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lunedì 20 settembre 2021

MANNA/MIRAGE - "Man out of time" (2021)

 













 

... nuovo eccellente capitolo della discografia a nome Manna/Mirage, voluto, concepito e prodotto da Dave Newhouse. E più prosegue l'esperimento "solista" di Manna/Mirage dell'ex-Muffins e più le cose si fanno interessanti e ricche di motivi di puro entusiasmo ... disco dopo disco una sempre più solida creatività conferma e fa progredire la qualità del materiale proposto. 

Ora, posso anche ammettere che sia più che probabile che la mia naturale affinità con "certe" atmosfere - a me particolarmente "familiari" - mi facilitino nell'indugiare in sinceri complimenti per l'operato di Newhouse (e dei suoi collaboratori), ma qualunque fosse invece l'approccio all'ascolto di questa musica è inevitabile riconoscere in  Newhouse la capacità di mantenere sempre vivo ed in movimento progressivo un determinato linguaggio musicale già ben identificato nelle mille nuances di un jazz elettrico coniugato con un rock di ricerca e difficilmente imprigionabile nei suoi stessi confini.

"Man out of time" probabilmente è una condizione comune ad una generazione di artisti di fine '900 che oggi non trovano più interesse nelle nuove generazioni orientate verso musiche "senza impegno" e "senza una storia importante" ... ed è per questo che la testimonianza di questo eccellente lavoro diventa secondo me prezioso momento identitario per i sopravvissuti alla rivoluzione digitale della omologazione della musica d'ascolto ... identitario per chi crede ancora nel potere rivoluzionario del suono e dell'approccio ai suoni stessi ... 

per me, insomma ... 

GRAZIE DAVE!

martedì 27 novembre 2018

MANNA / MIRAGE "Rest of the world" (2018)

Eccoci finalmente al nuovo capitolo sonico realizzato dalla compagnia di musicisti che hanno gravitato (e fortunamente gravitano ancora) intorno all'orbita del progetto MUFFINS ... una band che negli USA di fine settanta ha raccolto l'impegnativa sfida del linguaggio musicale che era stato della confraternita del Rock In Opposition europeo, contribuendo con notevolissime prove discografiche rimaste però purtroppo troppo spesso tra le pieghe di un'indipendenza estremamente intraprendente e visionaria musicalmente parlando, ma in evidente difficoltà nel raggiungere un livello di distribuzione planetaria consona agli sforzi creativi realizzati.

"Rest of the world" sembra poter riaprire vie d'espressione multiple e multiformi grazie alla moderna nuova tecnologia che permette a musicisti lontani geograficamente di interagire concentrandosi in un unico progetto comune sebbene realizzato autonomamente a distanza.
In questo senso sembra particolarmente significativo il fatto che nelle (scarne) prime note di copertina visibili non vengano indicati i musicisti ed i loro strumenti quanto piuttosto i loro studi di registrazione di riferimento ... un interessante ed immediato messaggio sottotraccia per raccontare con essenziale efficacia la principale caratteristica del lavoro così realizzato.

Ad ogni buon conto, deus ex machina di questo complesso ed articolato progetto musicale è evidentemente Dave Newhouse (tastiere, sax e percussioni), membro dei The Muffins fin dalle origini e ancora capace di rinnovare il suo proprio repertorio con eccellenti proposte a cavallo tra la rigorosa composizione orchestrale e l'abbandono sonico fatto di improvvisazione e curiosa sperimentazione. Personalmente è sempre una grande gioia ascoltare ciò che Newhouse propone anche in questi anni proprio perchè ogni suo singolo album ha sempre il potere di evocare e stimolare quella "curiosità" per i suoni che è sempre stata fattore essenziale per dare valore aggiunto alla disciplina dell'ascolto.

Coadiuvato da altrettanto eccellenti musicisti, Newhouse esplora con sempre maggior cura tutte le possibili sfaccettature del suo spigoloso suono elettrico portando con sé in dote la cultura musicale europea di quella stagione di fine decennio settanta rielaborandola brillantemente con orecchio d'oltreoceano per restituire poi un pregevole ibrido musicale che - pur "ricordando" quei giorni leggendari - risulta particolarmente stimolante e invitante per una prospettiva futura, per un linguaggio colto purtroppo andato parzialmente in disuso popolare almeno nelle ultime tre decadi.

Tutti i brani qui presenti sono notevoli davvero, ma in particolare uno mi ha colpito profondamente (data forse la mia passione da sempre per la musica di Hugh Hopper) al punto da farmi pensare per un momento che con "Mini Hugh", Dave Newhouse avesse deciso di spedirmi un commovente "regalo personale" dedicato alla leggendaria figura di Hopper (che per me è stato fondamentale negli ascolti post-adolescenziali alla ricerca di nuovi elementi da aggiungere alle mie visionarie prospettive di ricerca sonora).

Disponibile qui:
http://www.mannamirage.com/store

martedì 1 dicembre 2015

Manna/Mirage - Blue Dogs (2015)




















Sono sempre stato un estimatore della musica dei Muffins e benchè la loro collocazione nel mondo della musica degli ultimi trent’anni sia stata ingiustamente considerata dai più “marginale” rispetto alla contemporanea o di poco antecedente scena “in opposizione” europea io trovo il sound di questa band particolarmente interessante ed innovativo nei suoi pur evidenti echi di  “derivazione” ispirativa.

Le sorti professionali di un gruppo che non riesce ad imporre completamente, o almeno con continuità, la propria identità artistica all’attenzione del pubblico sono destinate a mantenere marginale il contributo alla scena culturale del proprio tempo e così è infatti capitato ai Muffins.

Per fortuna nei tempi recenti qualcosa, soprattutto grazie alla altrove perniciosa “rete di connessione”, si è mosso tra gli affezionati conoscitori della band e parte della nuova generazione di giovani appassionati di musiche “altre” e così Dave Newhouse, Billy Swann e Paul Sears (tre dei quattro Muffins originali) hanno deciso di riproporre la loro traiettoria musicale con un nuovissimo lavoro autoprodotto ed autodistribuito (almeno per il momento).BLUE DOGS è l’eccellente risultato di questa rinata collaborazione dei tre (a nome MANNA/MIRAGE, come il primo album degli allora "The Muffins") supportata con competenza anche dalla presenza di altri musicisti in grado di ben adattarsi alle poliedriche composizioni (del solo Newhouse) qui proposte.

Ironia e rigore trovano equilibrio nelle atmosfere cangianti e sempre molto calibrate, caratterizzate da eccellenti orchestrazioni dei fiati e solismi sempre molto contenuti e mai banali.

Forse una certa dose di spigolosità e “cattiveria” è andata via via perdendosi negli anni, ma in compenso una attenta elaborazione armonica delle composizioni offre una riuscitissima alternativa ad uno sterile aprioristico sentirsi “contro” tipico di una “certa” epoca di coerente riferimento ed ispirazione artistica.

Ovviamente il carattere esclusivamente “strumentale” del disco non concede divagazioni “melodiche” di facile presa, ma del resto è sempre stato così anche in passato e non c’era certo alcun motivo di provare a cambiarne l’essenza oggi.

In ultima analisi un gran bel lavoro che merita di essere presente nelle audioteche di un pubblico desideroso di qualità e onesta creatività contemporanea.