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giovedì 29 ottobre 2009

GENESIS - 1970 - 1975



Il pezzo forte di questa collezione non è certo l'ennesima versione della pur bella "Happy the man" o dell'incompresa "Twilight alehouse" e nemmeno le monotone BBC sessions (fatta eccezione per un brano come "Let us now make love").

Il vero, succoso documento per "l'ermeneuta genesisiano" è qui rappresentato dal pacchetto di 4 brani che presentano le versioni grezze di un corpus creativo che si sminuzzerà in tantissime parti nel repertorio della band (in alcuni casi, alcune scompariranno definitivamente dalla tavolozza di audio-colori della band) creando poi le solide basi per molti memorabili lavori.

Bello scoprire COME nascevano quei capolavori, ed è bello scoprire anche quanta attenzione nella composizione e nell'arrangiamento veniva messa in opera da quei ragazzetti impegnati nel creare una loro propria ambiziosa dimensione musicale, lontana dalla sola pulsazione animale del ritmo, ma vicina alle possibili innumerevoli percezioni del cervello.

lunedì 26 ottobre 2009

GENESIS - Foxtrot (1972)



Non so cosa potrei davvero scrivere di questo disco che non sembri assolutamente scontato e inutile.

Chi lo conosce sa perfettamente trattarsi di uno dei migliori esempi di progressive-rock europeo (e non soltanto uno dei migliori album dei Genesis) in assoluto.
La maturità dimostrata dai singoli musicisti nelle composizioni che fanno parte di questa raccolta è ormai talmente evidente da non lasciare spazio ad alcun dubbio (ed ancora non sapevamo che in un futuro allora molto prossimo avrebbero scritto pagine eccellenti come quelle di "Selling England by the pound" o "The lamb lies down on Broadway"!!). Ogni singolo elemento musicale proposto nei vari brani è semplicemente perfetto, coerente con il contesto e calibrato con una meticolosità che è figlia soprattutto dell'ispirazione e non dell'ossessione perfezionistica o auto-referenziata.

In FOXTROT vi sono brani di grande coraggio musicale che non possono passare inosservati come "Get'em out by friday", l'immensa "Can-utility and the coastliners" senza ovviamente dimenticare l'apocalisse in 9/8 del pre-finale di "Supper's ready". Il coraggio musicale è dato anche dalla straordinaria evoluzione che il gruppo ha avuto anche dalla sua stessa precedente pubblicazione NURSERY CRYME (album bellissimo e indimenticabile, ovviamente), un segno questo di una direzione precisa e di una compattezza invidiabile nella ricerca e nell'attitudine generale del gruppo.

Benchè la storia racconti che nel gruppo vi fossero già delle tensioni tra i componenti, probabilmente non è sbagliato considerarle come delle scintille "pro-positive" al fine della ricerca di una completa crescita artistica globale.

Un disco indimenticabile (ed indimenticato) che tra i suoi punti di forza annovera anche la visionaria copertina di Paul Whitehead che tra elementi pittorici che riportano alle pubblicazioni precedenti, visioni rilette dai testi contenuti nelle composizioni presenti e piccole "trasgressioni" (giudicate da quacuno perfino "oscene") offre uno spazio enorme entro cui la mente dell'ascoltatore può viaggiare e sognare (soprattutto al tempo dei meravigliosi dischi in vinile, ovviamente).

POLYPHONY - Without introduction (1971)



Sorprendente (benchè fortemente "derivativo") progressive combo dagli USA (Virginia).

martedì 18 agosto 2009

KING CRIMSON - Mr. Stormy Mundy' Selections


this image is not the "official" artwork
and has been here put just as a visual
comment on what follows ...


Il meritorio lavoro di ricerca compiuto da Alex "Stormy" Mundy nel vastissimo archivio magnetico delle produzioni dei King Crimson, ha dato una prima serie di risultati davvero entusiasmanti per un appassionato ascoltatore delle traiettorie musicale della band di Fripp & Co in pressochè tutte le incarnazioni (e derive ulteriori - vedi ProjeKCts - pure!).
Ciclicamente, con una discreta frequenza, dalla cantina del DGM HQ vengono messi a disposizione (GRATUITA) in download reperti audio di assoluto valore documentale, in grado di contribuire a comprendere meglio alcune "pieghe creative" del percorso intrapreso - e brillantemente portato avanti - in così tanti anni di lavoro.
Ecco che (in una prima ricostruzione cronologica di quanto proposto da Alex Mundy*) sono magicamente disponibili versioni alternative, incomplete o stravolte di brani che hanno contraddistinto la carriera dei King Crimson, a cui si aggiungono spunti, idee primitive ed esperimenti acustici di interesse assoluto per delimitare i contorni delle possibili traiettorie poi portate a compimento.
E' del febbraio del 1970 una "Cadence and cascade" cantata addirittura da GREG LAKE e rimasta dimenticata nello scantinato di Mr.Fripp per tutti questi anni. Sezione ritmica pressochè identica alla versione poi pubblicata, ma chitarra e piano completamente differenti (flauto assente perchè Collins non era ancora stato assunto dalla band). Nessuno ricordava di aver visto Lake cantare questa controversa canzone ... ed invece ...
L'apocalittica suite "The Devil's Triangle", sempre da IN THE WAKE OF POSEIDON, assume qui un tono ancora più greve e solenne, portando il buio dove il bagliore della versione definitiva aveva provato a squarciare la claustrofobica idea originale.
Gli estratti "in progress" dalle sedute di registrazione di "Lizard" sono un imperdibile chance per capire il "metodo" di lavoro piuttosto discutibile di quella particolare stagione del gruppo. La straordinaria testimonianza magnetica della registrazione "al buio" di Haskell e McCullough di "Last Skirmish Prince Rupert's Lament" permette di riscrivere l'elemento compositivo della potenziale in/e-voluzione della mente progressive di Robert Fripp.
Le anticipazioni di temi poi stupendamente sviluppati come "Islands" o parzialmente o completamente dimenticati come "Guitar Run", "Drums Guitar & Flute" o "How do you see it?" sono brevi istantanee di una squadra al lavoro in grado di optare per qualsiasi soluzione creativa (anche la più impervia).
Così come impervio sembra il percorso di avvicinamento al repertorio della band per una nuova formazione, nuovi elementi che devono confrontarsi con la personalità e la creatività di chi li ha preceduti, ed ecco che le sedute di preparazione per il disastroso (moralmente) tour americano del 1971/1972 mostrano in tutta la sua verità tanto lo spirito di adattamento dei musicisti alla musica preesistente quanto la voglia di personalizzarla e portarla sulle proprie corde.
Le più recenti esperienza dei KC anni 80 e 90 offrono maggiore compattezza e maggiore determinazione nella ricerca dell'impatto sonoro globale, ma sono anni di relativa stabilità nel gruppo e quindi il sound si fa più omogeneo (e in certi casi più avventuroso che mai).
Gli ultimi due documenti datati 2002 permettono di guardare ancora più da vicino il processo compositivo e l'attitudine SONORA dell'ultima stagione della band in una prospettiva quasi new metal che ragionevolmente non sembrerebbe adatta all'ultrasessantenne Fripp ... eppure il musicista capace di evaporare il suono della sua chitarra nelle nuvole evanescenti dei suoi più recenti "soundscapes" offre appoggio sonoro e combustibile per l'esplosione di una musica potente e massiccia come poche in giro.

E' inutile che sottolinei l'importanza documentale di questo materiale, imperdibile per chiunque volesse ascoltare per gioire
e provare a capire ulteriori sfaccettature dell'universo Crimsoniano.

01 - Cadence And Cascade (1970.02.03)
02 - The Devil's Triangle (1970.03.24)
03 - Cirkus (1970.09.11)
04 - Last Skirmish Prince Rupert's Lament (1970.09.12)
05 - Islands (1970.12.18)
06 - Guitar run (1970.12.18)
07 - Drums guitar and flute (1970.12.19)
08 - How Do You See It? (1970.12.20)
09 - Pictures Of A City (1971.03.15)
10 - Drop In (1971.03.16)
11 - Larks Tongues In Aspic US Ad (1973.03.23)
12 - Starless And Bible Black US Ad (1973.04.00)
13 - Starless And Bible Black UK Ad (1973.04.00)
14 - Sleepless / Larks Pt III (1983.06.09)
15 - Dinosaur Dub (1994.10.28)
16 - Conversation (1994.10.29)
17 - Super Slow (2002.07.15)
18 - Happy Nouveau Metal (2002.07.17)

Procuratevi il tutto all'indirizzo www.dgmlive.com

Il piacere di soddisfare la curiosità continua!

PS:
(*) In questo ultimo periodo, sempre DGMLive ha esso a disposizione altre preziose perle sonore dell'archivio magnetico KC (memorabile una "Indoor games" in progress oppure un soundcheck del 2003 dove Belew quasi "costringe" Fripp ad intonare le immortali note di "In the court of the Crimson King ... brividi!!!) ed altre gemme laterali (sedute di EXPOSURE con improvvisazioni su temi abbozzati di formazioni estemporanee come Fripp/Wetton/Collins (Phil) o Fripp/Bruford/Berlin).
Naturalmente, quanto qui sopra indicato è quindi SOLO UNA PARTE del materiale effettivamente disponibile online.



lunedì 2 febbraio 2009

ESPERANTO - Danse Macabre (1974)



Disco forse addirittura troppo presuntuoso per incontrare anche il gusto della platea giovanile europea dell'epoca, ma che a distanza di anni permette di rileggere in manera assolutamente definitiva l'idea "progressive" diq uei giorni, con tutte le sue possibili e molteplici sfaccettature.

DANSE MACABRE è di fatto il secondo album dell'ensemble ESPERANTO ROCK ORCHESTRA, ambizioso progetto nato da un'idea dei due fratelli Gino e Tony Malisan. Caratteristica principale di questo ensemble era il fatto di avere tra le fila musicisti provenienti da molte parti del mondo in grado di riunire in una singola identità sonora le proprie esperienze ed il proprio gusto musicale creando un unico potenziale vocabolario universale (l'esperanto, appunto).

Guidati dall'esperienza e dalla vis innovativa e visionaria di PETE SINFIELD, il gruppo si sbizzarisce in sinfonie progressive dove le influenze musicali del lessico contemporaneo trovano piena applicazione ed interazione con l'attitudine sperimentale della band.

Ovviamente questo disco non si fa apprezzare per la "simpatia-a-pelle", piuttosto si nota una certa opulente ponderosità nella presunzione neoclassica degli arrangiamenti, eppure questo era uno dei lati più straordinari di una musica giovane che aveva ripudiato (almeno per qualche anno) la forca caudina della forma canzone "strofa-ritornello" a vantaggio di una dimensione molto più rapsodica e complessa.

Timbricamente, i violini dominano il suono generale, mentre la voce sembra essere l'anello debole della (lunga) catena. Questo condizionamento dagli strumenti a corda forse fa sembrare troppo neo-classico l'incedere delle composizioni e probabilmente non avrebbe guastato una sezione ritmica più creativa e meno "pop" (basti pensare - per esempio - a quali batteristi calcavano le scene in quei giorni ... Michael Giles, Guy Evans, Carl Palmer, Bill Bruford ... tra i tanti, per capire che forse sarebbe stato sicuramente possibile trovare una più originale impostazione ritmica dei brani)

Io comunque credo che DANSE MACABRE sia un disco di alto profilo "storico" nel panorama musicale europeo, sebbene in quei giorni sia stato recepito molto poco e piuttosto male.


venerdì 16 gennaio 2009

MOGUL THRASH - Mogul Thrash (1971)



Questo è un esempio di disco tanto sottovalutato, quanto sconosciuto.

E del resto è difficile pensare ad una congrega di musicisti apparentemente così lontani tra loro ... James Litherland (chitarra dei primi Colosseum), John Wetton (di lì a poco poi con Family e successivamente con Robert Fripp nei King Crimson) oltre a Roger Ball e Malcolm Duncan (della Average White Band) e la produzione - impeccabile - di un mostro sacro della musica early seventies come Brian Auger.

Come i MOGUL THRASH, anche altre bands di quel british-sound (IF - su tutte) sono state presto dimenticate, travolte dalla piena del concettuoso prog-rock (quindi non solo il "genere" punk ha distrutto la musica e "giustiziato" i musicisti precedenti!).
Ed è un peccato perchè quel curioso guazzabuglio di "ART-rock-blues" (una nuova categoria???) aveva alcune peculiarità degne di nota. Non si può non apprezzare lo sforzo dei musicisti coinvolti in questo progetto nel tentativo di inventare una musica rock bianca con marcate influenza blues, a volte quasi rhythm'n'blues ai confini di un soul più "sonoro" che "d'animo" e provare anche a darne una parvenza "colta", "intelligente". Brani come "Going North, going West" meriterebbero un posto di rilievo in una antologia della musica seventies ... così come "Something sad" e le sue raffinate aperture fiatistiche già al limite di un prog più "leggero" di quello che stava ormai arrivando.
Mi ricordo perfettamente che il suono del basso di John Wetton (sconosciutissimo) già si distingueva per quel timbro violento ed aggressivo che più in avanti tanto avrebbe dato alla causa "sonora" degli straordinari King Crimson mark IV (per credere ascoltare la riproposta della già nota "Elegy" dei Colosseum in Valentyne Suite).

Adesso, a posteriori, mi sembra giusto far notare come l'intelligente produzione di Brian Auger (uno dei tastieristi sicuramente più innovativi e straordinari dell'epoca e - nel mio piccolo - uno dei miei musicisti preferiti) si sia limitata semplicemente a "far suonare" la band, privandola di interferenze particolarmente pesanti o di ego-manie di riconoscimento della propria opera. Invidiabile.

Musica vecchia ... vero?

Beh, meglio!

giovedì 15 gennaio 2009

HAWKWIND - Hawkwind (1970)




Che meraviglia ... erano anni che non riascoltavo il primo album di HAWKWIND!

Lo ricordavo come un bell'esempio di un certo psychedelic new folk, ma dopo anni di suoni tra i più svariati, ritrovarmi catturato dalle atmosfere visionarie di questa eccellente band (mai troppo considerata da queste parti) è veramente una boccata d'aria fresca.

Prodotto nel 1969 dall'ex PRETTY THINGS Dick Taylor (ma pubblicato nel 1970) questo album traccia in modo deciso e creativo una nuova traiettoria nello scenario musicale contemporaneo e rappresenta l'inizio di una straordinaria avventura che porterà la psichedelia ad unirsi sapientemente con il folk malato d'acido e la cosmicità indotta dalle escursioni sperimentali dei primi synth e dei primi rudimentali echo Binson.

01
HURRY ON SUNDOWN
Una canzone quasi hippie style, suadente e dolcissima dall'incedere costante sostenuto.

02
THE REASON IS?
Prima eccellente incursione nei "fluidi" espressivi elettroacustici, tra un incessante vaporio di piatti e drones elettronici sospesi nel nulla.

03
BE YOURSELF
Rock song dove le chitarra di Dave Brock e John Harrison, aiutate dal lancinante sassofono di Nik Turner, costruiscono l'ossessivo riff portante su cui si innesta una cosmicamente distorta voce declamatoria. La successiva sezione improvvisata basata su un pattern di batteria quasi-rubato da A saucerful of secrets dei contemporanei RosaFluidi è impreziosita dalle incursioni degli electronic noises di Dick Mick ... in un momento dove si era solo all'inizio della cosmicità elettronica nel rock

04
PARANOIA part.1
Cupa introduzione al brano vero e proprio. Echi dei primi VdGG (ovviamente) ma soprattutto ostentata sperimentazione di tecnologia in studio.

05
PARANOIA part. 2
Anche qui è impossibile non notare la pesante influenza dei RosaFluidi, ma la voce satura e sempre più dispersa nello spazio fa capire che il cosmic trip è appena iniziato ... e la rotta non è stata del tutto tracciata. Stupende le sovrapposizioni di basso e chitarre su un tappeto di suoni galattici, in una traiettoria davvero stellare. Sullo sfondo la batteria di Terry Hollis pulsa prima con grande veemenza e poi si abbandona al silenzio lasciando ormai in orbita la navicella.

06
SEEING IT AS YOU REALLY ARE
... e questa è la rotta tracciata.
All'inizio tutto fluttua in una assenza di gravità sonora. Il sospiro siderale è sorretto solamente da un primitivo arpeggio di basso. Piano piano la progressione prende piede e lo scenario si palesa nuovamente. Sospiri, chitarre cosmo-slide, glissando-sinth e tutti gli ingredienti dell'abbandono psichedelico. Dopo tre minuti la velocità della navicella è ormai ritornata a pieno regime e non c'è tempo per guardarsi intorno.
Stiamo davvero attraversando il cosmo.
Calmatosi il vento cosmico tutto torna a rallentarsi con il canto di una voce (quasi) umana che accompagna il viaggio sorretta da una batteria rigorosa e ostinata. Naturalmente è solo una parentesi, nel ciclo lisergico dell'espressione creativa si tratta dell'ultima "compressione" prima dello slancio finale, prima che il sax di Brock non riprenda a tracciare nuove evoluzioni compatibili con la ritrovata orbita stabile fino ad uno schianto finale improvviso e definitivo.

07
MIRROR OF ILLUSION
Il brano successivo occhieggia ad una strana ibridazione tra la solare california e la grigia volta celeste sopra l'europa. Sirene a tonalità cangianti, chitarre sature e sporche accompagnano un cantato iniziale che sembra provenire dalle lande della acida costa ovest d'oltreoceano. Il basso pulsa note su note e la batteria - qui ridotta a costante battimento ossessivo - mantiene una tensione costante ed efficace. Echi quasi a-la-CAN sul finale. Il lucido testo del brano si interroga sul possibile inganno della nuova consapevolezza, è un solido esempio di dubbio fondamentale prima di intraprendere un percorso esplorativo nella propria mente:

... The mirror of illusion reflects the smile,
The world from your back door seems so wide,
The house, so tiny it is from inside,
A box that you're still living in, I cannot see for why
You think you've found perception's doors, they open to a lie.

La nuova percezione ormai a portata di mano non sembra essere senza rischi, quindi.

Un disco ingenuo (forse solo se letto ex-post) ma bellissimo, che anticiperà di poco un capolavoro molto più solido e concreto come il successivo IN SEARCH OF SPACE.


venerdì 9 gennaio 2009

FAR EAST FAMILY BAND - Parallel world (1976)




Band giapponese della metà degli anni settanta che nasconde tra i nomi originali dei componenti Masanori Takahashi ovvero il ben più noto KITARO. Per questo loro terzo lavoro la produzione è affidata addirittura a "sua cosmicità" KLAUS SCHULZE in persona.
Il risultato che ne viene fuori è un bizzarro mix di rock e di trippy-prog space-rock in grado di affascinare e catturare con le sue ipnotiche atmosfere smaganti proprie di una psichedelia sicuramente derivativa con grandi sezioni ritmiche ossessive a ricordare i giorni dei primi Floyd ed aperture progressive a piene mani e cantati piuttosto evanescenti nell' idioma del sol levante che - onestamente però - non aggiunge un particolare fascino esotico (non esiste qui l'effetto DAMO SUZUKI nei CAN ... per intenderci!).
Benchè non imperdibile, questo cosmic-prog dei Far East Family Band può però rappresentare una buona alternativa a molti altri ascolti pseudo artistici provenienti dall'europa, mettendo comunque in preventivo - necessariamente - una buona dose di ingenuità nelle scelte musicali qui proposte.

venerdì 2 gennaio 2009

MOTHER GONG - The owl and the tree (1989)



Disco di grande intensità nonostante faccia parte di uno dei numerosi "spin-off" del ben più ampio orizzonte GONG.

Benchè MOTHER GONG sia di fatto il sodalizio artistico e personale di Gilli Smyth e l'inglese (emigrato in australia) Harry williamson, viene qui messa molto in evidenza la presenza dell'ex-compagno della Smyth ovvero quel Daevid Allen da considerarsi indubbio ispiratore primo dell'universo che ingloba questa ennesima eccellente orbita creativa.

La musica qui contenuta è a commento della favola raccontata dall'esoterica voce della Smyth, ma ha un sapore evocativo molto piacevole, e l'atmosfera generale ha tutto l'aroma del progressive di un tempo lontano (echi di Van Der Graaf, Incredible String Band ed ovviamente di Gong) per un ideale intreccio con una più conteporanea new age (a volte quasi a-la Windham Hill) che non risulta affatto fastidiosa, anzi.
Le bizzarre "glissandoz guitar" offrono tappeti sonori per le evoluzioni newjazzistiche del sassofono che spesso inacidisce il suo suono ricordando senza nessun timore la rabbia di un David Jackson (sia con i VDGG che con i Long Hello).
Quando poi compare la tipica ballata a-la-Allen (The Owly song) l'atmosfera è straordinariamente luminosa e serena, come ai tempi più scintillanti della collaborazione con gli Euterpe.
Ma c'è tempo anche per una lunga suite (I am my own lover) che contiene molti elementi della moderna tradizione musicale a cui ci ha abituato la generazione di musicisti inglesi della seconda metà del secolo scorso).

Protagonisti musicali sono
(e vi prego di notare i credits!)

Gilli Smyth
voce narrante, sospiri ed ... immobilità
Harry Williamson
tutto l'immaginabile oltre alle tastiere, voce e varia follia
Daevid Allen
voce, glissando guitar e chitarra acustica
Rob Calvert
respiri nei microfoni, nei sassofoni e nelle orecchie
Rob George
percussioni ... pensando al "tempo" con ... "spazio"
Fretless Fred (Conrad Henderson)
basso e nessuna preoccupazione
Tim Ayers
basso
Wandana Arrowheart
Abbracci rigeneratori e l'armonium della civetta
Georgia
illuminante canzone di libertà e canto dell'anima

Una scoperta per chi non ha mai seguito la galassia del pianeta Allen nelle sue derive, ma una ineludibile conferma per chi ne è stato affascinato fin dall'inizio.

martedì 25 novembre 2008

DGMlive - PARIGI 9 Aprile 1973



WALK ON

Breve introduzione con i tape loops di No Pussyfooting.

DOCTOR DIAMOND
a "new mind-blowing cosmic-cataclismic-paranoid King Crimson tune" Il brano di "seconda scelta" del repertorio di questa band datata 1973. A posteriori si può anche capire perchè non fosse tra i preferiti di Fripp, eppure è stato utilizzato alla grande durante quel tour pur senza avere la nobile investitura di una pubblicazione compiuta ed "ufficiale" definitiva.
La versione qui proposta è sicuramente tra le migliori disponibili tra i bootlegs della band. Interessante notare nel dettaglio le parti di chitarra proprio di Fripp, che bene descrivono lo status di sua sostanziale lontananza dal clichè del caratteristico chitarrista rock. Ritmico, caotico, solista tutto in un unica soluzione con un suono unico e personalissimo.

LARK's TONGUES IN ASPIC part.1
Quasi 13 minuti per la monster track dell'epoca. In tutti questi anni abbiamo dimenticato la sua esistenza nelle performance live (Fripp preferisce suonare la seconda parte, mai la prima!), ma questa versione dal vivo ci restituisce in tutta la sua forza la straordinaria originalità del brano.
Con un beat quasi a-la-sabbath il riff iniziale, pesante ed aggressivo fornisce una perfetta rampa di lancio per le fasi successive.
La sezione ritmica di Bruford e Wetton offrono qui una delle più memorabili perfomances della loro collaborazione (sebbene purtroppo il suono sia effettivamente abbastanza caotico) permettendo ad un indemoniato Fripp di devastare lo spazio sonoro con la sua diabolica chitarra.
La rudezza della registrazione permette di focalizzare meglio i racconti (contenuti nel book di GREAT DECEIVER) relativi all'aneddottica della band, soprattutto al reiterato racconto dello spostamento FISICO delle casse spia sul palco dato il volume allucinante del basso e della batteria ... tutto a scapito del povero Cross che davvero fagocitato e dilaniato con il suo esile violino dal magma sonoro prodotto.
Per fortuna qualche spazio più tranquillo viene riservato al "nobile instrumento" (accompagnato da un geniale arpeggiato di Fripp).
Ma l'atmosfera è sempre tesissima e quando la macchina ritmica riprende a macinare suoni (con quello che nel repertorio Crimsoniano è sempre stato ricordato come il leggendario "fade in") la scena è nuovamente ricca di esplosioni fino all'arpeggio finale tanto rudemente interrotto da lasciare inizialmente interdetto anche il pubblico che solo dopo un attimo di esitazione si libera con un applauso convinto.
Ogni volta che ascolto reperti di questa natura mi torna in mente che all'epoca ESISTEVA UN PUBBLICO per questa musica.

RF ANNOUNCEMENT
Robert poliglotta inizia lo spazio comunicativo parlando inizialmente francese e suscitando la simpatia degli astanti grazie alla sua gelida ironia. Apostrofa il pubblico con frasi del tipo "siamo contenti di essere al fine giunti a Parigi ... speriamo di contribuire ad una maggiore amicizia tra i nostri due popoli ... il primo brano era una nuova composizione di King Crimson definibile devastante per la mente e foriero di cataclisma paranoide cosmico" ... Il secondo brano era tratto dal nostro nuovo album ... non l'avete ancora acquistato? aaah ... beh noi siamo qui per cercare di convincervi a farlo ... e per questo vi suoneremo un'altra canzone da questo album veramente, veramente BELLO ...".
Fripp si conferma davvero unico nel suo modo di interagire con un pubblico prima di aggredirlo con una musica tutt'altro che suadente.

EASY MONEY
E' lo step successivo del concerto. Anche in questo caso il beat del brano sembra particolarmente "pesante", ma si addice perfettamente all'atmosfera generale. il pubblico segue in assoluto silenzio la parte cantata con i suoi stop e le sue pause (succederebbe così anche oggi dove gridolini di protagonismo sono sempre presenti?). Anche in questo brano (come del resto in tutta questa registrazione) è interessantissimo ascoltare con un maggiore riguardo la chitarra e le sue evoluzioni. Indubbiamente nel percorso evolutivo del musicista Fripp, questo periodo sembra essere stato quello davvero fondante le future ulteriori elaborazioni stilistiche, con quell'andamento spigoloso ed angolare che gli hanno definitivamente segnato la via fino ad oggi.
Da segnalare anche il lavoro di sostegno di Wetton, impeccabile e potentissimo. Sul finale è ancora una volta inquietante il fatto che il pubblico (forse sorpreso dalla canzone sconosciuta) rimane per un momento interdetto prima di lasciarsi andare ad un applauso molto tiepido.

IMPROV. I
Per gli appassionati Crimsoniani questi sono i frammenti sonori più interessanti di tutte le nuove pubblicazioni d'archivio. E ovviamente non fa eccezione questa brillante improvvisazione che sicuramente avrebbe meritato l'inclusione in un cofanetto come lo straordinario GREAT DECEIVER se solo avesse avuto il conforto di una migliore qualità audio.
Io conosco molto materiale musicale dei KC, ma posso garantire che QUESTA istantanea live è un vero "ponte" tra i King Crimson "terrestri" del line-up precedente e la nuova macchina sonora devastante targata 1973.
In questo frammento (oddio, sono ben 14 minuti di piacere crimSONICO) sono presenti le sfumature quasi "funk" di Earthbound, ma data la differente natura dei protagonisti sul palco, la forza detonante del suono è decuplicata. Ancora una volta, dopo un etereo inizio da protagonista il povero Cross viene letteralmente travolto da una massa sonora implacabile, riuscendo ad emergere solo con ostinate lunghe note a contappunto del celeberrimo sustained-guitar-sound del leader.
Mi preme farvi notare anche che verso la fine di questa improvvisazione viene accennato qualche tema che da lì a poco diventerà parte integrante di una composizione intitolata "Guts on my side", parzialmente completata dalla band ed eseguita nella sua interezza SOLAMENTE UNA VOLTA IN ITALIA (Udine) e riportata alla memoria di Fripp, Bruford, Wetton, Cross e Palmer-James proprio da CHI VI STA SCRIVENDO ... eh eh eh ... ma questa è un'altra storia.

EXILES
Come spesso è accaduto durante questo tour da una feroce improvvisazione si passa alla poesia di uno dei brani "confortanti" del repertorio dell'epoca. La ballata (nuova per il pubblico del 1973) è fortemente caratterizzata dalla melodia della chitarra e dal tappeto di mellotron di Cross, ma onestamente non riesce ad emergere in questa performance. Evidentemente la band aveva ancora bisogno di rodaggio per permettersi di eseguire tutte le sfumature del brano al meglio.

PEACE A THEME
Questo breve frammento riporta il pubblico al primo prog romantico della band e si nota proprio dall'applauso spontaneo fin dall'inizio delle prime note di chitarra.
E' un tema dolce e davvero straordinariamente romantico presente nella seconda uscita discografica dei KC qualche anno prima. E fa da coerente introduzione ...

IMPROV. II
... ad una nuova improvvisazione, questa volta in direzione di quello che diventerà chiaramente il brano THE NIGHT WATCH che verrà registrato qualche mese più tardi. Questi King Crimson avevano davvero la capacità di creare equilibri musicali che necessitavano solo di essere riorganizzati tra loro per giungere ad una composizione definitiva.
Questo aspetto è indice di grande creatività e di grande capacità d'interazione tra i singoli musicisti. Forse in questo caso comunque i musicisti cedono ad una certa quale stanchezza momentanea, ed alcuni passaggi dell'improvvisazione non brillano per genialità, soprattutto quando una scontatissima scala discendente condiziona la struttura armonica della possibile improvvisazione. Per fortuna sul finale ritorna il suggerimento che porterà a THE NIGHT WATCH.

BOOK OF SATURDAY
La dolcissima song di LTIA è qui eseguita in modo da sembrare in coda alla lunga improvvisazione e l'effetto è comunque piacevole, Wetton è in piena forma e la chitarra di Fripp non tradisce. Quando poi si aggiunge anche la viola di Cross la magia della versione in studio riappare completa.

IMPROV. III
Una nuova discesa negli inferi sonori, con laceranti low-grunts di basso ed un martellante tambureggiare di timpani e tom bassi. Interessante il mellotron "cosmico" che si appoggia all'impervio tessuto musicale ad opera di un sorprendente "cosmische Fripp" mentre il violino di Cross si sdobbia ed aumenta il disagio armonico della caotica improvvisazione.
Mi verrebbe da dire FANTASTICO, se non sembrassi scemo nell'apprezzare ciò che è più lontano dalla melodia e dalla piacevolezza sonora ... ma io ero parte di QUEL pubblico de tempo e quindi mi viene facile provare piacere per l'ostica via proposta.
Anche questa improvvisazione avrebbe meritato una collocazione ufficiale, peccato davvero.

THE TALKING DRUM
Una maggiore attenzione alla componente percussiva del set di Bruford dà il segnale che stiamo entrando in un altro brano di LTIA, desinato da una evoluzione live molto "free".
Le scale orientaleggianti del violino sono le protagoniste di questa cavalcata in progressione crescente.
E' interessante notare come, per certi versi, le scelte melodiche delle scale Frippiane tipiche del periodo successivo siano di fatto apparentemente figlie proprio di questo primo esperimento. La differenza reale verrà data dall'uso della chitarra synth, ma la strada è ormai tracciata.

LARK'S TONGUES IN ASPIC part. 2
La conclusione coerente all'ordine dell'album non poteva essere che la seconda parte della composizione regina del periodo.
Questo brano completa anche la totalità della scaletta live che in questo modo ha eseguito l'intero nuovo album dal vivo (cosa non proprio frequentissima nemmeno all'epoca!).
Lark's Tongues in Aspic II è l'ulteriore conferma dell'avvenuta maturità di Robert Fripp come compositore rigoroso e incredibilmente lucido nell'assemblare suoni in continue "alternanze umorali".
L'uso delle progressioni diventerà addirittura inarrivabile in FRACTURE qualche mese dopo, ma per il momento la compattezza delle parti che caratterizzano questa vera composizione da "camera elettrica" è impeccabile e l'andamento oscuro ed estraniante della ritmica rimane perfetto anche dopo tutti questi anni. Il pubblico parigino, finalmente, apprezza.

21st CENTURY SCHIZOID MAN
Il bis è - doverosamente per l'epoca - l'inno straziante della band. Wetton ne è l'interprete convincente sulla scia di Greg Lake e Boz Burrell, suoi precedenti colleghi nel ruolo di bassista e vocalist della band. Io sono convinto che la versione dell'epoca in questione non sia sempre stata all'altezza delle aspettative, sebbene la forza del combo lasci immaginare esattamente l'opposto.
Fanno rara eccezione a questa mia sensazione quella contenuta sul celebre bootleg HERETIC e adesso questa, dove a farla da protagonista ovviamente il "trio-nel-quartetto", il triangolo sonico Fripp/Bruford/Wetton che non perdono tempo per ridisegnare l'assolo centrale della chitarra in modo più coerente alle sonorità delle normali improvvisazioni della band.
La registrazione purtroppo si interrompe bruscamente lasciandoci solo immaginare le successive evoluzioni della song. Peccato.

http://www.dgmlive.com/archive.htm?show=284

Robert Fripp - Guitar, Mellotron
Bill Bruford - Drums, Percussion
John Wetton - Bass Guitar, Vocal
David Cross - Violin, Mellotron
Richard Palmer-James - Words