riconoscimenti in patria (purtroppo l’europa fa un po’ fatica ad apprezzare lo stile retro-pop del norvegese) viene pubblicato un nuovo album intitolato “Rocket ship love” dove il talento di Julian viene finalmente proposto nella giusta direzione di mercato.
Le sue caratteristiche canzoni acquisiscono una maggiore solidità con una più decisa marcatura ritmica che sostiene con convinzione l’impianto musicale e permette ai brani di risultare accativanti anche alle “estremità inferiori” degli ascoltatori, inducendo anche il famigerato “piedino” ad un movimento ritmico accondiscendente. Ovviamente anche in questo ultimo riuscitissimo disco i riferimenti musicali che inevitabilmente emergono tra le pieghe del suono di Berntzen sono proprio dei veri e propri omaggi ai grandi di una volta quali Beatles, Zombies e Beach Boys su tutti, ma anche il glam-pop della prima metà degli anni settanta inglesi (Move, Kinks). Grazie al giovane norvegese quindi la musica pop aggiunge un nuovo tassello per il proprio archivio, nella speranza che non vada dimenticata la sua caratteristica forma di intrattenimento affidata alla discrezione, alla sobrietà senza eccessi (né musicali ne “verbali”) di cui negli ultimi anni ne abbiamo perse le tracce, a vantaggio di una sfrontata ricerca del “clamoroso” e del “sopra le righe”, una spezia questa che viene molto spesso aggiunta proditoriamente in quantità esasperata tipicamente in presenza di “merce” debole, se non addirittura scadente.

mercoledì 15 dicembre 2010

PSAPP - "The Camel's back" (2008)



Quando la voglia di giocare e sperimentare con il suono produce una benefica energia creativa spesso si raggiunge anche il cuore del pubblico, anche se non sempre questo significa necessariamente un successo planetario, quello infatti dipende molto di più dalla quantità e qualità della propria visibilità nei media internazionali. Però è indubbio che riuscire a creare un connubio equilibrato tra ricerca e piacere, tra intelligenza e semplicità è una grande impresa.

Il tedesco Carim Clasmann e l'inglese Galia Durant hanno iniziato a lavorare con i suoni in una dimensione assolutamente originale fatta di elementia custici generati da oggetti tra i più disparati quali pupazzetti per bambini, portaceneri, barattoli di latta e piccoli giocattoli più o meno sonori. Questo senso di leggerezza inevitabilmente "portato in dote" dall'uso di macchine sonore non ortodosse ha contribuito in modo determinante a generare un "sound" unico ed inconfondibile. Per questo motivo fin dalla prima uscita discografica indipendente PSAPP, il gruppo nato dalla collaborazione dei due musicisti sopra citati, ha attirato l'interesse di molti addetti ai lavori e molti giovani ascoltatori interessati proprio all'elemento quasi "ludico" della musica proposta. In momenti di grande tristezza e di difficoltà di spirito, ascoltare melodie elementari declinate con sonorità che ricordano anche momenti migliori (l'infanzia e l'innocenza in generale) probabilmente contribuisce a rendere "simpatico" questo o quel motivetto dei PSAPP (pur senza poterlo banalmente fischiettare, attenzione, perchè in realtà le melodie non sono per nulla "semplici"). Così come il voler accostare il "sound" della band ai telefilm della nuova generazione americana ("The OC", "Nip/Tuck" e "Grey's anathomy") non sempre privi di crudeltà e sostanziale tristezza, è sembrata (a ragione!) una mossa vincente per i produttori televisivi che grazie alle smagate melodie di PSAPP hanno aggiunto un ulteriore elemento originale alla loro proposta televisiva.

L'album di debutto definitivo sul mercato internazionale "che conta" di Clasmann & Durant si intitolava "Tiger, my friend" (2004). Dopo le esperienze di produzione indipendente, il disco si era proposto con una prepotente forza innovativa in grande evidenza, risuscendo enll'intento di incuriosire non poco un pubblico misto, equamente suddiviso tra amanti del semplice ascolto disimpegnato ed esteti della forma creativa e compositiva così saggiamente coniugata nelle sue principali caratteristiche.

Dopo due anni la pubblicazione dell'ancor più brillante "The only thing i ever wanted" (2006) non ha fatto altro che confermare la piacevole circostanza di trovarsi di fronte una bella realtà musicale di cui se ne sentiva davvero la mancanza. Senza poi omettere anche la veste grafica dei lavori personalmente curata dalle splendide immagini "a tratto" opera della stessa Galia che offrono ulteriori motivi di velleità collezionistiche per gli appassionati del genere.

A partire dal 2006 l'attività dal vivo del duo (necessariamente coadiuvati da altri musicisti data la complessità degli arrangiamenti pur nella loro delicatezza e fragile equilibrio acustico) ha confermato quanto di buono era possibile cogliere dalla progettualità proposta. Questo necessario momento di promozione internazionale dal vivo ha forzatamente condizionato la pubblicazione di quello che a tutt'oggi risulta l'ultimo album pubblicato, ovvero quel "The camel's back", che non solo conferma appieno la solida vena creativa dei protagonisti coinvolti, ma la sposta ulteriormente verso una progressiva elaborazione di spazi sonori che non può non precludere a nuove interessanti sorprese per il futuro, magari grazie ad un ulteriore sviluppo meramente sonoro, in grado di integrare ancora più "timbri" non temperati alla sostanziale elettronica di supporto di base sempre efficacemente costruita e calibrata. In questo ultimo disco poi diventano ancora più evidenti (anche se può apparire strano) le comuni passioni musicali di Carim e Galia, ascoltare per credere gli elementi tipici di Tom Waits, The Cure, Eric Satie e Duke Ellington presenti tra le note scanzonate delle bellissime 12 tracce che compongono l'album.


giovedì 17 dicembre 2009

PHIL JUDD - Love is a Moron (2008)



Che strano disco questo per l'ex Split Enz ormai da tempo avviato ad una sua propria carriera musicale che però sembra sempre più rivolta ad una stretta cerchia di fedeli appassionati e/o nostalgici della sua creatività.

Dai tempi - ormai davvero lontani - degli Split Enz il suo metodo compositivo si è evo(in)voluto pur mantenendo una sostanziale affinità con la dimensione prevalentemente acustica che caratterizzava il suo contributo alla banda di origine neozelandese.

Judd a questo aspetto ha volutamente aggiunto con sempre più determinazione una "instabilità elettrica trasversale" che rende il suo sound senza dubbio molto (forse troppo) personale ed originale, tendenza questa confermata anche dal tono generale dei testi dove l'autore si mette a nudo e propone una narrazione (talvolta estremamente cruda ed impietosa) tutta incentrata sulla propria vita e le proprie travagliatissime vicissitudini personali.

A quest'ultimo aspetto fa unica eccezione nel disco una canzone palesemente dedicata a SYD BARRETT che si conferma come una delle sue figure di riferimento creativo.


venerdì 9 gennaio 2009

CABALLERO REYNALDO - The Grand Kazoo (2008)



... e alla fine è venuto il momento del GRAND KAZOO!

Dopo 9 volumi che hanno contenuto le più svariate declinazioni organizzate delle note musicali del maestro Zappa, ecco che il sempre sorprendente CABALLERO REYNALDO sforna un disco completamente a proprio nome che lo vede protagonista in una nuova veste di quasi-country man.

A Luis - che personalmente apprezzo per la capacità di saper cercare nella musica degli altri le emozioni che danno nutrimento alla propria creatività - mi lega una sincera stima a distanza e tre fortissime passioni musicali comuni: ZAPPA, CARDIACS e SPLIT ENZ.
Troppo per essere obiettivo nei giudizi? Può darsi, ma la qualità dei lavori fin qui pubblicati (sia come artista solista che come produttore ed artefice principale dell'etichetta indipendente HALL OF FAME) si fanno giudicare da soli e l'unico rammarico che mi resta è che la loro distribuzione troppo poco capillare (affidata solamente al web ... come ogni indipendente contemporaneo, del resto) relega alcuni dischi davvero notevoli nella nicchia delle produzioni europee che non hanno abbastanza voce per essere sentite adeguatamente.
Ciò detto, passo a qualche nota dedicata al contenuto di THE GRAND KAZOO, volume 10 della ormai leggendaria collana UNMATCHED.

01
LUMPY GRAVY THEME (Duodenum)
Tromboni, scacciapensieri e voci fanno da padroni in questa versione country che introduce con grande effetto il tema dello Zappa-Cowboy solitario.

02
PO-JAMA PEOPLE
Primo vero brano della selezione. Cantato in unisono con una voce femminile, il pezzo approfitta di una solidissima base musicale con un brillante pianoforte ed un dobro arpeggiato (almeno sembra) in buona evidenza. Il riff di talk-box finale aggiunge ancora più "funk" alla dimensione che in questo modo comincia già ad ibridarsi. Siamo in una dimensione di country metropolitano, probabilmente stiamo parlando di cowboy in un parco cittadino ... tra le case.

03
THE TORTURE NEVER STOPS
Esilarante versione del disturbato racconto originale degli strumenti di tortura nelle segrete di qualche improbabile umido castello. Qui tutto diventa una serena ballata accompagnata da un banjo ed una armonica. Il testo, proposto dalla voce "ingenua" di MARIETA TAMARIT, diventa parte straniante dell'atmosfera, rendendo efficace il racconto nel suo apparente distacco emotivo.

04
EAT THAT QUESTION
Qui l'arrangiamento è davvero esaltante nel far diventare "una contry song" uno dei temi che uno zappiano vero non può non amare alla follia. Qui fa capolino un elettro-beat inatteso (ma ricordiamoci che stiamo parlando di un cowboy metropolitano) assolutamente efficace nel sostenere le evoluzioni del piano e gli arrangiamenti del tema principale con i tromboni e le voci corali. Fruste e nitriti di cavalli portano il finale verso una apoteosi totale. Emozionante!

05
YOUR MOUTH
Probabilmente il brano che non poteva mancare, data la versione originale di Waka Jawaka ... già country-oriented da solo. Ed in effetti non è così difficile per il Caballero crearne intorno una bluesy song efficace dove fa la sua apparizione anche una bizzarra sezione di "human vocal drumming".

06
DIRTY LOVE
"Rid'em cowboy" è l'inizio di questa stravolta "p-elvisiana" versione dell'invito osceno originale. Bellissimo il grottesco effetto "early-reflection" applicato alla voce che rende l'idea della voce early rock'n'roll old 50's. Finalmente appare anche un altro degli strumenti prìncipi del country, il violino che vaga durante gli spazi senza cantato.

07
I'M SO CUTE
Difficile immaginare l'inclusione di questo brano. Ma la genialità del caballero lo fa capitare come fosse un canto di guerra di una altrettanto metropolitana tribù di pellerossa. Ha Ha!!! Come divertirsi con una musica decontestualizzata! Bisognerebbe imparare da questa capacità di sorridere e rilanciare allegria con la musica d Frank.

08
BIG LEG EMMA
Qui siamo più agli anni post-bellici come atmosfera e sembra una qualche orchestrina di intrattenimento in un circolo di reduci ... vocine femminili armonizzate in pieno stile anni 40 e trombe con sordina in grande spolvero. L'andamento è sempre comunque vagamente country.

09
CATHOLIC GIRLS
Troppo buffa questa versione con vocine angeliche e un simil-fracchia cantante ad intonare le strofe principali prima di lasciare lo spazio ad un singer confidenziale che però si vede a sua volta - e nonostante l'aplombe - demolire la struttura musicale sotto i piedi. Tromboni in grande evidenza nelle armonizzazioni principali ed un piano a sorreggere tutto.

10
ELECTRIC AUNT JEMIMA
Ovvia giga intorno al fuoco con violino, chitarra e banjo. Entusiasmo e spari all'aria per il divertimento del vaccaro metropolitano. Evviva la cottura di fagioli nel parco locale!!! Gnam Gnam.

11
I HAVE BEEN IN YOU
Mandolino, autoharp e fiddle per introdurre una romantica ballata in valzer al cinguettar dei fringuelli. Cantata a due voci dal Caballero e da Marieta.

12
IT JUST MIGHT BE A ONE-SHOT DEAL
Oscura diversione di un altro classico quasi-country all'originale. Ed infatti l'elemento creativo di questa nuova versione è che le armonie vengono sapientemente cambiate in una continua alternanza di atmosfere che risultano coerente i ben coese nonostante le differenti prospettive.
Un bell'esempio di rielaborazione del tutto originale.

13
LOVE OF MY LIFE
I fiati in grande evidenza per questa versione "p-elvisiana". Originale perchè improbabile, e non certo scontata nonostante la semplicità innata della canzone di partenza.

14
MR. GREEN GENES
Nell'essere metropolitano, il cowboy del Caballero ha evidentemente incrociato un pioniere australiano che gli ha prestato il suo didgeridoo per introdurre questo classico della produzione Mothers. Chitarra acustica e rumori di ancestrali danze aborigene smagano l'atmosfera segnata da una voce profonda impegnata più a recitare il testo che non a cantarlo.

15
BOBBY BROWN
Canzoncina con uno scanzonato fischietto melodico a raccontare l'allegra melodia prima di affidare ad una chitarrina ossessivamente vagante tra il canale destro e sinistro dello stereo (sconsigliata per chi soffre di labirintite) un assolo demente. Riprende in chiusura il fischiettino che ci accompagna fino alla conclusione.

16
HARDER THAT YOUR HUSBAND
Un blues up-tempo che proviene da uno dei tanti saloon degli states, impreziosito dai continui ceselli del quasi rag-boogie-piano. Ascoltandolo viene in mente l'iconografia tipica di un certo western cinematografico, sebbene un inatteso colpo di pistola conclusivo pone fine alla carriera del brillante pianista del saloon. Hotcha!

17
WOWIE ZOWIE
Superato lo choc della pronuncia del titolo (bizzarra davvero!) si può meglio apprezzare questa quasi tijuana ballad. Canzonicina piacevole e ben realizzata con i suoni retrò delle chitarre elettriche e le whammy bar.

18
STICK IT OUT
Trainwreck perfettamente riuscito atto prima ad introdurre i membri della band protagonista di questa operazione (bizzaro pensare di sentire una presentazione così esaustiva interrotta da un altro sparo di colt di un evidentemente spazientito cowboy) e che poi si concretizza in una canzoncina con fiddle e tutto il necessaire per danzare intorno ai tavoli.

19
WATERMELON IN EASTER HAY
Ho ho ... la grande sfida con IL BRANO quindi ... una specie di sfida musicale all'OK CORRAL. Ed il fischietto di Luis - aiutato dall'inevitabile scacciapensieri del cowboy solitario - sembra proprio riportare il tutto agli spaghetti western di Sergio. Solo che qui, zappianamente mi sento di poter dire che il titolo potrebbe essere "SU LA TESTA!"

20
JOE'S GARAGE
I cowboy metropolitani raccolcono una radio abbandonata nel parco cittadino vicino al loro accampamento e si sintonizzano su una (non cinque!!!) stazione radio che - prendendo spunto dalla canzoncina del garage più famoso zappiano - insegna a suonare una tipica composizione in stile country. Poi a mo' di "cowboy tubular bells" vengono presentati i singoli solo e gli strumenti all'opera. Simpatico ed imprevisto il travolgente momento di assoli di pianoforte a quattro mani. Inarrivabile la citazione finale ... l'AUGH imperdibile dell'Indiano del gruppo. GENIALE.

Già altrove su questo oscuro antro della rete avevo sostenuto che CHI DI DOVERE dovrebbe SOSTENERE E NON BOICOTTARE chi offre a questa musica l'opportunità di vivere e di cambiare efficacemente pelle costantemente grazie ad un lavoro di elaborazione proprio di chi la AMA. Peccato che invece sembra inevitabile che una supposta "dignità artistica" non debba essere messa MAI in discussione ... nemmeno la dignità artistica di chi per anni ha fatto dell'ironia la prima arma per elaborare in suoi propri tessuti musicali le citazioni incrociate più disparata ad usum della propria arte. Peccato.

Intanto, per iniziare ... magari potrebbe essere una buona - forse ottima - idea cominciare ad acquistare questo volume (e perchè no iniziare ad acquistare anche gli altri!!!) per supportare la creatività applicata alla musica di Frank, maestro di intelligenza e sberleffo culturale.

Bravo Luis!
Hola ... Rid'em Caballero(s)!

mercoledì 31 dicembre 2008

AAA FNR AAA Birthday Bundle 2008



01
Dancin' Fool (Disco Version) 6:18
(1979)
Pubblicato originariamente come singolo 12" nel 1979 e poi incluso nella versione Giapponese di "Strictly Commercial" (1995). Già molti di voi sapranno di che si tratta, ovvero un remix con strane variazioni "soniche" ed un intro di più di un minuto assolutamente inutile i disco-vamp che ripete ossessivamente "(Ki-ni-shinai!)" ed un bizzarro pre finale che, con oltre alle ripetizioni vede anche l'aggiunta di rumori alieni. Non imperdibile ma ... utile per la collezione.

02
More Trouble Every Day 5:48
(1988)
Sappiamo che il concerto di Vienna dell'8 maggio è stato uno dei più interessanti del tour europeo della Best Band viste le numerose "riproposte" realizzate da FZ stesso ovvero nel dettaglio:
Hot-Plate Heaven At The Green Hotel (intro & finale)
su Broadway the hardway
Inca Roads (solo chitarra)
Eric Dolphy Memorial Barbecue (frammento finale)
Stairway To Heaven (Page/Plant) (prima parte)
su The best band you never heard in your life
Black Napkins
su Make a jazz noise here
Finding Higgs' Boson (solo di Hot-Plate Heaven)
su Trance-Fusion
Bamboozled By Love
sull'altro Birthday bundle dell'anno scorso.
La scelta di questa Trouble Every Day ne da una giusta ulteriore conferma.
Insolitamente veloce, si distingue per la sezione del brillante ed interessante assolo di Zappa che con questo "mix" (diverso da quello dei dischi dedicati al tour 1988) permette di apprezzare "altri" dettagli del suono della BB. Ottima integrazione al materiale d'archivio fin qui pubblicato.

03
Gorgeous Inca 3:25
(1979)
Registrato dal vivo a Graz, Austria il 23 marzo 1979 è un solo a-la-St.Etienne con uno Zappa particolarmente ispirato Meritava di uscire dal vault anche in pubblicazioni più "specifiche" (certo non avrebbe sfigurato su Trance-fusion). Interessante l'uscita del tema sul finale, improvvisa e doppiata dalla voce (sempre bella) di Ike.

04
Ancient Armaments 4:09
(1978)
Registrato dal vivo a New York City (31 ottobre 1978). Retro originale del singolo "I Don't Wanna Get Drafted" che finora era disponibile con un mix molto differente nel DVD-Audio HALLOWEEN 1978. Indimenticabile per tutti quelli che hanno comperato il 45 giri in pvc all'epoca e che non si sono più ritrovati la stessa atmosfera nella moderna versione del Disco Versatile Digitale.

05
America The Beautiful (Traditional) 3:35
(1988)
Conclusione blues del concerto di Uniondale, NY del 25 Marzo 1988. Il concerto intero avrebbe meritato la pubblicazione integrale ... ma chissà mai, magari tra qualche decennio. Un'ulteriore ottima integrazione al materiale ufficiale fin qui esistente sul mercato.

06
You're A Mean One Mr. Grinch 3:12
(2000)
Pubblicato nell'album di Dweezil "Automatic" è un divertissment che trova radici genetiche nelle operazioni di Babbo Frank le prime registrazioni per la Del-Fi allo studio Z.
La canzone natalizia di Theodor Geisel e Albert Hague, colonna sonora del film del 1966 "How The Grinch Stole Christmas!" viene qui interpretata dai due Zappa (Ahmet e Dweezil) esattamente con lo stesso humor di un "certo" Frank Zappa degli inizi.
Non ne sentivamo il bisogno ... ma pazienza.

07
Saturday Girl 2:50
(2008)
Wow, un rockettino inedito di Dweezil! ... e cantato pure malino ...
(bah ... chissenefrega!)

08
Alice 5:12
(2008)
Wow, un inedito di Diva! ... e cantanto pure peggio di quello di prima ... originalità o incapacità? Eppure c'è qualcosa di obliquo che mi "intriga" ... forse c'è del buono ... ma non certo nella voce ... per carità!
(bah ... son of ... chissenefrega)

09
Espanoza 3:26
(2008)
Wow, un altro inedito di Diva! aaargh ... ouch ... ghaaargh!
(the return of the son of ... chissenefrega?)

10
Dumb All Over 5:46
(2008)
Ok, adesso il vaultmeister ufficiale comincia a prenderci gusto e si vede affidare progetti satellite per riempire i buchi dei bundles dedicati ai compleanni di Babbo Frank.
Protagonista di questa versione del tutto INUTILE è Melanie Starks, attrice della nuova (?) generazione della Hollywood indipendente californiana.
Mi sfugge il significato di questa proposta priva di qualsiasi elemento di intelligenza, con l'arrangiamento piatto ed insipido. Sembra una banda di ragazzini che si diverte a suonare una canzone del vecchio Frank in una festa di un campus universitario USA. Joe Travers è il responsabile della produzione (... ma perchè?). Il testo è lo stesso, ma forse si pensa che i giovani americani siano più interessati a sentirsi raccontare la vera apocalisse da una voce suadente di figliola. Non capisco ... qualcuno probabilmente lo farà meglio di me.

11
Twenty Small Cigars 5:49
(2008)
Ancora Joe Travers alle prese con un classico del 1969 zappiano ... una song che per il solo fatto di non essere stata inclusa in HOT RATS è stata spesso dimenticata.
Interpretazione jazzata classica, bella ma ne ho sentite di migliori senz'altro. E' quell'atmosfera post-fusion che mi indispone, purtroppo non compatibile con l'humor zappiano originale. Impeccabile, ma senza un vero scopo.

12
Lacksadaisial 5:44
(2008)
Evvai ... il Joe's Show (non gli basta più il "domage", "corsage", "Xmasage", "menage") prosegue con questo impronunciabile siparietto musicale. Noise-funk-fusion davvero superfluo (ma non era un bundle per il compleanno del vecchio ormai polvere?).

13
Dirty Love 4:04
(2003)
Cree Summer è un'artista poliedrica, cantante ed attrice di buona levatura professionale, qualità che le hanno permesso di recitare in oltre una decina di film (che solo come doppiatrice) e in svariate fiction USA e Canadesi (lei è nata in California ma è sempre vissuta appunto in Canada nel Saskatchewan. Qui si avvale della presenza di Ahmet Zappa alla voce e di Dweezil Zappa alla chitarra per una versione incazzatissima, ma innocua, del brano che fu in Overnite Sensation.
Per darvi un'idea ... immaginate il brano cantato integralmente dalle Ikettes ... renderà davvero l'atmosfera.

Che dire?
Altra operazione commerciale, strenna alla memoria messa in atto da qualcuno dello ZFT.

mercoledì 17 dicembre 2008

UNMATCHED VOL. 9 - Shut up up & Recycle Your Brain (2008)



Per certi versi, questo è il miglior disco della collana che la HallOfFame ha dedicato con grande passione alla "rianimazione" della musica di Zappa. L'originalità e l'estro che caratterizza l'intero CD dovrebbe confortare tutti gli appassionati, nel far comprendere anche come quella musica così bella ed importante per tutti noi possa essere liberata dalle pesanti condizioni "di patrimonio" (parlo della MUSICA ... che è la cosa più importante per noi ... non delle implicazioni legali ... roba da eredi).

01
Bicycle Concert For Two 1st Movement
(Dr. Zumango)
Ha ha ... un'altro elemento "concettuale", liberamente ispirato alla ben nota performance televisiva del 1963.

02
Eat That Question
(oZcar & The Orchestra Of The Age Of Recycling)
- conducted by oZcar -
Barocca rielaborazione per archi (sintetici) di un tema inconfondibile. Ancora una volta è evidente la dimostrazione che - a saperla trattare - la musica di Zappa può diventare duttile come la plastilina.
(non è che per caso è proprio questo aspetto che da fastidio a qualcuno?)

03
Holiday In Berlin, Full Blown

(Romàn & The Orchestra Of The Age Of Recycling)
- conducted by Luis G. -
Ancora computer programming per questa bella versione sintetica che ne modella tutti gli aspetti, facendo ben risaltare le linee melodiche ed i brillanti temi originali.

04
Be Bop Tango
(Andrès Mastrangelo)
Chi meglio di una sudamericano come Mastrangelo poteva darci una vera versione "tanghéra" del classico zappiano?
Risultato indubbiamente affascinante e suggestivo con una struggente fisarmonica a dettare il tema accompagnata da un combo dove risaltano le algide sonorità di una specie di Barking Digital Consort, ma che in realtà SONO STRUMENTI VERI!!!. Imperdibile, ma davvero!

05
Moggio
(Moggio)
E ci risiamo ... brillante rendition dell'esuberante canzoncina tratta da uno dei più bei dischi di Zappa (vi ricordo che lo scrivente è co-fondatore della speciale associazione per la rivalutazione di TMFU). La tromba guida l'orchestrina che cambia costantemente lo scenario.

06
The Idiot Bastard Son
(oZcar & The Orchestra Of The Age Of Recycling)
- conducted by oZcar -
Sembrerebbe facile orchestrare questa pagina nota, in realtà è difficile rendere appieno giustizia all'ingombrante tema che ne è elemento portante. Qui, l'operazione è riuscitissima.

07
America Drinks & Goes Home
(Romàn & The Orchestra Of The Age Of Recycling)
- conducted by Romàn -
Correttamente contestualizzata con rumori d'ambiente, l'uscita di scena che fu di Absolutely Free assume le caratteristiche prima di una piano-song, per poi diventare confidential con una vera lounge band. La chitarra guida l'esecusione con sobria finésse.

08
Montana
(Guillermo Urìa)
Un violoncello elettronico raddoppiato ed una viola sintetica raccontano (scomponendolo in vari modi) il tema iniziale, aiutati poi da un clarinetto sintetico.

09
Amnerika
(Jesùs Rubio & The Orchestra Of The Age Of Recycling)
- conducted by Luis G. -
Straordinaria versione "tango" di uno dei temi più commoventi dell'intera produzione zappiana.
Non ho parole, perchè già da solo questo tema,nella sua impalpabile semplicità mi regala molte emozioni, ma sentirlo vivo e quasi "allegro" mi aggiunge una ulteriore emozione. Caballero Geniàl!

10
Uncle Remus
(Manoel Macìa)
Chitarra classica per questo stravolgimento completo della song firmata Zappa/Duke.

11
The Duke Of Prunes
(Carucha)
Un basso solista introduce il tema principale seguito da una vaga orchestra acustica, con chitarra e batteria elettronica ad accompagnare con eccellente discrezione. Interessante per la semplicità con cui viene proposto questo famosissimo tema zappiano. Dopo poco più di tre minuti il basso si avventura in un solo dominante l'intera seconda parte del brano, ma l'arrangiamento si arricchisce di altri vaghi suoni (organo, fiati).

12
Dupree's Paradise
(Moggio)
Torna la band fiatistica con questa elegante edizione di un altro grande classico. La ritmica forse un po' ... rigida, ma i musicisti che poi "whip them out" nella parte centrale del brano sanno lavorare discretamente bene. Meglio comunque nelle parti orchestrali.

13
Florentine Pogen
(oZcar & The Orchestra Of The Age Of Recycling)
- conducted by oZcar -
Ritorna l'ensemble digitale con archi e percussioni. Anche in questo caso è molto interessante la rilettura tematica del brano multi-livello zappiano.

14
King Kong
(FxArnau & The Orchestra Of The Age Of Recycling)
- conducted by Andrès Mastrangelo -
Ho ho ... "santa 'King Kong' Klaus" è arrivato? Stravolto completamente l'impianto tematico del classico-che-più-classico-non-si-può, il risultato è sorprendente per modernità e riuscita sonora. Non si possono non amare queste clamorose manifestazioni di intelligenza. ZFT dovrebbe FAVORIRE questa evoluzione della specie "zappiana" ... sarebbe utile per l'intero patrimonio musicale planetario.

15
Exercise #4
Romàn & The Orchestra Of The Age Of Recycling
- conducted by Luis G.-
Piacevolissima "Cartoon music".

16
Zomby Woof
(M. Manacho & The Orchestra Of The Age Of Recycling)
- conducted by Luis G. -
Selvaggio drum'n'bass version per questo meraviglioso brano mid seventies. Ma il caballero, sa il fatto suo e unendo le acrobazie compositive di Zappa alla musica anni 80 e qualche suggestione TODDIANA il risultato è eccellente ed interessante. Non facile!

17
Bicycle Concert For Two 2nd Movement
(Dr. Zumango)
Chiusura coerente con l'apertura. Forse ancora più interessante, libero e imprevedibile.

martedì 16 dicembre 2008

UNMATCHED VOL. 8 - El Octavo Majadero (2008)



(senza leggere le note introduttive del libretto)

01
Weasels Ripped My Flesh
(Banda de Tipos que Aun Se Afeitan)

Un rumore di rasoio elettrico e l'azione concettuale riporta al celebre album/raccolta degli ultimi Mothers datati 1969/1970

02
What's The Ugliest Part Of Your Body? (In)
(M. A. Noya & Carlos Zerpa)

Dal fondo della sala una compagnia di allegri giovanotti intonano la ben nota canzonetta.

03
Andy
(The Central Scrutinizer Band
)
Molto più seri nella parte, i carioca appesantiscono leggermente il suono, ma la loro muscolosa versione è sicuramente degna di nota.

04
Love Of My Life
(Zappones)

I invece suono easy-modern-late-ninety-teenage-version. Assolutamente simpatico e decisamente ben riuscito.

05
Pygmy Twylyte
(oZcar)

Lounge-latin versione dominata dall'arrangiamento multiplo per trombone, interessante ed originale. La voce però mi ricorda il Caballero ... forse sbaglio, ma forse ... però ;-)

06
The Orange County Lumber Truck
(Tribemol?)

Ennesima dimostrazione di come sia possibile rileggere le pagine della grande musica in mille modi tutti interessanti ed originali (succede così anche con i Beatles, no?).
Una delle più belle renditions zappiane in assoluto. Complimenti Argentini!!! (vincitrice in assoluto delle prossime 15 edizioni di Uncle SanRemus!)

07
King Kong
(Grupo Experimental elSìntoma)

Grezzi e rauchi, ma disciplinati nella proposta del solito temino che tutti conosciamo, ma che pochi di noi sicuramente scandiscono nel modo giusto. L'atmosfera di questa cover è quella di uno strano rockjazz dal suono saturo e selvaggio. Davvero non male (snorks and all)

08
Camarillo Brillo
(Andrès Mastrangelo)

Il problema con questo brano è che in partenza NON MI E' MAI PIACIUTO (nell'originale mi piaceva sempre e solo la parte di piano e gli incisi di chitarra, ma per il resto mi è sempre rimasto indigesto. Mastrangelo fa il possibile per dargli una qualche vita paralella. Il risultato è volonteroso, ma è adatto ad un pubblico di appassionati del brano originale. Interessante il guazzabuglio finale di chitarra, destabilizzante e finalmente dissacrante.

09
Joe's Garage
Daniel Fraile

Scolastica e vocal-oriented. Trascurabile, anche se è buono il solo finale.

10
Dead Girls Of London
(Pando)

Una voce femminile e frenetico arpeggio chitarristico per una ballata "quasi-hippie", infatti il
ritornello è palesemente "Donovan-esque".

11
Big Leg Emma
(La Vaca Del Fondo)

Forse il nome del gruppo mi ha fatto pensare ad una congrega di Vaqueros che si divertono con la disimpegnata canzoncina delle gambe di Emma.

12
How Could I Be Such A Fool
(Crosstown Traffic)

La band psichedelica altrove di forte personalità qui propone una sixty-pop version del "vero" dilemma zappiano dei primi anni. Hanno fatto di meglio nei loro dischi! Però piazzano alla fine da due acustissime citazioni (TOM JONES e Bowie) e "la cosa" riprende "zappianamente" quota.
Ha ha ha!

13
Take You're Clothes Off When You Dance
(La Logia de los Búfalos Mojados)

Altro esempio ordinato di celeberrimo temino muscale a go-go.

14
I'm So Happy I Could Cry
(Romàn)

Qui viene proposta una chicca per zappofili assoluti, ovvero la versione cantata di "clothes" ma con il primo testo originale di Frank (cfr Joe's Corsage).

15
Willie The Pimp
(oZcar)

Ok Caballero ... ti ho beccato! Il protettore del Lido Hotel in sorprendente lounge salsajazz!!!

16
Who Are The Brain Police?
(Grupo Experimental elSìntoma)

Inafferrabile versione. Interessantissima per il suono e per come viene aggredito il brano originale, davvero non facile. Eccellente seconda testimonianza di questo interessante combo.

17
The Worst Zuite You Never Heard In Your Life
(Yehimeni & The Others)

Ho ho ... un ibrido musicale cino/spagnolo ... straniante come una sequenza di tonalità gestita dal
computer di bordo di una navicella in volo verso bootes. Il contenuto comunque è fatto di zombie
musicali di brani noti del repertorio del Nostro. Bisogna sentirlo per capirlo, descriverlo è impossibile. Complimenti sinceri ... la musica di Zappa, per vivere ha bisogno anche di essere maltrattata, in questo modo sopravviverà davvero e non dentro l'asettico vault della megera.

18
Bobby Brown Goes Down
(oZcar)

Evvai!! Luis Caballero inconfondibile, ma qui in versione cantautore confidenziale con Big Orchestra nel backgroud. Occhio languido e la canzone del transgender zappiano vive nella traduzione spagnola. Grande. (anche per la sfida spagnola a chi gli ha intimato di non cantare più in spagnolo le canzoni del marito ormai polvere)

19
What's The Ugliest Part Of Your Body? (Out)
(M. A. Noya & Carlos Zerpa
)
Dal fondo della sala precedente - forse di una base militare - la solita compagnia di allegri giovanotti intonano la ben nota canzonetta.