... lo avevo già scritto tre anni fa all'ascolto di "Other Doors" ...
"... la domanda è legittima ... si può continuare a portare avanti il "nome" di una band storica quando praticamente nessuno dei componenti l'organico originale è presente? ... con quale credibilità artistica si cammina nel solco tracciato da altri senza averne mai percorso anche una minima parte in loro compagnia? (...)"
Al di là delle considerazioni di "onesta opportunità" (personali e del tutto aleatorie) la risposta a questo punto non è necessaria ... parla da sola la musica.
"Thirteen" è il terzo da quando hanno ripreso a registrare con il nome originale di SOFT MACHINE ed è il primo con il nuovo batterista Asaf Sirkis che non perde tempo nell'imporre alla formazione il suo suono robusto e muscolare ... passo avanti? ... passo indietro? ... ad un ascolto attento in realtà QUESTI Soft Machine sono paradossalmente piu' vicini a quelli della svolta elettrica del 1973/1974 e sono assolutamente lontani parenti delle formazioni che hanno preceduto quella svolta ... il disco è assolutamente piacevole all'ascolto ed è ricco di "declinazioni" del linguaggio jazz elettrico britannico provenienti dagli anni settanta ed offre una valida ulteriore "aggiunta" al catalogo del gruppo ... o - forse per meglio dire - al catalogo del NOME del gruppo ...
"... la domanda è legittima ... si può continuare a portare avanti il "nome" di una band storica quando praticamente nessuno dei componenti l'organico originale è presente? ... con quale credibilità artistica si cammina nel solco tracciato da altri senza averne mai percorso anche una minima parte in loro compagnia? (...)"
Al di là delle considerazioni di "onesta opportunità" (personali e del tutto aleatorie) la risposta a questo punto non è necessaria ... parla da sola la musica.
"Thirteen" è il terzo da quando hanno ripreso a registrare con il nome originale di SOFT MACHINE ed è il primo con il nuovo batterista Asaf Sirkis che non perde tempo nell'imporre alla formazione il suo suono robusto e muscolare ... passo avanti? ... passo indietro? ... ad un ascolto attento in realtà QUESTI Soft Machine sono paradossalmente piu' vicini a quelli della svolta elettrica del 1973/1974 e sono assolutamente lontani parenti delle formazioni che hanno preceduto quella svolta ... il disco è assolutamente piacevole all'ascolto ed è ricco di "declinazioni" del linguaggio jazz elettrico britannico provenienti dagli anni settanta ed offre una valida ulteriore "aggiunta" al catalogo del gruppo ... o - forse per meglio dire - al catalogo del NOME del gruppo ...
