domenica 6 settembre 2026

URSULA BOGNER (1946-1994) - Scienziata con la passione per l'esoterismo e la musica elettronica

 

Ursula Bogner 1978

Sembra quasi incredibile che il talento musicale di Ursula Bogner sia rimasto sconosciuto fino all'inizio del nuovo millennio, ma considerata la sua reale biografia, questo potrebbe essere stato davvero inevitabile. 

E' grazie all'interessamento del compositore tedesco Jan Jelinek che il prezioso archivio sonoro della Bogner è diventato di pubblico dominio.

Jelinek racconta che: "Fu durante un volo per Vilnius che incontrai Sebastian Bogner, il figlio di Ursula, che mi disse di essere in viaggio d'affari per un'azienda farmaceutica.
La solita conversazione di circostanza ci condusse presto a parlare di sua madre Ursula, che "amava anche lei sperimentare con i sintetizzatori", seppur a livello puramente amatoriale e in una stanza appositamente allestita nella casa dei genitori. Tra i suoi conoscenti, era semplicemente considerato uno dei suoi tanti hobby eccentrici e non suscitava grande interesse. 
Una situazione che rendeva la sua ossessione per la musica elettronica ancora più bizzarra, un'ossessione che la spinse a costruire un proprio studio per registrazioni e sperimentazioni approfondite."

La biografia di Ursula Bogner è molto essenziale:

Nata nel 1946 e cresciuta a Dortmund, si trasferì a Berlino a 19 anni per studiare farmacia.
 

Laureata, iniziò subito a lavorare per il colosso farmaceutico Schering, a cui seguirono matrimonio, figli e una carriera scientifica di successo, seppur non sensazionale, all'interno della multinazionale. 

A prima vista quindi, la vita di Ursula Bogner sembrava semplice e profondamente radicata nella dimensione più borghese: farmacista, moglie e madre, saldamente ancorata a una casa indipendente. 

Allo stesso tempo però, sviluppò un vivo interesse per la musica elettronica. 

Nei suoi primi vent'anni, seguì le attività dello Studio für elektronische Musik di Colonia, frequentò i seminari del fondatore dello Studio, Herbert Eimert, dimostrò grande entusiasmo per la musica concreta e, in seguito, condivise con i figli la passione per la New Wave Pop britannica. 

Ciononostante, Ursula Bogner non si è mai inserita in nessuna scena musicale, né ha mai reso pubblica la sua musica. 

Oltre alla composizione sperimentale, si cimentò anche nel disegno e nella stampa, sviluppando una forte fascinazione per l'Orgonomia di Wilhelm Reich, la bizzarra opera tarda del ricercatore sessuologo e psicoanalista sulla sua scoperta dell'energia Orgon. 

William Reich


Reich mirava a concentrare, o meglio a raccogliere, questo particolare tipo di energia solare e a utilizzarla a scopo terapeutico. 

A tal fine, creò un apparecchio, una cabina di legno e metallo nota come Accumulatore Orgon. Ispirata da diversi viaggi a Orgonon (Maine, USA) – ex luogo di lavoro e residenza di Wilhelm Reich.

Orgone Accumulator

Ursula Bogner decise di costruire il proprio accumulatore e lo nascose nel giardino di casa.
 

A questo punto, diventa sempre più difficile scrollarsi di dosso il sospetto, poi confermato da Sebastian Bogner, che sua madre fosse attratta da tutto ciò che era esoterico. 

La casa dei Bogner era piena di libri New Age e opere di pseudoscienza. 

Eppure, nonostante tutto questo, rimase un'impiegata della Schering e quindi saldamente radicata nel mondo scientifico. 

Anche le sue composizioni rivelano pochi segni di esoterismo; anzi, sono più vicine a studi e bozzetti: umoristiche e – considerando la sua biografia – quasi sciocche, piuttosto che legate a una particolare scuola di misticismo o scienza. 

Ciononostante, è straordinariamente difficile comprendere o classificare la sua opera nel suo complesso. 

Nel corso di vent'anni, si è cimentata in molti stili diversi, dando vita a un'enorme quantità di opere e a una sconcertante varietà di titoli. 

Ursula Bogner

Ursula Bogner è scomparsa nel 1994.



testo liberamente tratto ed adattato dalla presentazione dell'album
Recordings 1969-1988 (Faitiche Records 2008)
a cura di Jan Jelinek


domenica 23 agosto 2026

JAMES BARBOUR ... la strana storia di "Spider"

 

Il mondo della musica nasconde storie davvero bizzarre nel suo evolversi.

La storia in questione è quella di un giovane barbiere ed acconciatore americano che nel 1965 si trasferisce in Europa ed ottiene in Inghilterra l'incarico di occuparsi dei preziosi capelli della pop star americana James Marcus Smith in arte conosciuto come P.J. Proby (che qualche sopravvissuto ricorderà al Festival di Sanremo del 1966 con la canzone "Per questo voglio te" ... eliminata immediatamente).


Proby però a prescindere dalla sfortunata popolare kermesse musicale italiana ha una carriera di tutto rispetto altrove e la sua figura pubblica è altamente rispettata e considerata nell'ambiente discografico internazionale.

Il giovane barbiere in questione, tale James Barbour, segue la star in tutte le sue avventure internazionali curandosi esclusivamente della piega dei suoi capelli ... un ruolo decisamente essenziale nel mondo dell'immagine delle star dell'epoca (e non solo dell'epoca, mi verrebbe da aggiungere, dato il variopinto e mutevole circo di cohorti della macchina musicale popolare).

Comunque sia, il giovane Barbour nel suo peregrinare tra gli studi televisivi ed eventi musicali di tutti i tipi  per puro caso incontra un personaggio decisamente fuori dagli schemi convenzionali, Kim Fowley, artista e agitatore culturale che operava nella nicchia della nuova musica non convenzionale.



Ne nasce un'amicizia che porta Fowley a ribattezzarlo "Spider Barbour" e a coinvolgerlo nella registrazione di un pezzo nel 1966 (Comedown Song).

Ma nel mondo della musica "non convenzionale" americana che Kim Fowley conosce e frequenta assiduamente all'epoca c'era anche un'altra figura "chiave" di quella scena ovvero Frank Zappa ... e Fowley aveva partecipato nel 1966 alle registrazioni dell'epico doppio album d'esordio dei Mothers Of Invention "Freak Out!"

"Spider" Barber alla fine del 1966 ritorna con Fowley ad Ithaca, NY negli States e in circostanze del tutto fortuite organizza una band musicale chiamata Chrysalis (anche perchè in realtà "Spider" canta e sa suonare adeguatamente la chitarra).



Chrysalis è una tipica band della scena hippie-pop dell'epoca, caratterizzata dalla voce baritonale femminile di Nancy Nairn (molto in voga in quei giorni) che però include nel suo repertorio momenti di imprevedibilità creativa che catturano l'attenzione proprio di Frank Zappa che dichiara pubblicamente in più occasioni di essere un grande ammiratore del gruppo.

Il caso vuole che nel 1967 i Mothers Of Invention e i Chrysalis siano presenti nello stesso studio di New York (Apostolic Studios) per registrare i loro lavori. L'occasione quindi è propizia per condividere momenti di studio e convivialità che pero' poi si concretizzano in brevi "contributi" di "Spider" in "We're only in it for the money" enigmaticamente identificati nelle liner notes come:

SPIDER ... (from a group that hasn't destroyed your mind yet)
who wants you to turn your radio around.

Da quelle sessioni comuni agli Apostolic Studios di New York, nonostante la richiesta di avere come produttore incaricato alla regia del progetto proprio Frank Zappa rifiutata dalla MGM Records, "Spider" ed i suoi Chrysalis ottengono i masters di quello che sarà poi il loro unico album che uscirà poi nel 1968 con il titolo di "Definition".


Ma a prescindere dai Crysalis, nel frattempo la frequentazione con Zappa ha portato "Spider" a contribuire vocalmente ad uno dei dischi fondamentali di Zappa ovvero "Lumpy Gravy".

E' sua la voce infatti che inaugura l'album con la celebre frase

"The way I see, Barry this should be a very dynamite show"

poi ancora lo si può sentire nel frammento

"A little bit of nostalgia for the old folks"

e ancora quando racconta la teoria della "big note" nel brano "Very Distraughtening"

"Everything in the universe is . . . is . . . is made of one element, which is a note, a single note. Atoms are really vibrations, you know, which are extensions of THE BIG NOTE, everything's one note. Everything, even the ponies. The note, however, is the ultimate power, but see, the pigs don't know that, the ponies don't know that. Right?"

e cita Larry Wildman Fischer nello stesso brano cantando un frammento della canzone "Merry Go Round"

e dove "spiega" ulteriormente la teoria della "pigs' music" in "Just One More Time"

"I think I can explain about . . . about how the pigs' music works ... Remember that they make music with a very dense light, and remember about the smoke standing still and how they . . . they really get uptight when you try to move the smoke, right? ... I think the music in that dense light is probably what makes the smoke stand still. Any sort of motion has this effect on . . . on the ponies' manes. You know, the thing on their neck ... As soon as the pony's mane starts to get good in the back any sort of mo . . . motion, especially of smoke or gas, begins to make the ends split ... Yeah, it's a vicious circle. You got it."

inoltre qualche altra sua parola è presente anche in "Kangaroos".

Frank Zappa "utilizzerà" qualche altro suo frammento di quelle registrazioni del 1967 anche in lavori successivi come "Meet the Mothers Of Prevention" o "Civilization Phaze III" nel suo tipico stile " a collage".

In conclusione, nonostante la stima di Frank Zappa, "Spider" Barbour non ha avuto il riconoscimento che avrebbe meritato soprattutto per il suo lavoro con i Chrysalis che si distingue anche oggi per quelle forme di "sincera ed ingenua intemperanza" in un contesto di un auspicato nuovo "pop", meno tradizionale e più visionario.

Quello che si sa di "Spider" è che negli anni successivi all'esperienza con i Chrysalis ha collaborato con le bands Imago e Curmudgeons (con le quali ha pubblicato un album ciascuna), ha intrapreso la carriera di esperto biologo marino, ha sposato sua moglie Anita e con lei nel 1995 ha pubblicato un importante ed apprezzato saggio intitolato "Wild Flora Of The Northeast"



Si, il mondo della musica nasconde storie davvero bizzarre nel suo evolversi ...

mercoledì 1 aprile 2026

2025 - SOFT HEARTED SCIENTISTS - "The Phantom Of Canton"

 


Finalmente un disco che rasserena l'animo.

Era tanto tempo che non ascoltavo una band che scientemente decide di evitare di mascherarsi da "fenomeni" per privilegiare la narrazione sonora.
Pescando con grande attenzione dai profondi anni settanta, dalle suggestioni pre e post-psichedeliche del miglior periodo creativo d'inghilterra, i gallesi SOFT HEARTED SCIENTISTS confezionano un disco delizioso, fatto di preziosa umana semplicità (accuratamente sotto controllo) e di melodie cantabili e memorizzabili (come ai vecchi tempi!).

Chi fosse alla ricerca di "virtuosismi progressivi" o egotiche predominanze individuali, si rende presto conto di aver scelto un disco "non conforme" alle proprie aspirazioni d'ascolto, ma chi invece si ricorda del pop psichedelico (apparentemente) scanzonato e leggero nello spirito non può non trovarsi a suo agio tra le 16 tracce di questo album.

Se a questo aggiungiamo anche una clamorosa scelta di produrre questo manufatto in differenti formati (una vera e propria passione per attenti collezionisti) si comprende come questo album sia un'esperienza d'ascolto "a tutto tondo" e il risultato finale è assolutamente eccellente.

I Soft Hearted Scientists sono:
Michael Bailey – basso
Nathan Hall – voce, chitarre acustiche ed elettriche, tastiere, electronics, effetti sonori
Paul Jones – chitarra a 6 e 12 corde, mandolino
Dylan Line – tastiere, electronics, effetti sonori, cori
Frank Naughton – tastiere, effetti sonori, cori e batteria

Dicono di ispirarsi alla musica delle big band degli anni '40, al doo-wop e al rock'n'roll degli anni '50, alla psichedelia degli anni '60 ed al primo progressivo di inizio anni '70 ... insomma un "distillato" significativo delle decadi trascorse.

The Phantom Of Canton è il loro settimo lavoro e in realtà è un album del 2025 ma una gustosa ristampa in vinile (da collezione) arricchita da molto materiale "bonus" ha ridato luce a questo interessante progetto.

Appunto ... finalmente un disco che rasserena l'animo (e non lo obbliga a fare "gli straordinari" emotivi). 

sabato 14 marzo 2026

2026 - SOFT MACHINE - "Thirteen"

 


martedì 28 ottobre 2025

2025 - KING CRIMSON - LIZARD (Elemental Mix by David Singleton)

... notturno cremisi, alle prese con i "nuovi "elemental mixes" relativi a LIZARD ad opera di David Singleton ...

che dire? ...

per un affezionato frequentatore di corte ascoltare queste nuove ulteriori elaborazioni musicali di grandi classici è sempre un infinito piacere ... ma non perchè l'interpretazione di Singleton sia particolarmente entusiasmante o geniale ma solo ed esclusivamente perchè mettere in evidenza elementi rimasti finora nascosti delle strutture sonore che hanno composto i brani di quella stagione crimsoniana è semplicemente straordinario ... marimbe mai anche solo percepite, valzerini rimasti soffocati, piani elettrici distorti, chitarre multiple mai sentite, laceranti mellotrons dissonanti e saturati senza pietà e ... la VOCE ... il povero Gordon Haskell riceve un trattamento finalmente rispettoso della sua veloce tenure alla corte (ascoltare la malinconica interpretazione di "Lady of the dancing water").

Ma LIZARD è davvero un disco straordinario (e questo già lo si sapeva, credo ... forse l'unico a non averlo capito era proprio il "venal leader" in persona) ma questa ispezione intima è ancora più clamorosa perchè mostra inequivocabilmente il gigantesco lavoro di stratificazione di idee in atto in quei giorni di settembre del 1970 ai Wessex Studios e forse spiega in parte anche il perchè Fripp lo abbia considerato un mezzo fallimento dal momento che onestamente era davvero impossibile pensare di trovare spazio per tutte le idee incise nei multipista e che quindi la sintesi ottenuta abbia necessariamente lasciato spazio a rimpianti e delusioni (e paranoie).

Eppure LIZARD era ed è ancora oggi uno dei dischi più intensi prodotti da una band sull'orlo dell'implosione e questo aspetto probabilmente non è del tutto trascurabile considerandolo come una indesiderata ma "preziosa spezia" attitudinale.

Quello che salta all'orecchio subito è che nel "trattamento" di Singleton viene praticamente quasi eliminata la meravigliosa (ma forse ritenuta ingombrante) batteria di Andy McCulloch (che a mio avviso rimane degno erede di Michael Giles) il che espone clamorosamente tutti gli altri strumenti che diventano perfettamente distinguibili (su tutti la strumentale "Happy Family" ha un qualcosa di magico ed inquietante allo stesso tempo).

Naturalmente ed inevitabilmente quanto si ascolta in questo è la prospettiva offerta da Singleton e sono convinto che sia solo una delle tante possibili quindi alcune sue scelte sono da ricondurre alla sua sola sensibilità (peraltro lui stesso ha nuovamente dichiarato recentemente di essere sempre stato molto scettico sulla qualità dell'album originale ... dimostrandosi così  "curiosamente" allineato alle parole dell'indiscutibile monarca assoluto) e quindi alcune reintepretazioni qui risultano meno riuscite di altre ("Prince Rupert awakes" su tutte, anche se questa versione permette di apprezzare appieno il talentuoso lavoro al pianoforte del compianto Keith Tippett).

Interessante invece notare come "The Peacock's Tale" sia stato registrato di fatto quasi come uno standard jazz e poi rielaborato in modo completamente differente nella sezione ritmica (altra limpida dimostrazione di genio) della versione pubblicata in origine ... e sono queste le cose che personalmente mi entusiasmano oltre ogni misura! "Last Skiirmish" raggiunge qui un altissimo livello di coefficiente crimsonico grazie alla messa in evidenza di un tipico "strumming elettrico" chitarristico frippiano che anticipa le atmosfere di "Ladies of the road" prima e "Easy Money" dopo ... il pianoforte dissonante di Tippett che sulle note basse contrappunta senza alcuna disciplina l'andamento parossistico della batteria di McCulloch (finalmente presente qui!!!) ... questa è davvero una grande nuova meraviglia che si svela dal profondo della meraviglia già svelata ormai 55 anni fa.

E qui la nuova "Prince Rupert's Lament" è quasi un'anticipazione delle stratificazioni "frippertroniche" della fine degli anni settanta il che la dice già tutta sulla potenziale coerenza creativa di Robert Fripp, mentre è finalmente possibile ascoltare in tutta la sua bizzarra giocosa surreale sonorità la breve improbabile giostrina che fu scelta come chiusura della suite ... compresa anche una versione apocrifa caratterizzata da una sorta di bignamino del pianismo classico "for dummnies" inscenato dal solito incredibile Tippett accompagnato da un mellotron intrusivo e senza alcuna disciplina.

In conclusione, si potrebbe anche dire che c'è modo e modo di "raschiare il barile" quando si opera sul repertorio storico di una band che ormai sembra davvero aver detto tutto dopo quasi sessant'anni di carriera. Quello messo in atto dall'astuto David Singleton è però alla fin fine in qualche modo meritorio soprattutto per chi - come me - amerebbe sempre comprendere ed apprezzare l'ineffabile spirito geniale di quella stagione attraverso quante più audio testimonianze possibili ... un problema mio? può darsi, ma so di non essere l'unico

:-)

lunedì 29 settembre 2025

DAVID SANCIOUS - Dance of the age of enlightenment (1976 - 2023)

 


DANCE OF THE AGE OF ENLIGHTEMENT

è stato per anni uno dei "the best known secret" della musica internazionale prodotta nella seconda metà degli anni settanta del secolo scorso. La sua controversa storia ha lasciato spesso spazio a narrazioni imprecise e discordanti, ma a prescindere da essa, il problema vero era che quella musica sapientemente concepita e prodotta dal virtuoso polistrumentista statunitense DAVID SANCIOUS era di fatto rimasta archiviata nel buio di qualche polveroso scaffale di un magazzino qualsiasi, deposito di novelle opere celibi, ritenute inutili e/o non meritevoli di rappresentare qualcosa di commercialmente interessante.

Adesso, grazie alla nuova inaspettata ristampa dell'etichetta ICONOCLASTIC RECORDS, è arrivato il momento di riscrivere la storia di quello sfortunato capitolo della discografia americana di fine secolo scorso.

DAVID SANCIOUS
polistrumentista allora ventiquatrenne del New Jersey, nel 1975 organizza un suo progetto solista accompagnato da una band allestita appositamente per l'occasione.

DAVID SANCIOUS pubblica per la Epic Records in quell'anno "Forest of feelings",  un eccellente album di fusion/progressiva che interpreta molto bene la sotterranea influenza che il progressivo europeo stava finalmente avendo nelle nuove generazioni di artisti americani.

Il fenomeno progressive americano non è neanche minimamente paragonabile a quello europeo, ma più per colpa nostra che non della qualità delle proposte d'oltreoceano, dato che sono molti gli esempi di creatività "prog" che nella fine degli anni settanta producono interessanti risultati musicali.

Ad ogni modo questo primo album di Sancious sembra aprire la strada ad un nuovo talento in grado di portare un'aria fresca anche nel mercato statunitense.


L'etichetta ARISTA (sussidiaria della Columbia Records) da due anni appena attiva sul mercato americano, nel tentativo di ritagliarsi un'identità produttiva, recluta alcune band esordienti più o meno attive sul territorio nazionale, con lo scopo di attirare l'attenzione delle nuove generazioni alla ricerca di musiche "differenti" dagli standard solitamente in voga in quegli anni.
O almeno il tentativo era quello di affiancare a produzioni più "sicure" in termini di reddito qualche nuovo talento da esibire con orgoglio e dimostrazione di pre-veggenza creativa.

Inizia l'era (breve) di DAVID SANCIOUS AND THE TONE

A questo punto, quando David Sancious firma per la Arista la storia si fa molto più opaca e contraddittoria, di certo si sa solo che l'etichetta si rende disponibile a pubblicare almeno due album in successione iniziando allo scopo una promozione molto attiva fin dalle prime notizie della suggellata collaborazione con l'artista.

Sancious and Tone registrano "Dance Of The Age Of Enlightenment" in Colorado con la preziosissima collaborazione del fonico e produttore Bruce Botnick. E? inizialmente concepito come un balletto in quattro tableaux (benchè non verrà mai proposto come tale).
Nelle nuove note di copertina Sancious precisa che la tecnologia del momento non permetteva alle tastiere di utilizzare la polifonia e quindi per ottenere le parti orchestrali complesse era stato costretto a registrare e sovraincidere nota per nota ogni singola componete dell'orchestrazione.
Fu un progetto particolamente complesso e faticoso, ma decisamente soddisfacente per Sancious, Botnick ed i musicisti coinvolti.
Una volta completato il lavoro e dopo aver compiuto il missaggio definitivo, Sancious affidò ad un produttore interno della Arista Records il master finale del disco, da masterizzare ed ottimizzare per la stampa in vinile.

Da questo momento della storia di questo album si erano perse le tracce, se non per un comunicato stampa che riguardava l'avvenuta cancellazione dello stesso dal programma di pubblicazioni della stessa Arista (peraltro senza ulteriori indicazioni o giustificazioni specifiche).

Ins eguito l'etichetta ancd ò incontro a crisi di liquidità e l'attività in generale venne ridotta al minimo fino a quando nel 1979 venne assorbita dalla RCA (attraverso un ulteriore assorbimento tramite la BMG Ariola tedesca) che decise di non provvedere a ristampare (o anche solo semplicemente stampare per la prima volta il materiale contenuto nell'archivio dell'etichetta fallita.

Ora, ancora una volta grazie alle nuove note di copertina dell'edizione da poco pubblicata dalla Iconoclastic Records, sappiamo davvero come sono andate le cose ... e ad essere sinceri, era meglio non saperle ...

David Sancious infatti racconta di come avesse consegnato il master dell'album all'executive della Arista in attesa della masterizzazione ed ottimizzazione finale che venne quindi effettuata non in presenza dell'artista (impegnato contrattualmente a fare promozione e/o esibirsi in pubblico per preparare il terreno alla pubblicazione del disco stesso).
Una volta completato il processo, venne consegnato a Sancious la lacca definitiva del disco, ma con grandissimo stupore il compositore notò come ogni singolo brano del disco fosse stato riprodotto e masterizzato ad una velocità almeno del 20% maggior a quella reale, con il risultato che tutto suonava "velocizzato" e completamente non coerente con l'esecuzione originale consegnata dal compositore).
Evidentemente l'executive a cui era stato affidato il compito di chiudere la pratica aveva ritenuto più eccitante attribuire maggiore grinta quella velocità ... chissà se non fosse stato "alterato" lui stesso nel prendere quella nefasta decisione).
Legittimamente infuriato Sanciopous diffidò la Arista dal pubblicare l'album in quelle condizioni, sperando che l'etichetta fornisse finanziamenti necessari per rielaborare un nuovo master per ottemperare al contratto stipulato.
Purtropo le cose andarono diversamente e - essendosi trattato di un rifiuto espresso dall'artista - l'etichetta chiese all'artista stesso di ottemperare al contratto fornendo un album da pubblicare al posto di quello "rifiutato" ... il risultato fu che il progetto "Sancious and The Tone" venne momentaneamente "congelato" ed il solo Sancious fornì un nuovo album a suo nome intitolato semplicemente "David Sancious".
In questo modo l'originale master di "Dance Of The Age Of Enlightenment" fu definitivamente archiviato da quache parte destinato all'oblio.

Dopo tanti anni finalmente la storia è stata chiarita e l'ascolto della LEGITTIMA versione (alla corretta velocità) non toglie nulla al valore dell'operazione che però - per come sono andate le cose - non ha avuto la possibiiltà di vivere nel "suo momento" diventando solo un'affermazione a posteriori del talento profuso all'epoca, sprecato e quasi dimenticato "solo" per una maldestra decisione di terzi.
(qualcuno sostiene anche che si sia trattato di un problema tecnico di "riallineamento" dei registratori analogici all'atto del mastering, ma sono tutte giustificazioni che comunque non tolgono la scelta crininale della Arista di non tutelare il proprio artista.

Per me che ho ascoltato fino allo sfinimento il disco alla "velocità sbagliata" naturalmente ascoltarlo in questa nuova veste risulta "meno adrenalinico" ma allo stesso tempo risulta anche "umano".

Buona riscoperta a tutti quelli che proveranno a recuperarne una copia "tardiva".

Il primo bootleg non autorizzato (reperito non ricordo dove)

il "più credibile" bootleg ad opera della Tachika Records


venerdì 16 maggio 2025

1964 - 2019 - Fenomenologia del coraggio ... la stupefacente stagione dell'USCO

 


USCO è stato un collettivo americano di media art degli anni '60, fondato a New York da Gerd Stern, Michael Callahan, Steve Durkee, Judi Stern e Barbara Durkee.

Il nome USCO è l'acronimo di Us Company o Company of Us.
Il collettivo fu più attivo durante gli anni 1964-66 ed espose negli Stati Uniti, in Canada e in Europa, ed è considerato un anello chiave nello sviluppo del cinema espanso, della musica visiva, dell'arte installativa, del multimedia, dell'intermedia e di Internet.
Inoltre, gli ambienti stroboscopici di USCO anticiparono in qualche modo la nuova media art.

I membri fondatori dell'USCO furono il poeta Gerd Stern, il tecnico elettronico Michael Callahan e l'ex pittore pop art Steve Durkee (alias Stephen Durkee, in seguito noto come Nooruddeen Durkee).
Insieme alla fotografa/tessitrice Judi Stern e alla scultrice/fotografa Barbara Durkee, questo gruppo centrale divenne di fatto il nucleo base di USCO.

Barbara Durkee (in seguito nota come Asha Greer) gestiva la Galleria Intermedia del gruppo.

Judi Stern dichiarò dei suoi colleghi: "Sognavamo collettivamente".

Tra gli altri membri dell'USCO c'era il regista e videoartista Jud Yalkut che 
realizzò diversi film per gli eventi dell'USCO a metà degli anni Sessanta, alcuni in collaborazione con i membri dell'USCO, tra cui Turn, Turn, Turn (per il quale l'USCO realizzò la colonna sonora), Ghost Rev, Diffraction Film e Down By the Riverside (le sue opere si trovano ora nella collezione dell'Experimental Television Center.

Anche Stewart Brand, pur non essendo un membro ufficiale del gruppo, intratteneva stretti rapporti con l'USCO ed era considerato un membro periferico che svolgeva un ruolo importante nel collegare le reti controculturali con gruppi di ricercatori nella cybercultura in via di sviluppo.

Altri membri periferici includevano Lois Brand, il pittore californiano Dion Wright, l'artista tie-dye Bob Dacey e l'artista/architetto della luce Paul Williams.

Gerd Stern era un rifugiato ebreo tedesco che visse nella Bay Area di San Francisco a partire dal 1948. 

Il background di Stern nella comunità Beat della Bay Area nacque dal suo coinvolgimento con la stazione radio Pacifica KPFA di Berkeley, dove incontrò Lew Hill, Allen Ginsberg, Harry Partch, Henry Jacobs, Michael McClure e Harry Smith.
In particolare con Lew Hill collaborò a una serie di poesie per KPFA, con Wallace Stevens, Alan Watts e Grace Clements, dando a Stern l'opportunità di utilizzare per la prima volta un registratore a filo.

Stern dichiarò: "Sono sempre stato interessato al suono e alla sua conservazione".

Michael Callahan era direttore tecnico del San Francisco Tape Music Center quando incontrò Stern nel 1963 tramite Morton Subotnick del SF Tape Music Center tramite Michael McClure.

Nel 1963 Callahan acquistò computer IBM in eccedenza per utilizzarne i componenti per l'arte cinetica personalizzata.
L'esperienza di Callahan al SF Tape Music Center gli insegnò come arrangiarsi con qualsiasi tecnologia riuscisse a trovare e costruire, sopperendo così alla endemica mancanza di fondi.

Steve Durkee, cresciuto a New York, studiò arte alla Columbia University.

Quando si laureò nel 1960, viveva a New York come rinomato artista pop ed era amico di Robert Indiana, ma qualche anno dopo cominciò a nutrire un'indifferenza nei confronti dell'estetica pop. 
In questo periodo strinse amicizia con Stewart Brand, un tenente fotografo dell'esercito americano.
Durkee fu incluso in un articolo del 1962 di Art News sulla pop art intitolato "The New American Sign Painters", e Callahan spiegò in seguito che "il pop era parte dell'attrazione reciproca tra Gerd e Steve".

Nel 1964 Steve e Barbara Durkee acquistarono una vecchia chiesa da utilizzare come studio, situata a Garnerville, nella contea di Rockland, New York, nella valle dell'Hudson.

Dopo diverse esibizioni nella Bay Area, Gerd e Judi Stern si esibirono in diversi campus universitari durante il viaggio verso New York alla fine del 1964.
Gli Stern si trasferirono a Woodstock, New York, vicino a Garnerville, e si accordarono affinché Callahan si unisse a loro.
Callahan si trasferì dagli Stern a Woodstock, e poi i tre si trasferirono nella chiesa con i Durkee nel 1965.

Steve Durkee iniziò a realizzare filmati in Super 8 e il gruppo iniziò a sperimentare con lui per sviluppare banche dati di immagini per le performance di Stern e Callahan.


Come spiega Stern,
"Facevamo musica elettronica, per lo più di natura meditativa, e ben presto smettemmo di esibirci individualmente".
Gerd Stern affermò inoltre: "Senza i nostri nomi, decidemmo di chiamarci 'USCO', la compagnia di Noi, perché eravamo artisti anonimi".

Callahan più volte dichiarò che concepirono il nome USCO, "Company of US", per creare qualcosa di più inclusivo rispetto all'uso dei loro nomi individuali; era anche un modo per "riunire le persone in una soluzione abitativa ad hoc".
Vivendo non troppo lontano dalla tenuta di Hitchcock a Millbrook, New York, furono invitati a visitare il gruppo comunitario di Millbrook; in seguito entrarono in contatto con Timothy Leary, Richard Alpert (in seguito Ram Dass) e Ralph Metzner.

Il gruppo USCO collaborò con artisti, ingegneri, poeti e registi.
Influenzato pesantemente dal teorico dei media Marshall McLuhan, USCO utilizzava stroboscopi, oscilloscopi, proiettori,
televisione a circuito chiuso, sistemi di controllo computerizzati e nastri audio nelle loro performance di "mix di media multicanale".
Spesso riutilizzavano e riproponevano la tecnologia da parti recuperate in discarica.

Per sottolineare il carattere comunitario del progetto, USCO ha usato la frase "Siamo tutti uno".
 
Hanno così mescolato film, nastri, diapositive, luci, sculture cinetiche e attori dal vivo in performance audiovisive a New York City, nella Bay Area di San Francisco e nei campus universitari degli Stati Uniti.

Judi Stern e Barbara Durkee hanno sviluppato tecniche innovative per la serigrafia dei poster USCO.

All'inizio del 1965 l'USCO si interessò alla replica dell'esperienza psichedelica attraverso l'arricchimento chimico sensoriale.

L'USCO collaborò nel luglio 1965 con la Castalia Foundation di Leary e Alpert, un precursore della League for Spiritual Discovery, per riprodurre l'esperienza dell'LSD in un evento artistico psichedelico di "alterazione audio-olfattiva-visiva della coscienza" a New York City.
Riprodussero così l'esperienza dell'LSD in un evento intitolato Psychedelic Explorations allo Psychedelic Theatre (il New Theatre di New York City).
 Durante una parte dell'evento, mentre Leary teneva una lezione sugli psichedelici, l'USCO fece ascoltare una registrazione di Artaud che urlava.
Una recensione dello spettacolo del 1965 per The Nation, scritta da Howard Junker, descrisse l'evento dell'USCO come un tentativo di "stimolare molteplici livelli di coscienza attraverso un bombardamento audiovisivo".

Nel novembre e dicembre del 1965, il regista Jonas Mekas curò il New Cinema Festival (in seguito denominato Expanded Film Festival) presso la Filmmakers Cinematheque di New York.

Il festival presentò due serate di collaborazione tra l'USCO e Carolee Schneemann, oltre ad altri artisti emergenti di spettacoli di illuminotecnica psichedelica.

Il responsabile della programmazione John Brockman, che coniò il termine "intermedia", contribuì a creare il festival come una serie di produzioni multimediali in cui i partecipanti combinavano immagini e proiettori cinematografici con azioni dal vivo e musica.

Secondo Gerd Stern, alla USCO fu chiesto di partecipare perché "pensavano che le nostre performance multimediali fossero una sorta di simulazioni di esperienze psichedeliche".
Callahan invece spiegò che la USCO "eliminò le lampade a incandescenza dai proiettori di diapositive e le sostituì con potenti lampadine stroboscopiche, in modo che l'immagine proiettata stessa lampeggiasse sullo schermo".

E' significativo notare come oltre alla USCO, tra i partecipanti al New Cinema Festival (Expanded Film Festival) di Mekas c'erano Andy Warhol con un Inevitable pre-Exploding Plastic, Angus Maclise con membri dei Velvet Underground e il Theatre of Eternal Music di La Monte Young e Marian Zazeela con John Cale e Tony Conrad.

Mekas presentò un altro evento multimediale della USCO il mese successivo, per una settimana nel gennaio del 1966, intitolato Hubbub, che fu pubblicizzato sul Village Voice in un annuncio che lo descriveva come "Cinema espanso! Cinema psichedelico! Media mix! Marshall McLuhan! Timothy Leary! Film, oscilloscopi, stroboscopi, immagini computerizzate, cinetiche e dal vivo. Una festa per gli occhi".

Mekas, nella sua rubrica sul Village Voice della primavera del 1966, intervistò Steve Durkee sull'uso delle luci stroboscopiche da parte della USCO.

Mekas chiese: "In cosa consiste la luce stroboscopica?" e Durkee rispose: "La luce stroboscopica è il viaggio digitale".
Gli ambienti stroboscopici della USCO, che si basavano sulla modulazione elettronica dei tubi fluorescenti, invocavano la più complessa tecnologia emergente del computer digitale.
Mekas scrisse anche di USCO in una recensione del 1966 della loro mostra al Riverside Museum, paragonando il loro lavoro all'Exploding Plastic Inevitable e affermando che USCO perseguiva l'esperienza mistica in modo più consapevole.[3] USCO divenne cliente del Third Force Lecture Bureau di Nina Graboi all'inizio del 1966.
Graboi divenne direttrice del New York Center della League for Spiritual Discovery, che co-fondò con Leary, più tardi quello stesso anno.

Tornato a San Francisco, Stewart Brand co-produsse il Trips Festival con Ramon Sender e Ken Kesey nel gennaio del 1966.

La politica di sinistra dell'USCO si esprimeva in termini di relazioni piuttosto che di azione politica diretta; pensavano di essere "al di là della politica".
Judi Stern non vedeva una separazione, spiegando: "La maggior parte del nostro lavoro era incentrata su due cose: cambiare la coscienza... e cambiare il mondo".

Ad esempio, l'USCO aggiunse al suo mix di diapositive fotografie toccanti di persone in Vietnam, a causa del turbamento che provava per la guerra del Vietnam. Brand, d'altra parte, riteneva che il lavoro dell'USCO non avesse "alcun elemento politico".

Nel 1966 l'USCO espose al Riverside Museum di New York e al Van Abbemuseum di Eindhoven, nei Paesi Bassi.
Brand visse in chiesa per due mesi mentre aiutava il gruppo a preparare la mostra al Riverside Museum.

Alla fine del 1966 Steve e Barbara Durkee lasciarono Garnerville e andarono a vivere con Richard Alpert (in seguito noto come Ram Dass).
Per un breve periodo, Steve Durkee tenne una conferenza con Alpert su "LSD: Illusione o Realtà?" prima che Alpert lasciasse gli Stati Uniti per studiare in India.

Nel 1967 i Durkee fondarono la Lama Foundation a San Cristobal, nel Nuovo Messico, a nord di Taos, con Jonathan Altman e l'assistenza di Alpert.
Crearono una comunità spirituale su un terreno acquistato da Altman, la cui struttura principale fu costruita insieme ad altre nel 1968 a forma di cupola.
Barbara Durkee dichiarò: "Siamo venuti per allontanarci dal mondo conservatore, che era piuttosto rigido e chiuso, non diversificato e poco spirituale".
All'epoca, Lama era una delle circa trenta comunità nel nord del Nuovo Messico.

Dopo la partenza dei Durkee, gli altri membri dell'USCO a New York continuarono a produrre ed esporre opere sotto il nome dell'USCO fino al 1968.
Verso la fine degli anni '60, l'USCO espose al Montreal Museum of Art (1967), al Walker Art Center (1967), al Brooklyn Museum (1968) e al Whitney Museum of American Art (1968).

A Gerd Stern fu offerto un posto di docente associato in Scienze dell'Educazione presso l'Università di Harvard e si trasferì con Callahan a Cambridge, Massachusetts, dove utilizzarono apparecchiature USCO per fondare la propria azienda, Intermedia Systems Corporation, in collaborazione con un gruppo della Harvard Business School.
Stern e Callahan fondarono Intermedia Systems Corporation nel 1969, anno in cui l'azienda si occupò di alcuni aspetti gestionali e amministrativi del festival di Woodstock.
Intermedia Systems Corporation realizzò hardware pionieristico per il controllo della programmazione audiovisiva.
Negli anni '70, Intermedia Systems Corporation produsse arte multimediale a livello internazionale.
Callahan lavorò all'Università di Harvard dal 1977 al 1994, presso il Carpenter Center for Visual Arts. Luise sua moglie Adrienne fondarono Museum Technology Source nel 1990. L'azienda, con sede a Winchester, Massachusetts, inizialmente produceva dispositivi elettronici che consentivano ai visitatori dei musei di utilizzare video e mostre interattive.

Nel 1969 Stewart Brand mise in contatto Steve Durkee con l'Augmentation Research Center (ARC) di Douglas Engelbart presso la Stanford University e con lo sviluppo della prima cultura di Internet.
Più o meno nello stesso periodo, i Durkee aiutarono Ram Dass con Be Here Now, pubblicato dalla Lama Foundation nel 1971 e diventato un best-seller.
Il titolo originale era From Bindu to Ojas, con illustrazioni realizzate dai residenti della comunità Lama.

Nel 2005 Gerd Stern e Callahan collaborarono a una retrospettiva dell'USCO presso l'Anthology Film Archives.

Nel 2015 il Walker Art Center di Minneapolis, Minnesota, incluse quattro importanti opere dell'USCO nella sua mostra Hippie Modernism: The Struggle Toward Utopia.

Nel 2015 la Seton Hall University ha ospitato una mostra personale di USCO nella Walsh Gallery WhenThen, curata da Jeanne Brasile. Nel 2016, la chiesa di Garnerville è stata inserita nel Registro Nazionale dei Luoghi Storici.

Nel 2019, la National Gallery of Art di Washington, D.C. ha organizzato un programma USCO, USCO - Films, Performance, and Conversation with 1960s Multimedia Pioneers, curato da Paige Rozanski.