giovedì 12 marzo 2009

MILLIAM KLEIN - Mr Freedom (1969)

Il 2009 segna il 40 anniversario della realizzazione di MR FREEDOM, film del regista americano William Klein.



Klein è nato a New York nel 1928, ma la sua contoversa carriera nel mondo dell'immagine si è sviluppata nella fotografia tra la fine degli anni 50 e la prima metà della decade successiva grazie ad una inaspettata collaborazione con la rivista americana Vogue.
L'occhio con cui Klein legge la moda contestualizzata nei paesaggi metropolitani della grande mela è quello ispirato dai suoi studi alla Soorbona di Parigi con Fernand Leger e non è certamente in linea con le tendenze del marketing allora contemporaneo negli States. E' quindi per questo motivo che molto presto sposta il suo fulcro creativo in Europa, soprattutto lavorando in Francia e in Italia.

Vi suggerisco di approfondire il lavoro di Klein grazie alle ormai fortunatamente numerose risorse disponibili online.

Tornando a MR FREEDOM ...



In evidente odore di anti ameriKanismo, Klein (figlio di famiglia ebrea povera emigrata negli USA) manifesta le sue idee socialiste nella tollerante Francia, scossa a sua volta dalla stagione del maggio francese.

L'elemento grottesco della sua satira - rivolta alla (apparentemente) incontestabile "buona coscienza" AmeriKana - è feroce nel suo film.



Il protagonista principale ovvero l'arrogante, insensibile e farneticante MR FREEDOM (specie di insana mutazione di un Supereroe Marveliano convinto della propria indistruttibilità) è davvero la combinazione multipla di un'impietosa accozzaglia di luoghi comuni a stelle e striscie.



Senza un minimo di buon senso il fantoccio/strumento Mr Freedom garantisce (a proprio modo, ed a suo dire, ben inteso!) la libertà del mondo occidentale. la sua totale incapacità di relazionarsi
con qualsiasi realtà circostante lo fa agire con spregiudicatezza contro tutti i potenziali avversari della "filosofia del benessere ameriKano", rappresentando perfettamente il braccio armato (ed ottuso) della insinuante politica USA del dopoguerra.



Nello scenario raccontato durante il film, c'è posto per il pericolo cinese caratterizzato da Red China Man (in italiano chiamato forse un po' troppo "debolmente" Mister Mao Mao); l'antagonista sovietico chiamato Moujik Man (ed interpretato da Philippe Noiret); il partigiano locale filo americano Captain Formidable (interpretato in un fulmineo cameo da Yves Montand); Cristo e con lui tutte le religioni universali. Insomma un vero spaccato trasversale completo di quel mondo contemporaneo in preoccupante continua ebollizione.



Per vostra curiosità da segnalare anche l'insinuante viscida interpretazione di Donald Pleasance (nei panni del capo supremo Dr.Freedom) e anche due curiosi cameo di Simone Signoret e di Serge Gainsbourg (quest'ultimo nei panni di un tossicissimo pianista rivoluzionario).



Non voglio anticipare il finale (e tutta l'(IM)potenza machista USA), ma vi invito davvero a visionare questo prezioso incontenibile reperto di arte militante che sebbene a volte ingenuo, ha il pregio di sposare una forte causa rivoluzionaria con ironia e con garbo, senza proclami e senza rigidità dogmatiche.



F-R-double-E-D, D-O-M spells Freedom!
We fight for freedom, for one and for all!

It's you-and-me-dom, and ten foot tall!

Freedom, freedom, and oh-can-you-see-dom,

we'll always beat 'em with star-spangled freedom!

Curiosamente, nel 1999 Beck ha citato alcune scene del film nel finale del suo video di SEXXLAW lasciando a Joe Black la più che evidente citazione e caratterizzazione del personaggio di Mister Freedom.
Una buona citazione, senza dubbio!



mercoledì 11 marzo 2009

SPLIT ENZ (2002)

Writing letters to my frenz
Telling them all about split ends ...




SPLIT ENZ è un fenomeno musicale che è rimasto prima collocato ai margini nel rock colto mid seventies per poi riapparire con un successo planetario nel panorama pop internazionale degli anni successivi (fino alle "derive" ad esso relative ovvero CROWDED HOUSE e FINN).

Partiti da un timido ma concreto successo nella lontana Nuova Zelanda, questi ragazzi poco più che ventenni cercano la via dell'affermazione anche nell'emisfero boreale, accompagnati da un produttore di eccellenza quale Phil Manzanera (Roxy Music) ed una volenterosa importante casa discografica (Crysalis).
Si sa che non tutte le ciambelle escono con il buco e in pratica nessuno dei tre album che la band sforna tra il 1976 ed il 1978 permette di considerare definitivamente "stabile" la realtà del bizzarro gruppo australe.

Eppure un disco come MENTAL NOTES (1976) - massiccia rielaborazione dell'originale disco uscito downunder l'anno precedente - viveva di atmosfere stravaganti a cavallo tra un variopinto progressive pop derivativo e bellissime canzoni ad impronta cantautoriale.

Il successivo DYZRHYTHMIA (1976) - addirittura prodotto da GEOFF EMMERICK (Beatles) - li aveva visti protagonisti anche di numerosi riusciti passaggi televisivi promozionali.

La vena creativa di FRENZY (1978) era stata poi quantitativamente trabordante sebbene viziata da una completa mancanza di appoggio organizzativo e professionale.

Purtroppo all'inizio del 1979 il percorso del gruppo sembra inesorabilmente destinato ad un fallimento definitivo.

Invece, per una di quelle strane circostanze che a volte avvengono nella vita professionale di un artista, il gruppo intuisce i colori giusti di una svolta più "leggera" nel proprio sound ed indovina il primo di una serie di successi ("True Colors", 1980) che velocemente li riporta all'attenzione dei media fino allora non in grado di cogliere le reali capacità della band Kiwi.

Io faccio parte della prima sparutissima schiera di appassionati europei degli SPLIT ENZ.

Dopo aver acquistato l'unico vinile pubblicato in Italia nel 1975 ho iniziato ad acquistare (nei negozi che una volta curavano l'importazione "esotica") anche i dischi successivi e quelli prodotti downunder (Mushroom records) tale era la mia passione per questo gruppo di perfetti sconosciuti.
Con grandissima soddisfazione personale ho imparato a scoprire le differenze musicali tra il periodo pre-crysalis e la successiva vetrina europea, apprezzandone la forma spontanea, ingenua e ruspante, ma sicuramente originalissima.

A distanza di tanti, tanti anni, nel 2002 una confezione quasi anonima contiene un prezioso disco digitale versatile (evoluzione della tecnologia moderna) in grado di raccontare quella storia con grande dovizia di particolari visivi.
Sebbene non del tutto esaustivo, questo imperdibile dvd spazia in lungo ed in largo nelle zone luminose e buie della carriera della band di Auckland, dandone una prospettiva completa attraverso:



- 18 videoclips originali (anzi, 19, vista la presenza di un "easter egg" rappresentato da un ulteriore rarissimo video del singolo "THINGS");



- oltre cinquanta minuti di musica live tratta da alcuni tra i più significativi passaggi televisivi (e non) della band;



- lo straordinario documentario SPELLBOUND che in poco meno di sessanta minuti racconta attraverso le voci dei protagonisti l'intera storia della stagione musicale delle "doppie punte", offrendo così numerose risposte alle domande dei fans della prima ora in merito alle vicissitudini personali tra i primi componenti la band.



Fino a due anni fa questo dvd era l'unico dedicato agli SPLIT ENZ.



Per dovere di informazione nel 2007 è stato pubblicato uno stupendo dvd che raccoglie le immagini di un reunion tour che la band ha portato in giro per l'Australia e la Nuova zelanda nel 2006.
Suoni stupendi e la stessa freschezza di sempre con la peculiare personalità creativa dei due fratelli FINN a dominare la scena (almeno apparentemente).
Ovviamente non c'è traccia della trasversale ed obliqua creatività quasi barrettiana degli inizi (di cui responsabile era certamente Phil Judd) ma nel dvd "ONE OUT OF THE BAG" si respira per quasi due ore aria di grandissima intelligenza creativa.

Con ogni probabilità tornerò molto presto a parlare degli SPLIT ENZ in queste pagine, ma per il momento segnalo questa interessante testimonianza di un mondo musicale che merita una rivalutazione più matura.

martedì 3 marzo 2009

DAVE STEWART & BARBARA GASKIN - Green and Blue (2009)

pubblicazione prevista :

27 marzo 2009



... la lunga attesa sembra proprio essere FINITA !!!

lunedì 2 marzo 2009

LUDUS (1978-1984)

LUDUS è stato il progetto artistico che Linda Mulvey e Ian Devine hanno portato avanti a cavallo tra la fine degli anni settanta e l'inizio della decade successiva.

Formati a Manchester grazie al fermento della nuova ondata artistica frutto della devastazione del "tornado PUNK", i LUDUS hanno offerto alla scena musicale inglese dell'epoca un validissimo esempio di grande personalità e spessore artistico (forse anche superiore alle qualità strumentali tecniche proprie dei protagonisti) in grado di gettarsi qualsiasi inibizione musicale alle spalle e procedere con una traiettoria davvero innovativa e di difficile collocazione "di genere".



Io mi ricordo solo che quando ho acquistato in blocco tutti i dischi della band già conoscevo le loro "gesta", ma oltre alla musica ero affascinato dall'attenzione (in realtà TIPICA dell'epoca) per l'elemento visivo, per le grafiche di copertina e per tutto quello che poteva accompagnare con le immagini una musica davvero speciale.




Erano quelli gli anni della nuova consapevolezza che la multimedialità avrebbe potuto recitare un ruolo CONCETTUALMENTE importante nella azione sinergica tra musicale e visuale.
Liberati dalla eccessiva cultura troppo evocativa e "quasi fantasy" delle copertine Progressive (Roger Dean, Hypgnosis) era diventato naturale riappropriarsi del linguaggio visivo attraverso l'uso delle allora nuove tecnologia della comunicazione - quali fax e fotocopiatrici - che fornivano quel che di "indipendente e moderno" da far sentire ogni singolo artista in grado di produrre anche l'elemento descrittivo visuale della propria arte.



E del resto Linda Mulvey, in arte LINDER STERLING, era nata proprio come artista visiva, responsabile di due tra le più conosciute copertine della scena musicale post-punk dei tardi '70: Orgasm Addicted dei Buzzcocks e Real Life dei Magazine. Compagna di Howard Devoto (cantante dei Magazine), Linder ha trovato nella complessa musica di Ian Devine le giuste suggestioni per esprimere la propria attitudine vocale oltrechè semplicemente grafico-artistica.

A proposito della musica, va detto che il sound dei LUDUS è davvero difficile da definire, soprattutto per la quantità di influenze presenti nelle intricate melodie che caratterizzano lo stile della band. A volte verrebbe quasi da chiedersi se la musica contenuta negli album (soprattutto i primi) non sia davvero una sorta di progressive sfrondato da tutti gli orpelli tecnici del passato e riportato ad una essenzialità sonora declinata in maniera evidentemente rapsodica (tipico del prog-rock).

Meno arroganza e più sintesi nelle trame sonore, ma non meno complessità strutturale (ad esempio basta ascoltare un brano da THE VISIT, Lullaby Cheat, per capire esattamente il perchè di quanto appena affermato). E sebbene la voce della stessa Linder non si possa sempre ritenere all'altezza delle complicate tessiture armoniche della musica, l'ingrediente femminile che canta con grande apparente disinvoltura testi al limite della censura conferisce all'intero progetto una certa aura di avanguardia militante che non può non essere considerato.
Dalle intricate song dei primi lavori alle derive free-form jazz di DANGER CAME SMILING, la band ha saputo tracciare un profondo solco nello sterminato panorama dei primi anni '80 inventandosi di fatto una dimensione musicale originalissima e "progressiva" capace addirittura di far intravvedere anche una possibile evoluzione del linguaggio musicale giovanile di allora ... una speranza purtroppo non concretizzata davvero.



Attenzione, non siamo di fronte ad un combo di disperati selfish noise-makers ... tutt'altro, e in questo senso, al pari di esperienze parallele quali quelle dei contemporanei LEMON KITTENS di un'altra coraggiosa donna (Danielle Dax), LUDUS esercita con forza dirompente una esplosiva energia creativa e concettuale rimasta purtroppo solo parallela alla più celebrata e rincorsa rudezza della scena punk dell'epoca.

A distanza di anni, per fortuna, è possibile rielaborare con maggiore dovizia di particolari quel "momentum" artistico e se da una parte è inevitabile incorrere nelle tetre atmosfere della new wave eroino-dipendente e dell'inarrestabile bad behaviour delle punk bands più esagitate, d'altro canto manifestazioni artistiche come quelle offerte da LUDUS permettono di attribuire a quella stagione un valore culturale ben più solido e profondo (che come tale, ovviamente, rimane comunque alla portata solo di chi apprezza la musica come veicolo di cultura e on solo come mero intrattenimento.

venerdì 27 febbraio 2009

HENRY COW - Vevey 1976 (dvd)




E' pur vero che la "naturale ruota" porta a compimento i cicli e rinnova prospettive ed aspettative per una cosìddetta "evoluzione" (almeno così mi hanno insegnato) del flusso cosmico.

Ed è quindi inevitabile che si debba annotare le "nuove perdite" (Ian Carr è solo l'ultimo in ordine di tempo").

Però la scomparsa di questo MAESTRO ignorato di una stagione musicale così intensa come fu quella in ... QUEGLI ANNI (si, gli anni settanta ... perchè?) mi ha fatto considerare che a fare da contrappasso a questa condizione effimera si è presentata - proprio in questi giorni - l'opportunità di squarciare la nebbia del tempo passato con un documento che definire STRAORDINARIO è semplicemente riduttivo.

Mi sto riferendo ad un DVD - da poco pubblicato all'interno di una raccolta antologica monumentale - che propone più di un'ora della preziosa presenza visiva di una band GIGANTESCA ed UNICA nel panorama musicale: HENRY COW.



Filmato nel 1976 a Vevey in Svizzera, il dvd (l'UNICO FILMATO PROFESSIONALE ESISTENTE SECONDO GLI STESSI PROTAGONISTI) fin dal suo inizio riporta - CHI C'ERA - a quell'aria di rivoluzione che si respirava in quei giorni ... a quell'ingenua ricerca di linguaggi possibili verso una GIUSTA evoluzione della comunicazione e del VALORE dell'arte.






I musicisti sono collocati su di un prato (nessun palco/simbolo di affermazione della differenza tra arte e pubblico) e sono solo vagamente illuminati da un impianto luci che nemmeno lontanamente può essere paragonato (forse) a quello che almeno cinque anni PRIMA i Floyd avevano utilizzato per la loro celeberrima incursione nel napoletano.

I suoni invece provengono dalla passione ... certo, controllata secondo una prassi ideologica, forse ... ma si sprigionano dalla voglia di nuova comunicazione e nuova visione compositiva.

Era una rivoluzione, ma - forse - non lo sapevamo.







Da quel momento in avanti la vera offensiva del mercato ci ha dato musiche multicolori, divertenti, disimpegnate, allineate con il "ritmo del potere" discografico ... condite di trasmissioni televisive zeppe di video stravaganti e nuove derive creative ... tutte però guidate ad un unico scopo: il controllo.

Invece questi fantasmi (adesso davvero sembrano esserlo sul serio) appoggiati sul manto erboso (quello verde...) invadono anima e corpo con suoni e frasi che non servono a controllare (gli altri), servono solo a far capire (proprio agli altri) che esiste una via differente, una via possibile dove per comunicare gioia non è indispensabile essere sorridenti ... la gioia dell'anima e della volontà di comunicare è meno effimera della risata o della ottusa celebrazione del virtuosismo fine a se stesso.

Era una rivoluzione, ma - forse - non lo avevamo capito.







E quando Dagmar canta rapita:

"Io combatterei contro la situazione che governa il vostro mondo
(contrariamente a quanto avete detto), ma le regole lo impediscono

E così brucio da sola nelle mie stesse idee alimentate da bandiere
fatte di libri e storie di marce unite ... insieme agli eroi ..
allora eravamo la RABBIA ... il FUOCO!

Ma a me è stato riservato un destino differente, relegata altrove.
(...)
Siamo nati per servire la nostra stessa vita sofferta
lavorando ed elaborando parole che generano deboli bugie
metafore sbagliate che ci portano a vivere la nostra condizione
disperata stando sul bilico della paura.
La luce del tramonto ci decompone.
Nei nostri uffici siamo imprigionati nella grande ruota delle città
che benchè densa e vicina manifesta la grande distanza,
disegnata per uccidere qualsiasi possibilità di incontro.
(...)
Ora è il momento di iniziare a muoversi, liberarsi dalla disperazione
dalla oscurità del singolo individuo che è incatenato a delle leggi
di mercato che non puù controllare, nel nome di una libertà che
penzola sulle nostre città come un sinistro simulacro di morte.
Dovremmo distruggere la loro torre di silenzio!

Ora è il momento di determinare la propria direzione, e rifiutare
l'esistenza della regola del destino.
Dovremmo noi creare i nostri eroi, siano essi commercianti, lavoratori,
le nostre vite e la nostra prassi nella storia.
QUESTA NOSTRA SCELTA definisce da sola la verità di tutto ciò che facciamo."



... forse era davvero una rivoluzione, ma temo sia andata perduta.













tutte le immagini sono tratte dal DVD VEVEY 1976 che è parte del cofanetto pubblicato nel 40 anniversario della nascita del gruppo



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