giovedì 15 gennaio 2009

HAWKWIND - Hawkwind (1970)




Che meraviglia ... erano anni che non riascoltavo il primo album di HAWKWIND!

Lo ricordavo come un bell'esempio di un certo psychedelic new folk, ma dopo anni di suoni tra i più svariati, ritrovarmi catturato dalle atmosfere visionarie di questa eccellente band (mai troppo considerata da queste parti) è veramente una boccata d'aria fresca.

Prodotto nel 1969 dall'ex PRETTY THINGS Dick Taylor (ma pubblicato nel 1970) questo album traccia in modo deciso e creativo una nuova traiettoria nello scenario musicale contemporaneo e rappresenta l'inizio di una straordinaria avventura che porterà la psichedelia ad unirsi sapientemente con il folk malato d'acido e la cosmicità indotta dalle escursioni sperimentali dei primi synth e dei primi rudimentali echo Binson.

01
HURRY ON SUNDOWN
Una canzone quasi hippie style, suadente e dolcissima dall'incedere costante sostenuto.

02
THE REASON IS?
Prima eccellente incursione nei "fluidi" espressivi elettroacustici, tra un incessante vaporio di piatti e drones elettronici sospesi nel nulla.

03
BE YOURSELF
Rock song dove le chitarra di Dave Brock e John Harrison, aiutate dal lancinante sassofono di Nik Turner, costruiscono l'ossessivo riff portante su cui si innesta una cosmicamente distorta voce declamatoria. La successiva sezione improvvisata basata su un pattern di batteria quasi-rubato da A saucerful of secrets dei contemporanei RosaFluidi è impreziosita dalle incursioni degli electronic noises di Dick Mick ... in un momento dove si era solo all'inizio della cosmicità elettronica nel rock

04
PARANOIA part.1
Cupa introduzione al brano vero e proprio. Echi dei primi VdGG (ovviamente) ma soprattutto ostentata sperimentazione di tecnologia in studio.

05
PARANOIA part. 2
Anche qui è impossibile non notare la pesante influenza dei RosaFluidi, ma la voce satura e sempre più dispersa nello spazio fa capire che il cosmic trip è appena iniziato ... e la rotta non è stata del tutto tracciata. Stupende le sovrapposizioni di basso e chitarre su un tappeto di suoni galattici, in una traiettoria davvero stellare. Sullo sfondo la batteria di Terry Hollis pulsa prima con grande veemenza e poi si abbandona al silenzio lasciando ormai in orbita la navicella.

06
SEEING IT AS YOU REALLY ARE
... e questa è la rotta tracciata.
All'inizio tutto fluttua in una assenza di gravità sonora. Il sospiro siderale è sorretto solamente da un primitivo arpeggio di basso. Piano piano la progressione prende piede e lo scenario si palesa nuovamente. Sospiri, chitarre cosmo-slide, glissando-sinth e tutti gli ingredienti dell'abbandono psichedelico. Dopo tre minuti la velocità della navicella è ormai ritornata a pieno regime e non c'è tempo per guardarsi intorno.
Stiamo davvero attraversando il cosmo.
Calmatosi il vento cosmico tutto torna a rallentarsi con il canto di una voce (quasi) umana che accompagna il viaggio sorretta da una batteria rigorosa e ostinata. Naturalmente è solo una parentesi, nel ciclo lisergico dell'espressione creativa si tratta dell'ultima "compressione" prima dello slancio finale, prima che il sax di Brock non riprenda a tracciare nuove evoluzioni compatibili con la ritrovata orbita stabile fino ad uno schianto finale improvviso e definitivo.

07
MIRROR OF ILLUSION
Il brano successivo occhieggia ad una strana ibridazione tra la solare california e la grigia volta celeste sopra l'europa. Sirene a tonalità cangianti, chitarre sature e sporche accompagnano un cantato iniziale che sembra provenire dalle lande della acida costa ovest d'oltreoceano. Il basso pulsa note su note e la batteria - qui ridotta a costante battimento ossessivo - mantiene una tensione costante ed efficace. Echi quasi a-la-CAN sul finale. Il lucido testo del brano si interroga sul possibile inganno della nuova consapevolezza, è un solido esempio di dubbio fondamentale prima di intraprendere un percorso esplorativo nella propria mente:

... The mirror of illusion reflects the smile,
The world from your back door seems so wide,
The house, so tiny it is from inside,
A box that you're still living in, I cannot see for why
You think you've found perception's doors, they open to a lie.

La nuova percezione ormai a portata di mano non sembra essere senza rischi, quindi.

Un disco ingenuo (forse solo se letto ex-post) ma bellissimo, che anticiperà di poco un capolavoro molto più solido e concreto come il successivo IN SEARCH OF SPACE.


TODD RUNDGREN's UTOPIA - Another LIve (1975)

(precedentemente postato nel MySpace de l'Archivista)

Dopo il ritrovamento di COSMIC FURNACE, sarebbe stato facile riportare alla luce in caverna un disco fondamentale per il sottoscritto quale SOMETHING/ANYTHING o A WIZARD A TRUE STAR ... oppure TODD.

Invece, spinto da reale nostalgia ho estratto dalla sua preziosa copertina (europea) uno dei dischi più sottovalutati ed ignorati della discografia di uno dei massimi esponenti del prog-americano negli anni 70 (ed anche eccellente songwriter pop): TODD RUNDGREN.

Ho scelto il secondo capitolo con la band UTOPIA, quel ANOTHER LIVE registrato dal vivo nell'agosto del 1975 e pubblicato un anno dopo lo straordinario evento che fu l'uscita omonima della band UTOPIA.

ANOTHER LIVE vede la formazione degli "utopians" già parzialmente cambiata, in via di riassestamento verso la consolidata band che accompagnerà Todd dalla fine del 1975 fino agli anni 90. Non c'è più il sintetista dai capelli verdi (Mr. Frog Labat) ed al posto suo è arrivato proprio il talentuoso electronic wizard ROGER POWELL, mentre alla batteria il più rigoroso ed ordinato JOHN WILCOX ha preso il posto che era stato dell'imprevedibile (ma eccellente) Kevin Ellmann. sono rimasti per il momento al loro posto RALPH SCHUCKETT (tastiere), MOOGY KLINGMAN (tastiere) e JOHN SIEGLER (basso).

Il suono del gruppo è comunque straordinariamente solido e coerente con la precedente uscita e anche l'apporto compositivo dei nuovi arrivati è assolutamente integrato nella trama sonora della band.

(01) ANOTHER LIFE è un brano d'apertura che avrebbe fatto invidia a qualsiasi band contemporanea, con i suoi riffs potenti e penetranti e le cangianti atmosfere a cavallo tra un prog in evoluzione ed una reminiscenza del suono soul americano.

(02) THE WHEEL è una ballata acustica che si avvale dell'uso della tromba di Powell e della fisarmonica di Klingman e dell'armonica di Shuckett, mentre Wilcox efficacemente sottolina il tutto con dei bongos post-hippies. Tutto assolutamente ... TODD!

(03) THE SEVEN RAYS è l'episodio sicuramente più interessante del disco. Una tipica composizione sempre sul confine della troppa cerebralità per una band americana di "intrattenimento", ma perfettamente inserita in quell'epoca di coraggiose puntate nella complessità musicale con il "feel" della banda rock. Il brano comunque anticipa perfettamente quello che sarà da lì a poco il suono della band UTOPIA e definisce in maniera assoluta il concetto di prog-americano. Peccato che lo stesso Todd lo abbia ben presto abbandonato nelle sue scalette "concettuali" successive.

(04) INTRO/MISTER TRISCUITS/SOMETHING'S COMING esplosivo contributo elettronico al suono utopiano di Roger POwell che "duella" con la chitarra allucinata di Rundgren prima di lasciare il posto all'ottimo songwriting rock del chitarrista in questa sorta di nuovo medley electro-glam. (una breve digressione necessaria per segnalarvi l'esistenza di un bootleg intitolato NIMBUS TITHERWARD registrato a Londra nel 1975 dove la versione di questo brano raggiunge dei livelli davvero STELLARI di gran lunga superiori a quelli - già meravigliosi - presenti in questa pubblicazione.)

(05) HEAVY METAL KIDS classico del precedente repertorio solo di Todd qui adattato alla dimensione più ricca del sestetto. Il beat è decisamente più veloce e l'arrangiamento soprattutto vocale sembra più riportare il tutto ad una canzone glam-soul-rock, quale in origine proprio non era! Purtroppo il risultato non è perfettamente riuscito ed è l'episodio minore dell'intero disco, nonostante il brano sia sempre comunque una solida rock-song.

(06) DO YA è la cover di un brano dei MOVE in "risposta" ad una loro cover di un brano dei NAZZ (prima band di Todd) presente nel repertorio live della band inglese. Indubbiamente adatta alle corte del Todd più "beat" diventa una efficacissima versione post-psichedelica.

(07) JUST ONE VICTORY un vero e proprio inno post-freak denso di messaggi pacificti e di tolleranza nel testo e di riferimenti al soul della costa ovest americana nella musica. Uno dei brani di Todd che personalmente amo di più (forse perchè chiudeva un altrattanto amato LP intitolato AWATS).

ROGER POWELL - Cosmic Furnace (1973)


(precedentemente postato nel MySpace de l'Archivista)

Roger Powell
ha avuto un momento di considerevole notorietà quando è entrato a far parte dell'orchestra prog-psichedelica di quello straordinario artista che fu (ed è) TODD RUNDGREN nella seconda metà degli anni 70. Entrato per sostituire le rumoristiche incursioni sonore di Mr. Frog Labat ben presto ha accorpato su di se l'intera responsabilità della sezione tastiere, in precedenza suddiviso in tre diffrenti persone, Moogy Klingman, Ralph Shuckett e Frog Labat, appunto.

Eppure nel 1973, sponsorizzato dalla ARP Instruments Inc., il mago del suono prog elettronico ha prodotto uno dei dischi FONDAMENTALI della scena elettronica seventies.

Una breve digressione a proposito della leggentaria ARP. Fondata da Alan Robert Pearlman nel 1969, la ARP riuscì a perseguire ottimi risultati nel campo della produzione di strumenti musicali elettronici in una ricerca parallela e (unica) concorrente alla strada intrapresa dalla Moog Inc. Tra i suoi leggendari modelli vanno ricordati con nostalgia l'ARP ODYSSEY, l'ARP 2600 e, sebbene con qualche rammarico "funzionale" l'ARP Quadra.

Nella Fornace Cosmica dell'alchimista del suono Roger Powell ogni singolo modello di sintetizzatore ARP è stato sapientemente "incaricato" di sostituire gamme di suono ben precise.

Entriamo nella COSMIC FURNACE ....

(01)
ICTUS - The Primordial Pulse
Un beat costante, ossessivo generato da un white noise senza decay e sustain mantiene teso e diretto il contesto sonoro in cui pianoforte e una serie di modulazioni timbriche di vari synth ARP forniscono temi che cambiano continuamente intersecandosi tra loro seguendo anche delle ondivaghe variazioni di tempo.
Un brano di forte impatto e personalità che spinge in avanti il confine della musica elettronica applicata ad un certo linguaggio più progressivo fino a quel momento identificabile con le straordinarie elaborazioni di personaggi quali Beaver & Krause o la TONTO Expanding Head Band di Malcolm Cecil e Robert Margouleff. Una apertura di LP destinata a rimanere tra le più impressionanti ed efficaci mai prodotte.

(2)
LUMIA - Dance Of The Nebulae
Una cosmische intro fa subito intuire ad un logico sviluppo modello tedesco (Phaedra dei Tangerine Dream è proprio del 1973). Lunghe sequenze elettroniche con variazioni timbriche random a tappeto di semplici modulazioni tematiche.

(3)
FOURNEAU COSMIQUE - The Alchemical Furnace Of Cleopatra
Il sorprendente intro di pianoforte sembra invece portare l'atmosfera verso un'altra direzione, ma è solo una riprova della versatilità della ricerca del Powell datato 1973. Il piano acustico (ed il fender Rhodes) sono gli unici suoni NON GENERATI dalla vasta gamma dei sintetizzatori ARP messi a disposizione dalla omonima azienda americana.
Infatti riprendono le percussioni elettroniche e i suoni solisti tipici della generazione analogica. Interessante notare la struttura compositiva lasciata al supporto di coraggiose sequenze di accordi in progressioni molto originali. La conclusione pianistica riporta l'atmosfera a quel senso di "sospeso" ben caratterizzate dai "noise drops" in background.

(4)
HERMETIC ENIGMA - The Fixed Volatile
(The Answer Is But Another Bird)
Come per la prima composizione "Ictus", qui l'impatto è volutamente più ritmico (in realtà questo brano apriva maestosamente la seconda facciata dell'LP). Il tema viene esposto dal piano, dal clavinet e da più synths fino ad una "zona" sospesa da un pulsare di sequenza elettronica su cui si inserisce una sezione a-solo mentre in sottofondo tutti gli strumenti continuano autonomamente ad "inventarsi" una figura ritmica ed armonica in costante evoluzione. Forse uno dei momenti più interessanti del disco, dove l'ascolto dei particolari dello sfondo sono molto più importanti delle evoluzioni solistiche di Powell. Splendido soprattutto il Rhodes che permette di apprezzare la qualità dell'esecuzione pianistica di Powell.

(5)
QUEENE ENFINESKA - Serenity Of The Lion In Summer
Ancora guidata da un pianoforte acustico in primo piano questa ordinata breve composizione paga tributo al prog contemporaneo, ma con una grande dignità ed originalità

(6)
TENSEGRITY - A Dymaxion Triptych
E' il brano che conclude il disco ed è anche il più complesso in termini di composizione. Ben inteso, la complessità qui non è data dalla difficoltà dei temi proposti, ma da una obliqua verve quasi "bluesy" che davvero risulta sorprendentemente bizzarra. Le progressioni armoniche dei sintetizzatori usati sono costantemente in evoluzione mentre la glaciale ritmica dei primi sequencer non riscalda l'atmosfera rendendola molto asettica e snob.
Molto interessante la sezione più rarefatta che caratterizza l'inizio la seconda metà del brano, che offre una brillante soluzione di continuità all'atmosfera precedente. Molto bello nel frattempo, l'uso del pianoforte acustico, che rende umana un'atmosfera diversamente aliena.

Questo era nel 1973.



Dopo anni di silenzio Roger Powell ha organizzato un nuovo progetto musicale chiamato FOSSIL POETS. Pur evidentemente molto meno rivoluzionario dei suoi primi esperimenti, il nuovo Powell merita comunque un ascolto attento, data la sua indubbia capacità compositiva e strumentale.

LEMON KITTENS - We buy a hammer for daddy (1980)



No-Rock!
è questa l'unica possibile definizione per questa gemma del "non-piacere d'ascolto" pubblicata nel 1980 nello scenario musicale della nuova musica di inizio decennio. La new Wave era in odore di assestamento nel passaggio tra l'ondata (devastante) del punk e la riconversione commerciale del mercato adolescente avvenuta solo qualche anno dopo grazie alla sapiente capacità imbonitirce delle nuove mode comportamentali (New Romantics, Dark wave etc etc). In quell'interregno, - in quelle pieghe oscure - un mercato totalmente indipendente iniziava a proporre nel nome dell'adagio "anything goes" tanti, troppi incubi non controllati da un music biz incapace di dare voce a tutta la "diversità" artistica disponibile.

In quel particolare momento - in cui si aprono anche i sancta-sanctorum degli stabilimenti di fabbricazione dell'inarrivabile oggetto in pvc - nella moltitudine di volonterosi nuovi artisti, protagonisti della stagione Thatcheriana in Albione, ecco spuntare fuori questo ensemble schizoide ed inquietante dal nome (neanche tanto) vagamente osceno di LEMON KITTENS.

Senza particolari doti tecniche strumentali un primo quartetto di musicisti inizia già nel 1979 a proporre una musica davvero originale ed indefinibile. Ma è con la riduzione a duo che LEMON KITTENS diventa un vero oggetto meritevole di studio.

Nel 1980 il multi-non-talentuoso KARL BLAKE e la spiritata DANIELLE DAX danno alle stampe per una oscura etichetta autogestita (la United Diaries, che per obiettivo commerciale aveva lo scopo di proporre dischi impossibili ad essere considerati da qualsiasi Art Director sulla faccia della terra) l'album WE BUY A HAMMER FOR DADDY, creando così un vero capolavoro e fotografando al meglio l'essenza devastante dell'attudine artistica contemporanea.

E' vero che altri progetti musicali camminano sulla stessa strada (tra essi gli ottimi LUDUS della vocalist e performer Linder, per i quali varrà sicuramente la pena organizzare un post a parte in questo luogo!), ma la preziosa libertà d'espressione senza vincoli proposta dalla coppia in questo disco è un prezioso distillato di quei giorni oscuri.

Sassofoni straziati, chitarre devastate ed ogni sorta di suono "generabile" vengono frullati insieme in "canzoni" certamente destrutturate e sconnesse (se paragonate allo standard fino allora abituale), ma allo stesso tempo diventano esse stesse manifesto della testimonianza in vita di una voglia di comunicare coraggiosa e senza l'uso della inevitabile disonestà dell'identità "commerciabile".

Un disco DEFINITIVO.

venerdì 9 gennaio 2009

FAR EAST FAMILY BAND - Parallel world (1976)




Band giapponese della metà degli anni settanta che nasconde tra i nomi originali dei componenti Masanori Takahashi ovvero il ben più noto KITARO. Per questo loro terzo lavoro la produzione è affidata addirittura a "sua cosmicità" KLAUS SCHULZE in persona.
Il risultato che ne viene fuori è un bizzarro mix di rock e di trippy-prog space-rock in grado di affascinare e catturare con le sue ipnotiche atmosfere smaganti proprie di una psichedelia sicuramente derivativa con grandi sezioni ritmiche ossessive a ricordare i giorni dei primi Floyd ed aperture progressive a piene mani e cantati piuttosto evanescenti nell' idioma del sol levante che - onestamente però - non aggiunge un particolare fascino esotico (non esiste qui l'effetto DAMO SUZUKI nei CAN ... per intenderci!).
Benchè non imperdibile, questo cosmic-prog dei Far East Family Band può però rappresentare una buona alternativa a molti altri ascolti pseudo artistici provenienti dall'europa, mettendo comunque in preventivo - necessariamente - una buona dose di ingenuità nelle scelte musicali qui proposte.

CABALLERO REYNALDO - The Grand Kazoo (2008)



... e alla fine è venuto il momento del GRAND KAZOO!

Dopo 9 volumi che hanno contenuto le più svariate declinazioni organizzate delle note musicali del maestro Zappa, ecco che il sempre sorprendente CABALLERO REYNALDO sforna un disco completamente a proprio nome che lo vede protagonista in una nuova veste di quasi-country man.

A Luis - che personalmente apprezzo per la capacità di saper cercare nella musica degli altri le emozioni che danno nutrimento alla propria creatività - mi lega una sincera stima a distanza e tre fortissime passioni musicali comuni: ZAPPA, CARDIACS e SPLIT ENZ.
Troppo per essere obiettivo nei giudizi? Può darsi, ma la qualità dei lavori fin qui pubblicati (sia come artista solista che come produttore ed artefice principale dell'etichetta indipendente HALL OF FAME) si fanno giudicare da soli e l'unico rammarico che mi resta è che la loro distribuzione troppo poco capillare (affidata solamente al web ... come ogni indipendente contemporaneo, del resto) relega alcuni dischi davvero notevoli nella nicchia delle produzioni europee che non hanno abbastanza voce per essere sentite adeguatamente.
Ciò detto, passo a qualche nota dedicata al contenuto di THE GRAND KAZOO, volume 10 della ormai leggendaria collana UNMATCHED.

01
LUMPY GRAVY THEME (Duodenum)
Tromboni, scacciapensieri e voci fanno da padroni in questa versione country che introduce con grande effetto il tema dello Zappa-Cowboy solitario.

02
PO-JAMA PEOPLE
Primo vero brano della selezione. Cantato in unisono con una voce femminile, il pezzo approfitta di una solidissima base musicale con un brillante pianoforte ed un dobro arpeggiato (almeno sembra) in buona evidenza. Il riff di talk-box finale aggiunge ancora più "funk" alla dimensione che in questo modo comincia già ad ibridarsi. Siamo in una dimensione di country metropolitano, probabilmente stiamo parlando di cowboy in un parco cittadino ... tra le case.

03
THE TORTURE NEVER STOPS
Esilarante versione del disturbato racconto originale degli strumenti di tortura nelle segrete di qualche improbabile umido castello. Qui tutto diventa una serena ballata accompagnata da un banjo ed una armonica. Il testo, proposto dalla voce "ingenua" di MARIETA TAMARIT, diventa parte straniante dell'atmosfera, rendendo efficace il racconto nel suo apparente distacco emotivo.

04
EAT THAT QUESTION
Qui l'arrangiamento è davvero esaltante nel far diventare "una contry song" uno dei temi che uno zappiano vero non può non amare alla follia. Qui fa capolino un elettro-beat inatteso (ma ricordiamoci che stiamo parlando di un cowboy metropolitano) assolutamente efficace nel sostenere le evoluzioni del piano e gli arrangiamenti del tema principale con i tromboni e le voci corali. Fruste e nitriti di cavalli portano il finale verso una apoteosi totale. Emozionante!

05
YOUR MOUTH
Probabilmente il brano che non poteva mancare, data la versione originale di Waka Jawaka ... già country-oriented da solo. Ed in effetti non è così difficile per il Caballero crearne intorno una bluesy song efficace dove fa la sua apparizione anche una bizzarra sezione di "human vocal drumming".

06
DIRTY LOVE
"Rid'em cowboy" è l'inizio di questa stravolta "p-elvisiana" versione dell'invito osceno originale. Bellissimo il grottesco effetto "early-reflection" applicato alla voce che rende l'idea della voce early rock'n'roll old 50's. Finalmente appare anche un altro degli strumenti prìncipi del country, il violino che vaga durante gli spazi senza cantato.

07
I'M SO CUTE
Difficile immaginare l'inclusione di questo brano. Ma la genialità del caballero lo fa capitare come fosse un canto di guerra di una altrettanto metropolitana tribù di pellerossa. Ha Ha!!! Come divertirsi con una musica decontestualizzata! Bisognerebbe imparare da questa capacità di sorridere e rilanciare allegria con la musica d Frank.

08
BIG LEG EMMA
Qui siamo più agli anni post-bellici come atmosfera e sembra una qualche orchestrina di intrattenimento in un circolo di reduci ... vocine femminili armonizzate in pieno stile anni 40 e trombe con sordina in grande spolvero. L'andamento è sempre comunque vagamente country.

09
CATHOLIC GIRLS
Troppo buffa questa versione con vocine angeliche e un simil-fracchia cantante ad intonare le strofe principali prima di lasciare lo spazio ad un singer confidenziale che però si vede a sua volta - e nonostante l'aplombe - demolire la struttura musicale sotto i piedi. Tromboni in grande evidenza nelle armonizzazioni principali ed un piano a sorreggere tutto.

10
ELECTRIC AUNT JEMIMA
Ovvia giga intorno al fuoco con violino, chitarra e banjo. Entusiasmo e spari all'aria per il divertimento del vaccaro metropolitano. Evviva la cottura di fagioli nel parco locale!!! Gnam Gnam.

11
I HAVE BEEN IN YOU
Mandolino, autoharp e fiddle per introdurre una romantica ballata in valzer al cinguettar dei fringuelli. Cantata a due voci dal Caballero e da Marieta.

12
IT JUST MIGHT BE A ONE-SHOT DEAL
Oscura diversione di un altro classico quasi-country all'originale. Ed infatti l'elemento creativo di questa nuova versione è che le armonie vengono sapientemente cambiate in una continua alternanza di atmosfere che risultano coerente i ben coese nonostante le differenti prospettive.
Un bell'esempio di rielaborazione del tutto originale.

13
LOVE OF MY LIFE
I fiati in grande evidenza per questa versione "p-elvisiana". Originale perchè improbabile, e non certo scontata nonostante la semplicità innata della canzone di partenza.

14
MR. GREEN GENES
Nell'essere metropolitano, il cowboy del Caballero ha evidentemente incrociato un pioniere australiano che gli ha prestato il suo didgeridoo per introdurre questo classico della produzione Mothers. Chitarra acustica e rumori di ancestrali danze aborigene smagano l'atmosfera segnata da una voce profonda impegnata più a recitare il testo che non a cantarlo.

15
BOBBY BROWN
Canzoncina con uno scanzonato fischietto melodico a raccontare l'allegra melodia prima di affidare ad una chitarrina ossessivamente vagante tra il canale destro e sinistro dello stereo (sconsigliata per chi soffre di labirintite) un assolo demente. Riprende in chiusura il fischiettino che ci accompagna fino alla conclusione.

16
HARDER THAT YOUR HUSBAND
Un blues up-tempo che proviene da uno dei tanti saloon degli states, impreziosito dai continui ceselli del quasi rag-boogie-piano. Ascoltandolo viene in mente l'iconografia tipica di un certo western cinematografico, sebbene un inatteso colpo di pistola conclusivo pone fine alla carriera del brillante pianista del saloon. Hotcha!

17
WOWIE ZOWIE
Superato lo choc della pronuncia del titolo (bizzarra davvero!) si può meglio apprezzare questa quasi tijuana ballad. Canzonicina piacevole e ben realizzata con i suoni retrò delle chitarre elettriche e le whammy bar.

18
STICK IT OUT
Trainwreck perfettamente riuscito atto prima ad introdurre i membri della band protagonista di questa operazione (bizzaro pensare di sentire una presentazione così esaustiva interrotta da un altro sparo di colt di un evidentemente spazientito cowboy) e che poi si concretizza in una canzoncina con fiddle e tutto il necessaire per danzare intorno ai tavoli.

19
WATERMELON IN EASTER HAY
Ho ho ... la grande sfida con IL BRANO quindi ... una specie di sfida musicale all'OK CORRAL. Ed il fischietto di Luis - aiutato dall'inevitabile scacciapensieri del cowboy solitario - sembra proprio riportare il tutto agli spaghetti western di Sergio. Solo che qui, zappianamente mi sento di poter dire che il titolo potrebbe essere "SU LA TESTA!"

20
JOE'S GARAGE
I cowboy metropolitani raccolcono una radio abbandonata nel parco cittadino vicino al loro accampamento e si sintonizzano su una (non cinque!!!) stazione radio che - prendendo spunto dalla canzoncina del garage più famoso zappiano - insegna a suonare una tipica composizione in stile country. Poi a mo' di "cowboy tubular bells" vengono presentati i singoli solo e gli strumenti all'opera. Simpatico ed imprevisto il travolgente momento di assoli di pianoforte a quattro mani. Inarrivabile la citazione finale ... l'AUGH imperdibile dell'Indiano del gruppo. GENIALE.

Già altrove su questo oscuro antro della rete avevo sostenuto che CHI DI DOVERE dovrebbe SOSTENERE E NON BOICOTTARE chi offre a questa musica l'opportunità di vivere e di cambiare efficacemente pelle costantemente grazie ad un lavoro di elaborazione proprio di chi la AMA. Peccato che invece sembra inevitabile che una supposta "dignità artistica" non debba essere messa MAI in discussione ... nemmeno la dignità artistica di chi per anni ha fatto dell'ironia la prima arma per elaborare in suoi propri tessuti musicali le citazioni incrociate più disparata ad usum della propria arte. Peccato.

Intanto, per iniziare ... magari potrebbe essere una buona - forse ottima - idea cominciare ad acquistare questo volume (e perchè no iniziare ad acquistare anche gli altri!!!) per supportare la creatività applicata alla musica di Frank, maestro di intelligenza e sberleffo culturale.

Bravo Luis!
Hola ... Rid'em Caballero(s)!

giovedì 8 gennaio 2009

DAVID FANSHAWE - Flambards (1978)




"Flambards è una fattoria dell'Essex dove l'orfana Christina Parsons viene mandata a vivere sotto tutela del perfido zio Russell ... ma la sua sarà una vita vissuta TOTALMENTE ED INTENSAMENTE"

FLAMBARDS è una emozionante storia del primo novecento (a cavallo della prima guerra mondiale, con i suoi laceranti drammi e le commoventi gioie) raccontata dalle pagine del romanzo di Kathleen Wendy Herald Peyton e pubblicata nel 1967. Nel 1978 la Yorkshire Television acquisisce l'incarico di realizzarne una serie televisiva per conto della ITV (Independent Television). Vengono prodotti 13 episodi che vedono come protagonisti Christine MacKenna e Alan Parnaby e vengono trasmessi nel 1979.

La musica di questo eccellente british serial viene affidata al compositore ed etnomusicologo DAVID FANSHAWE che, con grandissima esperienza e competenza, ne tira fuori un affresco musicale di rara bellezza per gusto e perfettamente coerente con l'ovattata e crepuscolare atmosfera della regia televisiva.

Io personalmente sono un grande appassionato dei telefilm made in UK degli anni settanta e FLAMBARDS è sempre stato uno dei miei preferiti (assiema all'inarrivabile saga di POLDARK).

Dal 2001 David Fanshawe ha riproposto in un CD a tiratura limitata il contenuto musicale dell'originale disco pubblicato dalla Philips nel 1979, ma mai ristampato fino a quel momento.

La colonna sonora de FLAMBARDS è reperibile presso il sito ufficiale del compositore qui.

ARIEL KALMA - Moissons (1975)




Francese di nascita, australiano di adozione, ma cosmico per prassi, ARIEL KALMA è un moltistrumentista che fin da giovane si è appassionato all'interazione musicale con gli ambienti e con le discipline e la meditazione orientale.

Dopo un periodo di grandi viaggi in tutto il mondo, dove ha imparato ad ascoltare ed apprezzare una quantità enorme di stili musicali e/o semplicemente "suoni d'ambiente", ha iniziato il suo percorso personale di ricerca con alcune interessanti pubblicazioni di grande suggestione che offrono un'efficace dimostrazione della qualità del lavoro di ricerca nella metà degli anni settanta.

Echi Ryleyani - ovviamente - ma anche una originale sensibilità nell'uso dei loops e delle brevi frasi musicali che si incontrano e si intrecciano con grande misura e senso del gusto sonoro.


mercoledì 7 gennaio 2009

SADDHU BRAND - Whole Earth Rhythm (1970)



Questo è proprio il naturale risultato di quattro musicisti hippies americani che, al ritorno nella natia S.Francisco da una residenza in India di due anni alla fine degli anni '60, propongono (ovviamente in musica) il risultato della loro esperienza.
Un album di altri tempi, intriso di illusioni e di tentativi di "condivisione" adesso sconosciuti all'esasperato individualismo.
Un disco indipendente stampato autonomamente in poche copie, come una semina casuale di un auspicato nuovo pensiero globale, in un occidente (oggi come allora) sempre più lontano dallo "spirito" del comune sentire.
Fa sorridere, ma anche riflettere.
E, quello che più conta, ora come ora ... si fa ascoltare.

venerdì 2 gennaio 2009

MOTHER GONG - The owl and the tree (1989)



Disco di grande intensità nonostante faccia parte di uno dei numerosi "spin-off" del ben più ampio orizzonte GONG.

Benchè MOTHER GONG sia di fatto il sodalizio artistico e personale di Gilli Smyth e l'inglese (emigrato in australia) Harry williamson, viene qui messa molto in evidenza la presenza dell'ex-compagno della Smyth ovvero quel Daevid Allen da considerarsi indubbio ispiratore primo dell'universo che ingloba questa ennesima eccellente orbita creativa.

La musica qui contenuta è a commento della favola raccontata dall'esoterica voce della Smyth, ma ha un sapore evocativo molto piacevole, e l'atmosfera generale ha tutto l'aroma del progressive di un tempo lontano (echi di Van Der Graaf, Incredible String Band ed ovviamente di Gong) per un ideale intreccio con una più conteporanea new age (a volte quasi a-la Windham Hill) che non risulta affatto fastidiosa, anzi.
Le bizzarre "glissandoz guitar" offrono tappeti sonori per le evoluzioni newjazzistiche del sassofono che spesso inacidisce il suo suono ricordando senza nessun timore la rabbia di un David Jackson (sia con i VDGG che con i Long Hello).
Quando poi compare la tipica ballata a-la-Allen (The Owly song) l'atmosfera è straordinariamente luminosa e serena, come ai tempi più scintillanti della collaborazione con gli Euterpe.
Ma c'è tempo anche per una lunga suite (I am my own lover) che contiene molti elementi della moderna tradizione musicale a cui ci ha abituato la generazione di musicisti inglesi della seconda metà del secolo scorso).

Protagonisti musicali sono
(e vi prego di notare i credits!)

Gilli Smyth
voce narrante, sospiri ed ... immobilità
Harry Williamson
tutto l'immaginabile oltre alle tastiere, voce e varia follia
Daevid Allen
voce, glissando guitar e chitarra acustica
Rob Calvert
respiri nei microfoni, nei sassofoni e nelle orecchie
Rob George
percussioni ... pensando al "tempo" con ... "spazio"
Fretless Fred (Conrad Henderson)
basso e nessuna preoccupazione
Tim Ayers
basso
Wandana Arrowheart
Abbracci rigeneratori e l'armonium della civetta
Georgia
illuminante canzone di libertà e canto dell'anima

Una scoperta per chi non ha mai seguito la galassia del pianeta Allen nelle sue derive, ma una ineludibile conferma per chi ne è stato affascinato fin dall'inizio.

mercoledì 31 dicembre 2008

U.S. SAUCER - Tender places come from nothing (1996)

(tratto da DEEP LISTENINGS 8 - inverno 1997)



Ascoltando questo disco mi chiedevo realmente quanto a fondo si debba andare nell'ascoltare prodotti coì lontani da una forma musicale codificata ed universalmente riconosciuta come "normale".
E si ripropone l'ennesima volta un dilemma che costringe chiunque ad un'inevitabile riflessione sullo stato delle cose circostanti. Anche nell'ambito del pensiero sonoro, una proposta musicale (?) come quella dell'oscuro trio di San Francisco, giunto al secondo capitolo, costringe anche il più preparato degli ascoltatori a chiedersi definitivamente una qualsiasi ragione per cui sia rimasto fermo ben 49 minuti e 55 secondi ad assistere all'invasione aliena delle non-armonie e della musica imperfetta, in totale balìa di un trio di cocchieri apparentemente alla guida di una carrozza ormai a pezzi, capaci di costringerti a vagare in uno spazio sonoro ondeggiando paurosamente, facendo spesso perdere il controllo all'incauto ospite viaggiatore.
Brian Hogeman, Margaret Murray e David Tholfsen sono i responsabili di questo indimenticabile viaggio nel non-territorio, della non-esistenza, della non-organizzazione sonora.
Eppure non siamo di fronte ad un lavoro di "musique concrete", nè di "industrial noise crossover" ... tutt'altro. Gli strumenti privi di effetto gravitazionale sono chitarra, chitarra slide, viola, basso e voce ... già VOCE .. la voce di un sopravissuto alla catastrofe nucleare che ricorda (molto vagamente) la tradizione della musica country e blues cercando di documentarsi attraverso l'ascolto di qualche vecchio vinile mezzo bruciacchiato dall'onda di calore atomica. Una memoria commovente che si manifesta al suo apice con una stralunata versione di una natalizia "silent night".
Un disco da conservare gelosamente ed ascoltare con amore, con la tenerezza che dovrebbe essere dedicata alle meditazioni profonde circondati dalle ipnotiche frequenze della nuova onda elettronica contemporanea ... ma con un sincero sentimento d'affetto per questi crooners abbandonati ad un apocalittico futuro terrestre.

AAA FNR AAA Birthday Bundle 2008



01
Dancin' Fool (Disco Version) 6:18
(1979)
Pubblicato originariamente come singolo 12" nel 1979 e poi incluso nella versione Giapponese di "Strictly Commercial" (1995). Già molti di voi sapranno di che si tratta, ovvero un remix con strane variazioni "soniche" ed un intro di più di un minuto assolutamente inutile i disco-vamp che ripete ossessivamente "(Ki-ni-shinai!)" ed un bizzarro pre finale che, con oltre alle ripetizioni vede anche l'aggiunta di rumori alieni. Non imperdibile ma ... utile per la collezione.

02
More Trouble Every Day 5:48
(1988)
Sappiamo che il concerto di Vienna dell'8 maggio è stato uno dei più interessanti del tour europeo della Best Band viste le numerose "riproposte" realizzate da FZ stesso ovvero nel dettaglio:
Hot-Plate Heaven At The Green Hotel (intro & finale)
su Broadway the hardway
Inca Roads (solo chitarra)
Eric Dolphy Memorial Barbecue (frammento finale)
Stairway To Heaven (Page/Plant) (prima parte)
su The best band you never heard in your life
Black Napkins
su Make a jazz noise here
Finding Higgs' Boson (solo di Hot-Plate Heaven)
su Trance-Fusion
Bamboozled By Love
sull'altro Birthday bundle dell'anno scorso.
La scelta di questa Trouble Every Day ne da una giusta ulteriore conferma.
Insolitamente veloce, si distingue per la sezione del brillante ed interessante assolo di Zappa che con questo "mix" (diverso da quello dei dischi dedicati al tour 1988) permette di apprezzare "altri" dettagli del suono della BB. Ottima integrazione al materiale d'archivio fin qui pubblicato.

03
Gorgeous Inca 3:25
(1979)
Registrato dal vivo a Graz, Austria il 23 marzo 1979 è un solo a-la-St.Etienne con uno Zappa particolarmente ispirato Meritava di uscire dal vault anche in pubblicazioni più "specifiche" (certo non avrebbe sfigurato su Trance-fusion). Interessante l'uscita del tema sul finale, improvvisa e doppiata dalla voce (sempre bella) di Ike.

04
Ancient Armaments 4:09
(1978)
Registrato dal vivo a New York City (31 ottobre 1978). Retro originale del singolo "I Don't Wanna Get Drafted" che finora era disponibile con un mix molto differente nel DVD-Audio HALLOWEEN 1978. Indimenticabile per tutti quelli che hanno comperato il 45 giri in pvc all'epoca e che non si sono più ritrovati la stessa atmosfera nella moderna versione del Disco Versatile Digitale.

05
America The Beautiful (Traditional) 3:35
(1988)
Conclusione blues del concerto di Uniondale, NY del 25 Marzo 1988. Il concerto intero avrebbe meritato la pubblicazione integrale ... ma chissà mai, magari tra qualche decennio. Un'ulteriore ottima integrazione al materiale ufficiale fin qui esistente sul mercato.

06
You're A Mean One Mr. Grinch 3:12
(2000)
Pubblicato nell'album di Dweezil "Automatic" è un divertissment che trova radici genetiche nelle operazioni di Babbo Frank le prime registrazioni per la Del-Fi allo studio Z.
La canzone natalizia di Theodor Geisel e Albert Hague, colonna sonora del film del 1966 "How The Grinch Stole Christmas!" viene qui interpretata dai due Zappa (Ahmet e Dweezil) esattamente con lo stesso humor di un "certo" Frank Zappa degli inizi.
Non ne sentivamo il bisogno ... ma pazienza.

07
Saturday Girl 2:50
(2008)
Wow, un rockettino inedito di Dweezil! ... e cantato pure malino ...
(bah ... chissenefrega!)

08
Alice 5:12
(2008)
Wow, un inedito di Diva! ... e cantanto pure peggio di quello di prima ... originalità o incapacità? Eppure c'è qualcosa di obliquo che mi "intriga" ... forse c'è del buono ... ma non certo nella voce ... per carità!
(bah ... son of ... chissenefrega)

09
Espanoza 3:26
(2008)
Wow, un altro inedito di Diva! aaargh ... ouch ... ghaaargh!
(the return of the son of ... chissenefrega?)

10
Dumb All Over 5:46
(2008)
Ok, adesso il vaultmeister ufficiale comincia a prenderci gusto e si vede affidare progetti satellite per riempire i buchi dei bundles dedicati ai compleanni di Babbo Frank.
Protagonista di questa versione del tutto INUTILE è Melanie Starks, attrice della nuova (?) generazione della Hollywood indipendente californiana.
Mi sfugge il significato di questa proposta priva di qualsiasi elemento di intelligenza, con l'arrangiamento piatto ed insipido. Sembra una banda di ragazzini che si diverte a suonare una canzone del vecchio Frank in una festa di un campus universitario USA. Joe Travers è il responsabile della produzione (... ma perchè?). Il testo è lo stesso, ma forse si pensa che i giovani americani siano più interessati a sentirsi raccontare la vera apocalisse da una voce suadente di figliola. Non capisco ... qualcuno probabilmente lo farà meglio di me.

11
Twenty Small Cigars 5:49
(2008)
Ancora Joe Travers alle prese con un classico del 1969 zappiano ... una song che per il solo fatto di non essere stata inclusa in HOT RATS è stata spesso dimenticata.
Interpretazione jazzata classica, bella ma ne ho sentite di migliori senz'altro. E' quell'atmosfera post-fusion che mi indispone, purtroppo non compatibile con l'humor zappiano originale. Impeccabile, ma senza un vero scopo.

12
Lacksadaisial 5:44
(2008)
Evvai ... il Joe's Show (non gli basta più il "domage", "corsage", "Xmasage", "menage") prosegue con questo impronunciabile siparietto musicale. Noise-funk-fusion davvero superfluo (ma non era un bundle per il compleanno del vecchio ormai polvere?).

13
Dirty Love 4:04
(2003)
Cree Summer è un'artista poliedrica, cantante ed attrice di buona levatura professionale, qualità che le hanno permesso di recitare in oltre una decina di film (che solo come doppiatrice) e in svariate fiction USA e Canadesi (lei è nata in California ma è sempre vissuta appunto in Canada nel Saskatchewan. Qui si avvale della presenza di Ahmet Zappa alla voce e di Dweezil Zappa alla chitarra per una versione incazzatissima, ma innocua, del brano che fu in Overnite Sensation.
Per darvi un'idea ... immaginate il brano cantato integralmente dalle Ikettes ... renderà davvero l'atmosfera.

Che dire?
Altra operazione commerciale, strenna alla memoria messa in atto da qualcuno dello ZFT.

mercoledì 17 dicembre 2008

Al circo!



Per una strana coincidenza, ieri sera ho trascorso poco più di un'ora davanti alla televisione per riguardare un dvd della storia della musica degli anni sessanta.

Sgomberando subito il campo dagli equivoci, non si tratta di un documento che HA FATTO LA STORIA di quella stagione musicale, ma NE HA FATTO PARTE e nel rivederlo dopo parecchio tempo mi è sembrato ancora più interessante.

Il progetto ROCK'N'ROLL CIRCUS è stato voluto dai ROLLING STONES forse per riequilibrare le sorti con i "rivali" Beatles che solo un anno prima avevano monopolizzato l'attenzione con il loro (deludente per alcuni) film tv MAGICAL MYSTERY TOUR.

Nel dicembre del 1968 (da qui la singolare coincidenza...) quindi viene organizzata questa messa in scena a beneficio delle telecamere per far capire che non di solo Beatles si viveva in quegli anni.

E' significativo notare che, proprio tra gli ospiti del circo musicale, tra le "belve" in pista è presente un John Lennon ormai definitivamente ONO-ZZATO e lontano anni-su-ono dagli altri tre con cui solamente un anno prima girava in autobus in gita premio in lungo ed in largo in Albione.

L'operazione ROCK'N'ROLL CIRCUS, volutamente esagerata, viene proposta con una vena naif che non permette di considerarla un lavoro straordinariamente curato (sono tantissime le infelici circostanze presenti - a partire dll'uso stesso del playback musicale per esempio).
Nella rutilante messa in scena che ne deriva, io provo fortissima la sensazione di VOLER STUPIRE per forza, come se per avere una certa importanza fosse necessario ESAGERARE le proprie gestualità e la propria esuberanza.

I JETHRO TULL ad esempio sembrano delle "parodie" di se stessi (e non basta la curiosa presenza in playback del chitarrista TONY IOMMI al posto dell'appena dimissionario Mick Abrahams, a fornire motivo di curiosità). Anderson si muove come un esagitato e, sebbene sue proprie di natura, tutte le smorfie che fa hanno un che di forzato e poco naturale.

Gli WHO esplodono con uno zibaldone di oltre sette minuti dove le stramberie personali di KEITH MOON attirano di gran lunga l'attenzione dello spettatore, molto più della deliziosa parte musicale che la premiata ditta Townshend & Entwistle propone.

TAJ MAHAL è un momento di distrazione piacevole. Ovviamente è musicista di grande spessore, ma il pubblico a cui lo spettacolo di Michael Lindsay-Hogg sembra diretto è interessato a ben altro.

MARIANNE FAITHFULL invece è il lato "oscuro" della compagnia, e a ben guardare risulta molto a disagio in quel contesto. Sarà molto più evidente nella sigla finale quando cercherà in tutti i modi di nascondersi sotto un cappello nocciola, neanche volesse rimanere in incognita in mezzo a quella congrega di sbandati.

DIRTY MAC è il progetto con cui Sir Lennon si presenta a cantare la sua YER BLUES ... rendendola più blues che mai.
Non sfugge il fatto che la "band" (con un nome che a me ha sempre fatto pensare ad un qualche riferimento all'altra metà della ditta produttrice di canzoni famosissime) è formata da un certo
ERIC CLAPTON alla chitarra, un certo MITCH MITCHELL alla batteria mentre al basso c'è un riciclato KEITH RICHARDS ... tutti pivelli.

YOKO ONO (immancabile se c'è John!) aggredisce poi il palco con la sua carica di simpatia ...aargh!

ma il finalone è dedicato ai padroni del tendone ... ai ROLLING STONES originali ... ultima occasione prima dell'abbandono di un annoiato BRIAN JONES alla corte di Jagger & soci.
Le mosse di Mick sono davvero esagerate ... TROPPO CARICHE ... e l'aggressiva "You can't alway get what you want" o la diabolica "Simpatia" sono troppo "TELEVISIVE" per essere sincere.

Forse proprio la sigla finale ("Salt of the earth"), riporta una parvenza di buon senso all'intero carrozzone.

Personalmente, nonostante le osservazioni sulla eccessiva forzata telegienicità, il documento è molto interessante e degno di essere considerato un illuminate esempio di una CERTA manipolazione
dell'intrattenimento/mercato giovanile in quel fine di 68.

UNMATCHED VOL. 9 - Shut up up & Recycle Your Brain (2008)



Per certi versi, questo è il miglior disco della collana che la HallOfFame ha dedicato con grande passione alla "rianimazione" della musica di Zappa. L'originalità e l'estro che caratterizza l'intero CD dovrebbe confortare tutti gli appassionati, nel far comprendere anche come quella musica così bella ed importante per tutti noi possa essere liberata dalle pesanti condizioni "di patrimonio" (parlo della MUSICA ... che è la cosa più importante per noi ... non delle implicazioni legali ... roba da eredi).

01
Bicycle Concert For Two 1st Movement
(Dr. Zumango)
Ha ha ... un'altro elemento "concettuale", liberamente ispirato alla ben nota performance televisiva del 1963.

02
Eat That Question
(oZcar & The Orchestra Of The Age Of Recycling)
- conducted by oZcar -
Barocca rielaborazione per archi (sintetici) di un tema inconfondibile. Ancora una volta è evidente la dimostrazione che - a saperla trattare - la musica di Zappa può diventare duttile come la plastilina.
(non è che per caso è proprio questo aspetto che da fastidio a qualcuno?)

03
Holiday In Berlin, Full Blown

(Romàn & The Orchestra Of The Age Of Recycling)
- conducted by Luis G. -
Ancora computer programming per questa bella versione sintetica che ne modella tutti gli aspetti, facendo ben risaltare le linee melodiche ed i brillanti temi originali.

04
Be Bop Tango
(Andrès Mastrangelo)
Chi meglio di una sudamericano come Mastrangelo poteva darci una vera versione "tanghéra" del classico zappiano?
Risultato indubbiamente affascinante e suggestivo con una struggente fisarmonica a dettare il tema accompagnata da un combo dove risaltano le algide sonorità di una specie di Barking Digital Consort, ma che in realtà SONO STRUMENTI VERI!!!. Imperdibile, ma davvero!

05
Moggio
(Moggio)
E ci risiamo ... brillante rendition dell'esuberante canzoncina tratta da uno dei più bei dischi di Zappa (vi ricordo che lo scrivente è co-fondatore della speciale associazione per la rivalutazione di TMFU). La tromba guida l'orchestrina che cambia costantemente lo scenario.

06
The Idiot Bastard Son
(oZcar & The Orchestra Of The Age Of Recycling)
- conducted by oZcar -
Sembrerebbe facile orchestrare questa pagina nota, in realtà è difficile rendere appieno giustizia all'ingombrante tema che ne è elemento portante. Qui, l'operazione è riuscitissima.

07
America Drinks & Goes Home
(Romàn & The Orchestra Of The Age Of Recycling)
- conducted by Romàn -
Correttamente contestualizzata con rumori d'ambiente, l'uscita di scena che fu di Absolutely Free assume le caratteristiche prima di una piano-song, per poi diventare confidential con una vera lounge band. La chitarra guida l'esecusione con sobria finésse.

08
Montana
(Guillermo Urìa)
Un violoncello elettronico raddoppiato ed una viola sintetica raccontano (scomponendolo in vari modi) il tema iniziale, aiutati poi da un clarinetto sintetico.

09
Amnerika
(Jesùs Rubio & The Orchestra Of The Age Of Recycling)
- conducted by Luis G. -
Straordinaria versione "tango" di uno dei temi più commoventi dell'intera produzione zappiana.
Non ho parole, perchè già da solo questo tema,nella sua impalpabile semplicità mi regala molte emozioni, ma sentirlo vivo e quasi "allegro" mi aggiunge una ulteriore emozione. Caballero Geniàl!

10
Uncle Remus
(Manoel Macìa)
Chitarra classica per questo stravolgimento completo della song firmata Zappa/Duke.

11
The Duke Of Prunes
(Carucha)
Un basso solista introduce il tema principale seguito da una vaga orchestra acustica, con chitarra e batteria elettronica ad accompagnare con eccellente discrezione. Interessante per la semplicità con cui viene proposto questo famosissimo tema zappiano. Dopo poco più di tre minuti il basso si avventura in un solo dominante l'intera seconda parte del brano, ma l'arrangiamento si arricchisce di altri vaghi suoni (organo, fiati).

12
Dupree's Paradise
(Moggio)
Torna la band fiatistica con questa elegante edizione di un altro grande classico. La ritmica forse un po' ... rigida, ma i musicisti che poi "whip them out" nella parte centrale del brano sanno lavorare discretamente bene. Meglio comunque nelle parti orchestrali.

13
Florentine Pogen
(oZcar & The Orchestra Of The Age Of Recycling)
- conducted by oZcar -
Ritorna l'ensemble digitale con archi e percussioni. Anche in questo caso è molto interessante la rilettura tematica del brano multi-livello zappiano.

14
King Kong
(FxArnau & The Orchestra Of The Age Of Recycling)
- conducted by Andrès Mastrangelo -
Ho ho ... "santa 'King Kong' Klaus" è arrivato? Stravolto completamente l'impianto tematico del classico-che-più-classico-non-si-può, il risultato è sorprendente per modernità e riuscita sonora. Non si possono non amare queste clamorose manifestazioni di intelligenza. ZFT dovrebbe FAVORIRE questa evoluzione della specie "zappiana" ... sarebbe utile per l'intero patrimonio musicale planetario.

15
Exercise #4
Romàn & The Orchestra Of The Age Of Recycling
- conducted by Luis G.-
Piacevolissima "Cartoon music".

16
Zomby Woof
(M. Manacho & The Orchestra Of The Age Of Recycling)
- conducted by Luis G. -
Selvaggio drum'n'bass version per questo meraviglioso brano mid seventies. Ma il caballero, sa il fatto suo e unendo le acrobazie compositive di Zappa alla musica anni 80 e qualche suggestione TODDIANA il risultato è eccellente ed interessante. Non facile!

17
Bicycle Concert For Two 2nd Movement
(Dr. Zumango)
Chiusura coerente con l'apertura. Forse ancora più interessante, libero e imprevedibile.

martedì 16 dicembre 2008

UNMATCHED VOL. 8 - El Octavo Majadero (2008)



(senza leggere le note introduttive del libretto)

01
Weasels Ripped My Flesh
(Banda de Tipos que Aun Se Afeitan)

Un rumore di rasoio elettrico e l'azione concettuale riporta al celebre album/raccolta degli ultimi Mothers datati 1969/1970

02
What's The Ugliest Part Of Your Body? (In)
(M. A. Noya & Carlos Zerpa)

Dal fondo della sala una compagnia di allegri giovanotti intonano la ben nota canzonetta.

03
Andy
(The Central Scrutinizer Band
)
Molto più seri nella parte, i carioca appesantiscono leggermente il suono, ma la loro muscolosa versione è sicuramente degna di nota.

04
Love Of My Life
(Zappones)

I invece suono easy-modern-late-ninety-teenage-version. Assolutamente simpatico e decisamente ben riuscito.

05
Pygmy Twylyte
(oZcar)

Lounge-latin versione dominata dall'arrangiamento multiplo per trombone, interessante ed originale. La voce però mi ricorda il Caballero ... forse sbaglio, ma forse ... però ;-)

06
The Orange County Lumber Truck
(Tribemol?)

Ennesima dimostrazione di come sia possibile rileggere le pagine della grande musica in mille modi tutti interessanti ed originali (succede così anche con i Beatles, no?).
Una delle più belle renditions zappiane in assoluto. Complimenti Argentini!!! (vincitrice in assoluto delle prossime 15 edizioni di Uncle SanRemus!)

07
King Kong
(Grupo Experimental elSìntoma)

Grezzi e rauchi, ma disciplinati nella proposta del solito temino che tutti conosciamo, ma che pochi di noi sicuramente scandiscono nel modo giusto. L'atmosfera di questa cover è quella di uno strano rockjazz dal suono saturo e selvaggio. Davvero non male (snorks and all)

08
Camarillo Brillo
(Andrès Mastrangelo)

Il problema con questo brano è che in partenza NON MI E' MAI PIACIUTO (nell'originale mi piaceva sempre e solo la parte di piano e gli incisi di chitarra, ma per il resto mi è sempre rimasto indigesto. Mastrangelo fa il possibile per dargli una qualche vita paralella. Il risultato è volonteroso, ma è adatto ad un pubblico di appassionati del brano originale. Interessante il guazzabuglio finale di chitarra, destabilizzante e finalmente dissacrante.

09
Joe's Garage
Daniel Fraile

Scolastica e vocal-oriented. Trascurabile, anche se è buono il solo finale.

10
Dead Girls Of London
(Pando)

Una voce femminile e frenetico arpeggio chitarristico per una ballata "quasi-hippie", infatti il
ritornello è palesemente "Donovan-esque".

11
Big Leg Emma
(La Vaca Del Fondo)

Forse il nome del gruppo mi ha fatto pensare ad una congrega di Vaqueros che si divertono con la disimpegnata canzoncina delle gambe di Emma.

12
How Could I Be Such A Fool
(Crosstown Traffic)

La band psichedelica altrove di forte personalità qui propone una sixty-pop version del "vero" dilemma zappiano dei primi anni. Hanno fatto di meglio nei loro dischi! Però piazzano alla fine da due acustissime citazioni (TOM JONES e Bowie) e "la cosa" riprende "zappianamente" quota.
Ha ha ha!

13
Take You're Clothes Off When You Dance
(La Logia de los Búfalos Mojados)

Altro esempio ordinato di celeberrimo temino muscale a go-go.

14
I'm So Happy I Could Cry
(Romàn)

Qui viene proposta una chicca per zappofili assoluti, ovvero la versione cantata di "clothes" ma con il primo testo originale di Frank (cfr Joe's Corsage).

15
Willie The Pimp
(oZcar)

Ok Caballero ... ti ho beccato! Il protettore del Lido Hotel in sorprendente lounge salsajazz!!!

16
Who Are The Brain Police?
(Grupo Experimental elSìntoma)

Inafferrabile versione. Interessantissima per il suono e per come viene aggredito il brano originale, davvero non facile. Eccellente seconda testimonianza di questo interessante combo.

17
The Worst Zuite You Never Heard In Your Life
(Yehimeni & The Others)

Ho ho ... un ibrido musicale cino/spagnolo ... straniante come una sequenza di tonalità gestita dal
computer di bordo di una navicella in volo verso bootes. Il contenuto comunque è fatto di zombie
musicali di brani noti del repertorio del Nostro. Bisogna sentirlo per capirlo, descriverlo è impossibile. Complimenti sinceri ... la musica di Zappa, per vivere ha bisogno anche di essere maltrattata, in questo modo sopravviverà davvero e non dentro l'asettico vault della megera.

18
Bobby Brown Goes Down
(oZcar)

Evvai!! Luis Caballero inconfondibile, ma qui in versione cantautore confidenziale con Big Orchestra nel backgroud. Occhio languido e la canzone del transgender zappiano vive nella traduzione spagnola. Grande. (anche per la sfida spagnola a chi gli ha intimato di non cantare più in spagnolo le canzoni del marito ormai polvere)

19
What's The Ugliest Part Of Your Body? (Out)
(M. A. Noya & Carlos Zerpa
)
Dal fondo della sala precedente - forse di una base militare - la solita compagnia di allegri giovanotti intonano la ben nota canzonetta.

giovedì 4 dicembre 2008

4 dicembre 2008




FRANK ZAPPA - 1940/1993

martedì 25 novembre 2008

FRANK ZAPPA - Joe's Menage



Forse non sarà per tutti, ma sono sicuro che quelli come me che hanno attraversato anni di documenti attraverso nastri dalla provenienza e qualità audio improbabili questa "seconda scelta" è uno di quei dischi da ascoltare e riascoltare.
E anche se la registrazione non è eccellente, risulta invece interessantissimo il contenuto REALE di questo "Menage".

Qualche dettaglio per cercare di spiegare il mio sincero entusiasmo:

Una prima versione di
HONEY DON'T YOU WANT A MAN LIKE ME fa capire che aria "tira" in questo documento. E anche se Estrada (credo) spesso si trova a cantare al limite delle tonalità previste, l'arrangiamento non ancora definitivo offre ottimi spunti di riflessione e di analisi se comparato
con le scelte successive.
The ILLINOIS ENEMA BANDIT non ha solamente la caratteristica di essere cantata da Napoleon, ma ha anche un andamento molto interessante ed una chitarra di Zappa sicuramente protagonista sebbene in modo "differente" da quello consueto.
CAROLINA HARDCORE ECSTASY qui nella sua prima versione riadattata diventa molto interessante per le scelte di arrangiamento proposte, che, benchè simili alla versione di qualche mese prima con la banda di Bongo Fury, assumono una caratteristica che conferisce al brano una qualche originale novità.
LONELY LITTLE GIRL/TAKE YOUR CLOTHES OFF/
WHAT'S THE UGLIEST PART OF YOUR BODY rappresentano un gustoso medley di WOIIFTM (non fosse altro che per alcune brevi battute aggiunte a "Lonely little girl" che confermerebbero l'esistenza di una proto-versione prima di quella definitivamente registrata nell'album) e in questo modo lo stesso brano diventa un piccolo goiello tenuto fin qui nascosto (mi sfugge il perchè della sua esclusione - per esempio - da una serie come YCDTOSA ... se non
forse per la mediocre qualità della registrazione stessa). Dal canto suo "Clothes" in "reggatta style" risulta spiritosa e brillante anche grazie allo stralunato solo di minimoog di Andrè Lewis (e questa registrazione serve anche per apprezzare il suo lavoro rimasto davvero troppo oscuro e sconosciuto).
La conclusiva "Ugliest" è un tipico scherzo dello Zappa maturo e l'incedere da lento doo-wop va in piena collisione con la seconda parte più ritmata per poi venire interrotta bruscamente da un
accadimento difficile da identificare dal solo audio (probabilmente la "risposta" è rimasta nel taglio effettuato in studio da chi ha "operato" chirurgicamente sul materiale).
CHUNGA'S REVENGE è un bizzarro showcase per alcuni dei musicisti della band. Napoleon, Norma Jean Bell e Andrè Lewis (con un Estrada al basso in singolare apparente diversa tonalità ...) si alternano su una texture funk decisamente finora inedita ed inusuale per qualsiasi ascoltatore zappiano.
Poi - imperdibile - l'annuncio di Frank che avvisa il pubblico: "Adesso signori e signore vi suonerò un assolo di chitarra ritmica". E qui ... nessun commento. Da solo questo frammento aggiunge alla enorme discografia zappiana un tassello UNICO.
Probabilmente molti non saranno d'accordo, ma qui stiamo ascoltando qualcosa di assolutamente nuovo. Goduria pura per vecchi zappiani!
A cui si aggiunge una nuova occasione per apprezzare le straordinarie doti di Terry Bozzio (e lo splendido suono della sua batteria) grazie ad un generoso solo che lo rende protagonista della scena sul finale del brano.
ZOOT ALLURES conclude in modo assolutamente imperdibile questa selezione, dando una dimostrazione di quale straordinaria lucidità chitarristica avesse l'uomo di Baltimora durante quella stagione di profondo cambiamento e turbamento legale nella sua carriera (ovvero nella sua VITA!).
E anche per i grandi esperti del chitarrismo zappiano, questa versione non più non lasciare allibiti per le soluzioni armoniche e per la qualità del fraseggio.
Semmai la cosa più brutta di tutto l'album è proprio l'editing che interrompe il solo di FZ problemi tecnici? censura ex-post?) prima del finale caotico ed estemporaneo su chiara direzione del boss (che per l'occasione presenta se stesso con lo pseudonimo di Tyrone Power!).

In (notturna) conclusione, sebbene saranno doverosi e necessari parecchi altri ascolti di questo materiale per apprezzarlo appieno e giudicarlo con maggiore serenità, posso personalmente sentirmi ampiamente soddisfatto per un prodotto che a priori davo solo come probabile "compendio" laterale alla sterminata discografia del Nostro.

Invece mi sbagliavo eccome!

DGMlive - PARIGI 9 Aprile 1973



WALK ON

Breve introduzione con i tape loops di No Pussyfooting.

DOCTOR DIAMOND
a "new mind-blowing cosmic-cataclismic-paranoid King Crimson tune" Il brano di "seconda scelta" del repertorio di questa band datata 1973. A posteriori si può anche capire perchè non fosse tra i preferiti di Fripp, eppure è stato utilizzato alla grande durante quel tour pur senza avere la nobile investitura di una pubblicazione compiuta ed "ufficiale" definitiva.
La versione qui proposta è sicuramente tra le migliori disponibili tra i bootlegs della band. Interessante notare nel dettaglio le parti di chitarra proprio di Fripp, che bene descrivono lo status di sua sostanziale lontananza dal clichè del caratteristico chitarrista rock. Ritmico, caotico, solista tutto in un unica soluzione con un suono unico e personalissimo.

LARK's TONGUES IN ASPIC part.1
Quasi 13 minuti per la monster track dell'epoca. In tutti questi anni abbiamo dimenticato la sua esistenza nelle performance live (Fripp preferisce suonare la seconda parte, mai la prima!), ma questa versione dal vivo ci restituisce in tutta la sua forza la straordinaria originalità del brano.
Con un beat quasi a-la-sabbath il riff iniziale, pesante ed aggressivo fornisce una perfetta rampa di lancio per le fasi successive.
La sezione ritmica di Bruford e Wetton offrono qui una delle più memorabili perfomances della loro collaborazione (sebbene purtroppo il suono sia effettivamente abbastanza caotico) permettendo ad un indemoniato Fripp di devastare lo spazio sonoro con la sua diabolica chitarra.
La rudezza della registrazione permette di focalizzare meglio i racconti (contenuti nel book di GREAT DECEIVER) relativi all'aneddottica della band, soprattutto al reiterato racconto dello spostamento FISICO delle casse spia sul palco dato il volume allucinante del basso e della batteria ... tutto a scapito del povero Cross che davvero fagocitato e dilaniato con il suo esile violino dal magma sonoro prodotto.
Per fortuna qualche spazio più tranquillo viene riservato al "nobile instrumento" (accompagnato da un geniale arpeggiato di Fripp).
Ma l'atmosfera è sempre tesissima e quando la macchina ritmica riprende a macinare suoni (con quello che nel repertorio Crimsoniano è sempre stato ricordato come il leggendario "fade in") la scena è nuovamente ricca di esplosioni fino all'arpeggio finale tanto rudemente interrotto da lasciare inizialmente interdetto anche il pubblico che solo dopo un attimo di esitazione si libera con un applauso convinto.
Ogni volta che ascolto reperti di questa natura mi torna in mente che all'epoca ESISTEVA UN PUBBLICO per questa musica.

RF ANNOUNCEMENT
Robert poliglotta inizia lo spazio comunicativo parlando inizialmente francese e suscitando la simpatia degli astanti grazie alla sua gelida ironia. Apostrofa il pubblico con frasi del tipo "siamo contenti di essere al fine giunti a Parigi ... speriamo di contribuire ad una maggiore amicizia tra i nostri due popoli ... il primo brano era una nuova composizione di King Crimson definibile devastante per la mente e foriero di cataclisma paranoide cosmico" ... Il secondo brano era tratto dal nostro nuovo album ... non l'avete ancora acquistato? aaah ... beh noi siamo qui per cercare di convincervi a farlo ... e per questo vi suoneremo un'altra canzone da questo album veramente, veramente BELLO ...".
Fripp si conferma davvero unico nel suo modo di interagire con un pubblico prima di aggredirlo con una musica tutt'altro che suadente.

EASY MONEY
E' lo step successivo del concerto. Anche in questo caso il beat del brano sembra particolarmente "pesante", ma si addice perfettamente all'atmosfera generale. il pubblico segue in assoluto silenzio la parte cantata con i suoi stop e le sue pause (succederebbe così anche oggi dove gridolini di protagonismo sono sempre presenti?). Anche in questo brano (come del resto in tutta questa registrazione) è interessantissimo ascoltare con un maggiore riguardo la chitarra e le sue evoluzioni. Indubbiamente nel percorso evolutivo del musicista Fripp, questo periodo sembra essere stato quello davvero fondante le future ulteriori elaborazioni stilistiche, con quell'andamento spigoloso ed angolare che gli hanno definitivamente segnato la via fino ad oggi.
Da segnalare anche il lavoro di sostegno di Wetton, impeccabile e potentissimo. Sul finale è ancora una volta inquietante il fatto che il pubblico (forse sorpreso dalla canzone sconosciuta) rimane per un momento interdetto prima di lasciarsi andare ad un applauso molto tiepido.

IMPROV. I
Per gli appassionati Crimsoniani questi sono i frammenti sonori più interessanti di tutte le nuove pubblicazioni d'archivio. E ovviamente non fa eccezione questa brillante improvvisazione che sicuramente avrebbe meritato l'inclusione in un cofanetto come lo straordinario GREAT DECEIVER se solo avesse avuto il conforto di una migliore qualità audio.
Io conosco molto materiale musicale dei KC, ma posso garantire che QUESTA istantanea live è un vero "ponte" tra i King Crimson "terrestri" del line-up precedente e la nuova macchina sonora devastante targata 1973.
In questo frammento (oddio, sono ben 14 minuti di piacere crimSONICO) sono presenti le sfumature quasi "funk" di Earthbound, ma data la differente natura dei protagonisti sul palco, la forza detonante del suono è decuplicata. Ancora una volta, dopo un etereo inizio da protagonista il povero Cross viene letteralmente travolto da una massa sonora implacabile, riuscendo ad emergere solo con ostinate lunghe note a contappunto del celeberrimo sustained-guitar-sound del leader.
Mi preme farvi notare anche che verso la fine di questa improvvisazione viene accennato qualche tema che da lì a poco diventerà parte integrante di una composizione intitolata "Guts on my side", parzialmente completata dalla band ed eseguita nella sua interezza SOLAMENTE UNA VOLTA IN ITALIA (Udine) e riportata alla memoria di Fripp, Bruford, Wetton, Cross e Palmer-James proprio da CHI VI STA SCRIVENDO ... eh eh eh ... ma questa è un'altra storia.

EXILES
Come spesso è accaduto durante questo tour da una feroce improvvisazione si passa alla poesia di uno dei brani "confortanti" del repertorio dell'epoca. La ballata (nuova per il pubblico del 1973) è fortemente caratterizzata dalla melodia della chitarra e dal tappeto di mellotron di Cross, ma onestamente non riesce ad emergere in questa performance. Evidentemente la band aveva ancora bisogno di rodaggio per permettersi di eseguire tutte le sfumature del brano al meglio.

PEACE A THEME
Questo breve frammento riporta il pubblico al primo prog romantico della band e si nota proprio dall'applauso spontaneo fin dall'inizio delle prime note di chitarra.
E' un tema dolce e davvero straordinariamente romantico presente nella seconda uscita discografica dei KC qualche anno prima. E fa da coerente introduzione ...

IMPROV. II
... ad una nuova improvvisazione, questa volta in direzione di quello che diventerà chiaramente il brano THE NIGHT WATCH che verrà registrato qualche mese più tardi. Questi King Crimson avevano davvero la capacità di creare equilibri musicali che necessitavano solo di essere riorganizzati tra loro per giungere ad una composizione definitiva.
Questo aspetto è indice di grande creatività e di grande capacità d'interazione tra i singoli musicisti. Forse in questo caso comunque i musicisti cedono ad una certa quale stanchezza momentanea, ed alcuni passaggi dell'improvvisazione non brillano per genialità, soprattutto quando una scontatissima scala discendente condiziona la struttura armonica della possibile improvvisazione. Per fortuna sul finale ritorna il suggerimento che porterà a THE NIGHT WATCH.

BOOK OF SATURDAY
La dolcissima song di LTIA è qui eseguita in modo da sembrare in coda alla lunga improvvisazione e l'effetto è comunque piacevole, Wetton è in piena forma e la chitarra di Fripp non tradisce. Quando poi si aggiunge anche la viola di Cross la magia della versione in studio riappare completa.

IMPROV. III
Una nuova discesa negli inferi sonori, con laceranti low-grunts di basso ed un martellante tambureggiare di timpani e tom bassi. Interessante il mellotron "cosmico" che si appoggia all'impervio tessuto musicale ad opera di un sorprendente "cosmische Fripp" mentre il violino di Cross si sdobbia ed aumenta il disagio armonico della caotica improvvisazione.
Mi verrebbe da dire FANTASTICO, se non sembrassi scemo nell'apprezzare ciò che è più lontano dalla melodia e dalla piacevolezza sonora ... ma io ero parte di QUEL pubblico de tempo e quindi mi viene facile provare piacere per l'ostica via proposta.
Anche questa improvvisazione avrebbe meritato una collocazione ufficiale, peccato davvero.

THE TALKING DRUM
Una maggiore attenzione alla componente percussiva del set di Bruford dà il segnale che stiamo entrando in un altro brano di LTIA, desinato da una evoluzione live molto "free".
Le scale orientaleggianti del violino sono le protagoniste di questa cavalcata in progressione crescente.
E' interessante notare come, per certi versi, le scelte melodiche delle scale Frippiane tipiche del periodo successivo siano di fatto apparentemente figlie proprio di questo primo esperimento. La differenza reale verrà data dall'uso della chitarra synth, ma la strada è ormai tracciata.

LARK'S TONGUES IN ASPIC part. 2
La conclusione coerente all'ordine dell'album non poteva essere che la seconda parte della composizione regina del periodo.
Questo brano completa anche la totalità della scaletta live che in questo modo ha eseguito l'intero nuovo album dal vivo (cosa non proprio frequentissima nemmeno all'epoca!).
Lark's Tongues in Aspic II è l'ulteriore conferma dell'avvenuta maturità di Robert Fripp come compositore rigoroso e incredibilmente lucido nell'assemblare suoni in continue "alternanze umorali".
L'uso delle progressioni diventerà addirittura inarrivabile in FRACTURE qualche mese dopo, ma per il momento la compattezza delle parti che caratterizzano questa vera composizione da "camera elettrica" è impeccabile e l'andamento oscuro ed estraniante della ritmica rimane perfetto anche dopo tutti questi anni. Il pubblico parigino, finalmente, apprezza.

21st CENTURY SCHIZOID MAN
Il bis è - doverosamente per l'epoca - l'inno straziante della band. Wetton ne è l'interprete convincente sulla scia di Greg Lake e Boz Burrell, suoi precedenti colleghi nel ruolo di bassista e vocalist della band. Io sono convinto che la versione dell'epoca in questione non sia sempre stata all'altezza delle aspettative, sebbene la forza del combo lasci immaginare esattamente l'opposto.
Fanno rara eccezione a questa mia sensazione quella contenuta sul celebre bootleg HERETIC e adesso questa, dove a farla da protagonista ovviamente il "trio-nel-quartetto", il triangolo sonico Fripp/Bruford/Wetton che non perdono tempo per ridisegnare l'assolo centrale della chitarra in modo più coerente alle sonorità delle normali improvvisazioni della band.
La registrazione purtroppo si interrompe bruscamente lasciandoci solo immaginare le successive evoluzioni della song. Peccato.

http://www.dgmlive.com/archive.htm?show=284

Robert Fripp - Guitar, Mellotron
Bill Bruford - Drums, Percussion
John Wetton - Bass Guitar, Vocal
David Cross - Violin, Mellotron
Richard Palmer-James - Words