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mercoledì 2 dicembre 2009

SPLIT ENZ - The beginning of the Enz (1979)



Breve pubblicazione antologica (solamente 29 minuti scarsi) delle prime realizzazioni discografiche della band immediatamente prima della svolta elettrica rappresentata dalla registrazione ufficiale di MENTAL NOTES nel 1975 (con la band strutturata ormai professionalmente).

In questo prezioso album è contenuto il materiale che documenta la dimensione acustica della primissima idea degli SPLIT ENDS, voluti da Tim Finn, Jonathan Chunn e Philip Judd.

(01) - SPLIT ENDS (aprile 1973)
Accompagnati dal violino di Miles Golding e dal flauto di Mike Howard ecco le prime idee acustiche del trio Judd/Finn/Chunn pubblicate nel 1973 nel tentativo di iniziare una carriera professionistica. Ballatina quasi folk molto frizzante ed allegra.

(02) - FOR YOU (aprile 1973)
Ancora nella formazione con violino e flauto (ma con la batteria di tale Div Vercoe) una canzone del primo Finn sicuramente, ma con un curioso impasto vocale ed uno sviluppo vagamente prog sebbene acustico. Si capisce la passione per i MOVE inglesi e certe sonorità di quello specifico giro (anche la prima ELO). Forse ingenuo, ma interessante.

(03) - 129 (novembre 1973)
Qui iniziano le prime tracce dell'avventura che sarà ... infatti 129 è il primo titolo del brano che poi diventerà 'Matinee Idyll' (senza poi tante modifiche, tra l'altro) e l'atmosfera è già evidentemente SPLIT ENZ. Interessante l'uso degli archi e dei fiati in generale per un arrangiamento piuttosto insolito, che successivamente verrà sviuppato con la band in modo molto personale.

(04) - HOME SWEET HOME (ottobre 1973)
Una bella canzone psichedelica ma allo stesso tempo molto ben costruita, qui la band è quasi completa con Wally Wilkinson, Rob Gillies e Geoff Chunn (fratello di Jonathan) alla batteria. Echi di GENESIS lontani ed ancora qualcosa di brit-psychedelia.
Avrebbe dovuto essere il nuovo singolo della band, ma incomprensibilmente viene lasciato nell'archio della casa discografica.

(05) - SWEET TALIKG SPOON SONG (novembre 1973)
Sulla vena acustica di '129' questo brano dallo stile volutamente cabarettistico ed old-fashioned. Secondo singolo di discreto successo nell'area del continente australiano che dimostra anche una certa scelta promozionale di humour clownesco in parte del repertorio.

(06) - NO BOTHER TO ME (1974)
Oscura concept-song più impegnata di Tim Finn perchè complessa nell'organizzazione armonica per le tantissime influenza facilmente identificabili, dal prog al country al soul al glam ... un interessante guazzabuglio.

(07) - MALMSBURY VILLA (1974)
Inevitabile ulteriore clownerie a corredo dell'atteggiamento pubblico promozionale apparentemente 'fuori di testa' della band mentre l'organico si è ulteriormente espanso giungendo ad avvalersi del nuovo acquisto Eddie Rayner che rinforza in maniera incontrovertibile l'impianto musicale generale.

(08) - LOVEY DOVEY (1974)
Prima versione del brano che figurerà poi solamente nell'album di esordio euroepeo, intelligentemente recuperata da una delle tante felici intuizioni di Phil Manzanera.

(09) - SPELLBOUND (1974)
Non molto diversa dalla versione che comparirà l'anno successivo nel primo album downunder (e d'altronte i musicisti e l'idea è esattamente la stessa) se non per qualche battuta in più e per una sostanziale variazione sul cantato (che qui è a cura di Tim Finn .... mentre nell'album canterà - in modo completamente diverso e stravolto - Phil Judd).


SPLIT ENZ - Dizrhythmia (1977)



... ovvero del 'Jet lag' sofferto nei lunghi viaggi (circadian dysrhythmia) probabilmente all'origine anche dei primi dissapori nella band.

L'apparizione televisiva nel programma BBC 'Sight & Sounds' (visibile solo parzialmente nel DVD Split Enz) sembra cambiare la prospettiva professionale del gruppo ormai trasferitosi stabilmente a Londra. Quando di conseguenza esce sul mercato il secondo nuovo lavoro, i presupposti per una maggiore attenzione da parte del pubblico sembrano esserci tutti.

E' cambiata la produzione artistica, affidata questa volta a Geoff Emmerick, ma soprattutto sono cambiati gli equilibri all'interno del gruppo con la fuoriuscita di Phil Judd e Jonathan Chunn, una rivoluzione per nulla 'marginale'.

Anche se qualche cosa di Judd rimane in alcune composizioni presenti nella raccolta (una è addirittura completamente sua) è evidente che diventa Tim Finn il referente principale per l'aspetto creativo - coadiuvato di volta in volta da Eddie Rayner e Robert Gillies. I risultati sono tutt'altro che trascurabili qualitativamente, benchè molto più 'educati' delle instabili canzoncine trasversali di Judd. Il sound si fa più compatto e si allontana definitivamente dalle influenze del morente progressive per abbracciare con entusiasmo - e troppo opportunismo forse - una certo 'glam attitude' dell'epoca.

Altro particolare importante da notare è l'arrivo del fratellino Neil Finn alla chitarra ... che in realtà non una 'prima scelta' quanto un vero e proprio ripiego - dato che altri chitarristi avevano rinunciato all'impiego in una band così particolare - ma nel tempo questa soluzione 'in-house' si rivelerà incredibilmente vincente.

(01) - BOLD AS BRASS
A ben ascoltare ... sicuramente il brano migliore per cominciale il nuovo album e per attirare l'attenzione di nuovi potenziali fans e per consolidare quelli antichi, mantenendo quel mix di bizzarria e melodia che è stata fin qui la caratteristica principale della band.
Furbo ritornellino incastonato in un pop trasversale che diventerà il secondo singolo europeo (senza successo).

(02) - MY MISTAKE
Ecco il primo vero tentativo di approdo commerciale con questa canzoncina che - pur mantenendo efficacemente tutti i colori degli Enz - diventa il manifesto evidente della ricerca del consenso di mercato. Il risultato in Europa non sarà quello auspicato comunque mentre al contrario avrà invece pieno effetto sul mercato Australiano e Neozelandese.

(03) - PARROT FASHION LOVE
Uno dei brani più riusciti del disco perchè sostanzialmente vicino alle cose precedenti, con un più aggressivo e solido impianto rock, scritto con grande intelligenza da Rayner ed interpretato al meglio dall'intero gruppo. Una strizzatina al glam emergente con i fiati roboanti, ma una sana origine blues danno al brano un'atmosfera davvero interessante. Si sente la mancanza del basso di Chunn e delle potenziali 'diversioni' chitarristiche dello stralunato Judd, ma bisogna pure farsene una ragione.

(04) - SUGAR AND SPICE
Ed in qualche modo lo spettro di Judd emerge in questo brano (di sua composizione ... e si sente!) dove, nonostante il pesante trattamento 'glammy' generale, lo spirito sostanzialmente psichedelico del suo scrivere riappare nella sua vera genialità.

(05) - WITHOUT A DOUBT
Il contrappasso ideale alla memoria di Judd è invece questo brano del solo Finn, che indica in maniera molto evidente la strada verso una comunicazione comunque più immediata e meno instabile, con un gusto per la melodia decisamente più solido. Una ballata di pregio sicuramente meritevole di attenzione d'ascolto (anche se a volte - forse a causa del pianoforte - ricorda troppo il primo Elton John).

(06) - CROSSROADS
L'esuberanza (costruita e cavalcata promozionalmente con foto surreali e clownesche) del live set degli Enz viene proposta nell'album con questo pastiche che offre però ancora una volta l'occasione di apprezzare la quantità di soluzioni sonore presenti nel gruppo. Spiritoso e ben riuscito.

(07) - CHARLIE
Altra ballata, forse un po' 'più decentrata' dal 'nuovo suono' intrapreso in questo album, ma assolutamente efficace nell'interpretazione vocale di Finn e destinata ad essere un brano di punta nel live set. Memorabile qui l'arrangiamento delle tastiere di Rayner (organo, synth, mellotron e
soprattutto pianoforte) nella parte centrale, capace di raccontare una 'storia nella storia' evocando continui cambiamenti emotivi.

(08) - NICE TO KNOW
Una nuova sterzata rock/blues decisamente molto più grintosa e - per certi versi - più verosimile a quello che avrebbero potuto essere gli Enz se avessero mantenuto la formazione originale (e non è un caso se gli autori sono infatti Judd/Finn/Rayner). Probabilmente il brano che ancora oggi - dopo milioni di ascolti - ancora personalmente preferisco.

(09) - JAMBOUREE
Un bel divertissement 'in aroma prog' per concludere l'avventura. E' di fatto il lato più sperimentale del gruppo (l'aroma prog, nella sezione centrale appunto) ma il crescendo iniziale e finale sono di grande impatto emotivo. Inutile sottolineare il fatto che gli autori riconosciuti del brano sono - neanche a dirlo - Chunn, Crombie, T. Finn, Green, Judd, Rayner ... come a dire SPLIT ENZ mark 1b (!!!)


lunedì 30 novembre 2009

SPLIT ENZ - Second thoughts (1976)


(in Australia)


(in Europa)

(01) - LATE LAST NIGHT
E' passato solo poco meno di un anno dalla registrazione del primo MENTAL NOTES ma ormai la maturità raggiunta dal gruppo è immediatamente evidente fin dalle prime note di questo 'nuovo' brano d'apertura. Un suono maggiormente accattivante rispetto agli inizi ma soprattutto più completo ... ed in questo senso si rivelano fondamentali i fiati di Robert Gillies ed una maggiore prepotente presenza del talentuoso Eddie Rayner con le sue tastiere (pianoforte su tutte).
Altra scelta determinante - ed evidente subito - la voce di Judd non è più protagonista (forse troppo cruda per Manzanera) e la strapotenza vocale espressiva dell'eccellente Tim Finn prende (forse giustamente) il largo.

(02) - WALKING DOWN A ROAD
Non c'è proprio paragone con la prima versione, qui tutto è solido e compatto ed ogni singolo elemento del suono diventa assolutamente perfetto (basta solo ascoltare attentamente le figure armonico-ritmiche di Jonathan Chunn al basso per capire la quantità di talento messo in campo). Semmai a Phil Judd vengono affidate delle particolarissime sottolineature di chitarra elettrica (visto che Wally si era licenziato ed era rimasto in New Zealand) che al primo ascolto (distratto) passano anche inosservate, ma che ai successivi passaggi risultano come una preziosa spezia che dà all'intero brano una fragranza davvero originale.

(03) - TITUS
L'assoluto. Mandolini 'naturali' (non filtrati come nella versione del primo album) ed in clamoroso primo piano con un gioco ordinato con il pianoforte ed il mellotron. A Judd viene qui evidentemente chiesto di cantare in modo più 'educato' ... ma nulla si può dire quando nella seconda strofa (preceduta da due note sublimi dell'altrove assente basso di Chunn) Tim Finn indovina una delle modulazioni vocali più belle ed intense dell'intera sua carriera. Il tema finale di tromba (che sostituisce l'esile moog dell'originale) ed il sublime solenne finale di mellotron, pianoforte e tromba pongono il sigillo definitivo su questo vero capolavoro.

(04) - LOVEY DOVEY
Date le ardite capigliature ed i vestiti di scena così allucinanti, era indispensabile dare alla band anche l'immagine sonora quasi 'cabarettistica' spesso abusata dalla discografia britannica per proporre artisti one-shot e prodotti mediocri. Questo brano è certamente uno dei brani 'ironici', ma in realtà si rivela un prezioso esercizio di stile e di intelligenza musicale realizzato con
grande intelligenza ed efficacia.

(05) - SWEET DREAMS
Evidente tentativo di proposta più tradizionale, più canzone delle altre. E' il capolavoro di Phil Judd a cui finalmente viene concesso di cantare (sempre rigorosamente EDUCATO) l'intero brano, è la sua consacrazione come autore (che però corrisponderà anche alla sua sostanziale conclusione del rapporto con la band) e sicuramente avrebbe meritato molto più spazio creativo 'a-modo-suo'. Una bella canzone (attenzione anche qui al basso di Chunn ed al sublime pianoforte di Rayner).

(06) - STRANGER THAN FICTION
Secondo capolavoro di questo album, già dal solenne inizio con le chitarre 'manzanerate' (con phasing ed altro), i fiati ed una solidità espressiva della sezione ritmica davvero notevole. Una mini-suite post prog che davvero non poteva non impressionare il pubblico dell'epoca, con una chitarra di Judd semplicemente meravigliosa nelle sue brevi parti a-solo suonata con grande, grandissima forza espressiva. Tim Finn indovina ancora una volta le modulazioni vocali ed il gioco è fatto. Tutti i colori del mondo degli Split Enz sono presenti in questo straordinario brano, comprese le deviazioni più incredibili (ascoltare la chitarra di Judd per conferma).

(07) - TIME FOR A CHANGE
Terzo ed ultimo grande capolavoro del disco, ma già l'originale era semplicemente meraviglioso. Il piano di Rayner è più presente e brillante (grazie anche ai mezzi sicuramente migliori ed alla capacità di un certo Rhett Davies alla consolle) ma è tutto proposto con l'enfasi giusta, perfetta (basta solo per un attimo riflettere sul raffinato doppio colpo sulla cupola del piatto nel finale con l'intera band per capire che l'intelligenza a volte ... nel rock ... non è un'opzione ma un'arte). Stupenda - ancora una volta !!! - la chitarra di Judd che accompagna alla degna conclusione un vero capolavoro.

(08) - MATINEE IDYLL
All'inzio sembrava un nuovo brano ed invece era una vecchia canzone del gruppo che Manzanera giustamente ha ritirato fuori (la versione originale sarà poi ripubblicata nell'antologia BEGINNING OF THE ENZ) con un risultato davvero notevole per frescezza e piacevolezza pop.

(09) - THE WOMAN WHO LOVES YOU
Sulle corde cabarettistiche di 'Lovey Dovey' questa specie di suite assurda ma esilarante con le parti di cucchiai (suonate da Noel Crombie in duetto con il sempre presente Rayner al piano) che diventeranno parte fondamentale delle esibizioni live del gruppo da quel momento. Eddie Rayner è inarrivabile con il suo pianoforte ma l'intera band ha una solidità assolutamente invidiabile. Anche qui l'istrionismo vocale di Tim Finn prevarica qualsiasi tentativo di interpretazione diverso del brano che acquista sempre più forza con l'insermenti (davvero intelligente) dei fiati a ulteriore condimento sonoro del tutto.

(10) - MENTAL NOTES
Nel vinile europeo era presente a chiosa dell'intero teatrino musicale proposto questo breve guazzabuglio free-form ... colpevolmente omesso dalla versione su compact disc (anche in questo caso ... l'unico esempio di chiara follia di Phil Judd verrà così purtroppo eliminato) lasciando finire l'album (unico neo delle produzione Manzanera) con una specie di 'sospeso' sonoro non proprio graditissimo (soprattutto a chi evidentemente già conosceva la versione precedente).


SPLIT ENZ - Mental notes (1975)



... solo qualche riflessione in più sulle ... "doppie punte"

(01) - WALKING DOWN A ROAD
Considerando questa versione come quella 'senza esperienza' e la produzione dell'expertise di Phil Manzanera (che verrà messa in campo all'atto della pubblicazione europea di Mental Notes) bisogna dire che la struttura rapsodica di questa "canzone" è quindi propria dell'originale obliqua creatività del gruppo che - è bene ricordarlo sempre con i primi Split Enz - aveva sicuramente nelle stravaganti idee di PHIL JUDD le fondamenta per un'affascinante modello compositivo pop trasversale.

(02) - UNDER THE WHEEL
Brano lasciato successivamente (e per certi versi giustamente) in disparte da Manzanera forse perchè 'troppo uguale' per struttura al già ben più maturo e convincente 'Stranger than fiction' rimane uno dei capolavori di Judd in questo esordio discografico. Il suo modo visionario di cantare e quel melange di 'acustico e progressive' (a-la-Genesis) così evocativo sono davvero gli elementi essenziali dello spirito creativo presente in questo lavoro. Ardite dissonanze e spigolosi passaggi armonici ricamano lo scenario fino al solenne finale.

(03) - AMY (Darling)
Evidente primo tentativo di canzone 'commerciale' e primo vero momento 'Finniano' dell'enz-world. La simpatia che Finn ha sempre saputo trasmettere con le sue canzoni è qui perfettamente centrata anche grazie allo splendido interplay tra le chitarre e le tastiere di Eddie Rayner (vero - ma sottovalutato - stregone sonoro). Difficile immaginare per loro un futuro da 'top-ten' ... eppure qualche timida idea vincente è qui già presente. Dovranno solo aspettare qualche anno e vivere qualche tremenda delusione umana e professionale prima di rifarsi.

(04) - SO LONG FOR NOW
Altro brano lasciato negli archivi all'atto della presentazione europea della band, ma che però fotografa molto bene quella dimensione musicale a cavallo tra un pop che si vuole lasciare dietro le spalle il progressive, ma che allo stesso tempo non ha nessuna intenzione di tornare a svilirsi in semplici melodie da fischiettare sotto la doccia ... insomma un interessante tentativo di pop-progressive (o 'intelli-pop') che vedrà migliore successo e maggiore focus (e fortuna) in realtà discografiche come 10CC o SUPERTRAMP (almeno in parte)

(05) - STRANGER THAN FICTION
Qui l'intuizione di base è satat quella di CAPIRE la potenzialità di questo eccezionale brano e saperla portare (con sapienza ed esperienza professionale) al suo massimo valore possibile. In effetti in questa prima proposta si capisce che questo è sicuramente un brano in grado di fare la storia del gruppo ... ambizioso e sufficientemente impegnato anche nel testo vagamente esistenziale, l'aldamento scomposto della narrazione musicale è davvero singolare ed originale. La chitarra di Wally Wilkinson purtroppo non è abbastanza lacerante per rendere drammatiche le parti ad essa dedicate, ma è evidente che per interpretare con il giusto pathos quei frammenti è necessaria una maggiore personalità (unico difetto forse appuntabile al giovane e bravo chitarrista neozelandese). Quando la riascolteremo nella versione europea ... la farfalla sarà ormai completamente pronta a prendere il volo.

(06) - TIME FOR A CHANGE
Immortale canzone che meriterebbe un posto tra le più belle canzoni della musica anglosassone degli ultimi 100 anni ... ma si sà ... in un mondo (per me) perfetto gli Split Enz sarebbero dovuti diventare popolari quanto i QUEEN ... Anche in questo caso tutto è abbastanza chiaro qui per capire la bellezza del brano, merito dei ragazzi e non della produzione ... anche se quando Manzanera ci metterà le mani (soprattutto i clamorosi fiati di Robert Gillies) ... tutto diventerà assolutamente incredibile e perfetto.

(07) - MAYBE
Seconda song cantata efficacemente a due voci da Judd e Finn ... e la sostanziale differenza tra l'educata e lineare voce del secondo rispetto alla psichedelica ed instabile tonalità imprevedibile del primo racconta della 'perfetta dicotomia' espressiva convivente in questa band.

(08) - TITUS
Altro capolavoro (attenzione ... del solo Phil Judd) in embrione ... esploderà successivamente anche questo ... e dopo l'album europeo non sarà più possibile ascoltarne questa prima (peraltro eccellente) versione. Anche in questo caso le due voci sono meravigliose nella loro profondissima differenza di identità e forse è la prima volta nel disco che la nevrosi della voce di Judd che canta la prima strofa viene squarciata dalla bellezza della voce di Tim Finn della seconda strofa. Bellissimi i mandolini ed il pianoforte che con il mellotron sostengono l'impianto musicale. Che bellezza (e pensare che sono solo le avvisaglie ...)

(09) - SPELLBOUND
Il brano sicuramente più ambiziose di questo primo disco non riesce a centrare il bersaglio pur rimanendo un bellissimo esempio di pura ed incontaminata creatività entusiasta. Per questo brano sarebbero state sicuramente necessarie altre capacità interpretative dei singoli che non sono evidentemente ancora in grado di gestire tutti i colori di cui la straordinaria idea musicale di Judd avrebbe bisogno.

(10) - MENTAL NOTES
Divertissement volutamente sconvolto che paradossalmente anzichè 'chiudere' il disco ... alla luce di quanto poi capiterà in realtà ... sembra proprio riaprire lo scenario verso qualche non ancora ben precisato approdo creativo.

mercoledì 11 marzo 2009

SPLIT ENZ (2002)

Writing letters to my frenz
Telling them all about split ends ...




SPLIT ENZ è un fenomeno musicale che è rimasto prima collocato ai margini nel rock colto mid seventies per poi riapparire con un successo planetario nel panorama pop internazionale degli anni successivi (fino alle "derive" ad esso relative ovvero CROWDED HOUSE e FINN).

Partiti da un timido ma concreto successo nella lontana Nuova Zelanda, questi ragazzi poco più che ventenni cercano la via dell'affermazione anche nell'emisfero boreale, accompagnati da un produttore di eccellenza quale Phil Manzanera (Roxy Music) ed una volenterosa importante casa discografica (Crysalis).
Si sa che non tutte le ciambelle escono con il buco e in pratica nessuno dei tre album che la band sforna tra il 1976 ed il 1978 permette di considerare definitivamente "stabile" la realtà del bizzarro gruppo australe.

Eppure un disco come MENTAL NOTES (1976) - massiccia rielaborazione dell'originale disco uscito downunder l'anno precedente - viveva di atmosfere stravaganti a cavallo tra un variopinto progressive pop derivativo e bellissime canzoni ad impronta cantautoriale.

Il successivo DYZRHYTHMIA (1976) - addirittura prodotto da GEOFF EMMERICK (Beatles) - li aveva visti protagonisti anche di numerosi riusciti passaggi televisivi promozionali.

La vena creativa di FRENZY (1978) era stata poi quantitativamente trabordante sebbene viziata da una completa mancanza di appoggio organizzativo e professionale.

Purtroppo all'inizio del 1979 il percorso del gruppo sembra inesorabilmente destinato ad un fallimento definitivo.

Invece, per una di quelle strane circostanze che a volte avvengono nella vita professionale di un artista, il gruppo intuisce i colori giusti di una svolta più "leggera" nel proprio sound ed indovina il primo di una serie di successi ("True Colors", 1980) che velocemente li riporta all'attenzione dei media fino allora non in grado di cogliere le reali capacità della band Kiwi.

Io faccio parte della prima sparutissima schiera di appassionati europei degli SPLIT ENZ.

Dopo aver acquistato l'unico vinile pubblicato in Italia nel 1975 ho iniziato ad acquistare (nei negozi che una volta curavano l'importazione "esotica") anche i dischi successivi e quelli prodotti downunder (Mushroom records) tale era la mia passione per questo gruppo di perfetti sconosciuti.
Con grandissima soddisfazione personale ho imparato a scoprire le differenze musicali tra il periodo pre-crysalis e la successiva vetrina europea, apprezzandone la forma spontanea, ingenua e ruspante, ma sicuramente originalissima.

A distanza di tanti, tanti anni, nel 2002 una confezione quasi anonima contiene un prezioso disco digitale versatile (evoluzione della tecnologia moderna) in grado di raccontare quella storia con grande dovizia di particolari visivi.
Sebbene non del tutto esaustivo, questo imperdibile dvd spazia in lungo ed in largo nelle zone luminose e buie della carriera della band di Auckland, dandone una prospettiva completa attraverso:



- 18 videoclips originali (anzi, 19, vista la presenza di un "easter egg" rappresentato da un ulteriore rarissimo video del singolo "THINGS");



- oltre cinquanta minuti di musica live tratta da alcuni tra i più significativi passaggi televisivi (e non) della band;



- lo straordinario documentario SPELLBOUND che in poco meno di sessanta minuti racconta attraverso le voci dei protagonisti l'intera storia della stagione musicale delle "doppie punte", offrendo così numerose risposte alle domande dei fans della prima ora in merito alle vicissitudini personali tra i primi componenti la band.



Fino a due anni fa questo dvd era l'unico dedicato agli SPLIT ENZ.



Per dovere di informazione nel 2007 è stato pubblicato uno stupendo dvd che raccoglie le immagini di un reunion tour che la band ha portato in giro per l'Australia e la Nuova zelanda nel 2006.
Suoni stupendi e la stessa freschezza di sempre con la peculiare personalità creativa dei due fratelli FINN a dominare la scena (almeno apparentemente).
Ovviamente non c'è traccia della trasversale ed obliqua creatività quasi barrettiana degli inizi (di cui responsabile era certamente Phil Judd) ma nel dvd "ONE OUT OF THE BAG" si respira per quasi due ore aria di grandissima intelligenza creativa.

Con ogni probabilità tornerò molto presto a parlare degli SPLIT ENZ in queste pagine, ma per il momento segnalo questa interessante testimonianza di un mondo musicale che merita una rivalutazione più matura.