martedì 1 dicembre 2009

TUXEDOMOON - Bardo Hotel soundtrack (2006)



Anche se in maniera indiretta, i Tuxedomoon tornano a collaborare con quella San Francisco che avevano momentaneamente lasciato nella seconda metà degli anni ottanta per rifugiarsi nell'europa dalla cultura molto più affine alla loro espressione musicale (ma era poi vero?).

La collaborazione con il regista George Kakanakis (amico incontrato ai tempi del collettivo di San Francisco appunto) si concretizza con questa colonna sonora strumentale molto malinconica e decadente del film THE BARDO HOTEL ispirato dal romanzo omonimo di Brion Gysin.

Anche dopo tanti anni comunque la musica dei Tuxedomoon continua ad avere un suo proprio fascino particolare e merita sempre un grande rispetto.


TORI AMOS - Midwinter graces (2009)



Con un'intelligente operazione Tori Amos riesce ad assestare un colpo da maestra alla sua già luminosa carriera pubblicando un album di non-natale, ricco di emozioni popolari con personalissime reinterpretazioni di semi-sconosciuti canti di stagione ed eccellenti nuove composizioni.

Si sa bene della sua stessa vita vissuta non proprio allineata ai dettami del padre ministro religioso in quel di casa, e per questo la scelta di di Myra Ellen è ancora più densa di significato e per nulla ipocrita.

Non ho idea di quando lo standard qualitativo della musa di Baltimora scemerà definitivamente, certo è che per il momento la sua straordinaria voce ed il suo talento compositivo continuano a colpire con grande intensità.


ps: ... unico rammarico ... ma come si fa a pubblicare una copertina così ORRIBILE ? argh!


CAMEL - I can see your house from here (1979)



Non sarà certo il migliore album della band di Andrew Latimer ma è senza dubbio uno dei più sinceri e disimpegnati in assoluto, senza orpelli da intellettuali late-prog (se non forse per l'eccessiva copertina). Il tentativo di proporre una musica semplice e più diretta ('Your love is stranger than mine', 'Remote romance' o 'Neon Magic') non è da considerarsi per forza come uno scadimento della qualità in assoluto, quanto invece un ardito tentativo di togliere una patina d'impegno (con anche una buona dose di autoironia ... come evidenzia la citazione di ''Snow goose' con un organetto ad aria sul finale proprio di 'Neon Magic') francamente ben poco difendibile dato il periodo storico (i 'meravigliosi' anni ottanta sono alle porte ... meglio prepararsi).

Kit Watkins (ex-Happy the man) condivide il reparto tastiere con l'ex-Caravan Jan Schelhaas ed il suono ne guadagna in virtuosismo (ascoltare l'opening track 'Wait' per conferma), spostando ed allontanando ancora di più l'atmosfera di questi nuovi Camel dalla dimensione musicale precedente (eccellente soft-prog) per provare a traghettarli altrove.

L'inevitabile presenza di Mel Collins (vero prezzemolo sonoro del periodo) aggiunge un ulteriore motivo di sincero piacere d'ascolto senza alcun riferimento con i trascorsi inquieti del suo stesso progressive più agitato.

Comunque non mancano i momenti 'tipici' del suono Camel ('Hymn to her', 'Ice') e sebbene siano in evidente inferiorità quantitativa, mantengono anch'essi una grandissima dignità musicale.

Un disco onesto che merita di essere presente nell'audioteca di chi vuole conoscere la musica inglese nella transizione tra due decadi così drammaticamente differenti tra loro.