lunedì 16 novembre 2009

DAEVID ALLEN - Bananamoon (1971)



Primo capitolo della carriera di Daevid Allen post Soft Machine, ma non necessariamente da considerare coerente con il percorso GONG ... già iniziato brillantemente nel 1969 con l'album "Magick Brother/Mystic Sister".

La bizzarria contenuta in questo album infatti è ancora lontana dalla dimensione ironico-visionaria che caratterizzerà tutti gli episodi della saga GONG. Qui si tratta di considerare BANANAMOON come l'album che i SOFT MACHINE avrebbero prodotto se Allen ne fosse stato il leader incontrastato, una circostanza evidentemente impossibile dati i suoi compagni di "viaggio" e ... come la storia poi ha ampiamente dimostrato.

Eppure alcune trovate contenute in questo disco (in realtà sottovalutato dai più) non sono da considerarsi meno sperimentali ed avanguardiste come alcune delle pagine memorabili dei primi Softs (il finale allucinante e de-stabilizzante di "White neck blooze" è probabilmente una esempio straordinario). Forse il problema è che la "seriosità" della Macchina Morbida andava in direzione della nuova musica giovanile più "formalmente impegnata" ad evitare la forma canzone come via di comunicazione, aspirando a qualcosa di più "impegnato" in grado di coniugare rock, jazz, psichedelia, classica a letteratura e mitologia in un unica forma compositiva più complessa ed articolata.

A ben ascoltare in BANANAMOON (emblematica in questo senso l'eccellente "Stoned Innocent Frankestein") tutti gli elementi di questo percorso in divenire sono in realtà effettivamente presenti e questo aspetto rende l'album ancora straordinariamente attuale da un punto di vista musicologico.

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