giovedì 3 marzo 2011

JIMI HENDRIX - Valleys of Neptune (2010)



Ogni volta che vengono alla luce registrazioni inedite o - come più spesso accade - versioni mai sentite di materiale già noto ad opera di JIMI HENDRIX, il mondo degli appassionati di quella stagione creativa va in fibrillazione. Ed il vero motivo non è assolutamente da mettersi in relazione solo ed esclusivamente con una semplice "passione fanatica" per le avventure musicali che furono del fenomeno musicale di Seattle.
Le ragioni per ascoltare con sempre grande attenzione i documenti sonori che di tanto in tanto riaffiorano dall'oblio magnetico è che essenzialmente data dal fatto che la clamorosa qualità delle performances e dell'approccio visionario del musicista/compositore è sempre foriera di nuovi spunti che permettono al suo stile inconfondibile di essere riletto, decodificato e riapprezzato per quello che effettivamente merita.
Nello specifico, la raccolta "Valleys of Neptune" propone una serie di brani (12 per la precisione) registrati tutti tra Febbraio e Maggio del 1969 (anche se con qualche successiva elaborazione e modifica). Sono qui presenti: alcuni classici del repertorio originale di Jimi ("Stone Free", "Hear my train a coming", "Fire", "Red house", "Lover man"), qualche momentaneo "work in progress" in seguito poi completato/rivisitato ("Mr Bad Luck", reperto risalente alle sessioni per "Axis: Bold as Love", infatti poco tempo dopo sarebbe diventato "Look over younder") e qualcuno invece mai ufficialmente portato a compimento (la title track "Valleys of Neptune" ad esempio venne registrata e varie volte modificata tra il settembre del 1969 ed il maggio dell'anno successivo), qualche immancabile rivisitazione di classici altrui ("Sunshine of your love" dei leggendari Cream e "Bleeding heart" del prodigioso bluesman Elmore James) oltre a qualche prezioso inedito assoluto ("Ships passing through the night", "Lullaby For The Summer" e "Crying Blue Rain").
Rimasterizzati e accuratamente riconfezionati dall'originale tecnico del suono Eddie Kramer e dal vero archivista e vaultmaister hendrixiano John McDermott. Inseriti in una produzione fortemente voluta dalla nuova casa discografica che ha acquistato i diritti del catalogo Hendrix (Sony) e dagli eredi della società Experience Hendrix, L.L.C gestita dalla sorellastra Janie, questi brani riaccendono la luce su un fenomeno musicale durato davvero troppo poco per raccontare in toto il suo vero talento, ma a cui l'improvvisa morte ha dato lo status di "mito" musicale per almeno tre generazioni.
Probabilmente l'avvento della musica generata "più elettronicamente che elettricamente" ha fatto dimenticare ai nuovi amanti della musica di mero intrattenimento gli eroi delle prime chitarre elettriche e dei primi amplificatori valvolari ... categoria alla quale James Marshall Hendrix va ascritto obbligatoriamente. Quello che traspare dalla straordinaria nitidezza di queste registrazioni è un clamoroso stato di grazia creativo che forse non a caso risale al periodo immediatamente post "Electric Ladyland", terzo album prodotto con la band Experience che per molti è un punto di arrivo mentre per altri è un momento creativo eccessivamente aggrovigliato nella sua straordinaria velleità progressiva.
Indubitabilmente Hendrix era essenzialmente un bluesman, elettrico e - musicalmente - violento, ma il suo spirito creativo non è certo svincolabile da quella forma di "canto" tradizionale che tanto ha dato globalmente all'anima della musica della seconda metà del novecento. E le tracce contenute in "Valleys of Neptune" lasciano aperto in manera ancora più esplicita l'interrogativo destinato a rimanere senza risposta certa: "Dov'era diretto artisticamente Jimi Hendrix?".
Naturalmente tutte le uscite discografiche postume (da quelle più autorizzate della Dagger Records a quelle meno competenti) hanno - chi più e chi meno - aggiunto piccoli tasselli mancanti al puzzle generale, ma è indubbio che senza la voce dell'interessato da queste operazioni è il "mito" ad avvantaggiarsi sul "musicista" laddove ogni interpretazione rimane valida e non può essere in alcun modo considerata definitiva.
Janie Hendrix nelle note di copertina di questo lavoro (ma come di tutti gli altri targati e marchiati dall'imprimatur della società di famiglia) si preoccupa di raccontare la sua verità, interpretando in base al suo personale vissuto la vita del fratellastro scapestrato e proiettato in un modo di adulti variopinto e vorticoso, felice di esserci, ma troppo travolto per viverlo forse con il necessario equilibrio.
Questo aspetto aggiunge il "colore circostante", ma per tutto il resto rimane la musica ancora una volta il vero unico manifesto di un talento artistico che ha ancora una importanza fondamentale nell'apprezzare e capire quella stagione a cavallo tra due decadi così importanti della seconda metà del secolo scorso.
"Sto lavorando ad un nuovo sound ... cambierà il modo in cui ascoltiamo la musica" ... disse un eccitatissimo Jimi al padre durante una delle sue ultime brevissime visite a Seattle nel 1969 ... peccato non sia riuscito a portarlo a compimento dato che la sciagurata stupidità di una fidanzata troppo sballata per chiamare un'ambulanza o una oscura cospirazione politica lo abbiano "eliminato" per sempre in quel 18 settembre del 1970.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Colgo l'occasione per sottoporti un dubbio che mi porto dietro da un bel po'. Ho sempre notato che l'album Electric Ladyland, se confrontato ad esempio con il suo predecessore (Axis), ad un primo ascolto si nota una differenza nella qualità del suono in quanto Electric è ovattato e sicuramente meno limpido di Bold As Love..secondo te a cosa è dovuto?
Grazie,
Francesco