mercoledì 18 marzo 2009

ALEXANDER RABBIT - The hunchback of Notre Dame" (1970)



Curioso esempio di Progressive Pop assolutamente dimenticato nel guazzabuglio intricato della musica post-psichedelica della prima metà degli anni settanta.

Definirlo un capolavoro sarebbe davvero eccessivo, ma consigliarne l'ascolto non è affatto idea così peregrina.

Alexander Rabbit è di fatto l'evoluzione artistica di una oscura band americana della fine degli anni sessanta chiamata THE GALAXIES (dopo 5 differenti evoluzioni del line-up).

Formato da Chris Holmes (chitarre), Charles Brodowicz (tastiere), Len Demski (basso), Alan Fowler (batteria) e Steve Scheier (voce solista) il gruppo non può certo annoverare un seguito da giustificarne una qualche importanza dello scenario musicale contemporaneo, eppure l'unico disco prodotto nel 1970 - appunto "The hunchback of Notre Dame (The Bells Were My Friend)" - è un piacevole esempio di tentativo di coniugare atmosfere cantabili ed evocative ad altre più marcatamente impegnate e ponderose. Una sorta di Moody Blues forse meno sperimentali (nella relativa misura in cui possiamo definirli tali, ovviamente) e più inclini alla melodia tradizionale.
Ma è proprio questa forma di "ibrido musicale" che a posteriori conferisce a questo album (così come a tanti altri dimenticati "cugini poveri" della stagione musicale di allora) un interesse così particolare.
Compresa la coraggiosa versione di un grande classico di Otis Redding quale "I've been loving you too long" non sfigura nel tentativo portato "scientemente" avanti di collegare le differenti possibili origini degli ascolti di ogni singolo componente la band.

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